Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire"

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Reggimento Artiglieria a Cavallo
CoA mil ITA rgt artiglieria cav.png
Stemma Reggimento artiglieria a cavallo
Descrizione generale
Attiva 1831 - oggi
Nazione Flag of the Kingdom of Sardinia.svg Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Italia Italia
Servizio Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipo artiglieria a cavallo
Dimensione Reggimento
Guarnigione/QG Caserma MOVM Aldo Maria Scalise, Vercelli: Comando e 1º gruppo obici "MOVM Gioacchino Bellezza" Caserma Santa Barbara, Milano: 2º gruppo a cavallo "MOVM Sergio Bresciani"
Equipaggiamento Obici a traino meccanico FH-70 da 155 mm e mortai pesanti Brandt Thomson MO-120-RT-61 da 120 mm
Soprannome "Batterie a Cavallo", "Le Batterie", "Volòire", "Batterie volanti", "Articavallo"
Patrono Santa Barbara, San Giorgio
Motto "(Igni Ferroque Tonantes) In Hostem Celerrime Volant" - Grido di guerra: "Caricat! Volòire!"
Giallo/Rosso Rosso e giallo, colori reggimentali - Giallo e nero, colori dell'arma di artiglieria - Azzurro "carta da zucchero"
Marcia "Fanfara delle Batterie a Cavallo", composta da Arrigo Boito
Mascotte "Tirella", cagna di razza Bovaro dell'Entlebuch
Battaglie/guerre Risorgimento ed Unità nazionale, Italia, 1848-1849-1859-1866;
Prima guerra mondiale
Anniversari 8 aprile 1831, data della costituzione delle Batterie a Cavallo in Venaria Reale e festa reggimentale
Decorazioni 1 Medaglia d'Oro al Valor Militare, 5 Medaglie d'Argento al Valor Militare, 1 Medaglia di Bronzo al Valor Militare, 1 Medaglia d'Oro al Merito della Sanità Pubblica
Onori di battaglia El Mechili - Ain el Gazala - Segnali - Tobruk - Marsa Matruch - El Alamein, 26 maggio - 30 luglio 1942; Tobruk - El Aden - Ain el Gazala - Agedazia, maggio - dicembre 1941; Chazepetowka - Mikailowka - Iwanowka, agosto 1941 - maggio 1942; Nikitino - Tschebotarewski - Dewiatkin - Bolochoij, 20-30 agosto 1942; Medio Don - Scheljakino - Warwarowka - Tschuprinin, novembre 1942 - gennaio 1943; Utkimo - Schetschenka - Serafimovich - Iagodriv - Tschobotarow - Blinoff - Samodurowka - Deresowka - Grassnogorowka - Belagoskaje, luglio 1942 - 18 gennaio 1943
Parte di
Comandanti
Comandante attuale Col. Michele Amendolagine, 79° Comandante delle Batterie a Cavallo
Degni di nota M.O.V.M. Alfonso La Marmora (propugnatore della specialità e 4° comandante delle Batterie), M.O.V.M. Alberto Li Gobbi (40°)
Simboli
Stemma storico delle Batterie a Cavallo Voloire.jpg
Fregio artiglieria a cavallo: granata, sciabole e cannoni incrociati Artcav.jpg

[senza fonte]

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Il Reggimento artiglieria a cavallo è un reparto della Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli dell'Esercito Italiano. L'unità è erede e diretta continuatrice delle "Batterie a Cavallo", più comunemente e affettuosamente note come volòire. L'artiglieria a cavallo è una specialità dell'artiglieria nata nella seconda metà del XVIII secolo, specialmente grazie alle intuizioni di Federico il Grande, perfezionatasi poi grazie agli sviluppi della scienza militare sotto Napoleone. Le batterie a cavallo, una sorta di ibrido fra artiglieria e cavalleria, venivano impiegate in appoggio rapido alle azioni delle unità di cavalleria.

