Wallago attu

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Wallago attu
Stato di conservazione
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdineSiluriformes
FamigliaSiluridae
GenereWallago
SpecieW. attu
Nomenclatura binomiale
Wallago attu
Bloch & Schneider, 1801

Wallago attu Bloch & Schneider, 1801 è un pesce della famiglia Siluridae. Esso viene comunemente chiamato pesce gatto wallago o squalo d'acqua dolce.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Wallago attu misura in media 1 m, ed ha un indice di crescita rapido che gli consente di arrivare alla lunghezza di 2,4 m[2][3]. Possiede una larga bocca in posizione terminale, munita di un gran numero di piccoli denti sia sulla mandibola che sulla mascella. Sula mascella sono posti due lunghi barbigli, e ne possiede altri due a metà della mandibola, più corti. i suoi occhi sono piccoli e il corpo è fortemente compresso lateralmente. la sua pinna anale è molto lunga, come nella maggior parte dei siluridi, e ha dai 77 ai 97 raggi molli. la pinna dorsale è invece molto corta e possiede solamente 5 raggi, anch'essi molli[2].

Come tra tutti i pesci gatto, l'olfatto di W. attu è ben sviluppato. Le sue rosette olfattive sono costituite da circa 64 lamelle, composte da due strati di epitelio sensoriale. In questi pesci l'epitelio sensoriale delle rosette contiene un gran numero di cellule, tra le quali molte cellule sensoriali. Grazie a queste cellule, le rosette dell'animale sono molto sensibili agli odori presenti nell'acqua, una caratteristica importante per un cacciatore che vive in acque torbide e profonde[4].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

È una specie ovipara, che si riproduce durante il periodo caldo[2].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Allo stadio larvale, W. attu si nutre di Zooplancton e insetti, ma è stato possibile studiare in laboratorio episodi di cannibalismo, che avvengono solo in questa fase della vita[2][5].

Allo stadio adulto, si nutre per il 90-95% di pesci (e, in minor quantità, di altri animali, come molluschi e crostacei[2]), percentuale che aumenta con le dimensioni dell'animale. Essi sono cacciatori attivi, e mangiano soprattutto prede vive, come i pesci Pethia ticto e Chela phulo[6].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie abita i fiumi, i canali e i laghi del sud e sud-est del continente Asiatico, dal Pakistan all'Indonesia. Può vivere sia in acqua dolce che salmastra. È una specie demersale, perciò vive a contatto con il fondo, in acque calme e a corso lento, con fondali di fango o limo. Nel fiume Mekong, è solito compiere degli spostamenti stagionali: durante la stagione delle inondazioni si sposta dal corso principale del fiume verso pianure alluvionali e piccoli canali, per poi ritornarvi con il ritirarsi delle acque[2].

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La Lista rossa IUCN classifica Wallago attu come specie vulnerabile.[1] È minacciata da inquinamento delle acque, distruzione dell'habitat, sovra-sfruttamento dell'habitat e pesca indiscriminata[7].

È stato osservato un aumento dell'accumulo di metalli pesanti in alcuni apparati dei pesci di vari corsi d'acqua, tra i quali l'Indo[8].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'intestino di W. attu è stata trovata una specie, prima sconosciuta, di cestoda del genere Gangesia[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Ng, H.H., de Alwis Goonatilake, S., Fernado, M. & Kotagama, O. 2019, Wallago attu, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 9/6/2020.
  2. ^ a b c d e f wallago attu, su fishbase.se.
  3. ^ Muhammad Yousaf, Effect of body size on elemental concentration in wild Wallago attu (Bloch and Schneider) from southern Punjab, Pakistan, in AFRICAN JOURNAL OF BIOTECHNOLOGY, vol. 11, n. 7, 24 gennaio 2012, DOI:10.5897/ajb11.722. URL consultato il 3 giugno 2020.
  4. ^ Saroj Kumar Ghosh e Padmanabha Chakrabarti, Turkish Journal of Fisheries and Aquatic Sciences, vol. 9, n. 2, 2009, DOI:10.4194/trjfas.2009.0210, http://dx.doi.org/10.4194/trjfas.2009.0210. URL consultato il 4 giugno 2020.
  5. ^ S.S Giri, S.K Sahoo e B.B Sahu, Larval survival and growth in Wallago attu (Bloch and Schneider): effects of light, photoperiod and feeding regimes, in Aquaculture, vol. 213, n. 1-4, 2002-10, pp. 151–161, DOI:10.1016/s0044-8486(02)00012-1. URL consultato il 4 giugno 2020.
  6. ^ V. S. Bhatt, S. G. Dalal e S. A. H. Abidi, Fecundity of the freshwater catfishes mystus seenghala (sykes), mystus cavasius (ham), wallagonia attu (bloch) and heteropneustes fossilis (bloch) from the plains of Northern India, in Hydrobiologia, vol. 54, n. 3, 1977-06, DOI:10.1007/bf00014288. URL consultato il 4 giugno 2020.
  7. ^ Md. Yeamin Hossain, Zoarder Faruque Ahmed e Jun Ohtomi, Threatened fishes of the world: Wallago attu (Bloch and Schneider, 1801) (Siluriformes: Siluridae), in Environmental Biology of Fishes, vol. 82, n. 3, 21 agosto 2007, pp. 277–278, DOI:10.1007/s10641-007-9281-y. URL consultato il 3 giugno 2020.
  8. ^ K.A. Al-Ghanim, Shahid Mahboob e Sadia Seemab, Monitoring of trace metals in tissues of Wallago attu (lanchi) from the Indus River as an indicator of environmental pollution, in Saudi Journal of Biological Sciences, vol. 23, n. 1, 2016-01, pp. 72–78, DOI:10.1016/j.sjbs.2015.03.012. URL consultato il 3 giugno 2020.
  9. ^ Deepika Jasrotia e Harpreet Kaur, Molecular analysis of a novel species, Gangesia punjabensis (Family: Proteocephalidae, Subfamily: Gangesiinae) infecting an Indian freshwater cat fish, Wallago attu evidencing species complex, in Journal of Parasitic Diseases, vol. 41, n. 3, 29 marzo 2017, pp. 888–898, DOI:10.1007/s12639-017-0912-8. URL consultato il 3 giugno 2020.

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