Villa Giustiniani Massimo

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Villa Giustiniani Massimo
Esquilino - via Boiardo villa Giustiniani Massimo 1000962.JPG
Prospetto su via Matteo Boiardo
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoVia Matteo Boiardo, 16
Coordinate41°53′18.6″N 12°30′19.55″E / 41.8885°N 12.50543°E41.8885; 12.50543Coordinate: 41°53′18.6″N 12°30′19.55″E / 41.8885°N 12.50543°E41.8885; 12.50543
Informazioni generali
CondizioniDistrutto
Costruzione1605-1625
DistruzioneInizi Novecento
Realizzazione
ArchitettoGiovanni Fontana (villa), Francesco Borromini (casino), Carlo Lambardi (portale)
ProprietarioFamiglia Giustiniani, famiglia Massimo, famiglia Lancellotti

La villa Giustiniani al Laterano, detta anche "villa Massimo", dal nome dei successivi proprietari, era una villa seicentesca che si estendeva tra le attuali via Merulana, via Tasso, viale Manzoni e piazza San Giovanni in Laterano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu voluta dal marchese Vincenzo Giustiniani, principe di Bassano e depositario della Camera Apostolica, il quale, dopo aver acquisito nel 1605 un terreno coltivato a vigna, vi fece erigere una dimora sfarzosa.

Così la descrive F. Titi nella sua opera:

«Sul canto dello stradone di s. Giò Laterano, che conduce a S. Maria Maggiore, a mano destra è posta questa Villa, che ha un portone di magnifica architettura di Carlo Lambardi. Il casino è architettata del Borromino, e dentro ad esso, e per la villa sono sparsi molti marmi antichi tanto di statue, e busti, quanto di bassirilievi, tra i quali uno era il più bello, e il più conservato, che ci sia rimasto dall'antichità, è un bassorilievo scolpito intorno ad un gran vaso, collocato in cima ad un viale, e che si trova intagliato nel libro de' bassirilievi antichi, che si vende nella Calcografia Camerale a Monte Citorio»

(Titi, op. cit.)

Nel 1803 la famiglia Massimo subentrò nella proprietà e, per questa via, nel 1848 la villa passò ai Lancellotti, che nel 1871, in seguito al progetto di lottizzazione dell'Esquilino, vendettero il vasto parco come area edificabile: mentre così il parco iniziò a scomparire sotto l'espansione della città, nel 1885 il monumentale portale del muro di cinta della villa venne ceduto allo Stato. Esso venne riposizionato nel 1931 come ingresso alla villa Celimontana al Celio, dove tuttora si trova.

Nel 1948 fu acquistata dalla Custodia di Terra Santa, della quale ospita oggi la Delegazione per l'Italia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Della collezione originaria dei Giustiniani, ora dispersa tra vari musei e raccolte private, rimane in situ la cosiddetta "statua di Giustiniano", un pastiche voluto nel 1638 dal principe Andrea Giustiniani, che commissionò ad Arcangelo Gonnelli un'opera che sottolineasse la pretesa discendenza della famiglia dall'imperatore Giustiniano. Fu scelto un colossale torso acefalo di marmo greco, che venne integrato abbondantemente, mentre per la testa ci si rifece ad un ritratto giovanile di Marco Aurelio) trasformandolo nel personaggio eponimo, raffigurato nel fiore dell'età; la statua risultante, alta circa quattro metri, venne poi collocata nell'attuale posizione nel 1742 da Giovan Battista Giustiniani, come informa l'epigrafe murata sul lato meridionale del casino.

Sotto la proprietà dei Massimo, tra il 1817 e il 1829 le tre sale della dimora sul lato giardino vennero affrescate dai Nazareni (in particolare Johann Friedrich Overbeck, Philip Veit, Joseph Anton Koch, Julius Schnorr e Joseph von Führich)[1]: gli Episodi dell'Orlando Furioso (Stanza dell'Ariosto) da Julius Schnorr von Carolsfeld (1822-27), gli Episodi della Gerusalemme Liberata (Stanza del Tasso) da Johann Friedrich Overbeck (1819-27) e le Scene del Paradiso e Purgatorio (Stanza di Dante) da Joseph Anton Koch (1825-28) aiutato nelle ghirlande da Franz Horny e con sulla volta l'Allegoria del Paradiso avviata prima da Philipp Veit (1818-24).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Six Hundred and Twenty-First Meeting. May 24, 1870. Annual Meeting, Proceedings of the American Academy of Arts and Sciences, Vol. 8 (May, 1868 - May, 1873), p. 241.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Titi, Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma, stampato da Marco Pagliarini, Roma, 1763 (ediz, Wiliam Thayer)
  • C. Zaccagnini, Le ville di Roma, Newton Compton editori, Roma, 1978, pp. 182–183

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