Vittorio Munari

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Vittorio Munari
Dati biografici
Paese Italia Italia
Rugby a 15 Rugby union pictogram.svg
Ruolo Mediano di mischia
Ritirato 1980
Carriera
Attività di club¹
??-?? Petrarca
??-?? Casale
Attività da allenatore
1984-1988 Petrarca
1997-1999 Petrarca

1. A partire dalla stagione 1995-96 le statistiche di club si riferiscono ai soli campionati maggiori professionistici di Lega
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito

Statistiche aggiornate al 4 marzo 2019

Vittorio Munari (Bassano del Grappa, 1º ottobre 1951) è un ex rugbista a 15, allenatore di rugby a 15, dirigente sportivo, giornalista e telecronista sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera nel rugby[modifica | modifica wikitesto]

Inizia la sua carriera di giocatore nella squadra del Petrarca Rugby di Padova, ricoprendo i ruoli di mediano di mischia e mediano di apertura, diventando un punto fermo della formazione “Riserve”. Nella stagione di serie A 1972-73 vince lo scudetto con il Petrarca allenato da Memo Geremia. Per due stagioni gioca anche con la maglia del Casale, in provincia di Treviso, di cui è capitano in serie A.
Alla fine degli anni settanta inizia il suo pellegrinaggio nei templi del rugby mondiale, cominciando a tessere quella fitta rete di conoscenze che mantiene tuttora. Inizia la sua raccolta di testi dedicati al rugby, tutt'oggi unica in Italia. Nel 1980 immagina e redige il periodico Petrarca Rugby News.

Nell'estate del 1984, a soli 33 anni, è allenatore del Petrarca, con il quale conquista tre scudetti consecutivamente tra il 1984 e il 1987, diventando il più giovane allenatore italiano di sempre a vincere il Campionato nazionale. Con lui arriva a Padova, tra gli altri, David Campese, uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, legato a Munari da una profonda amicizia. Rimane sulla panchina del Petrarca anche nella stagione 1987-88, portando la squadra in semifinale.
Dal 1992 al 1998 riveste vari incarichi all'interno della Società petrarchina, dal ruolo di general manager a quello di amministratore delegato del club.
Nel 1993 ha allenato la selezione “Resto del Mondo” in occasione della partita di addio, disputatasi a Pretoria, dell'apertura sudafricana Naas Botha. Nello stesso anno è chiamato dall'allora segretario generale dell'International Rugby Board, Keith Rowlands, a far parte del Technical Advisory Committee dell'organismo internazionale, incaricato di proporre la prima serie di modifiche al regolamento del gioco del rugby.

Nel 1995 diventa, su espresso desiderio dello scomparso Memo Geremia, il punto di riferimento del Petrarca, di cui diventa consigliere delegato, incarico che manterrà per cinque anni. Durante questo periodo, nel 1997 torna per due stagioni sulla panchina del Petrarca, dieci anni dopo la sua prima esperienza come allenatore, portando la squadra a disputare in entrambe le occasioni la finale scudetto dei campionati 1997-98 e 1998-99. Nelle sei stagioni come allenatore del Petrarca vanta un record di 3 scudetti, due secondi posti ed un terzo posto. È stato inoltre consigliere della Federazione Italiana Rugby dal 1987 al 1996. Nel 1997 ha allenato per la seconda volta il “Resto del Mondo”, a Sydney, in occasione dell'ultima partita di David Campese.
Dopo un periodo dedicato all'aggiornamento tecnico, riprendendo i numerosi viaggi iniziati nel passato, nel 2002 viene invitato a ricoprire la carica di direttore generale del Benetton Rugby Treviso, incarico che ha mantenuto fino al giugno 2014.[1] In questo periodo il Benetton Treviso ha partecipato al Super 10, il massimo campionato italiano, raggiungendo in tutte le occasioni la finale scudetto, vincendo sei volte il titolo nazionale e qualificandosi sempre per la partecipazione alla Heineken Cup. Ha inoltre vinto due edizioni della Coppa Italia e due della Supercoppa. In particolare, nella stagione 2009-10, il Benetton Treviso si è aggiudicato tutte e tre le competizioni nazionali. Dopo altre quattro stagioni nelle quali il Benetton Treviso è stato impegnato in Celtic League/Pro12, ha chiuso l'esperienza trevigiana al termine della stagione 2013-14.

Ha gestito dal 1986 al 2002 la propria agenzia di viaggi “Appaloosa Tour S.r.l.” a Padova, tuttora interessandosi di viaggi per destinazioni speciali ed esercitando il ruolo di direttore tecnico per agenzie turistiche.
Periodicamente è invitato da aziende leader nazionali, istituti bancari e assicurativi ed enti pubblici a tenere conferenze sul gioco di squadra, sulla componente motivazionale, sulla gestione delle risorse umane e sulla leadership.

Carriera da telecronista[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine degli anni ottanta è anche stato la voce televisiva del rugby in Italia. Ha scritto per La Gazzetta dello Sport, il Giornale, Corriere della Sera, Il Gazzettino e commentato incontri di rugby per Telecapodistria, Telepiù, Rai, Sky e DMAX.

Dal 2010 commenta, insieme ad Antonio Raimondi, le partite del Sei Nazioni prima su Sky Sport, poi dal 2014 su DMAX di Discovery Communications.[2] Ha commentato 4 edizioni della Coppa del Mondo di rugby trasmesse da Tele+/Sky, inclusa la finale della Coppa del Mondo 1995 tra Sudafrica e Nuova Zelanda, portata poi sugli schermi dal film Invictus - L'invincibile diretto da Clint Eastwood.

Il suo stile di commento è conosciuto e apprezzato per la capacità di unire conoscenza tecnica a metafore ed espressioni divertenti, i così detti “munarismi”, che rendono questo sport comprensibile ed apprezzabile anche a chi non lo conosce molto.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Parretta, Rugby, Gavazzi choc: "Via Munari o niente soldi a Treviso", in gazzetta.it, 25 maggio 2014. URL consultato l'8 febbraio 2018.
  2. ^ Giulio D’Antona, Questa è la voce del rugby italiano, in linkiesta.it, 26 Febbraio 2014. URL consultato l'8 febbraio 2018.