Villa Nannini

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Villa Nannini
Villa Nannini 01.JPG
Villa Nannini
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Lucca
Indirizzo via Farnesi, 141
Coordinate 43°51′04.33″N 10°30′44.3″E / 43.851203°N 10.512306°E43.851203; 10.512306Coordinate: 43°51′04.33″N 10°30′44.3″E / 43.851203°N 10.512306°E43.851203; 10.512306
Informazioni
Condizioni In uso

Villa Nannini è un edificio situato in via Farnesi, 141 a Lucca.

Villa Nannini
Villa Nannini

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La villa è ubicata subito al di là del viale che fiancheggia le Mura urbane, a nord della città nel quartiere di San Marco.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Costituito da un parallelepipedo grigio di forma allungata, su tre piani, più uno interrato, disposto longitudinalmente al lotto, l'edificio sembra avere un aspetto industriale, accentuato anche dalla mancanza quasi assoluta di aperture nei due lati lunghi, eccetto che per alcune piccole aperture quadrate e a nastro nel lato est, e per una finestratura terra-tetto nella parte centrale del lato ovest. I due lati corti, a nord e a sud, presentano invece superfici quasi totalmente vetrate, tranne un grande cilindro, nel lato sud, che ingloba una scala a chiocciola.

Essendo le parti finestrate poste ai lati corti dell'edificio, si verrebbe a creare una zona buia nella parte centrale della casa, cosa che invece è evitata dalla presenza di un pozzo di luce che parte dal soffitto e arriva al sottosuolo. Ed è su questo spazio che sono incentrati tutti gli ambienti. A piano terra esso divide la zona cucina-pranzo dalla zona soggiorno, mentre ai due piani superiori vi si affacciano i ballatoi che danno accesso alle camere. A livello della copertura, piana, lo spazio termina con una chiusura a vetri di sezione triangolare. è da notare che, in pianta, circa la metà di questo spazio è stata lasciata a verde tanto da creare un piccolo giardino interno con piante che arrivano fino ai piani alti della casa.

L'intero edificio, sia all'esterno che all'interno, è stato realizzato sfruttando la capacità espressiva dei materiali industriali: la struttura portante, così come la scala a chiocciola, è realizzata con murature in cemento armato e colonne metalliche; all'esterno la simmetria della facciata vetrata a nord è accentuata da un grosso tubo di acciaio che richiama alla mente una ciminiera industriale e che invece è la canna fumaria del camino nel soggiorno del piano interrato.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

All'interno il controsoffitto in griglie metalliche bianche nasconde tutti gli impianti montati contro il solaio; i fori sui parapetti rendono possibile il passaggio d'aria per la climatizzazione; i pavimenti sono dovunque in feltro grigio, e in gomma bullonata nera nella cucina. Se all'esterno l'edificio ha un uniforme colore grigio, all'interno, al bianco-grigio del piano terra (bianco per i muri e il grigliato del controsoffitto e grigio per il pavimento), si contrappongono i colori sgargianti delle camere da letto, ognuna trattata con un colore-base diverso, che trova sempre rispondenza nei colori degli arredi.

Gli arredi[modifica | modifica wikitesto]

Gli arredi sono costituiti da "oggetti molto connotati, con una forte immagine evocativa" tutti di design, tra i quali figurano le poltrone AEO di Paolo Doganello per Cassina, la lampada Sanremo di Archizoom per Poltronova, il "Capitello" dello Studio 65 realizzato per Gufram nel soggiorno a piano terra, oppure ancora il divano Bonte di Cini Boeri per Arflex, le lampade Giovi di Achille Castiglioni per Flos, " Sassi" di Gilardi per Gufram nel soggiorno al piano interrato, i letti e la poltroncina di Cini Boeri per Arflex.

Fortuna critica[modifica | modifica wikitesto]

In un articolo comparso sulla rivista Domus, Giuseppe Chigiotti sottolinea la caratteristica essenziale e particolare dell'opera, individuandola nella sua netta diversificazione tra aspetto esterno e spazio interno. Entro

« un paesaggio segnato dalla convenzionalità e da un eclettismo senza genialità, l'edificio dello studio Menichetti Lazzarini è certamente un elemento di provocazione. L'aspetto da edificio industriale, è ancora più accentuato dalle scarse aperture sulle facciate, rischiando così, con una unica facciata in vetro specchiante, di farci disorientare nel leggervi la tipologia di una abitazione monofamiliare »

Mentre passando all'interno,

« questo senso di provocazione si stempera completamente, in una progettazione di spazi che volutamente ignorano l'esterno. La casa è chiusa in se stessa, con tutti gli ambienti incentrati ad uno spazio, che la attraversa dal sottosuolo fino al soffitto. Questa centralità è accentuata dalla luce che penetra attraverso di esso in tutti gli ambienti. Il mondo esterno viene percepito con viste parziali e frammentarie attraverso piccole aperture, mentre preminente è l'immagine di questo paesaggio-spazio interno. Questa volontà di chiudersi all'esterno non è un atto di presunzione del progettista, ma tradisce tradizioni ed abitudini abitative secolari. È sufficiente una rapida passeggiata per le strade di Lucca per rendersene conto: severe facciate nascondono a occhi indiscreti, magici spazi interni. A questo punto è facilissimo trovare assonanze tra la concezione spaziale dei palazzi lucchesi e del progetto qui presentato »

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Chigiotti, Abitare a Lucca in "Domus", 1984, n. 654.

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