Viaggi di Cristoforo Colombo

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1leftarrow.pngVoce principale: Cristoforo Colombo.

I quattro viaggi di Cristoforo Colombo

Nella storia moderna, i viaggi di Cristoforo Colombo sono stati la base della colonizzazione europea delle Americhe nonché uno degli eventi più significativi della storia dell'uomo. Il navigatore Cristoforo Colombo era un ammiraglio al soldo dei sovrani di Spagna, per i quali intraprese quattro viaggi verso il Nuovo Mondo: il primo nel 1492 (in cui scoprì il continente americano)[1] e l'ultimo nel 1502. Colombo non raggiunse il continente vero e proprio fino al terzo viaggio, compiuto nel 1498 (fino a quel momento infatti il genovese era approdato su delle isole) e che lo portò nell'America Meridionale, e al quarto viaggio, quando giunse nell'America Centrale.

La scoperta di Colombo permise alle potenze marinare europee dell'epoca di impostare un sistema di commerci con il Nuovo Mondo e, oltre ad avviare la già citata colonizzazione delle nuove terre, significò anche l'inizio dell'opera di conversione dei nativi americani al Cristianesimo. Gli assetti economici e politici che si vennero a creare vennero quasi subito regolamentati dal Trattato di Tordesillas del 1494 siglato dall'Impero spagnolo e dall'Impero portoghese.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

Realizzazione del progetto[modifica | modifica sorgente]

Cristoforo Colombo in un'incisione di John Sartain, data sconosciuta

Nel 1483, Colombo presentò i suoi piani al re Giovanni II del Portogallo, proponendogli di equipaggiare tre robuste navi con le quali, entro un anno, egli sarebbe salpato verso ovest, verso l'Atlantico, cercando una via per le Indie. Giovanni II passò la proposta ai suoi consiglieri, che però espressero un parere negativo, principalmente perché convinti che la distanza da percorrere stimata da Colombo, (~ 3.900 km) fosse troppo piccola rispetto alla realtà.[2]

Nel 1485, dopo la morte della sua donna, si recò in Spagna a Palos de la Frontera insieme al figlio[3] e quindi a Siviglia. Cristoforo era alla ricerca di qualcuno che potesse finanziare l'impresa: dapprima provò con il duca Medina Sidonia ma non avendo ottenuto egli l'appoggio della corona si trovò costretto a rifiutare, in seguito tentò con don Luis de la Cerda, duca di Medinaceli che convinse parzialmente la regina Isabella di Castiglia, la quale decise quindi di incontrare Colombo.[4] Recatosi a Cordova,[5] Colombo attese fino ai primi del maggio 1486 i regnanti di Spagna Isabella di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, che decisero di incontrarlo.[6] L'esploratore presentò il suo progetto di raggiungere per mare il Catai ed il Cipango. Una commissione si riunì per vagliare le effettive possibilità di riuscita del viaggio, ma la decisione, negativa, arrivò solo alla fine del 1490.[7]

Nel 1488 Colombo provò di nuovo ad appellarsi al Re del Portogallo il quale, sebbene lo avesse invitato a corte, lo respinse in seguito a causa del ritorno di Bartolomeu Dias dalla circumnavigazione a sud dell'Africa (portante quindi una nuova rotta commerciale).[8] Negli anni seguenti cercò varie volte di farsi ascoltare dalla corte castigliana e decise di rivolgersi pure, tramite il fratello Bartolomeo, ad Enrico VII d'Inghilterra e ai sovrani di Francia, intanto conobbe Martín Alonso Pinzón. Nel 1492, col protrarsi dell'attesa, il navigatore era giunto oramai ai limiti della resistenza, e, dopo sette anni di soggiorno in Spagna, anche le sue risorse economiche si erano ridotte al punto da non essere quasi più in grado di provvedere alla sua famiglia.[9]

Padre Juan Pérez, confessore personale della regina, tramite Sebastiano Rodriguez[10] fece recapitare una missiva alla stessa regina, la quale due settimane dopo fece convocare il padre. Il tesoriere Luis de Santangel, Ferdinando Pinello e altri intanto assicurarono la copertura finanziaria eventualmente richiesta.[11] Si riunirono nuovamente gli esperti, mentre Colombo ricevette tramite lettera la comunicazione di una nuova udienza. Decisivo fu altresì il contributo del vescovo Alessandro Geraldini, anche lui confessore della regina Isabella e amico personale di Colombo e del fratello Antonio; per sua insistenza, la regina si convinse definitivamente a consentire il viaggio del grande navigatore.

Si recò a Siviglia, ma i reali si erano trasferiti a Santa Fe, Colombo li raggiunse e nell'incontro, dove i reali erano propensi ad accettare di finanziare l'impresa, dettò le sue condizioni. Colombo chiese il titolo di ammiraglio e la carica di viceré e "governatore delle terre scoperte", titolo che doveva essere ereditario, la possibilità di conferire ogni tipo di nomina nei territori conquistati[12] e, inoltre, una rendita pari al 10% di tutti i traffici marittimi futuri. Le richieste furono considerate eccessive e non si fece alcun accordo. Successivamente le richieste vennero accettate a patto della buona riuscita del viaggio. Il contratto (Capitolaciones) venne firmato il 17 aprile 1492. La somma necessaria per l'armamento della flotta, pari a 2.000.000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e metà da Colombo, finanziato da alcuni banchieri genovesi, tra cui il Banco di San Giorgio ed il Berardi.[13]

Dopo la firma Colombo lasciò la città il 12 maggio, quando già si era deciso il luogo di partenza, Palos, in quanto i porti maggiori erano occupati dal tribunale della Santa Inquisizione che prevedeva l'espulsione degli ebrei anche tramite mare[14]

Le navi del primo viaggio[modifica | modifica sorgente]

Le imbarcazioni della prima spedizione, definite caravelle[15] erano:

  • Niña di 100 tonnellate,[16] al comando di Vicente Yáñez Pinzón,[17] mentre Sancho Ruiz era il pilota, con a bordo 24 persone;[18]
  • Pinta, che insieme alla Niña fu l'imbarcazione richiesta alla città di Palos de la Frontera, da ordine del 23 maggio, come segno di riscatto per varie accuse più o meno fondate[19], di 140 tonnellate, con capitano Martín Alonso Pinzón[17] e pilota Rafael Sarmiento, in totale salirono a bordo 27 persone;[18]
  • Santa María, di proprietà di Juan de la Cosa; l'imbarcazione era chiamata inizialmente Gallega in quanto costruita in Galizia, e fu lo stesso Colombo a darle il nome di Santa María[20] (in realtà si trattava di una caracca) di 150 tonnellate, capitanata da Colombo, sulla quale salirono 39 persone.

Nel reclutare marinai, 90 in tutto,[18] Colombo fu aiutato da Martin Pinzón che godeva di ottima fama nella città.[21] Il pilota della flotta era il cantabrico Juan de la Cosa.

Conoscenze geografiche di Colombo[modifica | modifica sorgente]

L'impresa navale di Colombo, motivata dal desiderio di raggiungere le Indie e commerciarvi direttamente e più velocemente, fu resa possibile dalla determinazione del viaggiatore genovese ma anche - come avviene nel caso di molte scoperte - da un suo errore.

Egli sosteneva infatti che la Terra avesse un diametro più piccolo di quello effettivo e che il continente euroasiatico fosse più esteso di quanto non sia in realtà: la composizione di questi due errori, originati rispettivamente da Toscanelli e Marco Polo, aveva come effetto la convinzione, nei fatti infondata, di poter compiere la traversata dall'Europa all'Asia. A quell'epoca, in effetti, nessuna nave sarebbe stata in grado di compiere gli oltre 20.000 km che separano la Spagna dal Giappone, se non altro perché non esisteva nave capace di stoccare a bordo un quantitativo di provviste sufficienti al compimento del viaggio, che avrebbe richiesto - in condizioni ottimali - più di quattro mesi. I calcoli di Colombo erano sbagliati, mentre quelli dei suoi avversari erano sostanzialmente corretti: Colombo stimava in appena 4400 km la distanza dalle isole Canarie alla costa asiatica, un valore cinque volte più piccolo di quello reale. La grande fortuna di Colombo fu che il suo viaggio venne molto ridotto, perché sulla strada per le Indie trovò le Americhe, altrimenti la sua spedizione sarebbe sicuramente perita in mezzo all'oceano, o sarebbe tornata indietro.

