Vasto

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Vasto
comune
Vasto – Stemma Vasto – Bandiera
Vasto – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
SindacoFrancesco Menna (centrosinistra) dal 19-6-2016
Territorio
Coordinate42°06′41.72″N 14°42′29.59″E / 42.111589°N 14.708219°E42.111589; 14.708219 (Vasto)Coordinate: 42°06′41.72″N 14°42′29.59″E / 42.111589°N 14.708219°E42.111589; 14.708219 (Vasto)
Altitudine144 m s.l.m.
Superficie71,35 km²
Abitanti41 441[1] (31-3-2018)
Densità580,81 ab./km²
FrazioniDifenza, Incoronata, Lebba, Montevecchio, Pagliarelli, Piana di Marco, Pozzitello, Punta Penna, San Biagio, Codalfa, San Lorenzo, San Nicola, Sant'Antonio Abate, San Tommaso, Vasto Marina, Vignola, Casarza, Villa De Nardis, Zimarino
Comuni confinantiCasalbordino, Cupello, Monteodorisio, Pollutri, San Salvo
Altre informazioni
Cod. postale66054
Prefisso0873
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT069099
Cod. catastaleE372
TargaCH
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantivastesi
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
MottoVastum Olim Histonium Romanum Municipium
"Vasto Antica Histonium Municipio Romano"
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vasto
Vasto
Vasto – Mappa
Posizione del comune di Vasto all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Vasto[2] o il Vasto[3] (Lù Uàštë in dialetto abruzzese; Histonium in latino e Ἱστόνιον,[4] Histónion in greco antico) è un comune italiano di 41 441 abitanti[1] della provincia di Chieti in Abruzzo. È il 7º comune più popolato della regione[5] e il 2º della provincia,[6] oltre che comune capofila della Costa dei Trabocchi e del comprensorio del Vastese.

Ha origini molto antiche, risalenti al popolo dei Frentani, che nel XII secolo a.C. fondarono Histonium, importante borgo marinaro e porto dell'Adriatico che mantenne inalterato tra alti e bassi nei secoli il potere marittimo.

Distrutta dai Longobardi, fu ricostruita nell'attuale aspetto medievale, divenendo una importante roccaforte durante la breve signoria dei Caldora e in età aragonese, fino alla proclamazione della breve Repubblica Vastese nel 1799, dopo il dominio secolare della famiglia D'Avalos.

Il centro storico vastese è rappresentato dal Castello Caldoresco, dalla Cattedrale e specialmente dal Palazzo d'Avalos, che ospita un complesso di Musei sulla cultura locale, per cui dal XIX secolo fu nota come "Atene degli Abruzzi".

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Vasto è delimitato a nord dal fiume Sinello (confine con Casalbordino), a sud dal torrente Buonanotte (confine naturale con San Salvo), ad ovest con i comuni di Cupello, Pollutri e Monteodorisio ed a est con il Mare Adriatico.

Con una superficie di 71,35 km² è il terzo comune per estensione territoriale della provincia (27º a livello regionale).

Il centro cittadino, la parte più antica della municipalità, sorge su un promontorio a 144 m s.l.m. e distante in linea d'aria dal mare meno di 1 km. Questa caratteristica permette alla città di godere di un belvedere sulla maggior parte dei 20 km di costa (di cui 7 composti da arenile e 13 da scogliera), di cui fa parte il Golfo di Vasto, unica insenatura costiera del Mare Adriatico tra il Golfo di Ancona a nord e quello di Manfredonia a sud.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Vasto Centro e Stazione meteorologica di Vasto Punta Penna.

Vasto Centro[modifica | modifica wikitesto]

Golfo di Vasto sotto la neve, gennaio 2017.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,1 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,9 °C.[7]

VASTO CENTRO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 9,811,113,717,722,026,329,229,325,820,415,412,211,017,828,320,519,4
T. min. mediaC) 4,44,86,710,013,817,820,320,617,813,59,76,85,310,219,613,712,2

Vasto Punta Penna[modifica | modifica wikitesto]

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,7 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,6 °C.[8]

VASTO PUNTA PENNA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 10,410,813,917,121,625,428,128,525,220,615,812,711,317,527,320,519,2
T. min. mediaC) 5,05,27,510,213,817,820,320,618,314,410,57,25,810,519,614,412,6

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome romano era Istonio, per il promontorio sopra il mare dove si trova la città. Il nome attuale deriva forse dal termine longobardo gasto o guasto (gastaldato), suddivisione del territorio durante la dominazione longobarda (iniziata nell'ultimo quarto del VI secolo). Infatti la città medievale sorse con il Guasto d'Aimone di Dordona, che fondò due città, definite Guasti, uniti in un solo nucleo nel XIV secolo. In base al dialetto locale che esclude la "b" e la "g", riducendo la pronuncia con la sostitutiva "v", il nome è diventato quello che conosciamo.

