Veneto Banca

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Veneto Banca S.p.A. in L.C.A.
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1877 a Montebelluna
Sede principale
  • Sede legale: Piazza Dall’Armi, 1 – 31044 Montebelluna
  • Centro Direzionale: Via Feltrina Sud, 250 – 31044 Montebelluna
Filiali480 sportelli (31.12.2016)
Persone chiave
  • Alessandro Leproux
  • Giuliana Scognamiglio
  • Giuseppe Vidau (commissari liquidatori)
  • SettoreBanche italiane
    Dipendenti5.944 (31.12.2016)
    Sito web

    Veneto Banca è un ex istituto di credito con sede a Montebelluna, in provincia di Treviso, in liquidazione coatta amministrativa dal 25 giugno 2017 a seguito del Decreto-legge n. 99/2017.

    Per effetto dell'atto di cessione d'azienda stipulato nella notte fra il 25 e il 26 giugno 2017, le centinaia di filiali della banca sono state acquisite da Intesa Sanpaolo al prezzo complessivo di 50 centesimi di euro; molte filiali sono poi state chiuse a partire da dicembre 2017[1].

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    Il nucleo storico dell'odierna Veneto Banca è rappresentato dalla Banca Popolare di Montebelluna, fondata nel 1877 ed il cui primo consiglio di amministrazione era così formato: Antonio Serena (Presidente), filandiere e futuro sindaco di Cornuda, Giovanni Ferrari e Giovanni Peratoner, farmacisti, Antonio Bolzon e Giobatta dell’Armi, ingegneri, Giovanni Polin, possidente, Gaetano Legrenzi, dottore, Giobatta Marcato, commerciante, Giovanni Nardello, investitore.

    La banca nacque a supporto di un territorio privo di strutture industriali rilevanti e fortemente impoverito dalla massiccia emigrazione verso il continente americano, in base ai principi, che allora andavano diffondendosi, in fatto di cooperativismo creditizio e di “amicizia di capitale e lavoro” del tedesco Hermann Schulze-Delitzsch e di Luigi Luzzatti.[2]

    La prima sede distaccata nacque nel 1914 a Pederobba. Con la Prima Guerra mondiale la banca assunse un'importanza fondamentale per sostenere gli artigiani in crisi e le attività di soci in difficoltà. La disfatta di Caporetto indusse il Prefetto a disporre che i valori fossero messi al sicuro dalla minaccia delle truppe austriache giunte sino al Piave. La finanza venne spostata a Ferrara e la banca sospese temporaneamente la sua attività.

    Nel 1966, dalla fusione con la Banca Popolare del Mandamento di Asolo, nacque la Banca Popolare di Asolo e Montebelluna.

    Nel luglio del 1984 il caveau della sede centrale fu oggetto di una clamorosa rapina ai danni delle cassette di sicurezza. L'ammontare del colpo, mai svelato ufficialmente, fu stimato in una cifra tra venti e duecento miliardi di lire.[3]

    Dopo avere accompagnato lo sviluppo del territorio contiguo nel corso degli anni del boom economico e per i successivi anni '70 e '80, in particolare il distretto della calzatura sportiva, gli anni '90 si chiusero con un evento che determinó la successiva evoluzione della banca. Tra il 1996 e il 1997, si ricercò un accordo con l'Istituto Bancario San Paolo di Torino che fu raggiunto il 4 febbraio 1997, ratificato da entrambi i consigli di amministrazione e che prevedeva la distribuzione dei prodotti e dei servizi dell’istituto torinese attraverso la rete della Popolare, mentre San Paolo accettava l’offerta di limitare la sua presenza in provincia di Treviso, cedendo inoltre due sue filiali alla banca popolare. Subito si avviò tra diversi soci e alcune personalità di spicco di Montebelluna un’intensa attività tesa a ostacolare l’accordo con la banca di Torino. Il 22 marzo 1997 in un Palazzetto Legrenzi affollato da quasi duemila soci, l’assemblea sostituì quasi interamente il Consiglio di amministrazione eleggendo diversi esponenti, come il nuovo Presidente Flavio Trinca e il Vice Presidente Franco Antiga, contrari all’intesa con San Paolo. Nel giro di pochi giorni l’accordo fu cancellato e venne nominato Direttore Generale Vincenzo Consoli. [4]

    A seguito dell'acquisizione della Banca di Credito Cooperativo del Piave e del Livenza, minata dallo scandalo della truffa perpetrata ai danni dei propri correntisti da una dipendente, [5] nel 2000, la Banca assume la denominazione di Veneto Banca.

    Inizia per Veneto Banca una fase di intenso sviluppo, caratterizzata da una serie di acquisizioni: la Banca Italo Romena nel settembre del 2000 e la Banca di Bergamo nell'aprile 2001.

    La struttura fu completata da una serie di società controllate ed operanti nei vari settori contigui all'attività bancaria: Claris Factor (1990), Claris Assicurazioni (1998), Veneto Ireland Financial Services (1999), Claris Broker (2000) e Claris Leasing (2001).

    Nel dicembre 2002 Veneto Banca creò Banca Meridiana, con l'acquisto di alcuni sportelli dell'ex Banca Mediterranea presenti in Puglia e Basilicata.