La forte opposizione che Colombo trovò, derivava dal fatto che la traversata oceanica era considerata troppo lunga per essere fattibile e non già dalla credenza che Colombo fosse il solo a sostenere che la Terra fosse sferica. Infatti, la consapevolezza della sfericità della Terra era opinione comune già della gente colta del basso Medioevo (per tutti, si possono citare Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri). Già dall'antichità, le osservazioni prodotte in ambiente astronomico-matematico ellenistico (dove la circonferenza della Terra era stata accuratamente misurata da Eratostene) erano state riprese e perfezionate dagli scienziati musulmani, che avevano tradotto e studiato quei testi, e dagli studiosi occidentali. Oltretutto, all'epoca in cui Colombo effettuò i suoi calcoli per il compimento del primo viaggio, il procedimento di Eratostene (che fornisce una stima della misura della circonferenza terrestre con un margine di errore minore del 5%) era disponibile e sarebbe potuto essere ripetuto.

Colombo stesso non si rese conto di essere su un continente diverso da quello che si aspettava: in seguito, come annotò sui suoi diari, battezzò le terre scoperte nuevo mundo (nuovo mondo (one piece)) e nel suo ultimo viaggio riconobbe le coste di ciò che lui definì "il continente"; questa la versione ufficiale, riportata dalla maggior parte dei libri di storia.

La leggenda che la Terra fosse considerata piatta deriva da un romanzo del 1828, La vita e i viaggi di Cristoforo Colombo di Washington Irving, che, in odio alla Chiesa cattolica, descriveva la falsa immagine di un Colombo unico sostenitore della teoria di una Terra rotonda contro la pretesa ignoranza medioevale imposta dal cattolicesimo. In realtà, come si è scritto in precedenza, l'appoggio ecclesiastico a Colombo fu determinante nel vincere proprio le resistenze dei suoi avversari all'organizzazione e al finanziamento del primo viaggio.

Viaggi[modifica | modifica sorgente]

Primo viaggio per le Americhe[modifica | modifica sorgente]

Incontro fra Colombo e la regina Isabella

Prima di salpare caricarono viveri per un anno e mercanzia da scambiare con eventuali indigeni, Colombo volle Luis de Torres come interprete e Diego de Arana come ufficiale di polizia della flotta.[22] La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera. Il diario di bordo andò perduto e le uniche informazioni ci provengono indirettamente dai testi di Las Casas.[23] Si procedette verso le Isole Canarie, il 6 agosto[24] si ruppe il timone della Pinta e si credette un'opera di sabotaggio.[25] Pinzon lo riparò ma il giorno seguente un altro incidente costrinse le navi nel trovare riparo per le riparazioni. Della Pinta si era persa traccia e si stava pensando ad un'altra nave in sostituzione ma dell'idea non si fece più nulla. Fecero dunque scalo di circa un mese a La Gomera, per rifornimenti e modifiche alla velatura[26], isola governata da Beatrice di Bobadilla.

Primo viaggio di Cristoforo Colombo

Le tre navi ripresero il largo il 6 settembre, dal porto di San Sebastián.[27] Spinte dagli alisei, dal 9 settembre, le caravelle navigarono per un mese senza che i marinai riuscissero a scorgere alcuna terra.

Durante quei giorni Colombo stesso osservò con stupore il funzionamento delle bussole che indicavano il polo magnetico distaccandosi sempre di più dal nord geografico, allontando le navi dalla corretta via, ma riuscì a superare tale ostacolo.[28] In quei giorni, dopo aver superato le onde lunghe dell'Atlantico Colombo conferì attraverso una misteriosa carta con Martin Pinzón[29]

Gli uomini dell'equipaggio avevano iniziato a preoccuparsi già pochi giorni dopo la partenza, temendo che il soffiare incessante dei venti verso ovest avrebbe reso impossibile il ritorno.[26] Il 16 settembre le caravelle entrarono nel Mar dei Sargassi, e Colombo approfittò dell'evidenza di alghe affioranti sul pelo dell'acqua - un fenomeno caratteristico di questo mare - per sostenere che tali vegetali erano sicuramente indizi dell'esistenza di terre vicine (cosa in realtà non vera), e quindi tranquillizzare temporaneamente i suoi uomini.[26] Col trascorrere dei giorni la tensione a bordo delle caravelle cresceva. Il 7 ottobre dalla Niña ci fu un falso allarme, dissero di aver visto terra in lontananza, cosa che fece qualche giorno prima Martin Pinzón, in entrambi i casi si trattava di miraggi.[30].

Colombo decise di virare verso sud-ovest, avendo visto alcuni uccelli dirigersi verso quella direzione. Ma il 10 ottobre[31] i marinai, che stanchi del lungo viaggio volevano tornare indietro, si lamentarono con il comandante che riuscì a calmarli[32] e forse ottenne come si racconta[33] un accordo: se entro tre giorni o quattro giorni le vedette non avessero scorto alcuna terra, le caravelle sarebbero tornate indietro,[26] o si sarebbe deciso diversamente.[34]

Il giorno giovedì 11 ottobre si ebbero diversi segnali positivi, passarono accanto alle caravelle in mare diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone, un ramoscello con un fiore fresco[35] che un marinaio pescò in mare;[26] soltanto la vicinanza di una terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti.

La notte dell'11 ottobre - come poi riportò sul diario di bordo - Colombo si disse convinto d'avere intravisto nel buio, in lontananza, una luce, "como una candelilla que se levava y se adelantaba" (come una piccola candela che si levava e si agitava). Finalmente, alle due di notte del venerdì, 12 ottobre 1492, Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, avvistò la terra[36] ma il premio in denaro promesso al primo che avvistava la terra andò a Colombo.[37] Colombo decise di attendere il giorno; in questo modo le caravelle riuscirono a trovare un varco nella barriera corallina[38] e a gettare l'ancora senza incidenti. All'alba si avvicinò all'isola ma trovarono un luogo adatto dove sbarcare solo verso mezzogiorno dello stesso 12 ottobre. Colombo sbarcò su un'isola, nella baia di Fernandez[39], con lui i due Pinzon, ufficiali, funzionari, Rodrigo de Segovia e con il notaio Rodrigo de Escobedo il cui documento da lui redatto nell'occasione venne firmato da tutti i testimoni, a prova della presa di possesso di quel luogo battezzato per l'occasione San Salvador,[40] chiamata dagli indigeni Guanahani.

