Villa Farsetti
| Villa Farsetti | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Veneto |
| Località | Santa Maria di Sala |
| Coordinate | 45°30′25.18″N 12°02′00.25″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1744-1774 |
| Uso | uffici comunali |
| Realizzazione | |
| Architetto | Paolo Posi |
| Committente | Filippo Farsetti |
- Villa Farsetti è una villa veneta situata nel contesto agricolo del Comune di Santa Maria di Sala, nella Città metropolitana di Venezia, progettata dall'architetto senese Paolo Posi.
L'opera fu costruita nel trentennio compreso tra il 1744 e il 1774 e venne commissionata da Filippo Farsetti.[1] Questo arco temporale si riferisce all'intero complesso, comprendente l'edificio principale, le strutture accessorie e i giardini. La costruzione dell'edificio principale ebbe luogo invece tra il 1759 e il 1762, sempre su commissione dell'abate Filippo Farsetti.[2] La villa si inserisce in un ampio complesso che includeva anche un orto botanico, cedraie, serre, boschetti e un labirinto.
L'origine di questa villa risale ad ancora prima del Duecento, quando, come risulta da vecchi e autentici documenti, apparteneva ai Sala, una famiglia patrizia padovana.[3]
Verso la metà del Settecento il vecchio palazzo venne demolito e l'abate Filippo Farsetti vi fece costruire la sua villa, realizzando giardini, labirinti, cedraie, serre, boschetti e un orto botanico.
L'attuale villa si estende per una lunghezza di 93 metri, mentre la forma del vecchio palazzo, costituito da due ali a L che delimitavano una corte, ha influenzato la planimetria della villa successiva, che presenta uno schema analogo. La modifica sostanziale rispetto all'impianto precedente riguarda l'orientamento del prospetto principale: non più rivolto verso la strada della chiesa, sulla quale mantiene un accesso secondario, bensì verso la Strada provinciale 32 Miranese (via Cavin di Sala), dalla quale è separata da un grande giardino.
Varcato l'ingresso principale, si accede alla grande area del prato antistante la villa, oltre la quale, sul retro, si trova la corte contornata dalla lunga foresteria, dalla scuderia, da serre e dalle limonaie.[4]
L'apparato decorativo della facciata principale dell'edificio è essenziale ed elegante: lesene e timpani, sia triangolari che circolari, inquadrano le finestre, mentre l'orizzontalità del prospetto è sottolineata da semplici cornici marcapiano, dal coronamento dentellato e dalla balaustra del terrazzo sommitale, presente lungo tutta la lunghezza dell'edificio.
Il preziosismo della villa raggiunge il massimo livello al piano terra grazie all'uso delle antichissime colonne. La facciata posteriore si discosta totalmente da quella principale per la mancanza di elementi decorativi, nonché delle convessità e concavità di cui è ricca quella anteriore.[5]
La villa ospita alcuni uffici comunali e eventi di vario genere, tra cui mostre d'arte e di scenografia, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e concerti musicali.[6]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Passaggi di proprietà
[modifica | modifica wikitesto]Le prime notizie storiche riguardano il capostipite, noto come Konrad (italianizzato in Corrado), originario della Franconia e disceso in Italia nel 1119 a seguito dell'imperatore Enrico V.
L'anno seguente, secondo le fonti, Corrado entrò in possesso del feudo di Sala, assumendo da esso il cognome per sé e per i propri discendenti, secondo la consuetudine medievale di adottare come cognome il nome della terra posseduta.