    A febbraio 2005 venne acquistata Banca del Garda, istituto operante nelle aree venete contigue all'omonimo lago e incorporata in Veneto Banca nel 2007. Numerose le partecipazioni societarie. Tra le più importanti, quelle in: Cofito - Compagnia Finanziaria Torinese, holding del Gruppo BIM - Banca Intermobiliare, con cui fu varato un progetto di partnership nel private banking e nel wealth management; nella merchant bank Palladio Finanziaria; in Sintesi 2000, specializzata nella consulenza per l'internazionalizzazione delle imprese, con sede a Milano e uffici a Hong Kong e Shanghai.

    Nel 2006 la crescita di Veneto Banca tornò a dirigersi verso i Paesi dell'Europa orientale: venne acquisito il controllo di Eximbank, un istituto di credito[6] nella Repubblica Moldava e di Gospodarsko Kreditna Banka - poi ribattezzata Veneto Banka - in Croazia.

    Nel 2007 avvenne l'acquisizione della Banca Popolare di Intra, messa sul mercato a seguito dalle difficoltà di incasso dei propri crediti verso il gruppo Finpart[7] e dai provvedimenti cautelari emessi dalla magistratura contro i suoi vertici, [8] e delle sue controllate Banca Popolare di Monza e Brianza ed Intra Private Bank. Veneto Banca oltrepassa la soglia dei 300 sportelli.

    A inizio 2008 la capogruppo Veneto Banca Scpa divenne Veneto Banca Holding. La rete commerciale fu suddivisa in quattro piattaforme, affidate ai diversi istituti controllati: Veneto Banca s.p.a. a presidio del Nord Est; Banca Popolare di Intra s.p.a., che aveva incorporato Banca Popolare di Monza e Banca di Bergamo, nel Nord Ovest; Banca Meridiana s.p.a. nel Sud Est; le banche estere nell'Europa Orientale (Banca Italo Romena in Romania, Eximbank in Moldavia, Veneto Banka Croazia e Veneto Banka Albania).

    Nel 2010 Veneto Banca portò a termine due nuove operazioni: il salvataggio di Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana (operativa nelle Marche, in Umbria e a Roma) [9] e quella di Banca Apulia (con filiali in Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Marche e a Roma), nella quale fu incorporata Banca Meridiana.

    Sempre nel 2010, Veneto Banca siglò un accordo con Co.fi.to. che la portò a controllare Banca Intermobiliare tramite un'offerta pubblica di acquisto amichevole sulle azioni della stessa; un'operazione che condusse il Gruppo Veneto Banca ad essere una delle prime 12 realtà bancarie italiane per masse amministrate.

    A seguito delle ultime acquisizioni, la Banca si riorganizzò articolando la propria presenza nel territorio italiano su tre poli: la capogruppo Veneto Banca al Nord, Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana al Centro e Banca Apulia al Sud.

    Nel 2011 la Capogruppo cambiò nuovamente la denominazione sociale da Veneto Banca Holding S.c.p.A a Veneto Banca S.c.p.A. e perfezionò la fusione di Co.fi.to in Veneto Banca ed il conseguente acquisto da parte di quest'ultima del controllo di Banca Intermobiliare d'Investimenti e Gestioni e Banca Ipibi Financial Advisory. Nel 2012 si completarono il processo d'integrazione del Gruppo Banca Intermobiliare e il programma di semplificazione della struttura societaria del Gruppo Apulia. Si diede impulso ulteriore al riassetto organizzativo relativo alla presenza in Romania con il trasferimento a Banca Italo Romena della controllata Italo Romena Leasing, che cambiò denominazione sociale in Monteverde Consulting.

    Nel 2013 Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana venne fusa in Veneto Banca, divenendo la Direzione Territoriale della capogruppo a presidio del Centro Italia.

    Alla fine di luglio del 2015 Vincenzo Consoli, dopo un regno durato 17 anni, rassegnò le proprie dimissioni da direttore generale, ruolo assunto l'anno precedente dopo avere lasciato quello di amministratore delegato. Gli succedette Cristiano Carrus.[10]

    Nel mese di ottobre 2015 fu presentato il piano industriale del Gruppo per il periodo 2015-2020, che prevedeva la chiusura di 130 filiali entro il 2017[11].

    La trasformazione in S.p.A.[modifica | modifica wikitesto]

    L'assemblea straordinaria dei soci del 19 dicembre 2015 approvò la trasformazione da Soc. Coop. a Società per Azioni (S.p.A.) come richiesto dal decreto legge 3/2015 del Governo Renzi[12], e la conseguente quotazione in borsa, con la necessità di un aumento di capitale da 1 miliardo di € per migliorare i deteriorati coefficienti patrimoniali (Core Tier). I soci dissenzienti potevano recedere al prezzo di 7,30 € (perdita del valore dell'80% sul valore nominale), come determinato dal consiglio di amministrazione del 2 dicembre 2015.

