Virtue signalling

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Con l'espressione inglese virtue signalling (letteralmente "segnalazione di virtù"), all'incirca traducibile in italiano con il termine farisaismo, si intende un atteggiamento di artefatta, e talvolta esasperata, ostentazione di aderenza a valori morali che riscuotono consenso nella società del tempo, al fine di ottenere visibilità o facile approvazione dagli altri, senza però l'attuazione di alcuna azione concreta per supportare le istanze dichiarate.

Si tratta di una locuzione che ha valenza negativa, e viene utilizzata per tacciare di falsità, ipocrisia e perbenismo persone, comunità o aziende che millantano una "superiorità morale" e all'apparenza si fanno paladine di questa o quella battaglia, ma nei fatti non si adoperano per portarla avanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo The Guardian, l'espressione "virtue signalling" è in uso almeno dal 2004 ed è apparsa in opere accademiche sulla religione nel 2010 e nel 2011. Il giornalista britannico James Bartholomew è spesso considerato il coniatore della locuzione, con un articolo apparso sulla rivista The Spectator nel 2015. Bartholomew rivendicò il merito del suo neologismo in articoli successivi.

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua italiana una parola che restituisce abbastanza bene il concetto del virtue signalling è "farisaismo" (o "fariseismo"; dai farisei, antico gruppo politico e religioso giudaico che sosteneva la rigorosa osservanza della legge mosaica, condannato da Gesù per il suo eccessivo e ipocrita formalismo). Ciononostante, si tratta di un termine desueto e più spesso ci si riferisce al virtue signalling con "ipocrisia" o "perbenismo" anche se, in realtà, entrambe queste parole risultano improprie nella traduzione in questione. Infatti, la parola "ipocrisia" indica una falsa aderenza non necessariamente ostentata a valori che non sono per forza ben considerati dall'opinione pubblica, a differenza del virtue signalling che invece vuole evidenziare un atteggiamento borioso e volto a ottenere approvazione; inoltre l'ipocrisia è anche propria di chi si comporta in maniera contraria a ciò che professa a parole, mentre il virtue signalling è comunemente associato a chi davvero crede, almeno in una certa misura, al valore che ostenta, anche se non è disposto ad adoperarsi per perseguirlo nei fatti (quest'ultimo dettaglio richiama talvolta l'associazione del virtue signalling a modi di fare definiti come "radical chic"). Anche "perbenismo" non rimarca allo stesso modo la connotazione di cercata ostentazione propria del virtue signalling, e rimanda ad un ossequio alle norme sociali più che al mirato sfoggio di una "morale superiore".

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]