Statua dell'eroe Diomede, il mitico fondatore della città secondo la leggenda

Il nome Vasto è maschile e storicamente vuole un articolo (Il Vasto), al pari di pochi altri nomi di città come Il Cairo e Il Pireo. Sebbene l'uso dell'articolo si sia fatto infrequente, esso è corretto, rimane obbligatorio nelle espressioni storiche e giustifica la forma Città del Vasto.[9]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica: greci, frentani e romani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Histonium e Terme di Vasto.

Si pensa che fosse originariamente abitata da popolazioni dalmate. La leggenda vuole che la città fosse fondata da Diomede, re d'Etolia,[10] che, dopo l'assedio di Troia, sbarcò con il suo popolo in Italia meridionale fondando diverse città. L'antico nome di Histon da lui dato sarebbe dovuto al fatto che il suo promontorio dal mare ricordasse il monte Histone di Corfù.

Di certo, intorno al V secolo a.C. si stanziarono i Frentani nella zona nord di Vasto (Punta Penna), fondando il centro noto come Buca, ed entrando in stretto contatto con le popolazioni dei Sanniti e delle colonie greche del Sud Italia e della Sicilia (fra cui Siracusa). Ci sono altresì teorie su un antico centro abitato sprofondato per bradisismo al largo dell'attuale Faro, noto come "Aspra", la cui esistenza si cela tra leggenda e testimonianze di pescatori ed archeologi subacquei.

Terme romane di Histonium, presso la chiesa di Sant'Antonio

Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. (dopo la Guerra sociale del 91-98 a.C.) entrò definitivamente nell'orbita romana con lo status di foederati (alleati). Il centro abitato, che si era andato formando qualche chilometro più a sud, divenne municipio romano e fu latinizzato da Histon in Histonium, acquisendo importanza in età imperiale. Degli esempi lasciati dalla cultura romana sono la trama viaria ortogonale visibile soprattutto nella parte nord del centro storico di cui sono ancora riconoscibili il Decumano ed il Cardine massimi, le Terme, diversi luoghi di culto, un anfiteatro (sotto l'attuale Piazza Rossetti), una cinta muraria cittadina (inglobata in quella medioevale successiva), ville e necropoli attestate fuori dal centro urbano. Un vastese illustre di epoca romana fu il tredicenne Lucio Valerio Pudente, incoronato poeta nel 106 in Campidoglio da Traiano, durante i Giochi Capitolini che si svolgevano a Roma, e ricoprendo in seguito la carica di curatore delle rendite pubbliche durante l'impero di Antonino Pio.

Mosaico di Nettuno nel sito di Histonium

Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente la città decadde, passando in potere prima degli Ostrogoti, poi dei Bizantini e infine dei Longobardi con il Ducato di Benevento. Proprio dalla città di Benevento è ispirato lo stemma a scacchi, che originariamente erano composti dai metalli Oro ed Argento, sostituiti poi dai colori Bianco (simboleggiante la "Giustizia") e Rosso ("Fermezza" ed "Integrità).

Nell'anno 802 la città fu distrutta dai Franchi di Pipino il Breve su ordine di Carlo Magno nella guerra per soffocare la rivolta di Grimoaldo e concessa una parte in feudo ad Aimone Duca di Dordona. L'antica città di Histonium divenne il nuovo nucleo di "Guasto d'Aimone", mentre un secolo dopo, fu costruito più a sud (l'attuale rione di Santa Maria Maggiore) il Guasto Gisone.

Nel 1047 l'Imperatore Enrico III lo assegnò sotto il possesso dell'Abbazia di San Giovanni in Venere. Successivamente vennero costruite altre abitazioni verso la contrada di Chiesa di Santa Maria Maggiore, che diedero origine ad un agglomerato che prese la denominazione di Guasto Gisone, con amministrazione autonoma da Guasto d'Aymone (appartenente alla Chiesa di San Pietro, quasi totalmente franata nel 1956).