Colombo sbarcato nel Nuovo Mondo

Colombo e la sua ciurma furono accolti con grande cortesia e condiscendenza dai Taino[41], la tribù abitante dell'isola. Egli stesso, nella sua relazione, sottolinea più volte la gentilezza e lo spirito pacifico dei suoi ospiti:

« Gli abitanti di essa [...] mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi [...] Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere »
(Cristoforo Colombo, prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493[42])

L'esplorazione dell'isola non diede i risultati sperati, in quanto Colombo non trovò le ricchezze descritte da Marco Polo.[43] Ripreso il mare, portandosi sei indigeni che svolsero attività di interpreti e di guide, la sua spedizione esplorò prima alcune isole prive di fiumi[44] poi la costa nord-orientale di Cuba,[45] che Colombo pensò fosse dapprima il Giappone e poi la Cina.[46]

La sera del 27 ottobre 1492,[47] le caravelle di Colombo arrivano alla fonda della baia di Bariay[48] a Cuba, nell'attuale provincia di Holguín. Il giorno successivo inviò il suo ammiraglio ad esplorare la terraferma. Nel diario di bordo di domenica 28 ottobre 1492 troviamo scritto: "Es la isla mas hermosa que ojos humanos hayan visto"[49] ("È l'isola più bella che occhio umano abbia mai visto"). Sicuro di trovarsi in Cina invia un gruppo di uomini con l'interprete Luiz de Torres e Rodrigo de Xeres come ambasciatori, tornarono alcuni giorni dopo, il 5 novembre, ma trovarono solo una povera città.[50]

Incontro con gli indigeni, scambi di doni

Cercando l'oro Pinzon ricevette informazioni su una fantomatica isola chiamata Babeque[51] (l'unica corrispondenza poteva essere Grande Inagua), e dopo qualche tentativo con Colombo decise di partire da solo con la Pinta, per quasi due mesi scomparve, mentre Colombo giunse nella baia di Tanamo e Baracoa.

Successivamente esplorò la costa settentrionale di Haiti, raggiunta il 5 dicembre, e la chiamò Hispaniola; approdò la sera del 6 dicembre chiamando Puerto San Nicola il luogo, di Pinzon ancora nessuna traccia. Cercò ancora l'oro giungendo in quella che chiamò Bahia de los Mosquitos, altro nome che sopravvisse nei secoli, si parlò di un'isola a forma di tartaruga che il navigatore chiamò Tortuga.[52] In quei giorni seppe di Cibao che confuse per Cipango[53] Superò quindi Capo d'Haiti.

Volendo festeggiare il Natale sbarcando nella terra sognata, Colombo cercò di sfruttare le brezze di terra, con l'ordine a Juan de la Cosa di tenere la barra del timone. Questi, stanco per le peripezie dei giorni precedenti, la lasciò ad un giovane mozzo per poi ritirarsi sottocoperta.[54] Verso la mezzanotte del 25 dicembre, a poca distanza dalla costa (200-300 metri) la Santa Maria era andata in secco da prua, l'ammiraglio svegliatosi ordinò di tonneggiare, gettando l'ancora che poi doveva essere trainata da un argano, venne gettata in mare una lancia con tale scopo, su cui salì Juan de la Cosa che decise invece di dirigersi verso la Niña.[55] la caravella dovette essere abbandonata, a nulla servirono gli ultimi sforzi di Colombo.[56]

L'ammiraglio, dovendo abbandonare parte della sua ciurma, 39 persone in tutto,[57] fece costruire un forte, La Navidad,[58] a poche miglia dal luogo dell'incidente. I lavori vennero organizzati dal carpentiere Alonso Morales, e venne lasciata una lancia come mezzo di trasporto.

Gli indigeni lo avvisarono dell'avvistamento della Pinta il 27 dicembre, a nulla servì il messaggio che cercò di inviargli[59] Il 4 gennaio cercò di incontrare l'altra caravella dispersa, il 5 furono a quella chiamata dal navigatore Monte Christi, la sera l'incontro e le giustificazioni di Martin Pinzon.[60] Il marinaio affermò di essere stato senza successo a Babeque, ma di aver fatto scambi proficui con Caonabò[61]

Prima del ritorno decisero di trarre in secco le due caravelle, a Capo Samanà, per un lavoro di restauro. Il 13 gennaio furono attaccati da una tribù a loro ostile, che Colombo credette fossero i canibi.[62] In quegli scontri non ci furono morti ma soltanto feriti, decise quindi di partire poche ore prima dell'alba del 16 gennaio 1493[63] da quella che Cristoforo nominò baia delle Frecce.

Il 6 febbraio ci fu una discussione circa l'attuale posizione della nave.[64] Sino al 12 febbraio la navigazione procedette tranquilla, poi si registrò una forte tempesta[65] che durò tre giorni, intanto per cercare di placare il tempo si organizzarono peregrinaggi, e Colombo scrisse su alcuni fogli l'accaduto per tramandare ai posteri, li rinchiuse in un barile e li gettò in mare, non furono mai ritrovati.

La tempesta lo condusse ad attraccare alle Azzorre, sull'isola di Santa Maria, dove il governatore locale Joao de Castanheira[66] inizialmente non credette alle parole del navigatore, temendo si trattasse di traffici illeciti sulle sue coste. Colombo riuscì a ripartire il 24 febbraio arrivando a Restelo, nei pressi di Lisbona, il 4 marzo dello stesso anno. Rui de Pina, umanista portoghese alla corte di Giovanni II, scrisse del suo arrivo in Portogallo:

« Il 6 marzo 1493 è arrivato dalle Antille di Castiglia Cristoforo Colombo, italiano... »

L'8 marzo Colombo venne invitato dal re alla corte portoghese. Durante il viaggio si fermò l'11 marzo per ordine della regina, Eleonora, per visitarla ed informarla al Convento de Santo António dos Capuchos, vicino Vila Franca de Xira. Dopo essere stato ricevuto dal re Giovanni II[67] a Vale do Paraíso, vicino Azambuja. Martin Pinzon intanto era giunto a Baiona nel golfo di Biscaglia nei primi di marzo[68]; una volta giunto nella sua casa di campagna morì dopo cinque giorni.

Successivamente, il 15 marzo 1493, dopo aver doppiato il Capo di San Vincenzo, Colombo giunse via mare a Palos, in Castiglia. Qui l'ammiraglio, che aveva portato con sé un po' di oro, tabacco e alcuni pappagalli da offrire ai sovrani quali segni tangibili delle potenzialità delle "isole dell'India oltre il Gange", condusse anche dieci indiani Taino che aveva rapito proprio fra quei suoi gentili ospiti che "professavano grande amore verso tutti". Così l'ammiraglio annotava nella sua relazione, consegnata al tesoriere del Re il 30 aprile 1493:

« Porto meco uomini di quest'isola e delle altre da me visitate i quali faranno testimonianza di ciò che dissi. [...] Io prometto: che a' nostri invittissimi Re, sol che m'accordino un po' d'aiuto, io sarò per dare tant'oro quanto sarà lor necessario [...] e tanti servi idolatri, quanti ne vogliano le loro Maestà [...] esulti Cristo in terra come in cielo, perché volle che fossero salvate le anime di tanti popoli prima perdute. »
(Cristoforo Colombo, ibidem[42])

Furono giorni di festa, nella città di Siviglia, Cordova, Barcellona, dove vi giunse il 20 aprile, e l'incontro con i reali, durato più di un'ora, fu tutto un susseguirsi di domande. Al termine, entrarono nella cappella di Sant'Anna per celebrare il Te Deum[69] e poi consumarono un pranzo con il rito della salva, solitamente riservata solo alla stirpe di sangue reale.[70] I sovrani (la regina di Castiglia ed il re di Aragona), che lo sollecitarono ad intraprendere un altro viaggio, credevano che egli fosse stato in Giappone.

Uno dei nativi americani morì poco dopo l'arrivo.[71]

Secondo viaggio[modifica | modifica sorgente]

Secondo viaggio

Il pontefice Alessandro VI Borgia, fra maggio e settembre del 1493, emanò cinque bolle papali per la divisione degli spazi dell'oceano fra Portogallo e Spagna[72] stabilendo inizialmente come limite dei possedimenti portoghesi 100 leghe oltre le Azzorre, successivamente dopo le proteste che trovarono in parte riscontro il 26 settembre nella Dudum siquidem e infine nel Trattato di Tordesillas.[73] Juan de Fonseca, arcidiacono di Siviglia organizzò la spedizione con l'aiuto di Francisco Pinello e Juan de Sorìa.