Erano dotate di pezzi leggeri, con tutti i serventi montati a cavallo, caratteristiche che garantivano una notevole velocità di spostamento e capacità di dispiegamento su terreno vario[1]. Famose per le prese di posizione al galoppo a pochi metri dalle linee nemiche, sulle quali aprivano celermente il fuoco a mitraglia (definite anche cariche di artiglieria). La rapidità di spostamento e la velocità d'azione sul campo di battaglia le fece definire nel gergo militare anche "batterie volanti".

Forse sulla base di questa caratteristica di velocità - equiparata al volo - si diffuse fra le genti piemontesi l'affettuoso appellativo di "volòire"[2] (in dialetto piemontese significante appunto "volante"[3]) dato alle prime batterie a cavallo dell'Armata sarda, tramandato e gelosamente mantenuto tutt'oggi dal Reggimento Artiglieria a Cavallo.

Infatti, oltre che una denominazione semi-ufficiale, "volòire" è anche il grido di guerra del Reggimento, gridato nei momenti più alti delle cerimonie e all'esito del tradizionale "Caricat!" di cavalleria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime due batterie a cavallo vennero costituite l'8 aprile 1831 in Venaria Reale con Regie Patenti di S.M. Maria Cristina di Borbone-Napoli Reggente del Regno di Sardegna. Ognuna delle due primigenie batterie era costituita da 4 ufficiali, 7 sottufficiali, 11 caporali, 178 uomini di truppa, 210 cavalli, con 1° Comandante Vincenzo Morelli di Popolo.

Nel 1844 assunsero sullo shakò, a distinzione della propria specialità, la criniera nera a sostituzione del pennacchietto a salice piangente tipico dell'artiglieria.

Alfonso Ferrero La Marmora intuì le capacità di un'artiglieria rapida e veloce; fu propugnatore e sviluppatore della specialità, creata con lo scopo "di far campagna come artiglieria leggera" in appoggio celere e aderente alle unità di cavalleria.

I Venariesi battezzarono le Batterie a Cavallo "Le Voloire" poiché, apparendo al gran galoppo, gli artiglieri sembravano dei pipistrelli ("ratevolòire" in piemontese) a causa dei mantelli svolazzanti.

Le Voloire alle campagne per l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Le Batterie a Cavallo parteciparono così alle campagne per l'indipendenza, facendosi onore sul campo in Battaglie che faranno la Storia d'Italia: Goito, Sommacampagna e Santa Lucia.

Il 1º novembre 1887 nacque a Milano il Reggimento artiglieria a cavallo riunendo la I e la II Brigata Batterie a Cavallo (costituite nel 1883 presso l'8º Reggimento Artiglieria da Campagna) e la III Brigata Batterie a Cavallo, costituita nel 1887. Il Reggimento - a cavallo, appiedato e poi ancora a cavallo - visse le vicende della prima guerra mondiale, equipaggiate con il cannone da 75/27 Mod. 1912 appositamente progettato.

Le Voloire nella seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre 1934 il Reggimento Artiglieria a Cavallo si sciolse per dar vita con i suoi gruppi ai tre reggimenti di artiglieria celere (ARTICELERE in codice telegrafico) per le tre divisioni celeri.

  • Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°) giunto in Libia nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati, dopo valorose azioni in cooperazioni con la fanteria, fu ufficialmente sciolto per eventi bellici il 27 novembre 1942.
  • Reggimento Artiglieria Celere «Principe Emanuele Filiberto Testa di Ferro» (2°), giunto a Tripoli il 14 gennaio 1941, con due gruppi motorizzati, dopo un anno di combattimenti e 59 giorni di assedio fu sopraffatto, disciogliendosi di fatto il "17 gennaio 1942 in seguito ad avvenimenti di guerra"[4].
  • Reggimento Artiglieria Celere «Principe Amedeo Duca d'Aosta» (3°), sbarcato a Tripoli nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati, venne distrutto negli aspri combattimenti che si svolsero tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1942.