Tra alcuni celebri discendenti ricordiamo Corrado II, che divenne «dottor de leggi» nell'anno 1218, e Negro, figlio di Corrado II, investito del feudo di Sala dal vescovo di Treviso nel 1229.[7]
Durante il periodo della dominazione di Ezzelino III (1237-1256) sono da ricordare i due fratelli Ugolin e Pagan: il primo fu decapitato dagli Ezzelini mentre era prigioniero a Verona, il secondo giustiziato per aver riconquistato Padova nel 1256. Il maggior rappresentante della famiglia Sala fu comunque Paganino II, vissuto nella seconda metà del XIV secolo e ultimo proprietario per conto della famiglia della villa di Sala. Paganino II godette di grande reputazione e ricoprì importanti incarichi presso i Carraresi fino al 1388, quando i milanesi, guidati da Gian Galeazzo Visconti, conquistarono Padova.
Paganino II, per salvarsi dall'invasione dei Visconti, abbandonò la famiglia dei Carraresi e nel 1389 acquistò 1.200 campi (circa 464 ettari, 4,64 km²) dai Carraresi, entrando così nelle grazie di Gian Galeazzo Visconti, che gli infeudò altre proprietà pari a 2.000 campi (circa 773 ettari, 7,73 km²).[8]
Paganino II non ebbe, tuttavia, la possibilità di godere a lungo della fortuna acquisita: dopo aver abbandonato la famiglia dei Carraresi e ottenuto numerosi feudi grazie al favore di Gian Galeazzo Visconti e dei milanesi, nel 1390 Francesco Novello da Carrara rientrò in possesso della signoria di Padova, ponendo così fine alla brevissima dominazione dei milanesi e riportando la città sotto il controllo dei Carraresi.
Per vendicarsi del tradimento di Paganino II, Francesco Novello gli confiscò sia i nuovi sia gli antichi feudi e lo condannò all'impiccagione, mentre i tre figli, Daniele, Pietro e Giosafat, trovarono riparo a Pavia presso Gian Galeazzo Visconti.[9]
Confiscate le proprietà alla famiglia Sala, i Carraresi rimasero in possesso dei beni, tra cui il feudo di Sala, solo per un periodo brevissimo: alla fine del 1405 i veneziani conquistarono Padova e cedettero il feudo di Sala alla famiglia Contarini.[10]
La famiglia Contarini, nobile famiglia veneziana, in un secolo e mezzo ampliò le proprie proprietà e, verso il 1593, decise di dividere i suoi possedimenti: la tenuta di Sala fu destinata ai fratelli Filippo e Francesco di ser Piero.[11]
Negli anni successivi, a causa di difficoltà economiche della famiglia Contarini, l'intera tenuta di Sala fu acquistata dal marchese Agostino, appartenente alla ricca famiglia spagnola Fonseca, per conto del cugino Sebastian Cortizos.[12]
Agostino Fonseca si era arricchito nella sua nazione d'origine con il commercio di lane e zuccheri; nel 1664, divenuto nobile veneto dopo aver fissato la sua dimora a Venezia, ricevette dal cugino Sebastian Cortizos l'incarico e i fondi per l'acquisto di immobili nello Stato Veneto, in particolare la tenuta di Sala e il palazzo dominicale dalla famiglia Contarini.[13]
Il Fonseca eseguì diverse migliorie e acquistò ulteriori terreni nel territorio di Sala, incontrando resistenze da parte di alcuni eredi della famiglia Contarini, che intendevano annullare l'atto di compravendita tra Fonseca e Zuanne Contarini. Nel 1670, Emanuel Giuseppe Cortizos manifestò al Fonseca l'intenzione di intestarsi tutti gli acquisti effettuati da quest'ultimo con il denaro inviato da Cortizos: Fonseca non poté rifiutare la richiesta, che riconosceva a Cortizos la proprietà degli acquisti, rimanendo tuttavia amministratore degli stessi e dividendone gli utili in parti uguali.