L'ammiraglio Colombo salpò per il suo secondo viaggio da Cadice il 25 settembre[74] con 17 navi, fra cui la Niña ora denominata Santa Clara, e un equipaggio di circa 1200 uomini, tra i quali vi erano il figlio Diego, il fratello Giacomo, il padre di Las Casas, mentre i documenti relativi al viaggio provengono dalle memorie di Diego Alvarez Chanca[75] e di Michele da Cuneo, infatti il diario di bordo andò perduto.[76] Colombò salì al comando della nuova nave ammiraglia: Santa Maria, denominata in seguito Mariagalante[77]

In sette giorni giunse alle isole Canarie. Approdarono a Gomera come nel primo viaggio e ne ripartirono il 13 ottobre, il tratto scelto da Colombo nel viaggio era maggiormente verso meridione rispetto al primo.[78] dopo 21 giorni di viaggio il 3 novembre la flotta raggiunse Dominica, chiamata in tal modo perché la raggiunse nel giorno di domenica.[79] Veleggiò tra le piccole e le grandi Antille, ne contò 46 compresa Santa Cruz dove perse uno dei suoi uomini, il primo morto nei viaggi.[80]

Il 19 novembre arrivarono a Porto Rico ed il 23 giunsero nella baia di Samanà. Colombo tornò ad Hispaniola, dove scoprì che gli uomini dell'equipaggio che aveva lasciato erano stati uccisi.[81]

Dopo aver fondato un nuovo avamposto, "La Isabela", sorta sulle rive del fiume rio Bahonito nei primi giorni dell'anno 1494. Il 5 gennaio organizzò una spedizione guidata da Alonso de Hojeda al comando di una ventina di uomini, mentre Colombo scriveva ai reami di Spagna promettendo a breve molto oro. Le condizioni del luogo e il cibo indigesto[82] fecero ammalare centinaia di uomini entro la fine del mese. L'ammiraglio preoccupato fece partire Antonio de Torres con dodici navi verso la Spagna,[83] cariche di pochissimo oro,[84] partì il 2 febbraio con la richiesta di ritornare con poche navi medicazioni e viveri freschi.

Colombo trascorse alcuni mesi nell'esplorazione dell'entroterra alla ricerca di oro, creò un nuovo forte, San Tomàs.[85] Dopo aver raccolto oro per circa duemila castellani[86] gli indigeni fuggirono venendo a sapere dell'imminente arrivo di Caonabò, decise quindi di partire dopo aver nominato un consiglio di reggenza dell'isola. Il 24 aprile 1494 lasciò l'isola e il 30 aprile giunse a Cuba, giunse Puerto Grande (in seguito baia di Guantanamo), il 3 maggio a Cabo de Cruz e pochi giorni dopo in Giamaica, continuiò a navigare fra centinaia di isole, il giardino della Regina, in quelle acque la Niña rimase prigioniera per diverso tempo nel fango. Colombo chiedeva se quelle fossero isole o parte di un continente, ma gli indigeni pensavano che tutto il mondo fosse composto da piccole isole, l'ammiraglio si convinse infine che Cuba fosse un continente.[87] Il 12 giugno 1494 si trovò di fronte all'isola di San Giovanni evangelista a 100 miglia dalla fine dell'isola. Colombo fece firmare ad ognuno dei componenti delle caravelle un giuramento con il quale si affermava che si era giunti nelle Indie, nel continente.[88] Colombo cadde malato quando si tornò a Isabela il 29 settembre, intanto era giunto con tre caravelle suo fratello Bartolomeo, giusto in tempo per essere nominato dal fratello, incapace al momento, adelantado della colonia, ovvero delegò ogni potere a lui.[89] Gli spagnoli non furono contenti di tale gesto: lo stesso Margarit con padre Buyl al seguito decisero di ammutinarsi e prendere le tre caravelle di Bartolomeo per tornarsene in Europa, molti li seguirono. Nel 1495 tornò de Torres con navi e viveri promessi. Iniziarono delle battaglie con gli indigeni, che vide alla fine la vittoria spagnola. Inviò quindi 500 schiavi con de Torres al ritorno[90] Colombo impose una tassa ai nativi che non poterono pagare, scegliendo di rifugiarsi sui monti[91]

Giunse Juan Aguardo inviato dai reali spagnoli nell'ottobre del 1495,[92] maggiordomo di corte, il suo compito era quello di osservare, informarsi registrando le testimonianze dei coloni e riferire. Colombo decise quindi di ritornare in Europa ma prima della partenza un violento uragano si abbatté su Isabela distruggendo tutte le caravelle tranne la Niña,[93] insufficiente per tornare con tutti gli uomini rimasti, fece costruire un'altra caravella, pronta nel marzo del 1496. a cui venne dato il nome di India. Duecento uomini salirono su quelle navi a cui si aggiunsero trenta schiavi fra cui Caonabò catturato in precedenza,[94] che morì durante il viaggio. Partirono il 10 marzo del 1496 e giunsero l'11 giugno del 1496 a Cadice

Terzo viaggio[modifica | modifica sorgente]

Terzo viaggio

Dopo due anni trascorsi in Castiglia, dove viveva con padre Bernaldez e diventò amico di padre Gorricho, incontrò a Burgos i re spagnoli,[95] cercò di distrarre i reali del mancato profitto promesso dell'oro con gli schiavi offerti, argomento assai discusso.[96] In suo aiuto giunse il cartografo, Jaime Ferrer de Blanes, preoccupato del destino del possibile continente ancora da scoprire, in quanto se fosse stato a sud delle terre sinora scoperte poteva toccare al Portogallo. Quindi, convinti i reali della necessità di una nuova spedizione e a reperire la somma necessaria per il viaggio, Colombo riuscì ad armare sei navi, con un equipaggio di circa 300 marinai.

La flotta, partita il 30 maggio 1498, si diresse verso Gomera dove le sei navi si divisero, tre proseguirono con Colombo, altre tre verso le rotte ormai consolidate,[97] verso Dominica. L'ammiraglio proseguì con la flotta ridotta verso le isole di Capo Verde da dove raggiunse Trinidad, il 31 luglio. Nell'agosto dello stesso anno Colombo esplorò il Golfo di Paria ed il delta dell'Orinoco, non accorgendosi che si trattava di un continente e non di piccole isole. Decise di non sbarcare ma inviò dei marinai che incontrarono terre ricche di perle. Il golfo era pieno d'acqua dolce per via del fiume, in una nota del 14 agosto del diario, trascritto da Las Casas si legge che il dubbio che fosse un nuovo continente era affiorato nella mente di Colombo.[98]

In questo terzo viaggio Colombo scoprì il continente americano vero e proprio, quando avvistò le coste orientali dell'attuale Venezuela nel Golfo di Paria (che battezzò "Golfo de la Ballena").[99]

Giunse ad Hispaniola l'11 agosto del 1498, cercò la nuova città fondata dal fratello, Santo Domingo, vi giunse alla fine del mese, e vi trovò un altro fratello, Diego. Francisco Roldán (l'alcade di Isabela) con molti uomini al seguito si ribellò, nel 1499,[100] ai tre fratelli. Bartolomeo inutilmente cercò una tregua, Roldàn e i disertori lasciarono Santo Domingo per Xaraguà. I sovrani cattolici, avvertiti dai reduci dei disordini sull'isola, e leggendo delle strane pretese avanzate da Colombo nella sua missiva, inviarono nel 1500 Francisco de Bobadilla, in risposta in parte alle sue richieste[101] per far luce sull'accaduto.

Questi, appena giunto vide il cadavere di due spagnoli, intanto Adrian de Muxica, uno dei secondi di Roldàn venne ucciso[102]

Resosi conto della situazione, arrestò prima Diego, l'unico rimasto in città, poi Colombo[103] e Bartolomeo e li ricondusse in patria, nel mese di ottobre sulla Gorda, una caravella, giunsero nello stesso mese a Cadice. All'arrivo, Colombò ancora incatenato come sua richiesta consegnò una lettera ad un ufficiale che doveva consegnare a Donna Juana,[104] sorella di Antonio de Torres, confidente della regina, un mezzo per comunicare con lei. Saputo delle condizioni dell'ammiraglio i reali si arrabbiarono con Bobadilla, Colombo venne liberato, che però dovette rinunciare al titolo di viceré.