La città romana fu, dunque, completamente ricostruita: un vasto spiazzo fu realizzato presso l'anfiteatro romano (attualmente Piazza Rossetti), i cui spalti furono trasformati in mura, torri e residenze civili. Presso le terme romane sorse il complesso di Sant'Antonio di Padova nel XIV secolo, mentre il cosiddetto "Campidoglio" affacciato verso il mare fu occupato dalla chiesa di San Pietro.

Tra il 7 febbraio ed il 9 marzo 1177 ospitò Papa Alessandro III, qui costretto da una tempesta, e dal 12 dicembre 1777, in segno di ringraziamento, la città ottenne un'Indulgenza plenaria in forma di Giubileo presso la Chiesa di San Pietro da parte di Papa Pio VI.

La città fu presa dai Crociati nel 1194 e dai Veneziani nel 1240.

Età signorile: dai Caldora ai d'Avalos[modifica | modifica wikitesto]

Via di Porta Catena, la parte normanna della città

Nel XIII secolo grazie a Federico II tra il 1231 ed il 1239 si ebbe la fondazione di un centro portuale nella zona di Punta Penna, che si sviluppò con la fondazione della città di Pennaluce (sul promontorio orientale), e la costruzione di un magazzino-fortezza (sul promontorio occidentale, Punta della Lotta), inglobando una struttura preesistente risalente al secolo precedente.

Entrambe occupano la sommità di una motte artificiale, che a sua volta ha probabilmente coperto un edificio d'età romana, i cui resti sono databili al I secolo d.C.

Sempre nel XIII secolo ci fu la costruzione di una delle più antiche ed importanti strutture religiose della città, il Duomo di Vasto, inizialmente intitolato a Santa Margherita, poi a Sant'Agostino nel '600 e nel 1808 a San Giuseppe. Venne elevata a cattedrale nel 1853 e concattedrale nel 1986. Il convento di Sant'Agostino si trovava nello spartiacque dei due quartieri storici, alla fine della cosiddetta "via Corsea" (oggi Corso De Parma), sede dei mercati cittadini.

Da questo secolo la storia della città, insieme a quella della Regione, fu legata prima a quella del Regno di Napoli e successivamente al Regno delle Due Sicilie. Le due terre di "Guasto Aimone" e "Guasto Gisone" si fusero nel 1385 in una sola città per volere del Re di Napoli Carlo III di Durazzo, ed inizialmente introdotta come "Vasto Aimone superiore ed inferiore" nella prima tassazione aragonese del 1443-7.

In età angioina (XIV secolo) il paese fu infeudato ai Caldora, di cui il maggior esponente fu Jacopo Caldora, che apportò durante il suo dominio numerose modifiche al sistema difensivo, danneggiato dalle guerre precedenti, come la costruzione del Castello Caldoresco e delle torri di avvistamento (l'odierna Torre di Bassano in Piazza Rossetti, Torre Diomede del Moro e Torre Santo Spirito).

Dopo il periodo angioino il comando passò prima alla famiglia dei De Guevara, poi al Re ed infine alla dinastia aragonese dei d'Avalos, artefici dell'omonimo Palazzo, che governarono la città dal 1496 al 1798 circa. Nel 1496 infatti Federico III d'Aragona incoronò Innigo II d'Avalos "Marchese del Vasto" e sotto di lui, specialmente con Fernando Francesco d'Avalos, Vasto visse un florido periodo culturale, negli anni del Rinascimento.

Stemma della famiglia D'Avalos

Durante il XVI secolo la città riuscì a scampare alla Peste del 1536, ma soffrì molto le incursioni di Turchi e Saraceni, così come tutta la Costa dei Trabocchi, sbarcati il 1º agosto 1566. L'esercito di Piyale Paşa danneggiò edifici storici come Palazzo d'Avalos,[10] l'abbazia di San Giovanni in Venere e quella di Santo Stefano in Rivomaris, nonché lo stesso Duomo di Vasto (allora dedicato a Sant'Agostino) di cui rimase in piedi solo la facciata gotica. Per questo motivo, l'8 marzo 1568, si iniziò la costruzione di 14 torri costriere di avvistamento e difesa, di cui una è ancora esistente in località Punta Penna.

