Via Delapidata

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Via Delapidata
Viaplatasvg.svg
Coordinate41°05′17.11″N 5°42′12.9″W / 41.088085°N 5.703584°W41.088085; -5.703584
Informazioni generali
Tipostrada romana
InizioMérida
FineAstorga
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La via Delapidata (spagnolo: Via de la Plata) è una strada romana da sud a nord attraverso la parte occidentale della Spagna, da Mérida ad Astorga. Due millenni dopo, il suo tracciato è servito per progettare il Sentiero del Giro turistico della via dell'argento, la strada di Gijón al Porto di Siviglia, e l'autostrada dell'argento, vie di comunicazione che strutturano l'occidente spagnolo. Quest'ultima via è diventata una rotta turistica-culturale, finanziata istituzionalmente, il che ha generato una forte polemica, dato che le informazioni storiche che si conservano, sia in fonti letterarie che archeologiche, evidenziano che il suo percorso si estende esclusivamente tra Mérida e Astorga. In difesa del tracciato originale sorse l'Associazione dei Popoli della Via dell'argento, presidiata dal sindaco d'Astorga, che dal 2006 effettua, tra le altre attività, azioni di protesta contro l'estensione artificiale della Via.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La Via dell'argento, nonostante il suo nome, non fu mai un cammino di circolazione del commercio dell'argento. Tale denominazione si deve, come in altre occasioni a un'evoluzione popolare data da una confusione fonetica. Durante l'epoca andalusa, questa rotta fu denominata al-Balat (il cammino lastricato), parola molto frequente in altre zone della Spagna e che origina toponimi come Albalat y Albalate. È possibile che questa pronuncia inducesse la gente a collegare il suono di questa parola a quella per argento, e da lì si iniziasse a denominarla come Via dell'argento in un'epoca non precisata: nel 1504 e nel 1507, quando si documenta per la prima volta con Cristoforo Colombo e Antonio de Nebrija, rispettivamente. Nel primo appare semplicemente come la Plata e nel secondo con questa forma:

Est praeterea eiusdem Lusitanie via nobilissima: Argentea vulgo dicitur. Quod Licinius pontifex primum stravit, deinde Traianus Caesar refecit, et deinceps Aelius Pertinax aliiqui imperatores restituerunt, id quod ex lapidibus intelligitur: quibus millia passuum distinguuntur. Ea perducta est ab Emerita Augusta per Castra Caecilia Salmanticam usque, ubi primum in extima pontis parte incipit evanescere, neque ulterius ullum viae illius vestigium cernit.

Un'altra ipotesi sul nome è che potesse derivare da un tardivo via Delapidata, nonostante ci siano alcune irregolarità, come l'assenza in questa strada di vere silices o lapides, ovvero di pavimentazione lastricata, che è insolito nelle tipologie di strade romane nei suoi percorsi non urbani. Per superare questa difficoltà, una nuova ipotesi spiega il significato dell'etimologia di via delapidata, come «cammino marcato con miliari» (dal latino classico e medievale lapis, «piedra miliaria»).

Origine[modifica | modifica wikitesto]

L'origine storica di questa di questa rotta di comunicazione è incerta. Durante il periodo protostorico, coincidendo con la presenza nel sud peninsulare della cultura de Tartessos, si hanno notizie dell'esistenza di contatti commerciali con l'ovest spagnolo grazie a diversi reperti archeologici per una rotta denominata da alcuni studiosi come "Vía del Estaño", quindi si suppone che attraverso questa circolasse una buona parte dei metalli nella penisola.

Nei secoli posteriori continuò ad essere molto frequentata, senza che si conosca il nome concreto di questa strada, diventando, fino all'arrivo di Roma, una delle vie principali dei popoli spagnoli insieme alla strada denominata Via Eraclea, che ripercorreva tutto il levante, da Cadice fino ad attraversare i Pirenei.

Gli autori spagnoli del XVII y XVIII secolo , come Bernabé Moreno de Vargas, chiamavano la strada "Vía consular" e "Vía militar", perché erano convinti che esistesse già in epoca repubblicana, essendo verosimile la disposizione della rotta preesistente per facilitare i movimenti delle truppe, dato il precoce interesse mostrato dai romani nell'esplorazione e conquista del nord peninsulare, come dimostra la loro prima spedizione a Gallaecia nel 137 a. C.