Nel corso della guerra vennero costituiti anche:

  • Reggimento Artiglieria a Cavallo (3°)[5], costituito nel luglio del 1941 in Milano riunendo i gruppi a cavallo dei tre Reggimenti di Artiglieria Celere, fu inviato sul Fronte russo dove - inquadrato insieme a Savoia Cavalleria e Lancieri di Novara dapprima nella 3ª Divisione Celere e, successivamente, nel Raggruppamento Truppe a Cavallo al comando del Generale Barbò - combatté fino all'esaurimento di uomini, cavalli e cannoni. Da ricordare che il II Gruppo del Reggimento partecipò all'ultima carica della cavalleria italiana, effettuata da Savoia Cavalleria a Isbuscenskij.
  • 201º Reggimento artiglieria motorizzata, costituito in fisionomia controcarro in Pordenone il 10 dicembre 1941 a cura del deposito del Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°) con personale proveniente anche dai depositi degli altri due reggimenti celeri, venne immediatamente inviato sul Fronte russo. Formato da tre Gruppi da 75/32 Mod. 1937 su due batterie ciascuno, dopo una lunghissima marcia di trasferimento, giunse sul fronte del Donez. In sette mesi di lotta sacrificò uomini e pezzi battendosi valorosamente su schieramenti avanzati e indifesi, offrendo la sua efficace e ardita protezione a tutte le unità dell'Armata Italiana.

Le Voloire nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La sezione storica delle Voloire con i pezzi da 75/27 Mod. 1912 ancora in uso.
le Batterie a Cavallo "Voloire" in una esercitazione a fuoco; 1969 Poligono di Monte Romano (VT)

Il Reggimento Artiglieria a Cavallo venne ricostituito a Milano il 20 novembre 1946, tra le prime unità del rinato Esercito Italiano.

Sempre nel 1946 la denominazione venne modificata in Reggimento artiglieria a cavallo «Legnano», denominazione che manterrà sino al 1954. Successivamente muterà in Reggimento d'Artiglieria a Cavallo semovente di Corpo d'Armata, inserito nella Divisione fanteria "Legnano" del III Corpo d'armata, per cambiare nuovamente nel 1957 in Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente contro carri e, nel 1961, Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente. Nel 1963 ritornerà alla originaria e attuale denominazione di Reggimento Artiglieria a Cavallo.

Ancora oggi conserva il fregio con cannoni e sciabole incrociate e, dal 1950, viene reintrodotto il kepi di foggia ottocentesca con la tradizionale criniera nera (bianca per i trombettieri).

Capitano del Reggimento Artiglieria a Cavallo in uniforme ordinaria per servizi armati di rappresentanza con il caratteristico chepi con criniera di crine di cavallo nera

Dal 1º gennaio 2005 le Batterie a Cavallo sono tornate "a fare campagna" a fianco della cavalleria, essendo divenuto il Reggimento parte fondamentale dell'artiglieria della Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli".

Dall'8 settembre 2016 il Reggimento ha sede (Comando e 1º Gruppo obici "MOVM Gioacchino Bellezza") a Vercelli presso la caserma "MOVM Aldo Maria Scalise", già sede del 52º Reggimento Artiglieria "Torino". Mantiene un gruppo a cavallo (intitolato alla MOVM Sergio Bresciani) presso la Caserma Santa Barbara di Milano, costituito da Sezione storica a Cavallo, Centro Ippico Militare delle Batterie a Cavallo. Da questo gruppo dipendono le strutture del Museo delle Batterie a Cavallo, Circolo Ufficiali e Salone dei Colonnelli.

Il Reggimento Artiglieria a Cavallo perpetua, ancora oggi, orgogliosamente e gelosamente lo spirito immortale delle Voloire, custodito e tramandato in quasi due secoli di storia gloriosa.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stendardo delle Batterie a Cavallo è la Bandiera di Guerra del Reggimento Artiglieria a Cavallo. Esso è depositario delle decorazioni attribuite a tutte le Unità di tradizione Voloire.

Al Reggimento Artiglieria a Cavallo, come unità dell'Esercito, sono state assegnate quattro medaglie d'argento al valor militare, che sono appuntate allo Stendardo delle Batterie a Cavallo. Di queste, tre sono state attribuite al Reggimento Artiglieria a Cavallo (3°) e una al Reggimento Artiglieria Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta" (3°), dei quali l'attuale Reggimento Artiglieria a Cavallo è diretto erede.