Al Seicento risale la costruzione del "Palazzo della Penna" e della Chiesa del Carmine.
Nel 1690 venne istituito a Vasto il Collegio dei Chierici Regolari della Madre di Dio, come scuola dei confratelli del Carmine per l'educazione dei giovani, fortemente voluta dai Marchesi d'Avalos nelle persone di don Diego e sua moglie Ippolita.

Il Settecento e la Repubblica Vastese (1799)[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 marzo 1710 fu conferito ufficialmente il titolo di città da Carlo d'Austria, nel periodo in cui era al potere don Cesare Michelangelo d'Avalos, e nell'ottobre del 1723 divenne luogo della cerimonia di consegna della collana dell'ordine del Toson d'oro da parte del marchese Cesare Michelangelo d'Avalos al principe Fabrizio I Colonna, su incarico dell'imperatore Carlo VI. La cerimonia fu celebrata con solenni feste e battute di caccia nelle campagne circostanti.

Nel 1799, sulle orme delle Repubbliche sorelle che si andavano fondando per la Penisola, venne proclamata la Repubblica Vastese, soppressa poi dalle forze Sanfediste. Il fenomeno venne accolto dai vastesi con moti anarchici e saccheggi vari, più volte contrastati dalle truppe francesi, che occuparono militarmente la città, mentre si costituiva, da parte dei nobili superstiti (come Vincenzo May, il Barone Alessandro Muzii, Nicolantonio Cardone, Francesco Bucci, Giovanni Barbarotta, Carlo De Nardis). Una prima volta il generale Gouthard occupò la città, successivamente, in seguito alle rivolte, venne insediato il commissario Nicola Neri di Lanciano per garantire l'ordine (16 maggio). Tuttavia intervenne il Comdandante Prefettizio di Chieti Giuseppe Pronio, che parteggiava per il partito borbonico, essendosi le truppe francesi ritirate, e cinse d'assedio la città, dichiarando caduta la Repubblica il 21 maggio, con la resa dei rivoltosi resistenti.

XIX secolo: "Atene degli Abruzzi"[modifica | modifica wikitesto]

Dal XIX secolo la città vantò il titolo di "Atene degli Abruzzi", grazie ad elementi culturali ed artistici rilevanti.

Degli esempi sono il lascito architettonico del periodo Signorile caldoresco edaragonese, aver dato i natali ad intellettuali del calibro di Gabriele Rossetti nel 1783, pittore, poeta e patriota, anche noto come "Tirteo d'Italia" (fratello di Domenico anche lui letterato oltre che speleologo, e genitore di intellettuali come Maria Francesca, William Michael, Christina ed il più famoso Dante Gabriel, tra i fondatori del movimento inglese dei Preraffaelliti), al medico Francesco Romani, per l'inaugurazione del secondo teatro d'Abruzzo (il Real Teatro Borbonico, poi divenuto Teatro Rossetti, ed alla cui inaugurazione il 15 settembre 1832 partecipò anche Re Ferdinando II), oltre ad avere il ruolo politico di capoluogo di Distretto nell'amministrazione dell'Abruzzo Citeriore dal 1816.

Il 1817 fu un anno funesto, a causa di un'importante carestia, della prima frana che interessò il costone orientale della città e di un'epidemia di febbre petecchiale che decimò la popolazione cittadina (di cui alcuni resti furono trovati nel 2014 nella zona di Punta Aderci, allontanati e seppelliti lì per motivi igienico sanitari da una delibera comunale del tempo.[11]

Piazza Rossetti

Nonostante il tributo di sangue che la città pagò nel 1799 per la repressione Sanfedista, durante il Risorgimento l'anelito di libertà che da tempo infiammava i cuori dei vastesi trova viva testimonianza nella Battaglia di Antrodoco combattuta all'alba del 7 marzo 1821, quando un battaglione di volontari al comando del Barone Luigi Cardone e su incitamento di Gabriele Rossetti accorse sotto le insegne del Generale Guglielmo Pepe in difesa della Repubblica Partenopea contro le truppe di Frimont, fatte giungere in Italia dai Borboni.

Nel 1842 i patrioti vastesi si unirono sotto le insegne della "Giovine Italia” fondata a Vasto da Gaetano Crisci.