In questo periodo, Emanuel Giuseppe Cortizos e Agostino Fonseca avevano concordato di stipulare un atto di compravendita, ma per Fonseca iniziarono nuovi problemi giudiziari, poiché i Cortizos non riconoscevano tutte le spese sostenute per gli acquisti effettuati. Contemporaneamente, i Fonseca dovettero affrontare altre cause giudiziarie con la famiglia Contarini per rientrare in possesso dello ius di decima [14] che era stato loro sottratto. Soltanto nel 1683 la marchesa Marianna Fonseca, succeduta al marito, vinse sia le cause contro la famiglia Contarini che quelle contro i Cortizos.[15]
Le vicende giudiziarie per la spartizione della tenuta di Sala tra i Fonseca e i Cortizos proseguirono per vari anni, inducendo i Cortizos a ricorrere a rilevanti prestiti per sostenere le cause.[16]
La famiglia dei Farsetti, non vedendo corrispondere né gli interessi né il capitale prestato, citò la famiglia Cortizos; per saldare i vari debiti, quest'ultima si vide costretta a offrire alla famiglia Farsetti parte della tenuta di Sala, ma questi ultimi pretendevano il denaro. Dopo anni di controversie giudiziarie, la famiglia Farsetti accettò alcuni immobili della tenuta di Sala e, solamente nel 1710, per saldare parte dei debiti con i Farsetti, il 6 maggio dello stesso anno Antonio Francesco Farsetti decise di acquistare l'intera tenuta di Sala.[17]
Famiglia Farsetti
[modifica | modifica wikitesto]Le origini della famiglia Farsetti sono molto umili, provenendo da Vinca, un paesetto alpestre del Fivizzanese in Toscana.[18]
Il primo esponente di rilievo fu Antonio Francesco Farsetti, che nel XVII secolo intraprese una serie di acquisizioni immobiliari, tra cui terreni nel Ferrarese, nel Trevigiano e nel Padovano, avviando opere di bonifica e miglioramento fondiario.[19]
Alla fine del Seicento il nipote Antonio Francesco Farsetti acquistò l’intera tenuta di Sala, investendo parte del proprio capitale e ricorrendo a prestiti, poiché la proprietà versava in condizioni di abbandono dopo le lunghe liti tra Fonseca, Cortizos e Farsetti.[20]
Con il figlio Filippo Vincenzo Farsetti, uomo di cultura e interessi artistici, e con il nipote Daniele, la villa venne ampliata e arricchita con opere architettoniche e decorative che ne fecero una delle più prestigiose residenze venete del Settecento.[21]
Progetto
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L'abate Filippo Farsetti, dopo gli anni trascorsi a Parigi e una lunga permanenza a Roma, tornò a Venezia affascinato dallo stile di Versailles e dalle testimonianze delle antichità classiche; egli possedeva infatti una chiara percezione degli elementi caratteristici della visione barocca e delle innovazioni del rococò.
Ritornato a Venezia, l'abate chiamò da Roma l'architetto Paolo Posi, al quale nel 1744 fu affidato il compito di progettare una residenza ideale, fondendo tra loro diversi stili architettonici. La nuova sistemazione comprendeva giardini, labirinti, cedraie, serre, boschetti e un orto botanico.


La pianta articolata evidenzia una simmetria concettuale con elementi tipici del rococò francese.[22]
Villa Farsetti fu costruita su un'area di 36 ettari, con una pianta quadrata in cui ogni settore della residenza era indipendente; l'edificio era orientato a sud e le lunghe cedraie incorniciavano lo spazio edificato.