I comandanti del Reggimento Artiglieria a Cavallo hanno anche il titolo di "Comandante delle Batterie a Cavallo", preceduto dal numero ordinale nell'ininterrotta successione dal 1831.

Lo stendardo delle Batterie a Cavallo è decorato di una Medaglia d'oro al valor militare, cinque Medaglie d'argento al valor militare, una Medaglia di bronzo al valor militare e di una Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica.

Al Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia»[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Durante 18 mesi di operazioni in territorio africano i suoi gruppi davano continue, luminose prove di ardimentoso comportamento e aggressività. Ricostituitosi dopo la durissima battaglia della Marmarica, riaffrontava la lotta con intrepidezza degna delle sue secolari tradizioni. Per oltre due mesi le sue batterie raggruppate od isolate, su di un percorso di 700 chilometri, hanno sanguinosamente e valorosamente cooperato con i tanti della Divisione "Brescia" ai vittoriosi successi conseguiti in numerosi combattimenti dividendo con essi onore, gloria e sacrificio. Alla fine, in impari lotta contro un avversario sempre rinnovantesi, lottando gagliardamente e con sublime sacrificio di uomini e pezzi contribuiva a rintuzzare i contrattacchi e mantenere salde le estreme posizioni conquistate. Luminoso esempio nei capi e nei gregari di quelle alte virtù che sono retaggio dell’Arma»
— Fronte dell'Africa Settentrionale: El Mechili - Ain el Gazala - Segnali - Tobruk - Marsa Matruch - El Alamein, 26 maggio - 30 luglio 1942[6]

Al Reggimento Artiglieria Celere «Principe Amedeo di Savoia Duca d'Aosta»[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Dopo un lungo periodo di attività operativa sul fronte di Tobruk, dove la capacità e l'elevato spirito dei suoi artiglieri furono fattore decisivo sia nella difesa che nel conseguimento di nuove conquiste, sostenne la battaglia della Marmarica con ammirevole ardimentoso valore. Superando aspre difficoltà di ogni genere in quarante giorni di tenace, dura lotta contro forze nemiche superiori per numero e per mezzi, ufficiali e artiglieri scrissero pagine gloriose di fulgido eroismo gareggiando coi fanti nel pericolo e nell'estremo sacrificio. La nostra controffensiva trovò il 3º Reggimento Artiglieria Celere già pronto al suo posto d'onore. Nell'esaltazione del nome del Reggimento, ardente di amor di Patria e di fede, esso mantenne alto, sempre ed ovunque, le nobili tradizioni dell'Artiglieria Italiana»
— Fronte dell'Africa Settentrionale: Tobruk - El Aden - Ain el Gazala - Agedazia, maggio - dicembre 1941