Durante l'epoca romana, la via si mantenne come asse fondamentale delle comunicazioni sia durante la conquista (essendo il cammino d'accesso dalla Bética verso il nordest) sia in epoca imperiale. Diverse fonti scritte descrivono il percorso di questa via , tra questa anche l'itinerario di Antonino, nel quale si descrive lo stesso percorso di questa via (Iter ab Emerita Asturicam) che partiva da Augusta Emerita (Mérida), capitale della provincia Lusitania, per finire in Asturica Augusta (Astorga), capitale del Convento Asturicense e una delle principali città della provincia. Nel suo cammino la via attraversava diversi luoghi come Bedunia (San Martín de Torres), Brigeco (Castro Gonzalo), Ocelo Durii (Villalazán, provincia di Zamora), Salmantica (Salamanca), Cáparra o Norba Caesarina (Cáceres).

Mansioni della Via dell'argento
Mansione Corrispondenza Distanza
Augusta Emerita Mérida Millia Passuum
Ad Sorores Casas de Don Antonio XXVI
Castra Caecilia Cáceres el Viejo, insieme a Cáceres XX
Turmulos Nei paraggi di Garrovillas de Alconétar XX
Rusticiana Galisteo XXII
Capera Cáparra XXII
Caelionicco Finca de la Vega, Peñacaballera XXII
Ad Lippos Valverde de Valdelacasa XII
Sentice Pedrosillo de los Aires XV
Salmantica Salamanca XXIV
Sabaria o Sibarim Peñausende XXI
Ocelum Durii Nei paraggi di Zamora XXI
Vico Aquario Castrotorafe XVI
Brigaecium Dehesa de Morales de las Cuevas, Castro Gonzalo, Zamora XXXII
Bedunia San Martín de Torres XX
Asturica Augusta Astorga XX

Evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda l'evoluzione posteriore della strada, man manoche la conquista cristiana della penisola iberica che avanzava verso sud, la via dell'argento, come unicoitinerario nella geografia ispanica della zona occidentale (per la propria configurazione) cominciò a servire anche come cammino di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela da sud, un uso cheancora si mantiene oggi e continuò essendo una via fondamentale di passaggio nel corso della storia. Solo con la creazione del sistema di comunicazioni radiali a partire dal XVIII secolo perse la sua importanza, che non arriverà a recuperare fino alla seconda metà del XX secolo, anche se con il tracciato della nuova strada, che in molti casi non è uguale alla vecchia strada.

Reinvenzione moderna della via

L'idoneità del tracciato della Via dell'argento spiega che, già in epoca contemporanea, il percorso della strada N-639, attualmente, in larga parte, A-66, asse principale della comunicazione dell'ovest peninsulare, seguisse il suo tracciato in linee generali. Così, quella che ora è denominata Ruta de la Plata estende artificialmente il suo itinerario fino a Gijón al Nord e fino a Siviglia, al sud, ampliando il suo tracciato originale per arrivare alle città di maggior importanza come León, e dimenticando la rotta del nucleo di Astorga, un tempo così importante e autentico finale romano della strada.

Il sindaco di questo popolo ha alzato la voce in diverse occasioni per criticare l'abbandono che la città soffre nella posta in valore della Via dell'argento; in questo senso, la città leonensa si è vista appoggiata da diverse instituzioni, come l'Università di León, e specialisti, come i professori di Storia Narciso Santos Yanguas, Valentín Cabero y Manuel Abilio Rabanal Alonso, il quale si è sempre mostrato difensore del tracciato storico della Via e del ruolo giocato da Astorga.

Resti epigrafici e archeologi[modifica | modifica wikitesto]

Miliari

Restano abbastanza tratti con resti visibili della strada stessa. Nonostante siano stati fatti molti studi parziali, di miliari e tratti concreti, l'unica monografia scientifica su questa, risale al 1974, fu completata molto bene nel 1995, quando furono catalogati e studiati un totale di 189 miliari, già conosciuti o inediti, quello che permise confermare i percorsi corrispondenti tra le località dove si trovavano o si trovano, e suggerire quei percorsi intermediari che non li conservano.

