Vladimiro (metropolita di Mosca)

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Vladimiro
arcivescovo della Chiesa ortodossa
Владимир (Богоявленский).jpg
 
TitoloVescovo metropolita di Mosca
 
NatoTambov, 1º gennaio 1848
Ordinato presbitero8 febbraio 1886
Consacrato vescovo13 giugno 1888
DecedutoKiev, 7 febbraio 1918
 
San Vladimiro
Saint Vladimir of Kiev.jpeg
 

Metropolita e martire

 
NascitaTambov, 1º gennaio 1848
MorteKiev, 7 febbraio 1918
Venerato daChiesa ortodossa russa
Canonizzazione1998 da Alessio II
Ricorrenza25 gennaio - 7 febbraio

Vladimiro, al secolo Vasily Nikiforovich Bogoyavlensky (in russo: Василий Никифорович Богоявленский?) (Tambov, 1º gennaio 1848Kiev, 7 febbraio 1918), fu, dal 21 febbraio 1898 al 23 novembre 1912, giorno in cui rinunciò alla carica, metropolita di Mosca. È venerato come santo martire dalla Chiesa ortodossa russa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Tambov da una famiglia di religiosi, entrò subito nel seminario di Kiev. Nel 1886, dopo la morte della moglie e del figlio, fu ordinato monaco, e nel 1888 vescovo di Samara. Si occupò soprattutto di aiutare la popolazione durante le gravi epidemie di colera che si diffusero sotto il suo episcopato.

Vescovo metropolita di Mosca[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 febbraio 1898 fu eletto dal Santo Sinodo russo Vescovo metropolita di Mosca. Durante la rivoluzione russa del 1905 scrisse una lettera intitolata "Cosa dovremmo fare in questi giorni agitati? (in russo: Что нам делать в эти тревожные наши дни??) e ordinò di leggerla in tutta Mosca e anche fuori. In essa Vladimiro condannava tutti i firmatari dei Protocolli dei Savi di Sion, definendoli "criminali" e "contro la Cristianità". Addirittura lesse egli stesso la sua lettera nella Cattedrale della Dormizione del Cremlino di Mosca.

Il 23 novembre 1912 rinunciò alla carica e divenne vescovo di San Pietroburgo.

Ultimi anni e omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915 dopo una serie di critiche a Grigorij Rasputin, fu mandato a Kiev, dove rimase fino alla morte.

Il 7 febbraio 1918, pochi mesi dopo la Rivoluzione di ottobre, nel suo stesso monastero, fu arrestato da cinque soldati dell'Armata rossa per la sua nota ostilità al comunismo. Dopo poche ore, fu fucilato e il suo corpo fu mutilato.

Il 4 ottobre 1998 fu santificato da Alessio II.

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