Al palazzo padronale furono aggiunti la foresteria per gli ospiti e la botanica, destinata a studio-laboratorio per il giardino. A nord della villa si trovavano gli edifici per le attività agricole, come la scuderia, la cantina, i granai, la fattoria, le stalle e le rimesse, mentre a sud erano collocati gli elementi scenici, tra cui piccoli templi, laghetti, labirinti e l'arena. Le colonne costituivano un elemento essenziale e contribuivano all'armonia dello stile, pur senza un preciso ordine architettonico, impreziosendo e rendendo dinamico il passaggio tra il giardino e il portico.[23]
La planimetria dell'epoca mostra due grandi aree distinte, rispettivamente a nord e a sud, con stili e caratteri differenti: la prima, a nord, è occupata dagli edifici principali, dai parterre, dagli orti e dai boschetti e presenta le caratteristiche del giardino formale; la seconda, a sud, ospita invece gli elementi spettacolari ed è caratterizzata da una composizione più libera. Nella parte settentrionale si distinguono tre appezzamenti principali, ciascuno circondato da peschiere o fossati. Al centro si trovava l’area precedentemente occupata dal palazzo dei Contarini, con le strutture adiacenti: dal grande brolo a un terreno coltivato con la casa colonica.
Il palazzo padronale era a due piani, con il corpo principale a forma di elle e il piano terra porticato su tre lati visibili. La foresteria, anch’essa con la stessa conformazione del palazzo, ospitava alcune funzioni già esistenti in precedenza, come la lisciaia [24] , il forno, la tinaia [25], il pollaio, il porcile e l’ovile. Si presume che altri edifici furono demoliti per creare un ampio spazio destinato a una corte unica, mentre la scuderia venne mantenuta per ragioni architettoniche e di collocazione. Nell’area a ovest del brolo e a nord del cavazale [26] era stato progettato un giardino delimitato da alberi di tiglio (Tilia) e da cedraie, mentre a sud del cavazale si trovava l’orto botanico. Un altro appezzamento, situato nella parte centrale, era costituito da parterre e confinava a sud con l’orto da cucina e il frutteto, mentre a nord si trovava un altro parterre utilizzato prevalentemente nel periodo estivo e circondato da vari edifici: la gastaldia e la botanica a est, una coltivazione di garofani (Dianthus caryophyllus) a nord, alberi di agrumi a ovest e la stufa botanica [27] a sud.
A sud della strada Cavin di Sala si trovavano tre elementi principali: al centro l'anfiteatro, composto da piante di tasso (Taxus baccata) circondate da gradinate in pietra e concluso da una colonna; a ovest dell’anfiteatro si trovava la naumachia (oggi ancora riconoscibile per la forma ovale, seppur con dimensioni ridotte), circondata da una piccola collina artificiale, detta "colle capitolino", sulla quale sorgeva un antico tempio identificato con il Campidoglio, mentre sulle sue pendici si trovavano i resti del tempio di Giove Tonante; a est, infine, era collocato il labirinto, con le rovine del tempio di Diana e un bosco a lei dedicato.
Nelle idee originarie di Farsetti erano previsti tre elementi progettati da Charles-Louis Clérisseau, che tuttavia non furono mai realizzati: i resti di un antico circo, pensato come chiusura prospettica del palazzo; i resti di una strada consolare, ricavata dalla trasformazione di un tratto della strada Cavin di Sala compreso tra l'osteria e l'orto; e infine un ponte trionfale sulla peschiera, che avrebbe consentito l'accesso al nuovo palazzo dalla strada consolare.
Di tutta l'opera originaria rimangono oggi il palazzo centrale, la foresteria, la scuderia e il giardino.[28]
Descrizione
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L'esterno dell'edificio si sviluppa simmetricamente in senso longitudinale ai lati del salone centrale, caratterizzato da una facciata convessa. L'elemento centrale è collegato, tramite portici ornamentali e gallerie, a due ali laterali concave di minore importanza.[4][29]
L'edificio è ornato da 38 colonne, in parte scanalate e in parte lisce, originariamente destinate al Tempio della Concordia a Roma: una coppia di colonne fu impiegata nella parte centrale convessa, ai lati dell'ingresso principale, altre due coppie nelle parti concave delle ali. Le restanti 32 colonne furono collocate nei due portici, fatta eccezione per due coppie ai lati delle scale principali.[30]
Nella progettazione dell'elemento centrale, sviluppato su tre piani a differenza delle due ali laterali, sviluppate su due livelli, il Posi non applicò la regola secondo cui l'altezza dei vari piani di un edificio dovrebbe diminuire progressivamente rispetto a quella del piano terra. Il primo piano (mezzanino) presenta una forte riduzione di altezza rispetto al piano terra, necessaria per ben proporzionare le ali del palazzo, mentre il secondo piano (piano nobile) mantiene circa la stessa altezza del piano terra. L'altezza interna del primo piano è di circa 4 metri, cioè i tre quarti dell'altezza del piano terra (poco più di 5 metri), mentre l'altezza interna del secondo piano è leggermente inferiore ai 4 metri.