Quarto viaggio[modifica | modifica sorgente]

Quarto viaggio

L'incontro con i reali avvenne nel dicembre del 1500 a Granada. In quell'occasione ci furono altre esplorazioni, la scoperta del Rio delle Amazzoni da parte di Peralonso Niño e i viaggi di Alonso de Hojeda, ma nessuno si era spinto oltre quella che poi divenne Cuba. Il 3 settembre del 1501 i reali esternarono il loro pensiero: fu tolta la carica di viceré a Colombo, e governatore e giudice supremo delle isole e della terraferma delle Indie fu proclamato Nicolás de Ovando,[105] mentre a Colombo fu concesso di riprendere i beni persi nell'ultimo viaggio, per recuperare i quali inviò un uomo di sua fiducia, Alfonso de Carvajal.[106]

L'ammiraglio organizzò un altro viaggio e su insistenti richieste il 14 marzo 1502 i reali accettarono la proposta, ma in cambio non avrebbe portato altri schiavi e non avrebbe dovuto fare scalo a Hispaniola, almeno all'andata,[107] intanto Ovando partì con 32 navi e 2.500 uomini diretti verso Hispaniola.

Colombo intraprese un quarto viaggio, accompagnato dal fratello Bartolomeo e dal figlio tredicenne Fernando. Le quattro navi concesse, tre di esse chiamate Santiago,[108] Gallega, pilotata da Pedro de Terreros e Vizcaina comandata da Bartolomeo Fieschi, salpate da Cadice il 9 maggio 1502. Il pilota era Juan Sanchez, posto sotto gli ordini di Diego Tristan; Colombo era invecchiato tanto da non poter prenderne il comando. Evitarono Gomera si rifornirono nell'isola di Gran Canaria,[109] ripreso la traversata, impiegò 20 giorni per giungere a Martinica, dopo una sosta di qualche giorno si rivolse verso Hispaniola, città che gli era stato vietato raggiungere. Colombo aveva previsto il sopraggiungere di un uragano, chiese rifugio per le imbarcazioni a Ovando che rifiutò. L'ammiraglio trovò un altro luogo dove ripararsi ma venti navi partite su cui vi erano imbarcati per il ritorno in Spagna de Torres, Francisco de Bobadilla e Francisco Roldan, perirono tutti,[110] circa in 500 coloni, e ogni nave affondò, le navi di Colombo si salvarono[111] anche se la notte del 30 agosto le ancore stavano per essere divelte dal forte vento. Ripartì verso l'America centrale continentale con l'intenzione di trovare un passaggio per le Indie.

Tra il luglio e l'ottobre di quell'anno Colombo costeggiò l'Honduras, il Nicaragua e la Costa Rica. Fra piogge continue di giorno, in 28 giorni viaggiarono per 170 miglia.[112] Il 5 ottobre giunse in quello che gli indigeni chiamavano Ciguara, giunto dunque in quello che in futuro sarà il canale di Panama e saputo che a poche miglia vi era un altro mare abbandona l'idea di raggiungerlo. Il 16 ottobre arrivò a Panamá, dove si fermò per l'inverno.

Aveva saputo di una regione ricca di oro, Veragua, ma lo sfruttamento visto il clima e la morfologia del terreno era impossibile. Qui pensò di fondare una colonia, presso il Río Belén[113] e mentre stava erigendo una fortezza che però fu abbandonata a causa dell'abbassamento improvviso del fiume. Gli indigeni locali ostili, armati con mazze in durissimo legno di palma, in uno scontro uccisero Diego Tristan e alcuni marinai che erano andati con lui in perlustrazione e ne ferirono molti, fra cui lo stesso Bartolomeo. Colombo malato da tempo decise di abbandonare tutto, Gallega compresa, grazie all'aiuto di Diego Mendez, promosso poi al posto del defunto Tristan[114]. Le perdite furono limitate.

Il 16 aprile 1503 Colombo lasciò quei luoghi, ripartendo per Hispaniola, scoprì le Isole Cayman e le battezzò Las Tortugas per le numerose tartarughe marine che vi erano presenti, ma durante la navigazione gli scafi risultavano infestati da dei parassiti, le teredini chiamate «il verme dei legni» comuni in queste acque caraibiche che indebolirono la struttura delle tre navi rimaste. La prima a cedere fu la Vizcaina che venne abbandonata in un'insenatura.[115] Ci fu una violenta tempesta che danneggiò entrambe le navi rimaste. Il 24 giugno giunsero a Puerto Bueno, il 25 giugno nella baia di Santa Gloria. Gli equipaggi furono costretti a sbarcare sulla costa settentrionale della Giamaica. Le navi infatti avevano imbarcato troppa acqua e la spedizione era giunta in Giamaica svuotandole con le pompe ed i secchi di bordo. Poco dopo l'arrivo trascinarono le navi in riva e le puntellarono per creare un riparo e una difesa contro gli indigeni. Si trovavano vicini ad un villaggio, Maima.[116]

Colombo vietò a chiunque di scendere dalle navi e inviò Diego Mendez con tre uomini al seguito ottenendo permessi per la caccia e la pesca. Nel pensare al modo per far ritorno, l'ammiraglio ebbe l'idea di creare una canoa permettendo a un uomo di giungere a Hispaniola. L'incarico fu affidato a Mendez.[117]

Alla fine le canoe furono due e l'esempio di Mendez fu seguito da Bartolomeo Fieschi, con loro salirono diversi indigeni, di cui uno morì per la sete venendo poi gettato a mare. Dopo tre giorni di navigazione giunsero a Navassa, a settembre furono a Santo Domingo. Durante le lunghe trattative Francisco Porras e Diego Porras, seguiti da 48 uomini si ribellarono a Colombo, vollero tentare l'attraversata in canoa come i due tempo addietro ma non ebbero fortuna e tornarono arrendendosi.

Gli indigeni stavano per ribellarsi ma Colombo riuscì poco dopo a prevedere un'eclissi lunare del 29 febbraio e mandò quindi a chiamare gli indigeni sostenendo che il suo dio era in collera con loro e avrebbe oscurato il cielo. La sera la luna divenne rossa e il giorno dopo gli indigeni spaventati ripresero a fornire cibo ai superstiti.

