Sede suburbicaria di Albano

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Sede suburbicaria di Albano
Albanensis
Chiesa latina
Cattedrale San Pancrazio Albano 01.JPG
Suffraganea della diocesi di Roma
Regione ecclesiastica Lazio
Mappa della diocesi
Vescovo Marcello Semeraro
Vicario generale Franco Marando
Vescovi emeriti Dante Bernini
Sacerdoti 184 di cui 104 secolari e 80 regolari
2.555 battezzati per sacerdote
Religiosi 146 uomini, 1.110 donne
Diaconi 43 permanenti
Abitanti 505.500
Battezzati 470.300 (93,0% del totale)
Superficie 661 km² in Italia
Parrocchie 77 (8 vicariati)
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale San Pancrazio
Santi patroni San Pancrazio
San Senatore martire
Santa Maria Goretti
Indirizzo Piazza Vescovile 11, 00041 Albano Laziale (RM)
Sito web www.diocesidialbano.it
Dati dall'Annuario pontificio 2013 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Albano
Sede suburbicaria
Stemma di Angelo Sodano
Titolare Angelo Sodano
Istituzione IV secolo
Dati dall'annuario pontificio

La sede suburbicaria di Albano (in latino: Albanensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea della diocesi di Roma appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2012 contava 470.300 battezzati su 505.500 abitanti. È retta dal vescovo Marcello Semeraro, mentre il titolo è del cardinale Angelo Sodano.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La sede suburbicaria di Albano, a sud-ovest di Roma, confina a nord con la diocesi di Roma e con la sede suburbicaria di Frascati, ad est con quella di Velletri-Segni e con la diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, e ad ovest con il mare Tirreno.

Il territorio diocesano comprende i comuni di Albano Laziale, Anzio, Ardea, Ariccia, Ciampino, Castel Gandolfo, Genzano di Roma (eccetto la frazione di Landi che appartiene alla diocesi di Velletri-Segni[1]), Lanuvio, Marino, Nemi, Nettuno e Pomezia nella città metropolitana di Roma Capitale; quello di Aprilia in provincia di Latina; e Santa Palomba, zona urbanistica del Municipio IX della Capitale.

Sede vescovile è la città di Albano Laziale, dove si trova la cattedrale di San Pancrazio. Oltre alla cattedrale, la diocesi comprende altre tre basiliche minori: la basilica collegiata di San Barnaba Apostolo a Marino, la basilica santuario di Nostra Signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti a Nettuno, e la basilica di Santa Teresa del Bambin Gesù ad Anzio. Nel territorio diocesano è compresa la cittadina di Castel Gandolfo, dove si trova il complesso delle "Ville Pontificie", che, in seguito ai Patti Lateranensi del 1929, gode della prerogativa dell'extraterritorialità.

Oltre a questi edifici sacri, si annoverano altri santuari diocesani: Santa Maria della Rotonda e San Gaspare del Bufalo ad Albano, Santa Maria del Galloro ad Ariccia, Santa Maria della Cima a Genzano, la Madonna delle Grazie a Lanuvio, la Madonna dell'Acqua Santa a Marino e il Santissimo Crocifisso a Nemi.[2]

Numerose sono le comunità religiose presenti nella diocesi. Tra gli istituti maschili si annoverano i Carmelitani, i Carmelitani Scalzi, i Somaschi, i Gesuiti, i Passionisti, i Mercedari, i Bufalini, i Fatebenefratelli, i Salesiani e i Trappisti. Tra le congregazioni religiose femminili si ricordano le Ancelle della Carità, le Clarisse, le Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, le Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, le Figlie di Maria Ausiliatrice, le Calasanziane, le Maestre Pie Filippini, le Missionarie di San Pietro Claver.

Dal punto di vista pastorale il territorio diocesano, che si estende su 661 km², è suddiviso in 77 parrocchie, distribuite in otto vicarie: Albano, Ciampino, Marino, Ariccia, Aprilia, Pomezia, Anzio e Nettuno.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della sede suburbicaria di Albano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Liber pontificalis, nella biografia di papa Silvestro I (314-335), l'imperatore Costantino I (306-337) fece edificare ad Albanum una basilica dedicata a san Giovanni Battista: Fecit Constantinus Augustus basilicam in civitatem Albanense sancti Iohannis Baptistae. Lo stesso Liber riferisce che l'imperatore dotò la basilica di numerose suppellettili liturgiche e di un consistente patrimonio territoriale.[3] È questo uno dei riferimenti documentari più antichi sulla presenza del cristianesimo nel territorio albanense. Un altro testo, la Depositio martyrum, annota che in Albano si veneravano, in un'epoca anteriore al 354, i martiri Secondo, Carpoforo, Vittorino e Severiano. Significativo riferimento archeologico del territorio sono le catacombe di San Senatore, che furono il principale cimitero della comunità cristiana locale, in uso almeno dal IV secolo.[4] A sottolineare ulteriormente l'importanza della comunità cristiana albanense, è l'informazione riportata dal Liber pontificalis, secondo la quale papa Innocenzo I, eletto nel 401, era originario di Albano.[5]