Al Reggimento Artiglieria a Cavallo[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Coi gruppi volta per volta impiegati in appoggio di unità della propria Divisione celere od assegnati alle fanterie in azione, allineando agilmente le sue batterie con le estreme avanguardie e sulle posizioni di maggiore rischio ed onore, ha confermato ovunque l'antico prestigio coi caratteri dell'irruenza e dell'intrepidezza. Dopo essersi inoltrato per più di mille chilometri in territorio nemico, anche osteggiato dall'intransitabilità delle piste e dalla insidia dei partigiani, si prodigava con esperta bravura nella tutela di importanti settori difensivi. In una fase ondeggiante della lotta, soverchiati e superati i suoi pezzi dalla rabbiosa imponenza numerica di un nemico quattro volte superiore, le restituiva all'orgoglio del successo con l'impeto degli artiglieri, emuli per ardire di sacrifici e virtù di eroismi alle baionette dei bersaglieri»
— Fronte Russo: Chazepetowka - Mikailowka - Iwanowka, agosto 1941 - maggio 1942
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Affratellato coi fanti, coi bersaglieri, con le camicie nere, e intimamente partecipe per fiera tradizione ed inalterato valore, dell'impeto di superbe unità di cavalleria, ha illustrato nelle più differenti situazioni e difficili posizioni della lotta le sue caratteristiche, la sua indole, il suo spirito marziale. Nel corso d'un'aspra battaglia per l'inviolabilità del delicato settore difensivo ha arginato, anche alle brevi distanze, la fanatica irruenza dell'avversario cui più volte, idealmente emulo dei fatti delle antiche batterie a cavallo, ha sottratto a corpo a corpo i propri cannoni minacciati di accerchiamento»
— Fronte Russo: Nikitino - Tschebotarewski - Dewiatkin - Bolochoij, 20-30 agosto 1942
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Gagliarda e compatta unità di guerra, già affermatasi per bravura e valore in lunghi mesi di accanita lotta contro l'avversario agguerrito, aggressivo, tenace, in diuturna gara di dedizione con le altre truppe anche nella avversa fortuna, con inalterato coraggio ed elevato spirito di cooperazione, assolveva fino all'estremo limite il suo compito. Coi gruppi assegnati a Grandi Unità di fanteria e alpine, durante un aspro e rischioso ripiegamento, superava difficoltà di ogni sorta e senza mai desistere dal combattimento riusciva in ogni situazione arditamente manovrando e, sino al limite di ogni umana possibilità, a tutelare alpini e fanti contro l'incalzante continua assillante marcia di forze corazzate avversarie. Fiero di essere a guardia delle tradizioni delle vecchie Volòire, fornendo esempi sublimi di eroismo ed altruismo, si sacrificava nella totalità attorno a quei pezzi, che solo la inesorabile massa d'acciaio nemica, annientandoli col suo peso, riusciva a far tacere»
— Fronte Russo: Medio Don - Scheljakino - Warwarowka - Tschuprinin, novembre 1942 - gennaio 1943

Al 201º Reggimento Artiglieria Motorizzata[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Reggimento d'artiglieria controcarro, ultimo costituito ma ben presto affermatosi primo fra i primi, in sette mesi di lotta durissima portava alle grandi unità cui erano assegnati i suoi gruppi, l'anima di tutti i suoi artiglieri e la protezione efficace ed ardita contro l'agguerrito nemico corazzato. Sui suoi schieramenti avanzati e talvolta indifesi si batteva valorosamente in tutti i settori dell'armata, bruciando infallibilmente tutti i carri che entravano nel raggio d'azione dei suoi cannoni, prodigo di sangue generoso ed onusto di tributi d'ammirazione. Iniziatasi l'azione offensiva del nemico, il reggimento concorreva alla resistenza per ben sei giorni e sparando fino all'esaurimento delle munizioni, sebbene in ultimo circondato e minacciato alle spalle da regolari e dai partigiani. Cadevano intanto ufficiali ed artiglieri, e nell'immane lotta sacrificava, secondo gli ordini, quasi la metà dei suoi effettivi. Dei tre gruppi il 1° e 2° non ripiegavano, trattenuti dal dovere compiuto oltre l'estremo ed il loro sacrificio raggiava intorno allo Stendardo del reggimento anch'esso colpito dal fuoco nemico»
— Fronte Russo: Utkimo - Schetschenka - Serafimovich - Iagodriv - Tschobotarow - Blinoff - Samodurowka - Deresowka - Grassnogorowka - Belagoskaje, luglio 1942 - 18 gennaio 1943

Al Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia»[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Nell'offensiva della Cirenaica il Reggimento diede magnifico contributo alla rapida avanzata. Sulle nuove posizioni, in una lotta senza soste, gli artiglieri assicurarono alla fanteria della "Brescia" il fuoco tempestivo ed efficace dei loro cannoni con una cooperazione che fu essenzialmente fattore di successo. Nell'impiego ardito contro carri diedero luminose prove di valore stroncando ogni attacco nemico. Protesi sempre ad emulare i fanti - per tenacia, ardimento, nobiltà di sacrificio - confermarono le più belle tradizioni dell'Arma e cinsero di gloria lo Stendardo»
— Fronte dell'Africa Settentrionale: Marmarica, aprile - dicembre 1941

Al Reggimento Artiglieria a Cavallo[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica
«Per l'attività svolta dagli artiglieri a cavallo nel recupero di bambini diversamente abili attraverso l'"ippoterapia
— 3 aprile 1981

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Fregio e mostreggiature del Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire".

