Via de' Pepi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Via de' Pepi
Via Ghibellina, angolo con Via de' Pepi 01.JPG
L'angolo di via de' Pepi con via Ghibellina e il tabernacolo
Nomi precedentivia dei Bonfanti e via San Giuliano
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàFirenze
QuartiereSanta Croce
Informazioni generali
Intitolazionedal nome della famiglia Pepi che lì abitava
Mappa

Coordinate: 43°46′12.66″N 11°15′46.35″E / 43.770183°N 11.262874°E43.770183; 11.262874

Via de' Pepi, al Canto degli Orlandini

Via de' Pepi si trova a Firenze nella zona di Santa Croce, tra via dei Pilastri e piazza Santa Croce.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La strada prende il nome dalla famiglia Pepi, che qui ha il proprio palazzo e che, secondo la tradizione, si era arricchita col commercio del pepe.

Nel corso del tempo, così come voleva l'uso antico, la strada aveva assunto denominazioni diverse in ragione dei vari tratti, ancora ben documentate nella pianta delineata da Ferdinando Ruggieri nel 1731. Il primo canto, confinante con piazza Santa Croce si chiamava "Canto alle Mosche", probabilmente perché battuto dal sole e frequentato dagli insetti. Questo primo tratto di strada si chiamava via dei Bonfanti, dal nome di una famiglia che vi abitò fino al 1340 circa, dando alla Repubblica 7 priori e 2 gonfalonieri di Giustizia e che cedette appunto le sue case ai Pepi.

Il tratto successivo, tra via Ghibellina e via dell'Agnolo, era chiamato via San Giuliano, prendendo forse il nome da un antico ospizio, e in seguito via della Pietà e via della "Pietra", forse per corruzione. Fino a via Pietrapiana, aveva poi nome "via del Ciriagio" ("ciliegio") e poi via della Colomba: se la prima denominazione era probabilmente legata alla presenza di un albero, in una zona già ricca orti e giardini, la seconda era forse spiegabile con la presenza di un'antica locanda con un'insegna al volatile, oppure da una raffigurazione della colomba dello Spirito Santo. Questo tratto venne stravolto dalla costruzione della Casa del Fascio (poi Ufficio Tecnico Erariale), del palazzo dei Tipografi e delle poste di via Pietrapiana.

Oltrepassato lo slargo formatosi tra gli anni trenta e cinquanta del Novecento, con la via Martiri del Popolo, la strada riprende il suo antico tracciato. Questo tratto, fino alla via di Mezzo, aveva anticamente nome via del Pino, o del Canto al Pino, e poi via dell'Androne (storpiato anche come "Landrone"). Vi si affacciano palazzetti modesti ma antichi, con eleganti portaletti e corredati spesso da stemmi.

L'ultima porzione, tra la via di Mezzo e via dei Pilastri, cambiava ancora nome: prima via del Canto al Galeone, forse per l'insegna di un'osteria, e poi via di Sant'Anna, da un tabernacolo situato in prossimità di via dei Pilastri, che ugualmente si chiamava canto di Sant'Anna.

Le trasformazioni subite nel tempo dal tracciato riguardano essenzialmente gli esiti dell'intervento di risanamento del quartiere di Santa Croce avviato nel 1936, che portò alla distruzione delle vecchie case poste sulla porzione del tracciato tra via dell'Agnolo e via Pietrapiana, con l'edificazione di nuovi fabbricati tra i quali il complesso dell'Ufficio tecnico erariale, del palazzo dei Tipografi e del palazzo delle Poste. A

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lungo il tracciato della strada si intersecano via del Fico, via Ghibellina, via dell'Agnolo, via dell'Ulivo, via Martiri del Popolo, via Pietrapiana e via di Mezzo.

Ad eccezione dei nuovi edifici eretti tra gli anni trenta e cinquanta del Novecento, la via è per lo più segnata da semplici e comunque antiche case a schiera, per lo più già di proprietà di enti ecclesiastici. Il carattere complessivo dell'arteria è quindi residenziale popolare, con l'emergenza del palazzo Pepi Ferri nella zona prossima alla basilica di Santa Croce. Dal lato opposto "si allineano palazzetti modesti, ma d'una certa nobiltà, con eleganti portaletti e piccoli stemmi corrosi dal tempo. Un intelligente restauro al loro interno potrebbe rendere a questo tratto di strada una certa dignità urbanistica" (Bargellini-Guarnieri).