Tra questi miliari, e come fondamentali per definire il vero percorso romano dell'Iter ab Emerita Asturicam, si conservano vari degli iniziali, che marcano le miglia I a XXVI, dall'uscita di Augusta Emerita (miglia II) fino alla mansio Ad Sorores, e dei finali, tra le miglia CLXXXIV a CCCXIII, da Salmantica a Asturica Augusta (questo attribuibile ad Augusto). Dato che l'origine della strada a Mérida non è in discussione, nel conservarsi al miliario II, a 3&nbp;km dell'uscita nord della città, conviene lasciare costanza che oltre Astorga non si sono stabiliti altri miliari che appartengono alla stessa. Se ci sono di altre strade, delle varie che a sua volta partivano da Astorga, secondo il proprio itinerario di Antonino.

Ponti
  • Ponte di Alconétar
Patrimonio archeologico

Sono numerosi i vestigi archeologici dell'epoca romana che si possono incontrare lungo la via. Tra questi i seguenti:

  • Ruinas de Augusta Emerita en Mérida.
  • Castra Cecilia en Cáceres.
  • Castra Servilia en Cáceres.
  • Cuarto Roble en Cáceres.
  • El Junquillo en Cáceres.
  • Mausoleo de Fuente Buena en Calzada de Valdunciel.
  • Ruinas de Cáparra en Guijo de Granadilla.
  • Termas romanas en Baños de Montemayor.
  • Villa romana de Torreáguila en Montijo.
  • Ruinas de Asturica Augusta en Astorga.

Itinerario culturale[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine del secolo XX, la via dell'argento è oggetto di rivalutazione come uso turistico e culturale, e il lavoro delle differenti amministrazioni si sta incentrando nel valorizzare un itinerario con un grande patrimonio storico, artistico, etnografico, culturale e naturale. Infatti, alcuni dei nuclei che attraversa sono dichiarati Patrimonio dell'Umanità, Mérida, Cáceres o Salamanca, e altri , come Zamora o Astorga, contano su un importante patrimonio. D'altra parte si sta incentivando il suo uso come cammino di pellegrinazione, formando parte del Camino de Santiago de la Plata. Tutto questo lavoro si è concretizzato nell'elaborazione di guide turistiche, itinerari o pagine web come quella presentata dall'Asociación de Pueblos de la Vía de la Plata.

Centri di interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

La Via dell'Argento conta su tre centri di Interpretazione Generale a Monesterio, Mérida y Baños de Montemayor, che servono fondamentalmente d'appoggio culturale e guida nel percorso della regione. I Centri d'Interpretazione si definiscono spazi culturali, che aiutano, attraverso il filo conduttore che è la Via dell'Argento, a comprendere la storia della regione. Questi centri appartengono alla rete dei Musei d'Identità di Extremadura.