Persone legate alle Batterie a Cavallo[modifica | modifica wikitesto]

  • Generale Alfonso Ferrero marchese della Marmora, militare e uomo di stato del Regno d'Italia, propugnatore e organizzatore delle prime Batterie a Cavallo piemontesi;
  • Vincenzo Morelli di Popolo, primo comandante;
  • Amedeo di Savoia-Aosta (1898-1942), Principe della Casa Reale, volontario a 16 anni nelle Batterie a Cavallo con il grado di semplice artigliere e incarico di servente al pezzo (a ciò autorizzato dal Re);
  • Alessandro Manfredi Luserna d'Angrogna, fu uno dei primi comandanti delle Batterie a Cavallo;
  • Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant, nel 1849 fu al comando della II Batteria a Cavallo durante la Battaglia di Novara;
  • Alessandro Valerio, 19° Comandante Reggimento Artiglieria a Cavallo poi Reggimento Artiglieria Celere «Principe Amedeo Duca d'Aosta» (3°), medaglia d'argento alle Olimpiadi di Anversa (VII Olimpiade) del 1920 nel Salto ostacoli individuale su Cento;
  • Gen. Alberto Li Gobbi, medaglia d'oro al Valor Militare, 40° comandante delle Batterie a Cavallo, successivamente comandante della Brigata Folgore;
  • Mario Argenton, ufficiale delle Batterie a Cavallo, membro del comando del Corpo Volontari della Libertà, figura di primo piano dell'equitazione italiana.
  • Adriano Magi-Braschi, sottocomandante di batteria delle Voloire, il 24 agosto 1942 partecipò alla carica di Isbucensky;
  • Gen. Rolando Mosca Moschini, consigliere militare della Presidenza della Repubblica, già comandante generale della Guardia di Finanza e Capo di Stato maggiore della Difesa, prestò servizio da ufficiale subalterno al Reggimento Artiglieria a Cavallo;
  • Gen. Alberto Zignani, 56° comandante delle Batterie a Cavallo, successivamente comandante generale della Guardia di Finanza;
  • Gianalfonso D'Avossa, il 10 settembre 1984 è divenuto il 58° comandante del reggimento artiglieria a cavallo "Voloire" di Milano;
  • Luchino dal Verme, già ufficiale delle Batterie, combattente in Russia, in seguito comandante partigiano con il nome di battaglia "Maino";
  • Hanno prestato servizio nel Reggimento Artiglieria a Cavallo, tra gli altri: Edmondo Bernacca, Piercamillo Davigo, Daniele Gatti, Lorenzo Cherubini, Guido Meda, Gabriele Galeotti, Lorenzo Guerini.
  • Luogotenente Gioacchino Bellezza, prima medaglia d'oro al valor militare dell'Arma di Artiglieria con la seguente motivazione: «...per l'encomiabile comportamento tenuto a difesa del Re... Santa Lucia, 6 maggio 1848»;
  • Capitano Roberto Perrone Conte di San Martino, medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: «Per essersi distinto fra tutti per l'avvedutezza e il coraggio dimostrati, superiori ad ogni elogio. Rovesciatosi un pezzo giù per la china del Belvedere, per dare tempo ai serventi di raddrizzarlo, egli caricò a piedi con pochi granatieri, sparando tutti i colpi del suo revolver e di un fucile raccolto a terra. Rimasto pressoché solo si ritirò l'ultimo allora quando riconobbe perduta ogni speranza di mettere in salvo il pezzo. Belvedere di Custoza, 24 giugno 1866»;
  • Artigliere Sergio Bresciani, l'"artigliere fanciullo", la più giovane medaglia d'oro al valor militare, con la seguente motivazione: «Avanguardista sedicenne, fuggito di casa per accorrere sul fronte libico, portava nella batteria che lo accoglieva la poesia sublime della sua fanciullezza eroica. Sempre primo nel pericolo, rifiutava qualsiasi turno di riposo, riuscendo in ogni occasione di superbo esempio ai camerati più anziani. Durante una giornata particolarmente aspra, in cui il suo reparto veniva sottoposto a violentissimo tiro di controbatteria, in qualità di tiratore dell'ultimo pezzo rimasto efficiente, in piedi continuava a sparare fino all'ultimo colpo al grido di: “Viva il Terzo Celere!”. In altra azione di guerra, colpito dallo scoppio di una mina che gli recideva una gamba, sopportava con stoica fermezza la medicazione e, prossimo alla fine, pronunciava stupende parole di amor patrio, rammaricandosi di doversi separare dal reparto e dai compagni. Splendida figura di eroe fanciullo, simbolo purissimo della virtù della gente d'Italia. Marmarica-Egitto, marzo 1941/settembre 1942»;
