Visnù

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Visnù in un dipinto del XX secolo. In questa rappresentazione Visnù indossa una corona (kirīṭa mukuṭa, corona regale che lo individua come Cakravartin, "Signore dei mondi"); con le quattro braccia regge i suoi attributi: il disco o ruota (chakra) nel duplice significato di "ruota" solare o del carro celeste che trasporta la divinità solare e di "disco" inteso come arma da lancio e quindi con il significato di potere e protezione, esso ha il nome di Sudarśana ("Bello da vedere"); la mazza (gadā) che ha il nome di Kaumodakī, l'arma con cui Visnù uccise il demone Gadaa, essa simboleggia anche il potere del tempo che tutto distrugge; la conchiglia (śaṅka, il tritone lucido) è anch'essa un'arma in quanto soffiandoci dentro procura un suono che atterrisce i demoni e li fa fuggire, il nome della śaṅka di Visnù è Pāñcajanya dal demone a cui la strappò Pāñcajana ("Cinque elementi"); il fiore di loto (padma) simbolo della divinità solare.

Visnù[1][2] (è usato anche l'adattamento parziale Visnu[3]; devanagari: विष्णु, Viṣṇu; adattato con grafia inglese in Vishnu) è una divinità maschile vedica che nei secoli appena precedenti la nostra era assorbì altre figure divine come Puruṣa, Prajāpati, Nārāyaṇa e Kṛṣṇa, acquisendo, nella tradizione epica del Mahābhārata, la figura divina protettrice del mondo e del Dharma e, nella letteratura religiosa post-epica, la volontà di intervenire per proteggere i suoi devoti. Assorbendo l'antico culto di Vasudeva divenne uno dei culti principali dell'induismo conosciuto come visnuismo[4] (o vaisnavismo[5], dall'aggettivo sanscrito vaiṣṇava, "devoto a Visnù").

Origine e sviluppo del culto di Visnù nella tradizione vedica e bramanica[modifica | modifica wikitesto]

Visnù è un deva poco menzionato nel più antico dei Veda, il Ṛgveda, ciononostante fu considerato fin dall'inizio più importante di quanto non apparisse[6].

Nel Ṛgveda Visnù è il deva che compie i tre passi per delimitare l'intero universo dove si collocano tutti gli esseri:

(SA)

«viṣṇornu kaṃ vīryāṇi pra vocaṃ yaḥ pārthivāni vimamerajāṃsi yo askabhāyaduttaraṃ sadhasthaṃ vicakramāṇastredhorughāyaḥ pra tad viṣṇu stavate vīryeṇa mṛgho na bhīmaḥ kucaro ghiriṣṭhāḥ yasyoruṣu triṣu vikramaṇeṣvadhikṣiyanti bhuvanāni viśvā pra viṣṇave śūṣametu manma ghirikṣita urughāyāya vṛṣṇe ya idaṃ dīrghaṃ prayataṃ sadhasthameko vimame tribhirit padebhiḥ»

(IT)

«Io celebro le gesta eroiche di Visnù, che misurò le regioni terrene e ha reso stabile la regione di sopra compiendo lui, dal vasto incedere, tre passi. Per questa impresa eroica Visnù è lodato, lui che abita sulla montagna come una bestia selvaggia, aggirandosi ovunque, nei suoi tre grandi passi abitano tutti gli esseri, che la mia invocazione possa raggiungere Visnù il toro che abita la montagna e che da solo ha misurato con i tre passi queste ampie sfere»

(Ṛgveda, I,154,1-3)

Tale caratteristica risiede anche nel suo nome, Visnù, che indica la "pervasività". Il passo più alto di Visnù è nel cielo, luogo non comprensibile da ciò che è mortale. La sua natura celestiale, e quindi non mondana, è resa dal caratteristico colore della pelle azzurro intenso con cui, successivamente, questa divinità verrà raffigurata e che indica lo spazio etereo[7].

Nei Brāhmaṇa con Visnù si indica lo stesso sacrificio e nel Śatapatha Brāhmaṇa viene descritto il rito del viṣṇukramá ("Il passo di Visnù").

(SA)

«atha viṣṇukramān kramate devānvā eṣa prīṇāti yo yajata […] sa devānprītvā teṣvapitvī bhavati teṣvapitvī bhūtvā tānevābhiprakrāmati […] lokastadevamimāṃl lokāntsamāruhyāthaitāṃ gatimetāṃ pratiṣṭhāṃ gacati parastāttvevārvāṅ krameta […] iṣa etadapasaraṇata evāgre jayañjayati divamevāgre 'thedamantarikṣamatheto 'napasaraṇātsapatnānnudata»

(IT)

