Villa romana del Varignano

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Villa romana del Varignano
Villa romana del Varignano.jpg
CiviltàRomana
UtilizzoVilla romana
EpocaI secolo a.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComunePorto Venere
Dimensioni
Superficie3 100 
Amministrazione
ResponsabileLucia Gervasini
Visitabile
Sito webwww.archeoliguria.beniculturali.it/index.php?it%2F375%2Fluoghi-della-cultura%2F11%2Fvilla-romana-del-varignano-vecchio
Mappa di localizzazione
Coordinate: 44°03′49.68″N 9°50′28.03″E / 44.0638°N 9.84112°E44.0638; 9.84112

La villa romana del Varignano era una residenza padronale e residenziale dell'epoca romana presso la zona del Varignano Vecchio, nella frazione delle Grazie a Porto Venere, in provincia della Spezia. Il luogo è anche sede dell'omonimo museo archeologico.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il sito della villa romana è nel seno del Varignano Vecchio, affacciato sul mare, tra la zona del santuario delle Grazie e, a nordest, del forte militare omonimo[1].

Scavi condotti dal 1967 al 1986 hanno portato alla luce un complesso tardo repubblicano, situato in una posizione particolarmente felice: al fondo di una piccola valle ricca di acque, prospiciente il mare, circondata da un fundus coltivato a oliveto, forse anche con zone boschive e di pascolo.

La prima fase di costruzione della villa è datata alla prima metà del I secolo a.C., in epoca sillana.[1]

Come ogni villa romana, anche questa era costituita da un edificio destinato alla residenza del proprietario collegato ad un'area dedicata all'attività agricola, in questo caso prettamente legata alla produzione e alla lavorazione dell'olio d'oliva[1]. Il quartiere padronale - pars urbana (1320 m²) - e la zona produttiva - pars fructuaria (1760 m²) - sono qui separate da una corte (4800 m²) che fungeva a luogo delle lavorazioni del torcularium (frantoio per olio). Il complesso in questo caso era anche dotato di una darsena privata che consentiva i collegamenti marittimi, in particolare con la vicina Luni.

Gli appartamenti del dominus erano concepiti con uno sviluppo orizzontale, con atri pavimentati a mosaico e ambienti per il soggiorno e per il riposo notturno. L'impianto per la lavorazione dell'olio - erano presenti due torchi per la spremitura, vasche di decantazione e una cella olearia a cielo aperto - rimase attivo fino al I secolo d.C.[1].

È da questo periodo infatti che l'area del fattore (vilicus) subì una significativa trasformazione architettonica, dagli archeologi definita per l'appunto seconda fase: fu realizzato un impianto termale privato, dotato di locali riscaldati e di vasche per bagni caldi e freddi. A questo scopo, per disporre della necessaria riserva d'acqua, fu costruita una cisterna con soffitto a volta, particolare questo considerato pressoché unico[1] nel suo genere rispetto ad analoghi edifici romani dell'Italia settentrionale.

Cessata l'attività collegata alla produzione dell'olio di oliva, la stessa residenza romana fu comunque frequentata fino al VI secolo[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Fonte dal sito turistico della Provincia della Spezia, su turismoprovincia.laspezia.it. URL consultato il 15-11-2011 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2011).

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