Il collegamento interno tra i vari piani è assicurato da due grandi scale a pozzo (le “scale nobili”), situate ai lati del corpo principale, e da due scale secondarie a quattro rampe (le “scale segrete”), ricavate all'interno dei due corpi secondari. La non uniformità delle altezze dei tre elementi che compongono il corpo del palazzo rende il prospetto più leggero e armonioso. Il prospetto est è suddiviso in tre campi uguali; la porta, ingresso secondario alla villa dalla strada della chiesa, è ornata da un frontone triangolare impostato sopra un fregio, mentre al di sopra si trova un balcone con balaustra priva di sporgenza, analogo a quello della sala ovale del secondo piano. Il prospetto ovest presenta una soluzione simile, con la differenza che i campi sono due: per garantire la simmetria, al piano terra è stata prevista una seconda porta finta e al piano superiore una finestra al posto del balcone con balaustra. Il piano terra dell'edificio è rialzato di 65 cm rispetto al terreno circostante, sia per impedire la risalita dell'umidità, sia per conferire maggiore importanza all'edificio. Nella parte antistante è stato realizzato un ampio piazzale di 6,70 metri con tre grandi scalini che conducono al giardino, originariamente considerato complemento dell'edificio, la cui sistemazione doveva conferirgli il massimo risalto. La forma allungata, secondo le regole della prospettiva, lo rendeva più gradevole alla vista.
Corte
[modifica | modifica wikitesto]Rappresenta lo spazio situato a nord, sul retro del palazzo, al quale si affacciano la foresteria e la scuderia. In corrispondenza dell'ingresso a nord e del portico di levante del palazzo si trova una gradinata composta da tre gradini, che consentivano l'accesso alla corte. Quest'area non è decorata, essendo destinata a servizio degli edifici collegati alla villa; gli unici elementi realizzati al suo interno sono due pozzi.[31]
Foresteria
[modifica | modifica wikitesto]La foresteria era il fabbricato adiacente al palazzo padronale, destinato all'alloggio degli ospiti occasionali e comprensivo di tutti gli ambienti di servizio e degli alloggi del personale. La costruzione, iniziata nel 1769, doveva raggiungere i 75 metri di lunghezza, ma il progetto rimase incompiuto a causa della morte del Farsetti; la parte realizzata misura circa 36 metri.[32] La foresteria è sviluppata su due piani: al piano terra un lungo e ampio porticato disimpegna tutti i locali necessari alla vita del palazzo, posti in successione lungo di esso; al piano superiore, un corridoio delle stesse dimensioni del portico disimpegna sette camere di diverse metrature. In corrispondenza del pianerottolo tra la prima e la seconda rampa delle scale sono stati ricavati due locali ammezzati ("camerini") adibiti a ripostiglio.
