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Vittorio Pica

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Vittorio Pica, primi del '900

Vittorio Pica (Napoli, 28 aprile 1862Milano, 1º maggio 1930) è stato uno scrittore e critico d'arte italiano.

Nacque dall'amore della signorina inglese Annie James per l'esule patriota Giuseppe Pica -abruzzese, docente universitario a Modena dopo l'Unità e futuro senatore del Regno-, conosciutolo in Inghilterra nel '60 e divenuta sua moglie, per lui in seconde nozze, una ventina di anni dopo, allorché la coppia decise di riconoscere il loro figlio Vittorio.[1]

Vincitore, nel 1882, con un contributo sui Goncourt, del concorso indetto,[2] per un saggio letterario inedito, dal Fanfulla della domenica, [3]la sua formazione critica, ispirata in particolare dai numerosi scritti del più anziano dei due fratelli -Edmond- il cui ricordo oggi si tramanda soprattutto per il valore testimoniale dell'amplissimo Diario, è ancor sulla linea del metodo imposto da questi che venne elaborata l'allor celebre conferenza di Pica dal titolo Arte Aristocratica: la quale si chiude con una dura critica all'estetismo decadente, personificato in primis dalla narrativa a inclinazione satanica di Huysmans e seguaci.

Per motivi di studio, si trasferì, ancor giovane, a Roma; poi a Venezia, stabilendosi definitivamente a Milano.[3] Rapidamente divenne, con Capuana Scarfoglio Ojetti, tra i maggiori critici italiani durante la 'belle époque' e decisivo nel formare il gusto della classe media colta italiana prima della Grande Guerra.

Alla sua precipua opera critica, consacrata a studi letterari, si deve la diffusione in Italia, a partire dalla seconda metà del penultimo decennio del XIX secolo, di grandi poeti simbolisti francesi, soprattutto Paul Verlaine e Stéphane Mallarmé (con entrambi, Pica fu in rapporto epistolare). I saggi a loro dedicati, già editi in rivista a partire dal 1885, poi li raccolse in Letteratura d'eccezione, editagli da Baldini e Castoldi, l'editore di Fogazzaro, nel 1898: anno in cui Pica avvia la sua collaborazione anche al prestigioso Marzocco. Sarà Pica a coniare il termine 'avanguardia' per definire l'insieme delle forme d'arte novatrici, a fine '800, operative nel segno del simbolico.

Svolse un ruolo fondamentale nella creazione della Biennale Arte di Venezia, della quale fu curatore di diverse edizioni.[3][4] Fu anche tra i fondatori della rivista Emporium di Bergamo, divenendone nel 1900 il direttore editoriale e restando in redazione fino alla sua scomparsa.[3] Collaborò anche alla rivista senese Vita d'Arte.

Ebbe grande importanza nella crescita della storica casa editrice di Luigi Pierro a Napoli[5], con la quale pubblicò le sue prime opere e nella cui libreria fondò, insieme a Benedetto Croce e ad altri intellettuali napoletani, la Società dei Nove Musi.

Durante la sua carriera letteraria produsse numerose pubblicazioni tra monografie, saggi, cataloghi per mostre ed esposizioni, prefazioni. Tra i più importanti:

  1. PICA, Vittorio - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 22 agosto 2025.
  2. Edmond (1822-1896) e Jules de Goncourt (1830-1870), scrittori francesi, esponenti del naturalismo letterario. url=http://digiteca.bsmc.it/?l=periodici&t=Fanfulla%20della%20domenica
  3. 1 2 3 4 Fonte: V. Mariani, Enciclopedia Italiana, riferimenti e link in Bibliografia.
  4. Vittorio Pica, su ASAC.
  5. P. Pironti, Luigi Pierro. Editore, Firenze, Sansoni, 1963, SBN SBL0142351.

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