Villiaumite

From Wikipedia
Jump to navigation Jump to search
Villiaumite
Villiaumite-t5128a.jpg
Classificazione StrunzIII/A.02-10
Formula chimicaNaF
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallinomonometrico
Sistema cristallinoisometrico
Classe di simmetriaesacisottaedrica
Parametri di cellaa=4,631 Å
Gruppo puntuale4/m 3 2/m
Gruppo spazialeF m3m
Proprietà fisiche
Densità2,79 g/cm³
Durezza (Mohs)2-2,5
Sfaldaturaperfetta secondo {100}
Colorecarminio, rosso ciliegia chiaro o scuro
Lucentezzavitrea
Opacitàtraslucida, trasparente
Strisciobianco, rosa
Diffusionerara
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale

La villiaumite è un minerale, un fluoruro di sodio, appartenente al gruppo dell'halite.

Il nome deriva da Charles Maxime Villiaume, esploratore e ufficiale artigliere francese che la trovò in Guinea.

Descritta per la prima volta da Antoine François Alfred Lacroix, mineralogista e geologo francese, che nel 1908 la reperì nella collezione di Villiaume.

Abito cristallino[edit | edit source]

Si presenta in cubi imperfetti.

Origine e giacitura[edit | edit source]

Si osserva esclusivamente in rocce eruttive alcaline del tipo sieniti nefeliniche e affini, soprattutto quando contengono quantità notevoli di sodio anziché di calcio; infatti se è il calcio a trovarsi in quantità notevoli non si parla più di villiaumite, bensì di fluorite. La paragenesi è con astrofillite, nefelina e sodalite.

Forma in cui si presenta in natura[edit | edit source]

In natura si presenta in aggregati granulari o in piccole masse spatiche; raramente in cristalli.

Caratteri fisico-chimici[edit | edit source]

Solubile in acqua fredda. Fonde facilmente. A differenza del fluoruro di sodio artificiale che è di colore bianco, il colore rosso ciliegia della villiaumite è dovuto probabilmente a difetti reticolari, come accade nel salgemma, formatisi per azione delle radiazioni.

Località di ritrovamento[edit | edit source]

Sulle isole di Los, in Guinea, dove si trova associata ad eucolite e låvenite e anche apofillite; a Lovozero, nel massiccio di Khibin, in Russia, dove forma aggregati di qualche centimetro in un deposito di apatite; tracce se ne trovano anche ad Ilimaussak, in Groenlandia.

In Italia la si rinviene nelle fumarole del Vesuvio.

Bibliografia[edit | edit source]

  • Klein Cornelis, Mineralogia, Zanichelli, 2004.
  • Morbidelli, Le rocce e i loro costituenti, Ed. Bardi, 2005.
  • Minerali e Rocce, Novara, De Agostini, 1962.
  • Borelli e Cipriani, Guida al riconoscimento dei minerali, Mondadori, 1987.
  • Mackenzie, Donaldson e Guilford, Atlante delle rocce magmatiche e delle loro tessiture, Zanichelli, 1990.
  • Adams, MacKenzie e Guilford, Atlante delle rocce sedimentarie al microscopio, Zanichelli, 1988.
  • I minerali d'Italia, SAGDOS, 1978.
  • Corsini e Turi, Minerali e Rocce, Enciclopedie Pratiche Sansoni, 1965.

Altri progetti[edit | edit source]

Collegamenti esterni[edit | edit source]

  • (EN) Webmin, su webmineral.com.
Mineralogia Portale Mineralogia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mineralogia