Il disegno della facciata presenta una composizione seriale, ripetuta 21 volte, il cui modulo è costituito da un arco al piano terra e da una finestra in asse con esso al primo piano.[33]
Scuderia
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- La pianta dell'edificio adibito a stalla per i cavalli era un parallelogramma di circa 32 × 17,40 metri. Lungo tutto il lato ovest, rivolto verso la corte, corre un porticato largo circa 5,20 metri. Il disegno di questa facciata, con piedritto e archi di ordine toscano, risulta armonioso ed equilibrato. L'ingresso alla scuderia, di tipo doppio (due file di poste con passaggio centrale), avveniva tramite un portone situato nel sottoportico, in corrispondenza della seconda arcata a partire da nord. L'ambiente era illuminato e arieggiato da tre grandi finestre sul lato est, cui corrispondevano altrettante aperture sul lato opposto. Al di sotto, su trave e tavole di legno, vi era una controsoffittatura a volta che facilitava il ricambio d'aria e impediva la caduta della polvere dal fienile soprastante, al quale si accedeva tramite una piccola scala in legno situata nell'angolo sud-est del sottoportico.[34]
Giardini
[modifica | modifica wikitesto]Filippo abate Farsetti, ispirandosi ai giardini delle lussuose ville dell'antica Roma, parallelamente alla costruzione del palazzo di Villa Farsetti realizzò il “giardino delle meraviglie”,[35] una raccolta del bello e del meraviglioso. Il giardino era destinato allo studio scientifico e didattico, contribuendo al progresso della scienza botanica. L'obiettivo era creare un vasto orto botanico organizzato in sezioni e caratterizzato dalla presenza di specie vegetali provenienti anche dall'America. Farsetti collezionò piante da ogni parte del mondo, fece costruire serre e parterres per posizionare i vasi, creò boschetti di alberi indigeni ed esotici, aiuole fiorite circondate da cedrare e un vero e proprio orto botanico per le piante erbacee e gli arbusti.[36]
Lo spazio verde dell'intera villa era suddiviso in diverse zone: il giardino di fronte al palazzo, l'orto botanico, la corte, il bosco montan [37], le cedrare [38] e il giardino di fronte alle cedrare. Oggi è possibile ammirare il giardino a sud della villa, ricostruito nel 2008 secondo il progetto originale, e la corte antistante il palazzo. Le cedrare, il giardino di fronte a esse e l'orto botanico sono attualmente appezzamenti erbosi utilizzati per ospitare grandi eventi, come la corsa dei cavalli e altre attività sportive, mentre il bosco montan è completamente scomparso.
Giardino di fronte al palazzo
[modifica | modifica wikitesto]Il giardino si estendeva davanti alla villa, sul lato sud, fino all'arena o anfiteatro dei tassi [39], di cui rimangono tuttora le tracce sul terreno.[40] La struttura del giardino segue il modello francese: il viale principale è in asse con l'ingresso dell'edificio, mentre un secondo viale lo incrocia perpendicolarmente al centro, dove si trova una vasca di forma ovale. Il giardino si divide poi in quattro appezzamenti uguali, separati da viali perimetrali; negli angoli di ciascun appezzamento si trovano grandi vasi con coperchio in pietra tenera, lungo i lati sono collocati vasi in terracotta, mentre sui lati più lunghi si trovano due palissades [41] di carpino (Carpinus betulus) sagomate ad archi. A sud il giardino è delimitato da due palissades basse (forse di bosso), con un piccolo albero al centro di ciascuna e due salici piangenti alle estremità.[42] Il giardino era inoltre arricchito da statue e ampi appezzamenti verdi, circondati da numerosi alberi esotici che inquadrano la villa.[40] L'accesso al palazzo era possibile anche attraverso il giardino, grazie al ponte trionfale realizzato sulla peschiera, che convogliava le acque dei fiumi Tergola e Muson.[43]
Orto botanico
[modifica | modifica wikitesto]Filippo Farsetti, esperto in botanica, dedicò un’ampia area alla realizzazione dell’orto botanico, situato nella parte antistante le cedraie, a ovest del giardino padronale del palazzo. Qui furono piantate numerose varietà di piante, comprese specie esotiche e rare, tra cui la prima magnolia (Magnolia grandiflora) importata in Italia.[44] I due elementi principali dell’orto erano una fontana, denominata vasca dei pesci d’oro, che ospitava pesci dorati provenienti dalla Cina (Cyprinus auratus), considerati allora specie rara, e una tavola di marmo posta su un parterre ottagonale in pietra. Nell’orto erano inoltre presenti panchine e cordonate in pietra a delimitare le aiuole. Lo spazio era suddiviso da due viali in quattro settori destinati alla coltivazione di piante medicinali, specie indigene, esotiche e piante aromatiche. Le aree erano circondate da piattabande con fiori e arbusti, corredate da vasi in pietra o terracotta, e suddivise internamente in aiuole rettangolari. Ogni pianta era identificata mediante cartellini con il nome in latino e in italiano, accompagnato da un numero di catalogazione. L’irrigazione era fornita dall’acqua delle peschiere, mentre la concimazione veniva effettuata con letame bovino.[44]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Vio 1967, p. 17.