Edifici[modifica | modifica wikitesto]

Gli edifici con voce propria hanno le note bibliografiche nella voce specifica.

Immagine Nome Descrizione
Via de' pepi, piazza santa croce, palazzo 11.JPG s.n. Casa Benvenuti Galletti L'edificio, con vari elementi che ne rimandano la configurazione al Cinquecento, è ricordato nel repertorio di Bargellini e Guarnieri che lo segnalano per l'eccellente restauro. Già proprietà dei Benvenuti da Rondine (che sicuramente lo possedevano nel 1427), è stato dei Galletti e quindi dei Bruzzichelli. Ancora oggi si presenta in ottimo stato di conservazione a seguito di ulteriori e recenti interventi ai fronti. Organizzato su quattro piani per tre assi è coronato da una spaziosa altana a colonne doriche. Sul portone è uno scudo abraso.[1]
Via de' pepi, piazza santa croce, palazzo 02.JPG 2 Palazzo Gargiolli Affacciato anche su piazza Santa Croce 14, l'edificio, che in parte guarda sull'attuale largo Piero Bargellini, si presenta nelle belle forme assunte nel corso di un rifacimento ottocentesco. Sviluppato su tre piani per sette assi mostra un portone protetto da un balcone retto da vistose mensole a volute e foglie d'acanto, di buona qualità esecutiva, attualmente tinteggiate e presumibilmente in pietra artificiale.
Via de' pepi 3, casa già di vasco pratolini 01.JPG 3 Casa La casa (tre assi per quattro piani) presenta un fronte privo di elementi architettonici di rilievo e tuttavia è di antica fondazione e capace - per la pausata scansione delle finestre pur semplicissime - di coesistere con i palazzi che le sorgono vicino senza per questo sentirsi umiliata. Una nota di Andrea Cecconi la dice abitata, nei primi anni trenta del Novecento, dallo scrittore Vasco Pratolini, allora impiegato in una tipografia di Borgo Allegri.[2]
Palazzo pepi graffiti 03.JPG 5-7-9 Palazzo Pepi Ferri Il palazzo risale agli inizi del Quattrocento e risulta ingrandito tra il 1441 e il 1553 grazie all'acquisto di alcune case confinanti, alcune delle quali di proprietà della famiglia Bonfanti. Nei secoli passò di proprietà a varie famiglie, tra le quali i Serragli, gli Strozzi e i Pucci, fino a pervenire nel 1653 alla famiglia Pepi, che aveva oramai assunto grande rilievo nella vita sociale della città. Questi, pur salvaguardando molti elementi, provvidero a vari lavori fino a conferire all'edificio l'aspetto attuale. Oltrepassato il portone e superato l'ampio androne, l'edificio si mostra articolato attorno ad un cortile interno, con una ricchissima decorazione a graffito.
Via de' pepi 8, casa con buchetta del vino.JPG 8 Una casa di forme antiche ha vicino al portone d'ingresso, centinato e incorniciato di bozze di pietra, una buchetta del vino.
Palazzo Salvetti Sebregondi 02.JPG 12 Palazzo Salvetti Sebregondi In angolo su via Ghibellina (dove si trova la facciata principale), il palazzo presenta attualmente caratteri definiti tra la fine del Cinquecento e gli inizi del secolo successivo su progetto del cavalier Lorenzo Sirigatti, che unificò e ridisegnò le preesistenze su commissione dei Della Fonte.
Palazzo gherardi, veduta.JPG s.n. Palazzo Gherardi In angolo con via Ghibellina (dove si trova il fronte principale), il palazzo fi già della famiglia Gherardi, quindi dei Curadossi e infine dei Picchi. Si estende con i suoi tre piani fino all'angolo di via de' Pepi, proponendosi con un fronte principale organizzato su ben dieci assi. Nonostante le dimensioni il disegno è di sobria e misurata euritmia, com'è tipico dell'architettura fiorentina del Quattrocento, periodo al quale devono essere riferite le attuali forme che Guido Carocci segnala come "elegantissime".