Vasto in un dipinto di Nicola Palizzi (1853)

Il primo fermento di rivolta venne dalla Guardia Nazionale con la notizia dello Sbarco a Melito. Al grido "Abbasso!" nel confronti del giudice De Pascinìs, occupò la Sottintendenza con la milizia deI Maggiore Silvio Ciccarone il 4 settembre 1860, dichiarando decaduta la monarchia Borbonica, proclamando il governo provvisorio, disarmando la gendarmeria e abbattendo le insegne borboniche sostituite dal Tricolore, e chiamando a Sindaco Filoteo D'Ippolito. Il proclama del Maggiore Ciccarone, precedente di tre giorni all'ingresso di Garibaldi a Napoli, rende Vasto la prima città abruzzese ad insorgere contro i Borboni, proclamando l'indipendenza nazionale in nome di Vittorio Emanuele II di Savoia e di Giuseppe Garibaldi (che fu nominato "Primo Presidente Onorario della Società Operaia di Vasto" nella sua inaugurazione il 3 novembre 1864).

Infatti, il 20 ottobre 1860 in occasione della venuta del Re in Abruzzo, dal Municipio di Vasto venne mandato Filoteo Palmieri ed il dott. Filoteo D'Ippolito, per porgere il saluto della Città al primo Re d'Italia ospite nella villa di Emidio Coppa a Pescara.

Età contemporanea: sviluppo economico e urbanistico[modifica | modifica wikitesto]

La prima metà del XX secolo avvenne la prima costruzione del Faro di Vasto (1906) oltre che la prima importante espansione urbanistica. Durante il Ventennio ci fu la costruzione di edifici in stile Liberty, come in Corso Nuova Italia (come il Teatro Cinema Ruzzi) e a Vasto Marina (come Villa Marchesani, ora Villa Santoro), e per volere di Benito Mussolini, nel 1938 la città cambiò nome in Istonio[12] (in omaggio all'origine romana della città), installando anche un campo di concentramento per antifascisti e slavi sul litorale di Istonio Marina nel periodo bellico (1940-1943).

La liberazione della città avvenne il 5 novembre 1943 con l'aiuto degli inglesi del Generale Montgomery (che risiedette in città durante l'avanzata a nord, verso la Linea Gustav), e tornò a chiamarsi "Vasto" nel 1944. Nello stesso anno l'esercito tedesco in ritirata distrusse parzialmente il Faro, che fu demolito e ricostruito nei due anni successivi. Esso fu inaugurato il 2 maggio 1948 ed è tuttora il secondo faro più alto d'Italia.

Aerei della Royal Air Force sulla spiaggia di Vasto Marina

La "battaglia del Trigno" si combatté nelle campagne tra Vasto, Cupello e San Salvo dal 23 ottobre fino al 2-3 novembre, con ripetuti cannoneggiamenti dell'8va Armata Britannica di Montgomery contro la 29sima Panzergrenadier. Gli alleati mandarono più volte in avanscoperta un piccolo drappello di indiani, accorpati nell'armata, per prendere i paesi attorno di San Salvo, Tufillo e Cupello, ma senza esisti favorevoli, e così Montgomery optò per attacchi a sorpresa notturni incominciando dalla notte del 2 novembre, con serie di bombardamenti aerei. Dato lo scarso numerod i tedeschi in confronto a quello degli inglesi, il nemico si ritirò più a nord, fortificandosi nella "linea Gustav" di Ortona.

Nel secondo dopoguerra, fra il febbraio e il giugno 1956, Vasto fu sconvolta da una serie di frane e smottamenti causata dalla gran quantità di precipitazioni, anche di carattere nevoso, che si erano prodotte in quei mesi. Una parte di uno fra i più antichi rioni del centro storico sprofondò a valle, verso il mare, ed andarono distrutti alcuni edifici pubblici e religiosi di notevole valore architettonico, fra cui la Chiesa di San Pietro, di età medievale, oltre a circa centocinquanta alloggi privati.[13]

Portale della Chiesa di San Pietro, unico resto della parte di centro storico franata nel 1956

L'immediata evacuazione della popolazione residente dalla zona colpita, subito dopo la prima frana del 22 febbraio 1956, evitò tuttavia che si producessero vittime fra i civili. Il Genio Civile, con l'aiuto del governo italiano, arginò la frana costruendo delle condotto per lo smaltimento delle acque delle falde sotterranee, e nel 1960 demolì la pericolante chiesa di San Pietro, lasciando solo la facciata gotica, senza che però questa fosse riostruita. Gli sfollati vennero ospitati in case popolari prontamente costruite per far fronte all'emergenza.