  • Tenente Gaetano Borghi, medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: «Comandante di batteria a difesa di un'importante posizione col fuoco dei suoi pezzi graduati a zero e di poche armi automatiche arrestava il nemico che a costo di gravissime perdite era riuscito ad avvicinarsi. Ferito ad un ginocchio si trascinava di pezzo in pezzo, animando l'azione ed infondendo fede ed entusiasmo nei suoi artiglieri. Colpito una seconda volta alla fronte, rifiutava ancora il trasporto al posto di medicazione e continuava per ben sette ore a contrastare il passo all'avversario, noncurante della violenza degli attacchi e del tiro di controbatteria che riduceva al silenzio i suoi cannoni. Raccolti i pochi superstiti attorno all'ultimo pezzo efficiente ne dirigeva il tiro fino all'ultimo colpo. Ricevuto l'ordine di ripiegare, esausto nel fisico, ma indomito nello spirito, regolava il movimento dei suoi uomini, e rimasto ultimo, visti vani i tentativi di un suo ufficiale di sorreggerlo gli ordinava virilmente di porsi in salvo, cadendo poi quasi esanime poco lontano dalla posizione. Raccolto dopo due ore, riuniva le sue forze e con bella fierezza diceva al suo colonnello: “I suoi artiglieri si sono battuti da eroi”. Quota 183 di Carmutes er Regem (Cirenaica), 14 dicembre 1941»;
  • Tenente Enrico Reggiani, medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: «Comandante di una pattuglia di osservazione e collegamenti, in due giornate di aspri combattimenti, nei posti più avanzati, svolgeva impavido la sua missione. Nella fase più critica dell'azione, con fiere parole di entusiasmo e di fede, confermava al proprio superiore la volontà decisa di compiere qualche cosa di eroico, a costo di qualunque sacrificio. Nelle alterne vicende della battaglia ritornava sulle posizioni abbandonate e già occupate dal nemico, trasportando da solo nelle nostre linee un fante gravemente ferito. Il giorno seguente, nei reiterati attacchi di forze soverchianti avversarie, gareggiava nella resistenza coi fanti, riuscendo nell'infuriare della battaglia, a mantenere efficienti i collegamenti ed a catturare alcuni prigionieri ed un lanciabombe. A sera, mentre il nemico irrompeva nella posizione tanto tenacemente contesa, si lanciava avanti contro alcuni nuclei più minacciosi e tentava, in piedi e da solo, con un moschetto mitragliatore, di arrestarne l'impeto. Cadeva colpito a morte. Fulgido esempio di leggendario eroismo e di valore guerresco. Quota 163,1 di Tscheboratewskj (Fronte russo), 20/21 agosto 1942»;
  • Artigliere Roberto Cherubin, medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: «Volontario di altre due guerre, decorato al valore, rifiutava di essere impiegato quale interprete, non volendo rinunziare all'onore di rimanere servente al pezzo. Nel corso di una offensiva nemica, accerchiato da carri armati, deciso a non abbandonare il suo cannone nonostante le gravi perdite subite dal reparto, continuava da solo il fuoco e rendeva inservibili due carri armati avversari. Esauriti i proiettili, si armava di mitragliatrice e continuava a sparare; inceppatasi l'arma, persisteva nella difesa con bombe a mano e col moschetto. Privo di munizioni, faceva saltare il pezzo ed affidato l'anello nuziale ad un compagno perché lo facesse pervenire alla consorte, si armava di un'ascia e si slanciava contro la torretta di un carro nemico colpendone ripetutamente la mitragliatrice, finché scompariva gloriosamente nell'impari lotta. Zona di Orobinskji (Fiume Don - Fronte russo), 12/17 dicembre 1942»;