La diocesi di Albano è documentata per la prima volta con il vescovo Ursino, il cui nome appare in un epitaffio frammentario scoperto nelle catacombe di Domitilla a Roma, nel quale vengono commemorati un prete e sua figlia, deposta nel 396 o nel 402.[6] Gli altri vescovi dell'antichità, Romano, Atanasio e Crisogono, sono noti per la loro partecipazione ai sinodi indetti a Roma dai papi Ilario (465), Felice III (487), Gelasio I (495) e Simmaco (501 e 502). All'epoca di Gregorio Magno è documentato il vescovo Omobono, che fu consacrato vescovo dallo stesso pontefice nel 592 e che prese parte al concilio del 595.[7] In questo periodo Albano assorbì il territorio della soppressa diocesi di Anzio.

Anche gli altri vescovi del primo millennio sono per lo più noti grazie alla loro presenza ai concili celebrati a Roma dai pontefici. Tra questi sono da menzionare in particolare: Eustrazio, che prese parte alla consacrazione dell'antipapa Costantino II nel 767 e che nel 773 fu inviato da papa Adriano I come ambasciatore presso il re longobardo Desiderio; Benedetto, fratello di papa Sergio II, che dall'844 all'847 usurpò la sede albanense, e che il Liber pontificalis «dipinge come un illetterato, libidinoso, spinto dall'ambizione e dalla sete di ricchezze a conquistare un potere personale nella città»;[8] Giovanni, vissuto tra la fine del X secolo e i primi anni del successivo, che fu bibliotecario della Santa Sede sotto i pontificati di Giovanni XV, Gregorio V e Silvestro II.[9]

L'XI secolo si apre con il vescovo Pietro, chiamato Bucca porca (Os porci), che dopo cinque anni di episcopato, il 31 luglio 1009 fu eletto papa con il nome di Sergio IV. Un altro cardinale di Albano, Nicholas Breakspear, divenne papa nel 1154 con il nome di Adriano IV. Tre vescovi invece ascesero al soglio pontificio da altre sedi episcopali, dopo avere retto per qualche anno quella di Albano: si tratta di Rodrigo Borgia (1471-1476), papa Alessandro VI dal 1492; Giovan Pietro Carafa (1544-1546), papa Paolo IV dal 1555; e Giovanni Alessandro de' Medici (1600-1602), papa Leone XI dal 1605. Tra XI e XIII secolo alcuni vescovi di Albano segnarono il corso della diocesi con la santità della loro vita: san Pietro Igneo, documentato come vescovo albanense dal 1072 al 1089; il beato Matteo, che fu vescovo dal 1126 al 1135; il beato Henri de Marsiac, morto nel 1188; e san Bonaventura da Bagnoregio, dottore serafico, che fu cardinale di Albano dal 1273 al 1274.

La residenza ufficiale dei vescovi di Albano per tutto il periodo medioevale fu presso la basilica di San Clemente al Laterano in Roma, e le visite pastorali in diocesi furono pochissime. Lla maggior parte delle località comprese nella diocesi infatti erano molto decadute; persino Albano, che era ridotta ad un oppidulum nel VI secolo, si andò spopolando progressivamente sull'onda di conseguenti assedi, distruzioni e saccheggi: nel 1118 da parte dei Pierleoni poiché papa Pasquale II aveva trovato rifugio in Albano; nel 1167 da parte dei cittadini romani per ripicca contro l'appoggio dato dagli albanensi all'imperatore Federico Barbarossa; nel 1436 infine da parte del cardinal Giovanni Maria Vitelleschi, inviato di papa Eugenio IV contro i Savelli.