    Il controllo del Fondo Atlante[modifica | modifica wikitesto]

    All'aumento di capitale di fine giugno 2016 aderirono solamente il 2,2% dei vecchi azionisti, notevolmente meno della percentuale minima stabilità dalla Borsa Italiana per assicurare un flottante sufficiente, pari al 25%; per cui il 27 giugno viene revocata l'autorizzazione alla quotazione alla Borsa di Milano. Come conseguenza di ciò, agli aderenti venne riconosciuto il diritto di revoca, che fu esercitato per un totale di 108.131.234 nuove azioni; tutto il resto dell'aumento di capitale da un miliardo di euro, con l'emissione di 10 miliardi di nuove azioni a 0,10 euro, venne sottoscritto dal Fondo Atlante (9.885.823.295 azioni, per un controvalore complessivo di 988.582.329,50 euro), Fondo che arrivò così a controllare il 97,64% del capitale azionario dell'istituto.[13].

    L'8 agosto 2016, in un'assemblea con scarsissima affluenza, Beniamino Anselmi, ex Presidente del Comitato esecutivo di Banca Carige, venne eletto Presidente del nuovo CdA targato Fondo Atlante. Cristiano Carrus fu confermato Amministratore delegato. Appena qualche giorno prima, l'ex amministratore delegato Vincenzo Consoli era stato arrestato su ordine della Procura della Repubblica di Roma con l'accusa di ostacolo alla vigilanza.[14]

    Il 7 novembre 2016 Beniamino Anselmi rassegnò le dimissioni da Presidente del CdA dopo quasi tre mesi dall'elezione in aperta polemica con le scelte industriali del consiglio.[15] Maurizio Lauri, Presidente di Banca Intermobiliare, assume la Presidenza ad Interim. L'11 novembre Massimo Lanza, Presidente di Fondazione di Venezia dal 2004 al 2011 poi Consigliere del CdA dal 2011 al 2014 è nominato Presidente del CdA.

    La cessione gratuita ad Intesa SanPaolo[modifica | modifica wikitesto]

    Il 23 giugno 2017 la Banca Centrale Europea accerta che Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono in dissesto o a rischio di dissesto. Il 25 giugno 2017 il Governo Gentiloni approva il Decreto-legge n. 99/2017, che dispone la liquidazione coatta amministrativa delle due banche. Nella notte fra il 25 e il 26 giugno i commissari liquidatori nominati dalla Banca d'Italia, in attuazione delle indicazioni del Ministero dell'economia e delle finanze, provvedono alla cessione di attività e passività aziendali a Intesa Sanpaolo, al prezzo simbolico di 50 centesimi di euro per ciascuna delle due banche. I crediti deteriorati, esclusi dalla cessione, saranno successivamente trasferiti a una società a partecipazione pubblica.

    Attività[modifica | modifica wikitesto]

    Il Gruppo Veneto Banca al 31 dicembre 2016 poteva contare su una rete di 480 filiali, un organico di 5.944 dipendenti ed un azionariato costituito da circa 75.000 soci.

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ Banche venete in Intesa: ecco che cosa succederà ai clienti, in Il Sole 24 ORE, 9 dicembre 2017.
    2. ^ http://www.veronaeconomia.it/leggi-notizia/argomenti/enti-locali-news/articolo/una-popolare-nata-e-sviluppatasi-in-veneto-venetobanca.html
    3. ^ http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2014/06/29/news/la-storia-1.9509185
    4. ^ http://www.bankpedia.org/index.php/it/133-italian/v/23012-veneto-banca-s-c-p-a
    5. ^ La Tribuna di Treviso, 26 febbraio 2011, titolo=Direttrice infedele, indennizzo record http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2011/02/26/news/direttrice-infedele-indennizzo-record-1.1528659 titolo=Direttrice infedele, indennizzo record.
    6. ^ http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2006/05/16/VR1MC_VR105.html?ref=search
    7. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/09/24/finpart-un-fallimento-che-nasce-dagli-interessi.html
    8. ^ http://ricerca.gelocal.it/tribunatreviso/archivio/tribunatreviso/2007/01/10/TCKPO_TCK05.html.
    9. ^ http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2009/19-dicembre-2009/veneto-banca-batte-ribelli-conquista-cassa-fabriano--1602179645085.shtml.
    10. ^ https://www.ilgazzettino.it/nordest/treviso/veneto_banca_consoli_dimissioni_borsa_montebelluna-1170666.html
    11. ^ Veneto Banca, i tagli del nuovo ad: chiude 130 filiali, 430 esuberi Stop allo sponsor della Juventus, in Il Gazzettino, 14 ottobre 2015.
    12. ^ Banche Popolari: disposizioni di attuazione della riforma, in Banca d'Italia, 11 giugno 2015. URL consultato il 13 settembre 2016.
    13. ^ Veneto Banca, Fondo Atlante compra il 97,64%
    14. ^ http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_02/veneto-banca-arrestato-consoli-ostacolo-vigilanza-ispezione-bankitalia-e0a01ed4-586e-11e6-b011-ed7749260a21.shtml
    15. ^ http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2016/8-novembre-2016/anselmi-veneto-banca-non-volevo-fare-certe-scelte-cosi-coscienza-posto-2401045427879.shtml

    Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]