Nel mese di giugno 1504 giunse Diego de Salcedo con una nave da lui pagata con al seguito una piccola imbarcazione, i soccorritori erano giunti. Il 28 giugno ripartirono per Hispaniola, il 12 settembre alla volta della Spagna, pagando di tasca propria il viaggio di rientro. Arrivò in Spagna il 7 novembre.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La scoperta dell'America viene attribuita a diverse persone a seconda del contesto e della definizione. Per esempio, i Vichinghi (oppure Amerigo Vespucci) stabilirono insediamenti a L'Anse aux Meadows a partire dal X secolo.
  2. ^ (EN) Samuel Eliot Morison, Admiral of the Ocean Sea: The Life of Christopher Columbus, Fine Communications, 1997. ISBN 1567311431.
  3. ^ Lasciò il Portogallo in segreto, come racconta il figlio, si veda: Bartolomé de las Casas, Vida de Cristóbal Colón, p. 19, Fundacion Biblioteca Ayacuch, 1992. ISBN 9789802761852.
  4. ^ La regina chiese al Celi di cederle le navi nel frattempo costruite, si veda Lorgues de Lorgues, Tullio Dandolo, Volpato e comp, 1857, Cristoforo Colombo: storia della sua vita e dei suoi viaggi sull'appoggio di documenti autentici raccolti in Ispagna ed in Italia del conte Roselly de Lorgues ..., pp. 178-179. , si trattava di tre o quattro caravelle, come in Washington Irving, A history of the life and voyages of Christopher Columbus, pp. 147-148, G. & C. Carvill, 1828.
  5. ^ Lugi Colombo, Gian Francesco Galleani Napione, Vincenzo de Conti, Tipografia Forense, 1857, Patria e biografia del grande ammiraglio D. Cristoforo Colombo: de' conti e signori di Cuccaro, castello della Liguria nel Monferrato, scopritor dell'America, p. 296.
  6. ^ Durante la riunione Ferdinando lasciò nel mentre l'udienza lasciando il tutto ad Isabella che si occupava degli affari riguardanti l'oceano. L'incontro descritto da Andrea Bernaldez vide Colombo che esponeva la sua fantasia facendo in modo che la regina desiderasse ancora di sentirlo parlare, di favole e terre lontane. Las Casas affermava che con il suo parlare induceva gli altri a considerarlo con amore, e che era questa la sua virtù. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 96, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  7. ^ Colombo stesso scrisse che veniva ritenuto rispetto ai dotti come un marinaio ignorante, mentre Lopez de Gomara scrisse di lui «no era docto ma bien entendido», si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 101-102, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7. , altri dicevano che la difficoltà maggiore di Colombo era nel far disimparare le conoscenze acquisite. Vedi Arthur Helps, Vita di Cristoforo Colombo, p. 41, G. Barbèra, Editore, 1870.
  8. ^ Colombo in Spagna in homolaicus.com. URL consultato il 26 agosto 2011.
  9. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 109, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  10. ^ Francesco Tarducci, Vita di Cristoforo Colombo, Vol. 1, p. 174, Fratelli Treves, 1885.
  11. ^ Vi è una statua a Santo Domingo che raffigura Isabella che dona lo scrigno dei suoi gioielli come pegno per il pecunio richiesto (a Santangel), ma tale raffigurazione non corrisponde al vero, si veda anche Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 114-115, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  12. ^ Tali privilegi vennero poi tolti dalla corona. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 123, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  13. ^ Isaac Asimov, Esplorando la Terra e il Cosmo, Milano, Mondadori, 1983, p. 36.
  14. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 124, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  15. ^ Martinez-Hidalgo nota differenze minime fra i tre velieri, ma afferma che non esistono possibilità di riprodurle fedelmente e non esistono quadri o raffigurazioni fedeli delle caravelle. Nel 1892 e altre successivamente, furono ricostruite alcune copie con particolari inesatti. Fra le tante copie nel corso dei tempi quella dello stesso Martinez-Hidalgo esposta poi a Caracas e una di Julio Gallien poi esposta nel porto di Barcellona Si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 133, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  16. ^ Di Juan Ninò che partecipò all'impresa, vedi Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Vol. 2, p. 24, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  17. ^ a b (EN) The Story of the Niña in thenina.com. URL consultato il 16 agosto 2011.
  18. ^ a b c Le fonti discordano sul numero in totale, D. Ferdinando cita 90 altri come Pietro Martire e Agostino Giustiniani citano 120. Si veda Christopher Columbus, curato da Giovanni Battista Spotorno, Codice diplomatico Colombo-americano: ossia, Raccolta di documenti originali e inediti, spettanti a Cristoforo Colombo alla scoperta ed al governo dell'America, p. XXVIII, Della stamperia Ponthenier, 1823. . Altri ancora portano 87, 26 sulla Pinta, 22 sulla Niña; si veda Bernard Vincent, S. Vacca, Pier Luigi Crovetto, EDT srl, 1992, Perché l'Europa ha scoperto l'America, p. 53. ISBN 9788870631517.
  19. ^ Cesare De Lollis, Cristoforo Colombo nella leggenda e nella storia (terza edizione), p. 99, Fratelli Treves, 1923.
  20. ^ Si veda Bernard Vincent, S. Vacca, Pier Luigi Crovetto, EDT srl, 1992, Perché l'Europa ha scoperto l'America, p. 52. ISBN 9788870631517.
  21. ^ A lui venne dedicato un monumento a Palos. Testimonianze come quella di Yanez de Montilla vedevano in lui un fervore tale che sembrava fosse per lui l'impresa. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 129, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  22. ^ alguazil mayor de la armada, si veda Paolo Emilio Taviani, La meravigliosa avventura di Cristoforo Colombo, pag 94, Istituto geografico De Agostini, 1989. ISBN 9788840200439.
  23. ^ Al termine del viaggio Colombo consegnò l'originale diario di bordo alla regina che ne fece copia, Diego il figlio nei suoi viaggi si portò una copia che fu in parte copiata dal primo biografo di Colombo, Las Casas. Si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 147-148, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  24. ^ Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 29, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  25. ^ Gomez Rascon per ordine di Cristoforo Quintero, proprietario della nave, non voleva che si allontanasse troppo dal continente europeo. Si veda Cristoforo Colombo, Dai Diari di bordo, pag. 7, Guaraldi. ISBN 9788880493846. e Angelo Sanguineti, Vita di Cristoforo Colombo (seconda edizione), pag. 55, Tip. del R. Istituto sordo-muti, 1891.
  26. ^ a b c d e Piero Angela et al., Cristoforo Colombo - storia di un incredibile viaggio, in Speciali di Superquark.
  27. ^ Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 32, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  28. ^ Lui stesso nel descrivere il fenomeno scrisse che non si capacitava del come gli aghi si spostassero sempre più verso nord-ovest, «las agujas noruesteaban», Colombo diario di bordo del 13 settembre 1492, si veda Abel Fontoura Costa, A Marinharia dos descobrimentos: por A. Fontoura da Costa. (terza edizione), pag 174, Agência Geral do Ultramar, 1960. ovvero «gli aghi nordovestavano»
  29. ^ Si ipotizzava che fosse la carta di Toscanelli. Si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag. 167, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  30. ^ Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pp. 36-38, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  31. ^ Cesare de Lollis, Vita di Cristoforo Colombo, p. 127, Fratelli Treves, 1895.
  32. ^ Lamentele si afferma che ve ne furono, anche se l'unica trovata segnata è quella del 10 ottobre, non vi furono mai minacce di ammutinamento. Si veda Roberto Almagià, curato da Osvaldo Baldacci, Cristoforo Colombo visto da un geografo, pag. 85, L.S. Olschki, 1992.
  33. ^ Dell'accordo non fanno menzione Ferdinando e Las Casas, ed entrambi hanno letto l'originale diario di bordo, si veda per dettagli Francesco Tarducci, Vita di Cristoforo Colombo, pag. 242, Fratelli Treves, 1892.
  34. ^ I calcoli fatti prima di partire contavano poco più di 2.000 miglia, ma quel limite sembrava ormai superato, anche se Colombo convinse i presenti del contrario. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 171, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  35. ^ Cesare De Lollis, Cristoforo Colombo nella leggenda e nella storia (terza edizione), p. 113, Fratelli Treves, 1923.
  36. ^ Christophe Colomb, Raccolta completa degli scritti di Cristoforo Colombo ad illustrare e documentare la scoperta dell'America, p. 83, 1864.
