Victory (The Jacksons)

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Victory
Artista The Jacksons
Tipo album Studio
Pubblicazione 6 luglio 1984
Durata 40 min : 47 s
Dischi 1
Tracce 8
Genere Soul
Funk
Etichetta Epic
Produttore The Jacksons
Registrazione 1983 - 1984
Certificazioni
Dischi d'oro 1
Dischi di platino 2
The Jacksons - cronologia
Album precedente
(1981)
Album successivo
(1989)
Singoli
  1. State of Shock
    Pubblicato: 5 giugno 1984
  2. Torture
    Pubblicato: 30 settembre 1984
  3. Body
    Pubblicato: 21 novembre 1984
  4. Wait
    Pubblicato: 9 dicembre 1984

Victory è il sesto album del gruppo musicale statunitense The Jacksons pubblicato dall'etichetta discografica Epic Records il 6 luglio 1984. Quest'album segna il ritorno nella formazione del fratello maggiore Jermaine (avvenuto comunque l'anno precedente), uscito dalla band nel 1975, e quindi anche il mutare della formazione da 5 a 6 membri. Si tratta inoltre dell'ultimo album dei Jacksons a cui Michael Jackson abbia partecipato attivamente e non come guest star.

L'album venne dedicato alla madre Katherine Jackson, al cantante Marvin Gaye (assassinato due mesi prima per mano del padre), a Teddy Pendergrass e ad un giovane amico, David Smithy.

Genesi e registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il successo della reunion dei Jacksons sul palco dello speciale televisivo Motown 25 nel 1983, Jermaine Jackson decise di tornare nel gruppo, lasciando la Motown dopo nove anni come solista a tutti gli effetti. I suoi fratelli avevano abbandonato la Motown per firmare per la Epic nel 1975 ma, nonostante la riunione, i fratelli raramente lavorarono insieme per l'album; fu composto principalmente da canzoni da solista a cui ciascuno dei fratelli aveva lavorato in quel periodo. Ogni fratello aveva una canzone da solista per l'album: Michael mise "Be Not Always", Randy "One More Chance" e "The Hurt", Tito "We Can Change the World", Jackie "Wait" e Marlon "Body". Jermaine, che raggiunse i fratelli solo alla fine della lavorazione dell'album, cantò solo alternando la voce con Michael su "Torture" e nei cori finali nel pezzo "Wait" ed è inoltre nominato come corista in "One More Chance" e "The Hurt".

"Torture" era stato originariamente pensato per essere un duetto tra Michael e Jackie (che scrisse la canzone) ma quando Jermaine fece ufficialmente ritorno nel gruppo prese le parti destinate a Jackie (che può essere ancora sentito durante i cori e gli ad-libs della canzone).

Michael registrò una demo del duetto "State of Shock" originariamente col cantante dei Queen, Freddie Mercury. Dati gli impegni di Mercury però, i due non riuscirono mai a finire le registrazioni, così Michael finì per registrare una seconda versione del pezzo col cantante Mick Jagger dei Rolling Stones.[1]

La copertina[modifica | modifica wikitesto]

Le tensioni crebbero tra i fratelli Jackson durante le sessioni di registrazione e, di conseguenza, il minimo di servizi fotografici vennero realizzati. Per la cover dell'album si scelse pertanto un'illustrazione.

La copertina dell'album venne commissionata al famoso illustratore americano Michael Whelan, che aveva creato le cover di album e libri di successo come alcune copertine di romanzi di Stephen King o Isaac Asimov.[2]

Nella prima versione del disco c'era una colomba bianca disegnata sulla spalla di Randy (terzo da sinistra). Sulle versioni successive dell'album la colomba venne rimossa. Secondo alcune teorie questo fu dovuto al fatto che, più o meno nello stesso periodo in cui uscì l'album "Victory", Prince, allora considerato "il rivale" di Michael Jackson, pubblicò il singolo "When Doves Cry" (Quando le colombe piangono). La canzone fu un grande successo ed è stata alla numero 1 negli Stati Uniti per cinque settimane dal 7 luglio al 4 agosto 1984. Il singolo e l'album Purple Rain di Prince superarono nelle vendite il tanto pubblicizzato album "Victory" e questo ha portato qualcuno nel campo dei Jacksons a chiedere che la colomba venisse rimossa.[3]

I singoli[modifica | modifica wikitesto]

Dall'album vennero estratti quattro singoli: "State of Shock", "Torture", "Body" e "Wait".

Vennero realizzati solo due video dai quattro singoli estratti, uno per la canzone "Torture" e l'altro per "Body" ma né Jermaine né Michael apparvero in nessuno dei due. Un manichino di cera di Michael servì come suo sostituto per il video di "Torture".

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

L'album ha venduto oltre sette milioni di copie in tutto il mondo, debuttando alla posizione numero quattro della Billboard 200 e vendendo 185.000 copie nella prima settimana di vendita. Raggiunse la numero uno nella Top R&B/Hip-Hop Albums di Billboard. Il 17 luglio del 1984 l'album venne certificato disco d'oro dalla BPI per le vendite di oltre 100.000 copie nel Regno Unito. Il 30 ottobre 1984 l'album venne certificato 2x platino dalla RIAA per le vendite di oltre 2 milioni di copie negli Stati Uniti.

In Italia l'album raggiunse la posizione numero 12 e si piazzò al 58° posto nella classifica degli album più venduti della stagione 1984/85.[4]

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (1984) Posizione raggiunta
Stati Uniti [5] 1
Italia [6] 12

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Torture – 4:53 (Jackie Jackson, Kathy Wakefield)
  2. Wait – 5:25 (Jackie Jackson, David Paich)
  3. One More Chance – 5:06 (Randy Jackson)
  4. Be Not Always – 5:36 (Michael Jackson, Marlon Jackson)
  5. State of Shock (feat. Mick Jagger) – 4:30 (Randy Hansen, Michael Jackson)
  6. We Can Change the World – 4:45 (Tito Jackson, Wayne Arnold)
  7. The Hurt – 5:26 (Michael Jackson, Randy Jackson, David Paich, Steve Porcaro)
  8. Body – 5:06 (Marlon Jackson)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ History 1980 | The Jacksons | The Official Website, su www.thejacksons.com.
  2. ^ (EN) BIOGRAPHY, michaelwhelan.com.
  3. ^ raul, Did Prince Cause The Jacksons To Remove Dove From “Victory” Album Cover?, su FeelNumb.com, 26 giugno 2010.
  4. ^ Hit Parade Italia - ALBUM 1984, su www.hitparadeitalia.it.
  5. ^ Why 1984 Was Michael Jackson’s Defining Year -- and the Beginning of His Downfall, billboard.com, 27 ottobre 2014.
  6. ^ Hit Parade Italia - ALBUM 1984, su www.hitparadeitalia.it.