Via dell'agnolo, verso via verdi.JPG 76 Palazzo dei Tipografi Negli anni trenta tre isolati del quartiere di Santa Croce vennero interessati da sventramenti destinati a costruire nuovi edifici moderni e un nuovo progetto urbanistico. Sebbene interrotti dalla guerra, i lavori ripresero negli anni Cinquanta, colmando con edifici moderni quello che nel frattempo era stato raso al suolo. Il palazzo dei Tipografi, detto anche casa dei Poligrafici, si trova nel lotto che doveva ospitare la scuola secondaria femminile di avviamento professionale Lucrezia Mazzanti, edificio progettato attorno al 1940 ma mai realizzato a causa della guerra. Dal 1952 si cominciò quindi l'erezione dell'attuale edificio sulla porzione sinistra del lotto, riservando la zona verso via Michelangelo Buonarroti all'edificio dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Il casamento in oggetto fu destinato, tra l'altro, a ospitare una tipografia, da cui la denominazione con la quale è conosciuto nel quartiere. Oggi vi ha sede, tra l'altro, una scuola d'arte. Architettonicamente si tratta di un edificio alquanto modesto, purtroppo rappresentativo della scarsa capacità progettuale che gli anni cinquanta espressero nell'edilizia minore: presenta una pianta a L che segue con prospetti di cinque piani via dell'Agnolo (8 assi) e via de' Pepi, così da determinare una corte alla quale si accede da via dell'Ulivo, destinata a parcheggi di pertinenza del casamento.
Poste di via pietrapiana 01.JPG s.n. Poste di via Pietrapiana Su via de' Pepi si affaccia il lato posteriore della Sede della Direzione provinciale delle Poste e Telegrafi di Firenze
Via de' pepi 49, casa dell'opera di carità del duomo 02.JPG 48 Casa dell'Opera di Carità del Duomo Un pietrino murato sopra il portalino ad arco ricorda come la casa fosse un tempo di proprietà dei cappellani del Duomo fiorentino.
Via de' pepi 52, casa con stemma francescano 02.JPG 52 Casa dei frati di Santa Croce Uno stemma molto consunto si trova sulla facciata di questa casa di fattura popolare ma antica, riconoscibile come lo stemma francescano, dimostrante l'antica proprietà dell'edificio da parte dei frati di Santa Croce.
Via de' pepi 57, casa dell'opera di carità del duomo 02.JPG 57 Casa dell'Opera di Carità del Duomo Anche questa casa ha una lapide dei cappellani del Duomo fiorentino, soprastante un'altra pietra in cui si leggono le lettere R. AET. e un numero romano parzialmente abraso, che si riferiva sicuramente a un numero di registro con cui l'edificio era elencato tra le proprietà dell'istututo religioso.
150px 63 Casa della compagnia di San Niccolò In antico la casa dovette appartenere alla Compagnia di San Niccolò del Ceppo, come ricorda un pietrino con il bastone pastorale e le tre palline di san Nicola di Bari. Il numero 17, in lettere romane, si riferisce alla posizione dell'immobile negli inventari della compagnia.
Via de' pepi 65, palazzo 01.JPG 65 Palazzo Si tratta di un grande palazzo attualmente sviluppato su quattro piani per otto assi di estensione. Il portone è fuori asse, a sottolineare i molti rimaneggiamenti subiti dall'edificio nel tempo, compresa la soprelevazione.[3]
Palazzo al canto di sant'anna, androne su via de' pepi 06.JPG 67 Palazzo al Canto di Sant'Anna Come per l'edificio precedente, si tratta di un grande palazzo organizzato per nove assi su quattro piani, con quello terreno di grande elevazione, segnato al centro da un bel portone incorniciato da bugne in pietra, soprelevato dal piano stradale con tre gradini e difeso da due paracarri, a denotare un pregio oggi ben poco percepibile per il pessimo stato della facciata. Il repertorio di Bargellini e Guarnieri lo segnala in quanto in comunicazione con quello al n. 32 di via Fiesolana: presenta un grazioso cortile e un androne con pitture cinquecentesche di soggetto religioso tra grottesche (la Fede, la Creazione di Eva, l'Arca di Noè) che farebbero pensare alla presenza in antico di un istituto religioso.
Via de' pepi 73, casa con pietrino con colomba dello spirito santo 01.JPG 73 Casa con pietrino La casa, nelle forme dell'edilizia popolare antica, si distingue per la presenza di uno stemma con la colomba dello Spirito Santo, memoria dell'antica proprietà da parte di un istituto religioso.
Via de' pepi 74, casa già dello spedale di san matteo 03.JPG 74 Casa dello Spedale di San Matteo Sul portale della casa si trova un pietrino con lo stemma dell'ospedale di San Matteo, oggi Accademia di Belle Arti