- ↑ Villa Farsetti, su culturaveneto.it. URL consultato il 5 settembre 2025.
- ↑ De Tipaldo 1833, p. 6.
- 1 2 Veneziaeventi.com, Villa Farsetti.
- ↑ La Villa Farsetti[collegamento interrotto], su asestante.it. URL consultato il 31 gennaio 2019.
- ↑ Villa Farsetti: tutti gli eventi, su prolocosantamariadisala.it.
- ↑ Vedovato 1994, p. 13.
- ↑ Vedovato 1994, p. 14.
- ↑ Vedovato 1994, p. 16.
- ↑ Vedovato 1994, p. 19.
- ↑ Vedovato 1994, p. 22.
- ↑ Vedovato 1994, p. 25.
- ↑ Vedovato 1994, p. 27.
- ↑ Lo “ius di decima” indica un diritto patrimoniale legato alla percezione di una decima parte dei raccolti o dei redditi agricoli. Nelle società europee pre-moderne, specialmente in Italia, la decima era una tassa o tributo pari a circa un decimo della produzione agricola, spesso destinata alla Chiesa o a un signore locale. Chi deteneva lo ius decimae aveva quindi il diritto di riscuotere questa quota dai contadini o dalle proprietà soggette. Nel caso dei Fonseca, la disputa con i Contarini riguardava il recupero del diritto di riscuotere tale decima, che era stato loro sottratto o contestato. In sintesi, lo ius di decima non era una proprietà materiale, ma un diritto giuridico-economico, spesso molto rilevante, perché garantiva un reddito stabile derivante dai terreni.
- ↑ Vedovato 1994, p. 28.
- ↑ Vedovato 1994, p. 29
- ↑ Vedovato 1994, p. 30
- ↑ Vedovato 1994, p. 43
- ↑ Vedovato 1994, pp. 46-58
- ↑ Vedovato 1994, pp. 69-80
- ↑ De Tipaldo 1833, p. 12
- ↑ Vio 1967, p. 25
- ↑ Vio 1967, p. 26
- ↑ Lisciaia: locale o ambiente destinato alla lavorazione della lana, dove si pettinava, cardava e lisciava la fibra prima della filatura o tessitura. Tipico delle ville e fattorie storiche, faceva parte degli edifici di servizio agricoli.
- ↑ Tinaia: locale o edificio adibito alla lavorazione e conservazione del vino, comprendente le tinozze o recipienti per la fermentazione e la maturazione del mosto.
- ↑ Cavazale: appezzamento di terreno agricolo, generalmente destinato al pascolo o alla coltivazione per l’alimentazione del bestiame, tipico delle ville e fattorie storiche.
- ↑ Stufa botanica: locale riscaldato destinato alla coltivazione di piante esotiche o sensibili al freddo, utilizzato negli orti botanici e nelle serre delle ville storiche.
- ↑ (EN) Villa Farsetti, su fondazioneaida.it. URL consultato il 20 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2016).
- ↑ Villa Farsetti, su Ville Venete For You. URL consultato il 20 gennaio 2019.
