Villa San Martino (Arcore)

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Villa San Martino
001VillaSMartino.JPG
Villa San Martino
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Arcore
Indirizzo Viale San Martino
Coordinate 45°37′35.04″N 9°19′01.99″E / 45.6264°N 9.31722°E45.6264; 9.31722Coordinate: 45°37′35.04″N 9°19′01.99″E / 45.6264°N 9.31722°E45.6264; 9.31722
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVIII secolo
Realizzazione
Proprietario Silvio Berlusconi
Proprietario storico famiglia marchionale Casati Stampa

Villa San Martino è una residenza signorile, realizzata dalla famiglia marchionale Casati Stampa nel XVIII secolo e inclusa nel comune di Arcore, nella provincia di Monza e Brianza, in Viale San Martino. Dal 1974 è la residenza di Silvio Berlusconi.

La storia della dimora[modifica | modifica wikitesto]

Con Villa Borromeo d'Adda, sede comunale, e Villa La Cazzola, residenza privata, fa parte del gruppo delle ville di delizia[1], ma che erano nate come residenze padronali, da dove venivano gestite grandi aziende agricole, o semplici casini per la caccia.

Un tempo monastero benedettino, a metà del '700 fu acquisito con le sue terre dai conti Giulini, che lo ristrutturarono in forme neoclassiche.

L'edificio fu disposto o forse mantenuto dal conte Giorgio Giulini nella tipica struttura a U aperta verso il paese. Durante queste opere di trasformazione fu impostato anche il grande viale d'accesso lungo un asse prospettico che, partendo dalla piazza antistante villa Borromeo, si spinge verso Ovest oltrepassando a cannocchiale l'edificio, nella sequenza corte d'onore, arco centrale del portico e apertura corrispondente nel salone; quindi attraversa il giardino e, infine, fiancheggiato da un lungo filare di alti pioppi, si prolunga fino al Lambro, distante qualche chilometro.

L'architettura offre un impianto scenografico imponente, capace di far colloquiare l'edificio, il parco secolare, il verde agricolo circostante. L'asse prospettico all'ingresso, sebbene ora in parte interrotto, visivamente, da una macchia verde di alberi e arbusti e dal muro di cinta, è rimasto sostanzialmente integro nel corso del tempo. Dopo le trasformazioni compiute dai Giulini, la villa passò ai Casati nella prima metà dell'Ottocento a seguito del matrimonio di Anna Giulini Della Porta (1818-1883) con Camillo Casati (1805-1869) e, alla fine di quello stesso secolo, pervenne quindi al ramo dei Casati Stampa di Soncino. Il conte Alessandro Casati (1881-1955), che vi abitò sino alla propria morte, ne ingrandì la biblioteca e vi ospitò a più riprese l'amico Benedetto Croce.

Alla morte del conte Alessandro Casati l'immobile passò a suo nipote, ovverosia il suo parente più prossimo, marchese Camillo Casati Stampa di Soncino (1927-1970). Questi risiedette saltuariamente nella villa. Suicidatosi il 30 agosto 1970[2][3] dopo avere assassinato la moglie Anna Fallarino e il di lei amante Massimo Minorenti (Delitto di via Puccini), la proprietà passò ad Anna Maria Casati Stampa di Soncino, nata a Roma il 22 maggio 1951[4], ossia alla figlia di primo letto (avuta con Letizia Izzo) del marchese. La giovane, all'epoca dei fatti delittuosi diciannovenne (e quindi secondo la legge di allora minorenne), venne affidata ad un tutore, nella persona di Giorgio Bergamasco. Pro-tutore venne nominato Cesare Previti.

Il passaggio alla famiglia Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 luglio 1972 Bergamasco venne nominato Ministro per i rapporti fra Governo e Parlamento nel secondo governo Andreotti[5]; nel frattempo la Casati Stampa si era già emancipata dalla potestà giuridica tutoriale con il raggiungimento della maggiore età al compimento del ventunesimo anno avvenuto il 22 maggio 1972. Successivamente Anna Maria Casati Stampa, frattanto sposatasi con il conte Pierdonato Donà dalle Rose, si trasferì con il marito in Brasile e come suo legale in Italia venne da lei scelto il suo ex pro-tutore Cesare Previti. Poiché pressata da esigenze economiche e avendo ricevuto in eredità non solo i beni di famiglia ma anche i grandi sospesi del padre con il fisco, Anna Maria Casati Stampa di Soncino in Donà dalle Rose decise nel 1973 di porre in vendita la villa e di avvalersi del suo avvocato come mediatore.

L'acquirente venne trovato nell'allora imprenditore edile Silvio Berlusconi. La villa, completa di pinacoteca, biblioteca di diecimila volumi - per curare i quali venne assunto come bibliotecario Marcello Dell'Utri - arredi e parco con scuderia in cui fu assunto come stalliere Vittorio Mangano - era all'epoca valutata per il solo bene immobile (3500 ) oltre 1 miliardo e 700 milioni dell'epoca[6][7], stando alle stime legate all'eredità. Fu però ceduta in cambio della cifra, molto inferiore alla valutazione, di 500 milioni di lire[8] in titoli azionari (di società all'epoca non quotate in borsa), pagamento che fu inoltre dilazionato nel tempo[9][10]. L'ereditiera non riuscì a monetizzare questi titoli azionari, se non con un accordo con gli stessi Previti e Berlusconi, che li riacquistarono per 250 milioni[7]. All'inizio degli anni ottanta la proprietà fu valutata garanzia sufficiente ad erogare un prestito di 7,3 miliardi di lire.[7]. Berlusconi si insediò ad Arcore alla fine del 1974.

Le modifiche apportate da Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Silvio Berlusconi, proprietario della dimora, ha fatto eseguire un restauro di tipo conservativo della porzione più antica dell'edificio e un ripristino di alcune parti alterate da precedenti interventi o che apparivano ormai fatiscenti. Grazie a questi lavori sono anche stati liberati, sistemati e resi disponibili splendidi locali sotterranei. Il proprietario ha collocato nel parco della tenuta un mausoleo personale (opera di Pietro Cascella intitolata La volta celeste) con loculi per i prossimi, un monumento in travertino da 100 tonnellate e un grande sarcofago in marmo rosa.[11] All'interno della villa sono rimasti quadri e medaglioni raffiguranti personaggi della famiglia Giulini (quali lo storiografo Giorgio Giulini) e della famiglia Casati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Mauri, D. F. Ronzoni. Ville della Brianza. Ediz. italiana e inglese vol. 2. Missaglia, Bellavite, 2004. ISBN 88-7511-031-X.

Per la rilevanza pubblica del suo protagonista, la vicenda della compravendita fra la famiglia Casati e Silvio Berlusconi fu oggetto di grande attenzione da parte della stampa, ed è ampiamente descritta, ad esempio, in:

  • Autori Vari, La Grande Truffa, Previti, Berlusconi e l'eredità Casati Stampa, Milano, Kaos, pp. 127. ISBN 88-7953-070-4.
  • Giovanni Ruggeri, Berlusconi. Gli affari del Presidente, Milano, Kaos, 1994, pp. 79-90.
  • Corrado Augias, Il delitto di via Puccini in I segreti di Roma, Milano, Mondadori, 2005, .
  • Pino Corrias, La luminosa reggia di Arcore e il rimorso di Lord Jim, in Luoghi comuni. Dal Vajont a Arcore, la geografia che ha cambiato l'Italia, Milano, Rizzoli, 2006. pp. 145-164. ISBN 978-88-17-01080-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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