  • Tenente Ezio Rizzato, medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: «Fiero incitatore alla rivolta contro l'oppressore, inquadratosi in una formazione partigiana, partecipava a numerose azioni dando prove continue dì valore e di ardimento. Menomato fisicamente in seguito a caduta in un burrone durante l'allestimento a lui affidato di un campo di aviolanci in terreno impervio di montagna, non volle abbandonare la lotta e, alla testa del proprio reparto, partecipava, primo fra i primi, a tutte le azioni dando sublime prova di valore. Durante una potente azione offensiva nemica, avente per obiettivo la eliminazione della formazione Val d'Ossola, allo scopo di salvare da sicura cattura i partigiani feriti, si impegnava in cruenti scontri. Ferito, veniva fatto prigioniero e non gli furono risparmiate le torture ed i martirii che ridussero il suo corpo una massa di sanguinante e dolorante carne. Trascinato al supplizio, prima di esalare lo spirito indomito, attingeva dalla sua ardente passione ancora la forza di scoprirsi il petto e gridare: “Viva l'Italia libera!”. Fondotoce, settembre 1943/giugno 1944».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In questo video dell'Istituto Luce risalente al 1928, si posso capire le capacità operative di questa specialità d'élite: Esercitazioni delle Batterie Volanti a Gemona (UD), 1928.
  2. ^ Che si legge come si scrive e non - errore clamoroso - alla francese.
  3. ^ In piemontese, la parola ratavolòira, indica il pipistrello, letteralmente "topo volante". Un'altra variante sull'etimologia fa derivare il termine dal tardo franco-provenzale voloires che significa lesto.
  4. ^ "Un uomo una vita", Lorenzo Franchi, pag 57.
  5. ^ Diverse fonti confermano che il ricostituito Reggimento Artiglieria a Cavallo assunse il numerale «3°». In particolare: «Il 22 giugno 1941 l'Esercito tedesco invade la Russia e, nello stesso giorno, con foglio segreto n. 58430, lo Stato Maggiore del Regio Esercito ordina al Comando della Difesa Territoriale di Milano la ricostituzione – in data 1º luglio, presso il deposito del 3º Reggimento Artiglieria Celere – del 3º Reggimento Artiglieria a Cavallo, assegnato alla 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta", inquadrata a sua volta nel costituendo “Corpo di Spedizione Italiano in Russia” (C.S.I.R.)» (Massimo Iacopi, IL REGGIMENTO ARTIGLIERIA A CAVALLO ED IL 2° REGGIMENTO ARTIGLIERIA CELERE ATTRAVERSO LE VICENDE STORICHE DEL 2° GRUPPO A CAVALLO, vol. I, pag. 91 e Tomaso Vialardi di Sandigliano, Batterie a Cavallo, Savigliano, Artistica Editrice, 2007). Tale circostanza è confermata anche a pagina 32 dall'ormai introvabile volume edito per i 150 anni delle Batterie a Cavallo, «CARICAT! VOLOIRE» (a.a.v.v., pagg. 1-318, Cavallotti Editore, Milano 1981). La numerazione «3°» compare anche sui Decreti di assegnazione delle medaglie d'argento. Infine la dizione appare anche su diversi calendari storici reggimentali. Sicuramente il numerale «3°» si riferisce al fatto che è ricostituito con sede nel deposito del 3° Articelere (cioè presso la Caserma «Principe Eugenio di Savoia», oggi «Santa Barbara», di Piazzale Perrucchetti a Milano).
  6. ^ Dettaglio decorato Stendardo del 1º Reggimento Artiglieria Celere sul sito della Presidenza della Repubblica Italiana, quirinale.it. URL consultato il 20 agosto 2015.

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