- ↑ Villa Farsetti, su Storia e sostenibilità nel paesaggio Veneto, 18 gennaio 2012. URL consultato il 20 gennaio 2019.
- ↑ Vedovato 2004, p. 192
- ↑ Villa Farsetti - Ville Venete, su Veneto e Dintorni. URL consultato il 20 gennaio 2019.
- ↑ Loris Vedovato, La Villa Farsetti a Santa Maria di Sala presso Padova. Influenze romane nell'ambito veneto, in 2003.
- ↑ Vedovato 2004, pp. 187-192
- ↑ Il giardino di villa Farsetti a Santa Maria di Sala, su Fondazione Benetton Studi Ricerche. URL consultato il 20 gennaio 2019.
- ↑ Vedovato 2004, p. 27
- ↑ Bosco montan: boschetto artificiale o naturale progettato per evocare un paesaggio montano, con alberi, cespugli e piccoli dislivelli. Nei giardini settecenteschi, come quello di Villa Farsetti, serviva a creare scorci pittoreschi e spazi ombreggiati, distinguendosi dai giardini formali per il suo aspetto più naturale e “selvatico”.
- ↑ Cedrare: viali o filari di cedri piantati in modo regolare per creare linee prospettiche, delimitare spazi o ornare giardini. Nei giardini settecenteschi, le cedrare erano elementi scenografici fondamentali, spesso utilizzate per evidenziare l’asse principale del giardino, creare ombra e ordine, e guidare lo sguardo verso punti focali come fontane, statue o edifici.
- ↑ L’“anfiteatro dei tassi” prende il nome dalla sua forma semicircolare, che richiama quella degli antichi anfiteatri romani, e dai tassi (Taxus), alberi piantati lungo il perimetro per creare la struttura vegetale. In pratica, è un anfiteatro naturale formato da questi alberi, utilizzato come elemento scenografico nel giardino di Villa Farsetti.
- 1 2 Vio 1967, p. 27
- ↑ Palissades: siepi o recinzioni vegetali potate e sagomate a scopo ornamentale, utilizzate nei giardini storici per delimitare spazi, creare linee prospettiche e valorizzare elementi decorativi come statue o fontane. Possono essere realizzate con alberi o arbusti, come carpino o bosso.
- ↑ Vedovato 2004, p. 166
- ↑ Riccardo Abati e Maria Pia Polo, Le acque del Muson, Biblioteca Comunale "F. Farsetti" di Santa Maria di Sala, 1989.
- 1 2 Loris Vedovato, Villa Farsetti nella storia, Vol. II, Marghera, Mazzanti Editori, 2004, ISBN 978-88-88114-52-1.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Riccardo Abati e Maria Polo, Le acque del Muson, Biblioteca comunale “F. Farsetti” di Santa Maria di Sala, 1989, ISBN non esistente.
- Emilio De Tipaldo, Descrizione Della Deliziosa Villa di Sala Di Proprietà del Sig. Demetrio Mircovich, Alvisopoli, 1833, ISBN non esistente.
- Loris Vedovato, La Villa Farsetti a Santa Maria di Sala presso Padova influenze romane nell'ambito veneto (PDF), in Zeitenblicke, Nr. 3, 2003, ISSN 1619-0459.
- Loris Vedovato, Villa Farsetti nella storia, Vol. I, Grafiche Veneziane, 1994, ISBN non esistente. URL consultato il 9 febbraio 2019.
- Loris Vedovato, Villa Farsetti nella storia, Vol. II, Marghera, Mazzanti Editori, 2004, ISBN 978-88-88114-52-1.
- Ettore Vio, La Villa Farsetti a Sala, Ferdinando Ongania, 1967, ISBN non esistente.
Voci correlate
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Villa Farsetti
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Villa Farsetti, su misteridelterritorio.wordpress.com.
- Villa Farsetti, su Venezia eventi.com.
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