«Si compiono dunque i passi di Visnù chi offre i sacrifici gratifica i Deva con questo sacrificio […] avendo gratificato i Deva con tale sacrificio puà accompagnarsi con loro, accettato alla loro presenza procede a raggiungerli […] si innalza a questo modo fino ai mondi dei Deva e vi risiede trovandovi uno stabile posto, ma poi necessita di ridiscendere per ritornare […] in questo modo inizialmente conquista il cielo in modo vittorioso ma lascia aperta l'uscita, poi allo stesso modo per l'aria, e per ultimo non lasciando alcuna apertura per uscire quaggiù egli rigetta finalmente i suoi nemici»

(Śatapatha Brāhmaṇa, I,9,3, 8-10)

Tre passi deve fare infatti l'adhvaryu tra lo spazio della vedi e lo āhavanīya per compiere lo yajña vedico, così come fece Visnù quando generò lo "spazio" cosmico.

Visnù è quindi localizzato nello stesso palo collocato al centro dello spazio sacrificale come asse cosmico che unisce il cielo dei Deva con la terra degli uomini consentendo loro di comunicare: i primi elargendo beatitudini, i secondi inviando doni e suppliche[8].

Egli è anche amico di Indra, il dio guerriero che durante la conquista dell'India da parte degli Indoari diviene di massima importanza per queste popolazioni di nomadi invasori.

Visnù nell'induismo[modifica | modifica wikitesto]

Visnù-Nārāyaṇa, sdraiato sullo Śeṣa, con Lakshmi e Brahmā (XVIII secolo). In questa raffigurazione Nārāyaṇa è presentato al momento di una nuova era: dall'ombelico sorge un loto (che simboleggia l'avvio dell'emanazione) su cui è assiso Brahmā, il dio dell'emanazione, qui presentato con la barba e quindi come Pitāma (grande padre [degli dèi]). Brahmā ha quattro volti, uno per ogni Veda da lui recitato: Est il Ṛgveda, Ovest il Sāmaveda, Nord l'Atharvaveda, Sud lo Yajurveda. Dopo l'emersione di Brahmā si desta la paredra di Nārāyaṇa, la dea Lakshmi che gli massaggia i piedi. La descrizione indù del processo di genesi dell'universo, pur avendo origini vediche, si è definita con la letteratura raccolta nella Smṛti in particolar modo in quella puraņica.

Gli avatara di Visnù[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Avatara.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle rappresentazioni artistiche e devozionali dell'induismo Visnù indossa spesso una corona (kirīṭa mukuṭa, corona regale che lo individua come Cakravartin, "Signore dei mondi"); con le quattro braccia regge i suoi attributi: il disco o ruota (chakra) nel duplice significato di "ruota" solare o del carro celeste che trasporta la divinità solare e di "disco" inteso come arma da lancio e quindi con il significato di potere e protezione, esso ha il nome di Sudarśana ("Bello da vedere"); la mazza (gadā) che ha il nome di Kaumodakī, l'arma con cui Visnù uccise il demone Gadaa, essa simboleggia anche il potere del tempo che tutto distrugge; la conchiglia (śaṅka, il tritone lucido) è anch'essa un'arma in quanto soffiandoci dentro procura un suono che atterrisce i demoni e li fa fuggire, il nome della śaṅka di Visnù è Pāñcajanya dal demone a cui la strappò Pāñcajana ("Cinque elementi"); il fiore di loto (padma) simbolo della divinità solare.

I nomi di Visnù[modifica | modifica wikitesto]

Come altre divinità indù, Visnù conserva diversi altri nomi e appellativi tradizionalmente elencati nel Viṣṇusahasranāma ("I mille nomi di Visnù"), contenuto all'interno del Mahābhārata. In questo elenco Visnù è celebrato come il Dio Supremo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Viṣṇu", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  2. ^ Visnuismo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 30 accesso 2019.
  3. ^ L'adattamento è solo parziale perché, come scrive Giacomo Devoto ne Il linguaggio d'Italia, il secondo sistema fonologico italiano è caratterizzato dalla «esclusione della ‑u non accentata in posizione finale», caso nel quale ricade questo termine.
    Fonti:
    Luciano Canepari, Visnu, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
    Visnuismo, in Sapere.it, De Agostini, 2012. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  4. ^ Visnuita, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  5. ^ Visnuismo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  6. ^

    «In the age of the Ṛgveda, India's oldest religious document (c. 1200–1000 BCE), Viṣṇu must already have been a more important divine figure than it would appear from his comparatively infrequent appearances in the texts.»

    (Jan Gonda 14, 9617)
  7. ^ Ma è anche collegato all'attuale era del Kali Yuga, l'era "nera"; infatti le divinità delle ere precedenti furono rispettivamente di colore bianco, rosso e giallo che con il nero sono i colori attribuiti anche ai quattro varṇa rispettivamente: dei brāhmaṇa, degli kṣatriya, dei vaiśya e dei śūdra.
  8. ^ Jan Gonda Op.cit..

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