Vino e pane

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Vino e Pane
Titolo originale Pane e Vino
Autore Ignazio Silone
1ª ed. originale 1955
Genere Romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione Abruzzo, anni '30
Protagonisti Pietro Spina

Vino e pane è il secondo romanzo di Ignazio Silone, scritto nel 1938 e pubblicato in versione definitiva nel 1955.

Il libro, ispirato anche alle vicende interiori dell'autore, narra la storia di Pietro Spina, esiliato politico comunista, e del suo disagio di fronte ad un mondo ostile alle sue teorie. L'opera costituisce un'anticipazione a quella "riscoperta dell'eredità cristiana" che Silone compì nel dopoguerra.

Il romanzo ha un continuo nel libro di Silone Il seme sotto la neve.

Le edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il libro fu scritto durante l'esilio di Silone in Svizzera e venne pubblicato per la prima volta a Zurigo nel 1937, in lingua tedesca, con il titolo di 'Brot und Wein (Pane e Vino); nel 1938 fu pubblicato anche in lingua italiana.

Come avvenne per Fontamara e Il seme sotto la neve, l'opera venne rivista completamente dall'autore dopo il suo ritorno in Italia, negli anni 1952-1955; nel 1955 fu quindi pubblicata da Arnoldo Mondadori Editore la versione definitiva, con il titolo (divenuto poi definitivo) di "Vino e Pane"

Gli interventi – spiegò l'autore – nascevano dal desiderio di ridurre l'enfasi stilistica e l'importanza data ad alcuni aspetti di cronaca contingenti, per approfondire gli aspetti legati alla morale dei personaggi e al tema fondamentale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia della Guerra d'Etiopia (1935-1936) Pietro Spina, militante comunista che era stato costretto ad emigrare per motivi politici, ritorna clandestinamente in Italia, spinto dalla nostalgia per la sua terra. La notizia giunge ad alcuni suoi amici, che si organizzano per aiutarlo: in particolare Nunzio Sacca, medico, lo soccorre malato nel fienile dove si è rifugiato. Con l'aiuto dei suoi vecchi amici, Nunzio trova a Pietro una copertura: egli si traveste da prete diventando don Paolo Spada, sacerdote in convalescenza, e si trasferisce con questa identità in un paesino delle montagne dell'Abruzzo. Durante il viaggio verso il luogo della convalescenza, viene fermato a Fossa dei Marsi per confessare una ragazza, Bianchina, morente a seguito di un aborto clandestino. Don Paolo, non potendo amministrare il sacramento, la rassicura e le promette che penserà a lei.

Arrivato a Pietrasecca, luogo della convalescenza, la lettura di libri sacri e di storia religiosa lo riavvicinano alla sua terra e alla tradizione cristiana. Nel frattempo Bianchina è "miracolosamente" guarita e lo raggiunge a Pietrasecca: riceve così compito di portare un messaggio ai compagni di partito di Pietro, a Roma. A Pietrasecca intanto don Paolo conosce un'altra ragazza, Cristina, decisa ad entrare in noviziato: ella diventa confidente del protagonista sia nelle vesti di "don Paolo" sia nelle vesti di "Pietro", in quanto nei suoi quaderni inizia a scrivere immaginari dialoghi con la ragazza.

Al ritorno di Bianchina, decide di recarsi a Roma, dove abbandona momentaneamente il travestimento ed incontra gli attivisti del suo partito. Si rende però conto con amarezza che essi non sono migliori della dittatura che combattono, e i dissensi con i compagni lo portano all'espulsione dal partito. Nel frattempo ritrova Uliva, un ex membro del partito cacciato perché avverso allo stalinismo: Pietro ha una vivace discussione sul senso della libertà e della lotta rivoluzionaria con l'amico, amareggiato e disilluso nei confronti dell'ideologia rivoluzionaria e militante. Poche ore dopo l'incontro, giunge a Pietro la notizia del suo suicidio.

Il rischio di essere scoperti a Roma costringe Pietro a tornare nelle vesti di don Paolo e ritornare nella sua terra. Il suo arrivo a Pietrasecca coincide con i giorni della dichiarazione di guerra all'Etiopia: assiste così alle celebrazioni trionfali del regime, la cui propaganda fa breccia anche tra la povera gente. Conosce quindi Luigi Murica, giovane comunista, diventato a forza infiltrato della Polizia di Roma e tornato nella sua terra per sfuggire a questa situazione per lui insostenibile. Pochi giorni dopo, Luigi viene arrestato e muore in carcere. La sua morte assume il valore di un martirio, se non di una vera e propria immolazione: la sua uccisione è narrata con un evidente rimando alla passione di Gesù e alla sua morte sacrificale.

Intanto Pietro viene informato di essere stato scoperto e si vede costretto a fuggire sulle montagne. Cristina, preoccupata che Pietro non riesca a sostenere le difficoltà della scalata, lo rincorre portando con sé viveri e coperte pesanti. È però già sera e non riesce a trovare Pietro: sente invece il minaccioso ululare dei lupi, che vede stringersi attorno a lei. Cristina, intuito quale sarà il suo destino, chiude gli occhi e si fa il segno della croce. Il simbolismo della sua morte (che rappresenta la sconfitta dell'innocenza da parte del male) era stata annunciata dalla fattucchiera del villaggio, Cassarola: "Sopra la montagna ci sta una bianca agnella e un lupo nero la guarda".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ignazio Silone, Vino e Pane, collana Oscar Mondadori, Arnoldo Mondadori, 1969, pp. 388, cap. 29.

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