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ↑ Red de Cooperación de Ciudades en la Ruta de la Plata. «Ruta Vía de la Plata». Consultado el 8 de abril de 2009.
  2. ↑ ABC. «Astorga boicotea un acto promocional en Barcelona de la "falsa" Vía de la Plata». Consultado el 8 de abril de 2009.
  3. ↑ Diario de León. «Los pueblos de la vía apelarán a la Junta para que señalice la calzada». Consultado el 15 de enero de 2010.
  4. ↑ Celtiberia.net. «Vía de la Plata: Etimología». Archivado desde el original el 4 de enero de 2012. Consultado el 10 de abril de 2009. Artículo de J. Rodríguez Morales sobre este tipo de topónimos.
  5. ↑ Google books. «Cristóbal Colón». Consultado el 14 de enero de 2010. Al final de una de las cartas a su hijo Diego, de 28 de noviembre de 1504.
  6. ↑ Revistas Catalanas con Acceso Abierto. «De Mensuris» (en catalán). Consultado el 10 de abril de 2009. De Mensuris, Salamanca, 1.510 (primera versión de 1.507), pág. 4.
  7. ↑ G. García Pérez. «La Calzada de Quinea del Cantar de Myo Çid». Consultado el 10 de abril de 2009. Artículo en "Revista de Soria", 21, 1998, pág. 12, nota 35.
  8. ↑ Rodríguez Morales, J. (1999). El Miliario Extravagante, n.º 71, ed. Algunos topónimos camineros y las vías romanas de la Península. pp. 2-8, nota 44.
  9. ↑ Saltar a:a b J. Gil Montes. «Vía Delapidata». Consultado el 10 de abril de 2009.
  10. ↑ El tipo de zahorra o gravilla apisonada que remataba las calzadas no urbanas, tenía su propia denominación en latín: glareae.
  11. ↑ Morales, Jesús Rodríguez. «ALGUNOS TOPÓNIMOS CAMINEROS Y LAS VÍAS ROMANAS DE LA PENÍNSULA. REVISITADO». El Nuevo Milario (en inglés). Consultado el 2 de julio de 2018.
  12. ↑ Moreno de Vargas, Bernabé. Historia de Mérida ( 1.633).
  13. ↑ Diario de León. «Perandones reprocha a PP y PSOE su postura con la Vía de la Plata». Consultado el 14 de enero de 2010.
  14. ↑ Diario de León. «Perandones tacha de «vergonzante» la actitud de la Junta con la Vía». Consultado el 15 de enero de 2010.
  15. ↑ Diario de León. «Perandones cree el eje Gijón-Sevilla fruto de una «calentura colectiva»». Consultado el 15 de enero de 2010.
  16. ↑ Diario de León. «Catedráticos de tres universidades excluyen a Gijón de la Vía de la Plata». Consultado el 15 de enero de 2010.
  17. ↑ Manuel Abilio Rabanal Alonso. «La Vía de la Plata en León y la vía de León a Asturias: de calzadas romanas a caminos de peregrinación a Santiago». Consultado el 14 de enero de 2010.
  18. ↑ Particularmente en la revista El Miliario Extravagante, o en distintos congresos sobre Caminería hispánica
  19. ↑ Roldán Hervás, J.M. Iter ab Emerita Asturicam: El Camino de la Plata, Salamanca, 1971.
  20. ↑ Carmen Puerta Torres, Los miliarios de la via de la Plata, director Luis García Iglesias, Madrid, Universidad Complutense, 1995; versión digital E-print-UCM, de 2002: Tesis en CD-ROM Universidad Complutense de Madrid, Facultad de Geografía e Historia, Departamento de Historia Antigua. Sign.: TESISDIG 625(365)(043.2)(086). Resumen aquí Archivado el 4 de junio de 2008 en la Wayback Machine.. Tesis consultable en E-Prints Complutense.
  21. ↑ C. Puerta Torres, Los miliarios de la via de la Plata, Madrid, UCM, 1995, catálogo, pp. 281-296 y pp. 513-519.
  22. ↑ Río-Miranda Alcón, Jaime. La ciudad romana de Cáparra. Municipium Flavium Caparense, 2011. Río-Miranda Alcón, Jaime. La ciudad romana de Cáparra. La cerámica, 2012. En la web, La ciudad romana de Cáparra
  23. ↑ Aragóndigital.es. «Más de 100.000 personas peregrinaron por el Camino Francés en 2009». Consultado el 15 de enero de 2010.
  24. ↑ Diario de León. «Una nueva web permite visitar la Vía de la Plata y charlar con otras personas». Consultado el 16 de octubre de 2010.
  25. ↑ Página oficial de los Centros de Interpretación. Junta de Extremadura

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Rovati, La Via de la Plata nella Penisola Iberica: tra antica memoria e nuove emozioni, in Territori Emotivi - Geografie Emozionali, V Convegno Internazionale sui Beni Culturali Territoriali (4-6 settembre 2009), Fano, 2010, pp. 376-381.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Wikimedia Commons alberga una categoría multimedia sobre Vía de la Plata.
  • Atlas del Imperio Romano
  • Página sobre ingeniería romana, con un artículo sobre la Via Delapidata y otros restos en la zona de Astorga
  • Tesis doctoral de Carmen Puerta Torres sobre "Los miliarios romanos de la Vía de la Plata"
  • La continuidad de la Vía de La Plata desde Asturica Augusta hasta el litoral cantábrico asturiano, artículo de la revista Tierras de León

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