  37. ^ Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pp. 38-39, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6. La pensione dei 10.000 maravedis annui andò poi a ricompensare Beatrice, in quanto a Rodrigo la sua fine anche se incerta non fu piacevole. Si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 175, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  38. ^ Gli scogli delle Lucaie (oggi Bahamas) come ricorda Julien de la Gravière erano difficili da evitare, si veda Giulio Ferrario, Il costume antico e moderno ovver storia del governo delle milizia, della religione, delle arti... (terza edizione), pag 301, 1831. e Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 175, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  39. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 177, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  40. ^ Christopher Columbus, curato da Maria Luisa Fagioli, I diari di bordo, pp. 16-17, Studio Tesi, 1992. ISBN 9788876923302.
  41. ^ Nativi americani di etnia Arawak.
  42. ^ a b Cristoforo Colombo, Lettera ai Reali di Spagna in classicitaliani.it. URL consultato il 16 agosto 2011.
  43. ^ L'isola era polverosa, gli unici monili d'oro provenivano altrove, Colombo quindi decise di dirigersi verso lo sciame di isole descritte dagli indigeni, più di cento a sentire loro. I nomi scelti da Colombo per le varie isolette incontrate furono Fernandina e Isabela in onore dei regnanti spagnoli Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 46, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6. , altri nomi Santa Maria de la concepcion e Columbus Bank, l'unico luogo che porterà il suo nome nei secoli successivi.
  44. ^ Per l'acqua utilizzavano quella piovana; in questi villaggi vennero scoperte le amache poi adottate in marina come luogo per riposarvi
  45. ^ Non giunse nella vicina Florida, scoperta ufficialmente solo nel 1513 anche se presente in cartine del 1500 di Juan de la Cosa, compagno di ventura di Colombo, si veda Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 380, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  46. ^ Nel mese di novembre nel suo diario scrisse di trovarsi a Zayto o Quinsay, due delle città citate da Marco Polo, come in Alexander von Humboldt, Kosmos: a general survey of physical phenomena of the universe, Volume 2, pag 457, H. Baillière, 1848.
  47. ^ Paolo Emilio Taviani, Cristoforo Colombo: la genesi della grande scoperta, pag. 496, Istituto geografico De Agostini, 1982.
  48. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 1, pag. 42, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  49. ^ Rotary International, settembre 1943, vol 63 num 3, pag 59. ISSN 0035-838X
  50. ^ Durante il viaggio di ritorno osservarono alcuni indigeni fumare dei tizzoni d'erba. Un regalo del nuovo mondo al vecchio, il tabacco. Da Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 191, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  51. ^ Cesare de Lollis, Vita di Cristoforo Colombo, pag 138 e 142, Fratelli Treves, 1895.
  52. ^ Washington Irving, Life of Christopher Columbus Books 1 to 4, pag 133, Kessinger Publishing, 2004. ISBN 9780766185098.
  53. ^ Il Cibao era una regione nel centro di Haiti, visto che non davano importanza all'oro Colombo ebbe la sua conferma che si trattasse del Cipango, come raccontava Marco Polo. In Christopher Columbus, curato da Maria Luisa Fagioli, I diari di bordo, pag. 46, Studio Tesi, 1992. ISBN 9788876923302.
  54. ^ dal libro Cristoforo Colombo, di Gianni Granzotto, pag. 195 e successive, Mondadori 1984
  55. ^ La versione di Morison presente in Miles H. Davidson, Columbus then and now: a life reexamined, pag. 240, University of Oklahoma Press, 1997. ISBN 9780806129341. Gli Indios salveranno il carico Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 57, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6. ,grazie alla richiesta di aiuto di Diego de Harana e Pedro Gutierrez Juan de la Cosa si giustificò affermando che quando si allontanò non vi era alcun segnale di disastro imminente. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 208, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  56. ^ Colombo chiese di abbattere l'albero maestro, di gettare il carico non essenziale, sforzi rivelatisi vani. La nave fu colpita dalle onde a più riprese arrivando al punto che «la caravella non poté respirare» da Fernando Colón,Alfonso de Ulloa, Rinaldo Caddeo, Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo, pag 136, Erre emme, 1990.
  57. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 1, pag. 74, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  58. ^ Costruita in parte con i relitti della Santa Maria. Paolo Emilio Taviani, Cristoforo Colombo: la genesi della grande scoperta, pag. 497, Istituto geografico De Agostini, 1982.
  59. ^ Il messo non incontrò la caravella. In Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 212-213, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  60. ^ Si era perso nella nebbia. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 215, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  61. ^ Secondo il figlio di Pinzon, Arias Pérez. Dario G. Martini, Cristoforo Colombo tra ragione e fantasia (seconda edizione), p. 107, ECIG, 1987. ISBN 9788875452032.
  62. ^ Armati di arco e frecce. Dei canibi l'ammiraglio aveva sentito parlare in quelle terre, si trattavano di indigeni che uccidevano altre persone per poi nutrirsi con i loro corpi, ovvero i cannibali. Ettore Finazzi-Agrò, Maria Caterina Pincherle, La cultura cannibale: Oswald de Andrade : da Pau-Brasil al Manifesto antropofago, pag 83, Meltemi Editore srl, 1999. ISBN 9788886479790. Le annotazioni sul diario dei Canibi iniziarono il 26 novembre, come poi rafforzò l'11 dicembre. Il termine cambiò in Caribi il 2 gennaio e il 13 nella descrizione dell'incontro con gli indigeni li chiamò Carib. Marina Münkler, Marco Polo: vita e leggenda, p. 91, Vita e Pensiero, 2001. ISBN 9788834301241.
  63. ^ Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 63, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  64. ^ Le stime era molto differenti fra loro: Vicente Pinzon affermava di trovarsi ad occidente di Madera, Bartolomeo Roldàn ad oriente di Madera, Peralonso Nino a nord sempre di Madera, Colombo diceva di trovarsi a 75 miglia a sud delle Azzorre, il calcolo più esatto in quanto non corrispondeva di poche decine di miglia, Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 220-221, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  65. ^ Edward Everett Hale, Christopher Columbus, The Life of Christopher Columbus - From His Own Letters and Journals, pag. 52, Arc Manor LLC, 2008. ISBN 9781604502381.
  66. ^ Washington Irving, Christopher Columbus, pag. 178, Wordsworth Editions, 2008. ISBN 9781840220698.
  67. ^ Nell'incontro il re rimase perplesso nel vedere le nuove genti, come scrive J. de Barros nel suo De Asia. Si veda anche Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 81, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  68. ^ Chiese di incontrare i reali di Spagna ma non gli venne concesso tale onore. Si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 231, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  69. ^ Miles H. Davidson, Columbus then and now: a life reexamined, p. 288, University of Oklahoma Press, 1997. ISBN 9780806129341.
  70. ^ Prima di iniziare il pasto il re assaggiò i cibi offerti all'ospite, e dopo l'assaggio il cibo venne coperto da un coperchio, per dettagli si veda Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 236, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  71. ^ Dee Brown: Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Milano, Mondadori, 1972.
  72. ^ Una di queste cinque bolle era la Inter Caetera. Si veda Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 392, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6.
  73. ^ I re spagnoli e portoghesi si incontrarono poi a Tordesillas il 7 giugno 1494, i portoghesi chiesero altre 370 leghe, Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 1, pag. 179, Istituto geografico De Agostini, 1984. che ottennero e tale spostamento della longitudine portò il Brasile sotto la bandiera portoghese. L'accordo rimarrà intatto per circa 300 anni
  74. ^ Alcuni autori come Alvarez Chanca e Pietro Martire d'Angheira indicano come data il 13 ottobre - Cristoforo Colombo, Gli scritti, pag 391 - nota 1, Einaudi, 1995. e Marino Ruggero, L'uomo che superò i confini del mondo, pag 394, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 978-88-200-4912-6. Il 25 settembre 1493 comunque viene riportato anche nella Cronaca del secondo viaggio
  75. ^ David P. Henige, Numbers from nowhere: the American Indian contact population debate, pag 173, University of Oklahoma Press, 1998. ISBN 9780806130446.
