Walter Monier

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Walter Monier (Villadossola, 10 ottobre 1927Roma, 4 gennaio 2009) è stato un partigiano, giornalista e traduttore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni delegati novaresi al Congresso della Cgil di Firenze dell'1-7 giugno 1947 (foto Levi). Si riconoscono nella fila in basso: da sinistra, Rosita Bruni, Carlo Brustia, Ilario Cavagna e Giorgio Carretto. In alto, il primo a sinistra è Walter Monier.

Walter Monier ha lavorato come operaio a Villadossola e ha iniziato la sua vita di combattente antifascista l'8 novembre 1943, due mesi dopo l'Armistizio, con una delle prime insurrezioni contro l'occupazione tedesca e la neonata Repubblica Sociale Italiana. Gli insorti occuparono i punti strategici della cittadina e gli stabilimenti industriali. Combatté con il Battaglione Camasco.

Il 5 agosto 1944 partecipa al cosiddetto "assalto alla corriera", che viene così descritto da Aldo Aniasi: “In località Prato di Viganella a ridosso del ponte tra San Pietro e Viganella 12 uomini del Battaglione Camasco arrestano la corriera per Villadossola su cui viaggiavano otto soldati tedeschi, due militi e tre avieri. Alla proposta di resa i tedeschi aprono il fuoco. Il comandante Piero e i suoi garibaldini, pronti alla reazione, uccidono sette tedeschi, i due militi e due avieri fascisti. Riescono a scampare un ufficiale tedesco, pure ferito, e un aviere. Perdono purtroppo la vita, nella breve ma violenta scaramuccia, due civili italiani. Recuperate le seguenti armi: 1 mitragliere, 1 mitra tedesco, 10 fucili”[1].

Dopo la guerra è stato mandato in URSS per curarsi ed è rimasto per tre anni a studiare all'Università di Mosca, lavorando anche per le delegazioni italiane in URSS e quel periodo viene così ricordato da Teresa Vergalli: Al ritorno era felice, contento di come era stato curato, arricchito della conoscenza di quella lingua difficile, lui che era stato da ragazzo un operaio in fabbrica. Era anche contento di raccontarci una sua storia sentimentale con una giovane attrice che avevamo visto da poco in uno di quei film sovietici. Ce ne mostrava le foto. Sono certa che fosse una storia vera. Forse quella ragazza era rimasta affascinata da questo giovane straniero, così diverso e vivace, niente male. Credo che Walter, anche grazie alla sua acquisita padronanza della lingua, abbia saputo guardare tra le ombre, e che vi abbia riflettuto.[2]

Tornato in Italia ha cominciato la sua attività di giornalista e traduttore, lavorando per il quotidiano L'Unità, la rivista Slavia, l'Associazione Italia-URSS e presso la redazione de La lotta.

Walter Monier si spegne a Roma il 4 gennaio 2009 alle ore 17.47[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Aniasi, Prefazione a Guerriglia nell'Ossola. Diari, documenti, testimonianze garibaldine, a cura di M. Fini, F. Giannantoni, R. Pesenti, M. Punzo, Milano, Feltrinelli, 1975, p. 7.
  2. ^ Teresa Vergalli, Storie di una staffetta partigiana, Editori Riuniti, Roma, 2004. L'estratto è disponibile qui
  3. ^ Necrologie, La Repubblica, 1º gennaio 2015. URL consultato il 6 gennaio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]