Tabernacoli[modifica | modifica wikitesto]

Vicino a via Ghibellina si trova un tabernacolo con la Sacra Famiglia e san Giovannino, che aveva alla base una scomparsa lapide di marmo che ricorda un'indulgenza concessa da Giovanni XXII:

«  GESÙ MIO MISERICORDIA
BACIANDO LA SANTISSIMA CROCE
POSTA IN QUALSIASI LUOGO
PER CONCESSIONE DI PAPA GIOVANNI XXII
L'ANNO MCCCXVII E DI PAPA CLEMENTE VI
SI ACQUISTA PER OGNI VOLTA
UN ANNO E QUARANTA GIORNI D'INDULGENZA
LAUS DEO
 »

L'affresco era stato restaurato nel 1963 eliminando gran parte delle ridipinture e riscoprendo buona parte del disegno originario, ma fu presto ridanneggiato gravemente dall'alluvione di Firenze nel 1966. La scomparsa della lapide è relativamente recente: era ancora presente nell'87 quando la censì Guarnieri nel suo repertorio. Per volontà di Maria Luisa Pepi, nel 2011 il tabernacolo è stato restaurato in collaborazione con gli Amici dei Musei Fiorentini in onore della sua antica famiglia[4].

Al 68 un'edicola conserva un rilievo in arenaria, forse settecentesco, con una figura seduta in preghiera e sullo sfondo due monti con una croce sulla vetta, forse riferibili allo stemma della Compagnia dell'Assunta che si vede anche nel non lontano tabernacolo di Montiloro.

Al Canto di Sant'Anna, in angolo con via dei Pilastri, il tabernacolo mostrava Maria bambina con sant'Anna, tra i santi Francesco e Domenico (Guido Carocci), ed era affiancato da uno stemma con la colomba dello Spirito Santo e uno con un puttino in fasce dello Spedale degli Innocenti; le sue esili tracce furono coperte nel XX secolo da un'opera di A. La Naia, che fu danneggiata dall'alluvione e mai più ricollocata; oggi vi si trova una moderna rappresentazione di San Giorgio e il drago, collocata negli anni '80/'90.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Illustratore fiorentino (1907) 1906, pp. 61-62; Allodoli-Jahn Rusconi 1950, p. 110; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, III, 1978, p. 329; Paolini 2008, pp. 203-204, n. 306; Paolini 2009, p. 280, n. 396, nel dettaglio
  2. ^ Cecconi 2009, p. 165, nel dettaglio
  3. ^ Bargellini-Guarnieri 1977-1978, III, 1978, p. 54; Paolini 2008, p. 152, n. 230; Paolini 2009, p. 221, n. 313, nel dettaglio
  4. ^ Riccardo Sacchettini, L’Archivio della Famiglia Pepi, Lucca, Istituto storico Lucchese, 2015, p. 26.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune di Firenze, Stradario storico e amministrativo della città e del Comune di Firenze, Firenze, Tipografia Barbèra, 1913, p. 105, n. 742;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, III, 1978, p. 54.
  • Ennio Guarnieri, Le immagini di devozione nelle strade di Firenze, in Le strade di Firenze. I tabernacoli e le nuove strade, Bonechi, Firenze 1987.
  • Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]