  76. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 2, pag. 134, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  77. ^ William D. Phillips, Carla Rahn Phillips, The Worlds of Christopher Columbus, (ristampa) pag. 194, Cambridge University Press, 1993. ISBN 9780521446525. il proprietario della nave era Antonio de Torres.
  78. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 248, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  79. ^ Nello stesso viaggio chiamò altre isole Guadalupa e Maria Galante. Per dettagli: Arthur Helps, Vita di Cristoforo Colombo, pag. 77, G. Barbèra, Editore, 1870.
  80. ^ William D. Phillips, Carla Rahn Phillips, The Worlds of Christopher Columbus, (ristampa) pag. 197, Cambridge University Press, 1993. ISBN 9780521446525.
  81. ^ La fortezza era stata rasa al suolo, nella vicinanza solo ceneri e rifiuti mentre i cadaveri erano sparsi anche lontano. I colpevoli erano stati secondo la gente del luogo i Canibi, sbarcati tempo prima. Colombo visitò Guacanagarì che fingeva di essere ferito ad un gamba, Francesco Tarducci, Vita di Cristoforo Colombo, pag. 483, Fratelli Treves, 1892. smascherato dal medico di bordo Chanca e dal chirurgo che lo aveva accompagnato Lorgues de Lorgues, Tullio Dandolo, Volpato e comp, 1857, Cristoforo Colombo: storia della sua vita e dei suoi viaggi sull'appoggio di documenti autentici raccolti in Ispagna ed in Italia del conte Roselly de Lorgues ..., p. 331-332. , l'ammiraglio rifiutò di imporre la morte al bugiardo, non sicuro della sua colpevolezza dell'accaduto. Successivamente si venne a scoprire cosa accadde in realtà: gli stessi spagnoli stanchi di vivere confinati e per cercare l'oro organizzarono assalti ai villaggi vicini, compresi quelli di Caonabo in uno di questi Pedro Gutirrez, uno dei capi, Roberto Almagià, curato da Osvaldo Baldacci, Cristoforo Colombo visto da un geografo, pag. 110, L.S. Olschki, 1992. venne catturato e giustiziato, poi ci fu l'assalto a Navidad, Guacanagarì cercò di avvertire Diego de Harana rimasto al forte senza successo. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 254-255, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  82. ^ Si cibavano di manioca Pierre Chaunu, L'America e le Americhe. Storia di un continente, (seconda edizione) pag. 102, EDIZIONI DEDALO, 1984. ISBN 9788822005069.
  83. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Vol. 2, pag. 11, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  84. ^ Venne calcolato che l'oro trasportato valesse circa 30.000 ducati. In Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag. 258, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  85. ^ Lasciò 56 uomini posti sotto il comando di Pietro Margarit, in Lorgues de Lorgues, Tullio Dandolo, Volpato e comp, 1857, Cristoforo Colombo: storia della sua vita e dei suoi viaggi sull'appoggio di documenti autentici raccolti in Ispagna ed in Italia del conte Roselly de Lorgues ..., pag 342.
  86. ^ O forse più, si legga Maria Luisa Fagioli Cipriani, Cristoforo Colombo: il Medioevo alla prova, pag. 150, Editore ERI, Edizioni RAI, 1985.
  87. ^ Lo convinsero le parole di un vecchio indigeno che affermava che non bastavano quaranta lune di viaggio per vederne la fine, circa quaranta mesi in Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 265, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  88. ^ Juan de La Cosa, omonimo del primo viaggio, cartografo, disegnò le mappe del luogo come se avessero raggiunto le Indie, tale errore continuò sino al 1516.
  89. ^ Carica solitamente data ai governatori della provincia in Spagna e conferita dai soli monarchi. In Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 269, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  90. ^ Di loro, venduti al mercato di Siviglia, 200 morirono in poco tempo, si veda anche per dettagli: Michele Angelo Lazzaroni, Cristoforo Colombo: Osservazioni critiche sui punti più rilevanti e controversi della sua vita, Volume 2, pag 286, Fratelli Treves, 1892.
  91. ^ Si chiedeva una quantità d'oro a tutti i maschi di età superiore ai 14 anni da consegnare ogni tre mesi. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 272-273, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  92. ^ Arthur Helps, Vita di Cristoforo Colombo, p. 91, G. Barbèra, Editore, 1870.
  93. ^ Roberto Almagià, curato da Osvaldo Baldacci, Cristoforo Colombo visto da un geografo, pag. 122, L.S. Olschki, 1992.
  94. ^ Arthur Helps, Vita di Cristoforo Colombo, p. 92, G. Barbèra, Editore, 1870.
  95. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 1, pag. 174, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  96. ^ Per Ferdinando erano semplici nemici catturati in battaglia, per Isabella era contraria al commercio degli esseri umani Si veda pag Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, p. 279-280, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  97. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Vol. 2, p. 234, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  98. ^ Ufficialmente credette che era giunto vicino al Paradiso terrestre. Lettera di Colombo ai re cattolici della Spagna, maggio-agosto 1498, pag 154-155. In Giovanni Bossi, Immaginario di viaggio e immaginario utopico: dal sogno del paradiso in terra al mito del buon selvaggio, p. 234, Mimesis Edizioni, 2003. ISBN 9788884831590.
  99. ^ Storia di Venezuela 1ª Parte in venezuelatuya.com. URL consultato il 16 agosto 2011.
  100. ^ Dario G. Martini, Cristoforo Colombo tra ragione e fantasia (seconda edizione), p. 612, ECIG, 1987. ISBN 9788875452032.
  101. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp 292-293, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  102. ^ Catturato dopo un tentativo di rivolta doveva essere impiccato, si attese per lungo tempo il ritorno di un frate per dei peccati che dimenticò, Colombo lo fece gettare in mare da un dirupo. Per la storia si veda anche Consuelo Varela, La caída de Cristóbal Colón: el juicio de Bobadilla, pp 127-128, Marcial Pons Historia, 2006. ISBN 9788496467286.
  103. ^ Opponendosi all'arresto fu incatenato dal proprio cuoco. In Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 295, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  104. ^ Dario G. Martini, Cristoforo Colombo tra ragione e fantasia (seconda edizione), p. 409 e 415, ECIG, 1987. ISBN 9788875452032.
  105. ^ Paolo Emilio Taviani, La meravigliosa avventura di Cristoforo Colombo, pag 236, Istituto geografico De Agostini, 1989. ISBN 9788840200439.
  106. ^ Cesare de Lollis, Vita di Cristoforo Colombo, p. 358, Fratelli Treves, 1895.
  107. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pag 306, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  108. ^ Chiamata Bermuda per via del proprietario, Franciso Bermudez. Samuel Eliot Morison, The European Discovery of America: The northern voyages, A.D. 500-1600 (ristampa), pag 238, Oxford University Press, 1993. ISBN 9780195082715.
  109. ^ Il 20 maggio, in Cesare de Lollis, Vita di Cristoforo Colombo, p. 313, Fratelli Treves, 1895.
  110. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 1, pag. 222, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  111. ^ Dario G. Martini, Cristoforo Colombo tra ragione e fantasia (seconda edizione), p. 435, ECIG, 1987. ISBN 9788875452032.
  112. ^ Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp. 311-312, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.
  113. ^ Paolo Emilio Taviani, I viaggi di Colombo: la grande scoperta, Volume 1, pag. 243, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  114. ^ Francesco Tarducci, Vita di Cristoforo Colombo, volume II, pag. 496, Fratelli Treves, 1892.
  115. ^ Porto Bello, si veda Francesco Constantino Marmocchi, Raccolta di viaggi dalla scoperta del nuovo continente fino a' dì nostri, Volume 2, pag. 93, Fratelli Giachetti, 1841.
  116. ^ la città poi venne chiamata Siviglia, nome Lorgues de Lorgues, Tullio Dandolo, Volpato e comp, 1857, Cristoforo Colombo: storia della sua vita e dei suoi viaggi sull'appoggio di documenti autentici raccolti in Ispagna ed in Italia del conte Roselly de Lorgues ..., p. 258.
  117. ^ Inizialmente rifiutò osservando che era un'impresa impossibile, chiese quindi di offrire tale possibilità a tutti gli uomini sopravvissuti affermando che era l'unica possibilità che rimaneva, e che solo in caso di globale rifiuto sarebbe partito lui, tutti rifiutarono e quindi Mendez come da accordi accettò l'incarico. Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, pp 320-321, Mursia, 1995. ISBN 978-88-425-4493-7.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]