Very Long Baseline Array

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Very Long Baseline Array
VLBA St Croix-04.jpg
StatoStati Uniti Stati Uniti
Coordinate34°04′43.8″N 107°37′05.9″W / 34.078833°N 107.618306°W34.078833; -107.618306Coordinate: 34°04′43.8″N 107°37′05.9″W / 34.078833°N 107.618306°W34.078833; -107.618306
Costruito nel1986-1993
Prima luce nel1993
Caratteristiche tecniche
TipoRadiotelescopio
Sito ufficiale

Il Very Long Baseline Array (VLBA) è ad oggi il più grande radiotelescopio interferometrico esistente al mondo.

Venne inaugurato nel 1994 dal National Radio Astronomy Observatory e costò circa 85 milioni di dollari.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

È costituito da 10 antenne radio sparse in tutto il territorio degli Stati Uniti d'America, dalle Isole Hawaii alle Isole Vergini americane. Collettivamente, essi funzionano come un singolo telescopio di oltre 8000 km di diametro. Gli astronomi registrano i segnali (sincronizzati con un orologio atomico) e più tardi li mescolano con l'aiuto del calcolatore utilizzando la tecnica di interferometria chiamata Very-long-baseline interferometry (VLBI). Se si aggiungono anche i segnali provenienti da un satellite giapponese per radioastronomia, il diametro effettivo del sistema si espande di conseguenza fino a oltre 20000 km. Per le lunghezze d'onda radio, il sistema produce immagini persino più dettagliate del Telescopio spaziale Hubble. Di fatto, è così sensibile che anche la deriva dei continenti diventa apprezzabile in alcune osservazioni.

Posizionamento delle antenne radio[modifica | modifica wikitesto]

Posizione delle antenne del VLBA

Le antenne radio sono dislocate nei seguenti stati:

Risultati e ricerca scientifica[modifica | modifica wikitesto]

  • Utilizzando i dati raccolti nel biennio 2014-2015, un gruppo di ricerca[1] a guida italiana ha misurato direttamente la distanza di una regione di formazione stellare, G007.47+00.05 dalla parte opposta della Via Lattea rispetto al Sole, a circa 66 mila al. Tale rilevazione, effettuata mediante misurazione della parallasse stellare, ha raddoppiato la precedente distanza rilevata con tale metodo.[2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ (EN) Alberto Sanna ed altri, Mapping spiral structure on the far side of the Milky Way, in Science, vol. 358, nº 3360, 13 ottobre 2017, pp. 227-230, DOI:10.1126/science.aan5452.
  2. ^ INAF (a cura di), All’estremo opposto della Via Lattea, su media.inaf.it. URL consultato il 12 ottobre 2017.