Delitti contro le confessioni religiose

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I delitti contro le confessioni religiose, nell'ordinamento giuridico italiano, sono previsti e puniti dal codice penale al capo I del titolo IV (delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti) del libro II (dei delitti in particolare).

Le fattispecie[modifica | modifica wikitesto]

Vilipendio della religione dello Stato (art. 402)[modifica | modifica wikitesto]

« Chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato è punito con la reclusione fino a un anno. »

La Corte costituzionale, con sentenza n. 508 del 2000, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di predetta disposizione.

Il vilipendio fu introdotto nell'ordinamento giudiziario italiano nel 1889 (il cosiddetto Codice Penale «Zanardelli»). Fino ad allora il reato previsto in casi simili era quello di blasfemia. Questo Codice tutelava l'espressione della libertà religiosa, in forma sia individuale che collettiva, senza discriminazioni tra i culti. L'accusa sussisteva solo laddove vi era volontà di offendere la fede professata dalla persona offesa, e questa presentava querela. Il Codice Penale del 1930 (cosiddetto «Codice Rocco»), invece, ripristinò il trattamento preferenziale per la religione cattolica, discriminando gli altri culti. Inoltre, con i suoi articoli non intendeva solo proteggere la manifestazione esteriore della fede, ma anche la fede religiosa per sé medesima, cioè come istituzione: per far scattare il reato bastava il dolo generico, non più l'intenzione di offendere.

Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone (art. 403)[modifica | modifica wikitesto]

« Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto.[1] »

Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose (art. 404)[modifica | modifica wikitesto]

« Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni.[1] »

Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa (art. 405)[modifica | modifica wikitesto]

« Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l'assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.
Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni.[1] »

Interventi legislativi[modifica | modifica wikitesto]

Gli articoli 403, 404 e 405 del codice penale sono stati modificati nel 2006 in seguito all'iniziativa di revisione dei reati d'opinione; in tale occasione il legislatore ha altresì disposto l'abrogazione dell'art. 406 c.p., in tema di delitti contro i culti ammessi nello Stato.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]