La Chiesa tra VIII e XI secolo controllava vaste proprietà terriere nei Colli Albani e nell'Agro Romano: queste, organizzate in Patrimonia suddivisi a loro volta in Massae, erano gestiti da diaconi indipendenti dal vescovo locale e direttamente soggetti alla Santa Sede. Dei fondi ecclesiastici sono collocabili lungo la via Appia tra Roma e Frattocchie (Patrimonium Appiae), tra Marino e Grottaferrata (Massa Marulis), presso Albano Laziale (Massa Sulpiciana), sulla via Ardeatina e presso Nettuno. In epoca più tarda invece numerosi feudi furono infeudati a istituti religiosi romani: è il caso di Genzano di Roma, infeudato ai monaci di San Paolo alle Tre Fontane, di Lanuvio, infeudato ai religiosi benedettini, e di Ardea, concessa ai monaci della basilica di San Paolo fuori le mura. Albano Laziale invece fu infeudata varie volte, a quanto riportano gli atti, al vescovo stesso: il 24 luglio 1217[10] papa Onorio III concesse da Ferentino il dominio temporale del feudo di Albano ai suoi vescovi; anche papa Niccolò III il 4 maggio 1278[11] confermò il dominio su Albano e i connessi privilegi per i suoi vescovi. Tuttavia il dominio vescovile su Albano non ha lasciato tracce consistenti, poiché soppiantato subito da quello dei potenti signori Savelli.

A partire dalla metà del XVI secolo i cardinali-vescovi albanensi di impegnarono per attuare nella diocesi i decreti di riforma approvati dal concilio di Trento. Nel 1574, nel 1581 e nel 1583 vennero effettuate le prime visite pastorali alla diocesi; nel 1590 il cardinale Gabriele Paleotti celebrò il primo sinodo diocesano; nel 1594 fu ricostituito il capitolo dei canonici della cattedrale.[12] Nel 1628 fu istituito il seminario diocesano, che rimase attivo fino al 1921; nel 1949 venne riaperto con il nome di «Pontificio seminario interdiocesano Pio XII».

Tra il 1727 e il 1729 papa Benedetto XIII dimorò a più riprese ad Albano nel palazzo del cardinale Niccolò Maria Lercari, il quale donò per testamento il palazzo alla diocesi albanense come residenza dei vescovi.

Durante l'occupazione francese tra XVIII e XIX secolo, molti sacerdoti si rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al governo francese, e furono deportati. Un cardinale originario di Albano, Michele Di Pietro, divenne amministratore di Roma durante la prigionia di papa Pio VI e poi di papa Pio VII; finito il periodo napoleonico, divenne cardinale vescovo di Albano dal 1816 al 1820.

Nel 1902 avvenne il martirio di Maria Goretti, patrona secondaria della diocesi.

A seguito della bonifica dell'agro pontino, sorsero dal nulla nuovi centri, quali Pomezia e Aprilia; la forte immigrazione nel secondo dopoguerra, ha portato ad un notevole aumento della popolazione diocesana, che impose nuove sfide pastorali e una nuova riorganizzazione territoriale della diocesi albanense.

Il palazzo Lercari, sede dei vescovi di Albano, ospita nei suoi locali il museo diocesano e la biblioteca "San Bonaventura".

Con la riforma delle sedi suburbicarie voluta da papa Giovanni XXIII nel 1962, ai cardinali è rimasto solo il titolo della sede suburbicaria, mentre il governo pastorale della diocesi è affidato ad un vescovo residenziale pleno iure. Per Albano la serie dei vescovi residenziali iniziò nel 1966 quando il cardinale Giuseppe Pizzardo rinunciò al governo pastorale della diocesi che fu affidata al vescovo Raffaele Macario, già vescovo ausiliare di Albano dal 1948.[13]

Nel 1991 sono stati ridefiniti i confini con la diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, dalla quale la diocesi di Albano ha acquisito una parrocchia del comune di Aprilia, cedendone quattro facenti parte del comune di Latina.[14]

Tra il 1990 e il 1996 è stato celebrato l'ultimo sinodo diocesano, durante l'episcopato di Dante Bernini, che, tra le varie risoluzioni, ha preso la decisione di aprire una missione diocesana nella parrocchia di Masuba nella diocesi di Makeni in Sierra Leone.

