Vipaśyanā

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Vipaśyanā (sanscrito, s.f.; in pāli: Vipassanā; in cinese: 觀 guān; giapponese: kan; coreano: 관 kwan; vietnamita: quan; tibetano: ལྷག་མཐོང, lhag mthong, lhak tong; lett. "giusta conoscenza", anche "intuizione", "comprensione") è un termine proprio del buddhismo che indica quel profondo livello di comprensione (concettuale e non-concettuale) della realtà che si accompagna alla pratica meditativa detta dello Śamatha, il quale consente di realizzare quella calma, quella tranquillità necessaria a generare la Vipaśyanā. La Vipaśyanā, permettendo di comprendere la vera natura della realtà, consente a sua volta di superare i condizionamenti degli kleśa.

La Vipassanā nel buddhismo Theravāda[modifica | modifica wikitesto]

Detta anche meditazione di visione penetrativa (in inglese insight meditation). A differenza della meditazione samatha, questa forma di meditazione non è finalizzata al raggiungimento di stati di assorbimento meditativo e non ha un carattere astrattivo.[1] Al contrario, la meditazione vipassanā intende sviluppare la massima consapevolezza di tutti gli stimoli sensoriali e mentali, affinché se ne colga la reale natura e ci si incammini per tale via verso la liberazione. Il corpo e la mente sono il campo nel quale è possibile scoprire, con una visione attenta, la verità. La tecnica della meditazione vipassanā è insegnata dal Tathagatha Shakyamuni nel Discorso sui fondamenti della presenza mentale (Satipatthanasutta), e prevede i seguenti momenti:

  • Contemplazione del corpo
    • Consapevolezza del respiro
    • Consapevolezza delle posizioni del corpo
    • Consapevolezza delle azioni del corpo
    • Consapevolezza delle parti del corpo
    • Consapevolezza degli elementi
    • Nove contemplazioni del cimitero (spesso sostituita in seguito dalla meditazione sull'impermanenza[2])
  • Contemplazione delle sensazioni
  • Contemplazione della mente
  • Contemplazione degli oggetti mentali
    • In riferimento ai cinque ostacoli (desiderio sessuale, malizia, indolenza, ansia e dubbio)
    • In riferimento ai cinque aggregati dell'appropriazione (aggregato della materia, delle sensazioni, delle formazioni mentali, delle forze istintive e della coscienza)
    • In riferimento alle sei basi interne e alle sei basi esterne dei sensi (occhi, orecchie, naso, lingua, corpo e mente, e le realtà esterne corrispondenti)
    • In riferimento ai sette fattori del risveglio (presenza mentale, investigazione dei fenomeni, risveglio dell'energia, gioia, serenità, concentrazione ed equanimità).

La consapevolezza di sé e del proprio corpo non dev'essere limitata al momento della giornata riservato alla pratica. In qualunque momento della sua giornata, colui che pratica questa forma di meditazione deve sforzarsi di essere consapevole di quel che sta facendo, delle sensazioni che prova e della propria attività mentale. Questa forma di meditazione si è rivelata più adatta della meditazione samatha per la diffusione presso i laici, perché non ha bisogno della quiete di un monastero né di tempi di pratica particolarmente intensi per raggiungere risultati soddisfacenti. Per queste sue caratteristiche, ha raggiunto una apprezzabile diffusione anche in Occidente.

Tra coloro che hanno diffuso la tecnica della meditazione vipassanā, occorre ricordare il monaco Mahasi Sayadaw (1904-1982) ed il laico U Ba Khin (1899-1971), entrambi birmani.

S. N. Goenka (1924-2013), allievo di U Ba khin, ha diffuso ulteriormente in Europa e in America questa tecnica attraverso corsi tipicamente di 10 giorni.

La Vipaśyanā nel buddhismo Mahāyāna[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Meditazione Vipassana: cosa è - Meditazione Vipassana, meditazionevipassana.it, 26 settembre 2016. URL consultato il 26 settembre 2016.
  2. ^ un tempo i monaci si recavano nei cimiteri indiani a osservare i cadaveri in attesa di cremazione, per comprendere l'impermanenza, come fece il Buddha quando vide un morto per strada prima della sua illuminazione

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dhiravamsa,La via del non attaccamento. La pratica della meditazione vipassanaed Astrolabio Ubaldini,1980
  • S. U Ba Khim,Il tempo della meditazione vipassana è arrivato,ed Astrolabio,1993
  • W.Hart e S.N.Goenka,La meditazione vipassana come insegnata da S.N.Goenka, ed Artestampa
  • G.Henepola,La pratica della consapevolezza .In parole semplici,ed Astrolabio Ubaldini
  • S.N.Goenka,Vipassana è per tutti,ed Artestampa,2013
  • Dhiravamsa,La dinamica della meditazione.La guarigione dal dolore e dalla sofferenza con le tecniche meditative vipassana,ed Astrolabio Ubaldini,1983

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