Nel 2003 è stato istituito con atto del vescovo Agostino Vallini l'archivio storico diocesano, costituito da diversi fondi. Durante l'episcopato di Marcello Semeraro sono stati inaugurati il museo diocesano e la biblioteca "San Bonaventura" nei locali del palazzo vescovile.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi e cardinali vescovi di Albano[modifica | modifica wikitesto]

Cardinali vescovi del titolo suburbicario di Albano[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Albano[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2012 su una popolazione di 505.500 persone contava 470.300 battezzati, corrispondenti al 93,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 84.500 85.000 99,4 93 33 60 908 80 590 19
1959  ? 120.000  ? 185 37 148  ? 33 730 30
1968 181.400 181.489 100,0 236 63 173 768 75 1.115 51
1980 293.609 294.401 99,7 272 82 190 1.079 2 251 1.182 55
1990 357.630 359.526 99,5 267 89 178 1.339 8 272 1.111 66
2000 368.000 375.000 98,1 161 114 47 2.285 45 85 1.047 78
2001 368.500 374.000 98,5 161 114 47 2.288 45 65 1.143 78
2002 398.500 405.000 98,4 149 101 48 2.674 45 66 1.117 78
2003 412.420 431.900 95,5 150 96 54 2.749 45 75 1.088 77
2004 390.100 409.520 95,3 147 100 47 2.653 43 57 1.088 78
2006 412.420 461.000 89,5 192 93 99 2.148 40 143 1.257 78
2012 470.300 505.500 93,0 184 104 80 2.555 43 146 1.110 77

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito web della Sede suburbicaria di Velletri-Segni.
  2. ^ Elenco tratto da: Annuario diocesano 1912, p. 149.
  3. ^ Liber pontificalis, ed. Louis Duchesne, vol. I, Parigi 1886, pp. 184-185.
  4. ^ Cinzia Palombi, La catacomba di S. Senatore ad Albano, in «Le catacombe del Lazio. Ambiente, arte e cultura delle prime comunità cristiane», Padova 2006, pp. 81-82.
  5. ^ Liber pontificalis, ed. Duchesne, I, p. 220.
  6. ^ a b Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, II, p. 2358.
  7. ^ a b Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, I, pp. 1002-1003.
  8. ^ a b Clara Gennaro, Benedetto, Dizionario biografico degli italiani, volume 8, 1966.
  9. ^ Leo Santifaller, Saggio di un elenco dei funzionari, impiegati e scrittori della Cancelleria pontificia dall'inizio all'anno 1099, Roma 1940, p. 109.
  10. ^ Riccy, Memorie storiche dell'illustrissima Alba-Longa e dell'Albano moderno, p. 212.
  11. ^ Riccy, Memorie storiche dell'illustrissima Alba-Longa e dell'Albano moderno, p. 217.
  12. ^ Annuario diocesano 1912, p. 23.
  13. ^ AAS 40 (1948), p. 269.
  14. ^ AAS 83 (1991), pp. 700-701.
  15. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, II, pp. 1899-1900.
  16. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, I, p. 214.
  17. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, I, pp. 439-440.
  18. ^ Giovenale prese parte ai concili celebrati da papa Agatone nella basilica lateranense nel 679 e presso San Pietro nel 680. L'anno di morte è dedotto da quanto riferisce il Liber pontificalis, secondo il quale alla consacrazione di papa Leone II nel 682 era assente il vescovo di Albano, perché la sede era allora vacante. Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, p. 479.
  19. ^ Questo vescovo prese parte a tre concili celebrati a Roma, nel 721 all'epoca di papa Gregorio II, nel 731 e nel 732 all'epoca di papa Gregorio III. Per questi due ultimi concili: Monumenta Germaniae Historica, Epistolae Merowingici et Karolini aevi, Berlino 1892, p. 706; O. Günther, Kritische Beiträge zu den Akten der römischen Synode vom 12. April 732, in «Neues Archiv der Gesellschaft für Ältere Deutsche Geschichtskunde zur Beförderung einer Gesamtausgabe der Quellenschriften deutscher Geschichten des Mittelalters, XVI (1891), p. 247.
  20. ^ Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini 742-842, Hannover e Lipsia 1906, p. 24. I manoscritti riportano come varianti del nome, oltre a Gregorio, quelle di Senatore e di Tiberio/Tiburtino. Gli editori tedeschi degli atti del concilio del 743 optano per Gregorio.
  21. ^ Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini 742-842, Hannover e Lipsia 1906, p. 70.
  22. ^ Questo vescovo prese parte alla consacrazione dell'antipapa Costantino II nel 767 e al concilio romano del 769 (Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini 742-842, Hannover e Lipsia 1906, pp. 75, 77, 78, 81). Il nome Eustrazio (Eustratius), secondo gli editori tedeschi, è la forma corretta del nome, prevalete sulle varianti Eustasio, Eustachio o Eustazio. Secondo il Liber pontificalis (Ed. Duchesne, I, p. 494), Eustrazio fece parte di una delegazione, assieme ad Andrea di Palestrina e a Teodosio di Tivoli, inviata nel 773 da papa Adriano I al re longobardo Desiderio (L. A. Muratori, Annali d'Italia, vol. II, Milano 1838, p. 946).
  23. ^ Ughelli, Cappelletti e Gams inseriscono questo vescovo, chiamato Constantius, al 772 sulla base delle indicazioni fornite da Baronio, ma senza apportare fonti documentarie a sostegno della sua esistenza.
  24. ^ Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini 742-842, Hannover e Lipsia 1906, p. 561. Al concilio di Mantova dell'827 (Concilia aevi Karolini, pp. 584 e 587) prese parte come legato papale un vescovo Benedetto, senza indicazione della sede di appartenenza: secondo gli editori degli atti conciliari, potrebbe essere il vescovo di Albano o l'omonimo vescovo di Amelia.
  25. ^ Secondo Ughelli (vol. I, col. 250) Giovanni, bibliotecario della Santa Sede, avrebbe sottoscritto un privilegio di papa Gregorio IV a favore del monastero di Subiaco. Gams dubita della sua reale esistenza. Giovanni Antonio Riccy (Memorie storiche dell'illustrissima Alba-Longa e dell'Albano moderno, p. 191) lo esclude decisamente, poiché la bolla citata non fu di Gregorio IV (827-844), ma di Gregorio V (996-999), sotto il cui papato visse il vescovo albanense Giovanni, che fu con certezza bibliotecario della Chiesa romana.
  26. ^ Questo vescovo è documentato in due occasioni, nei concili romani dell'853 (Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 843-859, Hannover 1984, pp. 310, 333, 334, 337) e dell'861 (Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, Hannover 1998, p. 64). Secondo il Baronio, Petronacius morì nell'867.
  27. ^ Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, Hannover 1998, p. 350.
  28. ^ Documentato al concilio romano dell'898.
  29. ^ Questo vescovo prese parte ai concili romani del 963, del 964 e del 969 (Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien Deutschlands und Reichsitaliens 916–1001, Hannover 1987-2007, pp. 232; 245, 248, 249; 312). Secondo Ughelli sottoscrisse nel 983 un diploma di papa Benedetto VII a favore del monastero di Subiaco; Cappelletti e Gams datano il documento al 985, epoca in cui però Benedetto VII era già morto da tempo.
    Teobaldo, vescovo riportato da Ughelli, Cappelletti e Gams all'anno 995 ma senza alcuna indicazione documentaria di riferimento, è da escludere dalla cronotassi albanense, per la contemporanea presenza di Giovanni
  30. ^ Leo Santifaller, Saggio di un elenco dei funzionari, impiegati e scrittori della Cancelleria pontificia dall'inizio all'anno 1099, Roma 1940, p. 109. Giovanni prese parte al concilio di Pavia del 997 e a quello di Roma del 998/999 (Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien Deutschlands und Reichsitaliens 916–1001, Hannover 1987-2007, pp. 542 e 577).
  31. ^ Antonio Sennis, Sergio IV, Enciclopedia dei papi, 2000.
  32. ^ Zelina Zafarana, v. Bonifacio nel Dizionario biografico degli italiani, vol. 12 (1971). Secondo l'autrice, morì probabilmente nel 1072. Da escludere il vescovo Basilio, indicato da Ughelli al 1073.
  33. ^ Nicolangelo D'Acunto, v. Pietro Igneo nel Dizionario biografico degli italiani, vol. 83 (2015).
  34. ^ Andrea Piazza, v. Teodorico, antipapa nella Enciclopedia dei Papi, (2000).
  35. ^ Francesca Roversi Monaco, v. Matteo nel Dizionario biografico degli italiani, vol. 72 (2008).
  36. ^ Paolo Lamma, Adriano IV, Enciclopedia dei papi, 2000.
  37. ^ Karl Jordan, v. Callisto III, antipapa nel Dizionario biografico degli italiani, vol. 16 (1973).
  38. ^ Gerardo Bruni, Enrico di Marcy, vescovo di Albano, Enciclopedia Italiana (1932).
  39. ^ Vincenzo Fenicchia, v. Albino, nel Dizionario biografico degli italiani, vol. 2 (1960).
  40. ^ Eubel, Hierarchia catholia, II, p. XI.
  41. ^ Le dimissioni riguardano l'ufficio di vescovo di Albano, non quello di cardinale titolare.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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