Zona orientale del centro storico di Vasto prima della frana del 1956

Negli anni 60 Vasto è iniziata ad essere, grazie al boom economico, una delle prime città abruzzesi a beneficiare del turismo balneare, con la costruzione di strutture adeguate nella frazione di Vasto Marina, e lo sviluppo industriale interessò la località di Santa Maria Incoronata, dove si trova l'antico convento, nonché tutta l'area portuale di Punta Penna.

Durante tutto il XX secolo la città riscontrò una notevole emigrazione soprattutto verso Belgio, Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile ed Australia. Nel 1989, in ricordo di questi eventi, avvenne il gemellaggio con la città australiana di Perth, in omaggio alla città che più di tutte accolse emigranti vastesi.

Nel settembre 2014 vi fu uno spiaggiamento di cetacei (7 capodogli) nella riserva naturale guidata Punta Aderci; tuttavia, grazie alla pronta reazione della Guardia costiera, dei biologi marini dell'Università degli Studi di Padova e dei molti volontari giunti da tutto il Vastese, si riuscirono a riportare al largo quattro esemplari con la sola forza delle braccia.[14]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Concessione di Filippo V di Spagna al marchese Vincenzo Frasconi[15]»
— 1710

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di Vasto è diviso nell'antico rione romano di Histonium, ossia Guasto d'Aymone (dal nome del primo conte della città voluto da Pipino il Breve) e Guasto Gisone. Il primo rione è delimitato dall'area del Muro delle Lame, Corso de Parma, la porzione del Corso Garibaldi con la mole del Castello Caldoresco, il Corso Plebiscito, via Crispi, via Roma e di nuovo il ricongiungimento a via Adriatica, presso la chiesa di Sant'Antonio di Padova. Gli studiosi hanno rilevato come questo rione rispecchi quasi completamente l'antico cardo e decumano della città romana, insieme agli assi delle varie vie interne. Il cardo principale è Corso Palizzi, mentre il decumano Corso Dante, e i principali monumenti sono la chiesa di San Pietro (di cui oggi resta la facciata dopo la frana del 1956), la chiesa di Sant'Antonio, in origine complesso di San Francesco d'Assisi, dove sono state rinvenute le terme di Vasto, la chiesa dell'Annunziata, la chiesa del Carmine, il Palazzo Genova Rulli, la Porta Nuova (unica rimasta, nel rione), il Teatro Rossetti (costruito sopra il Monastero di Santo Spirito), il Palazzo d'Avalos e la Cattedrale di San Giuseppe, che si trova insieme al Palazzo Marchesale a confluenza dei due rioni storici, con spartiacque Piazza del Popolo.

Il secondo rione di Guasto Gisone, fondato dal IX secolo, comprende la cinta muraria che da Piazza Rossetti, mediante Torre di Bassano (XV secolo), cinge tutta l'area perimetrale circolare, fino alla passeggiata di Loggia Amblingh. La porta di accesso, dopo la demolizione di Porta Castello, è Porta Catena: il quartiere è tipicamente medievale, composto da strette vie, case addossate le une alle altre, che circondano la corposa mole della chiesa di Santa Maria Maggiore. Tra gli edifici più famosi ci sono la Casa di Giuseppe Amblingh, il muro del Giardino Napoletano di Palazzo d'Avalos e la casa natale di Gabriele Rossetti.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Vasto.

Principale chiesa affacciata sul corso Diomede, risale al XIII secolo inizialmente dedicata a Santa Margherita. L'aspetto attuale è frutto di varie ricostruzioni, poiché la chiesa storica fu incendiata dai turchi nell'attacco a Vasto del 1566. La chiesa fu ricostruita in forme minori rispetto alla pianta originale. Dopo l'intitolazione definitiva a san Giuseppe nel 1808, la chiesa divenne prima collegiata e nel 1853 cattedrale.[16]Nel 1893 si sono compiuti corposi lavori di ricostruzione interna in revival neogotico, con il successivo restauro della facciata trecentesca, unico elemento della costruzione antica. L'interno a navata unica con volte a crociera, è stato ricostruito da Francesco Benedetti. Di pregio si conserva un trittico ligneo di Michele Greco da Laverona (XVI secolo).

Chiesa di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Maggiore (Vasto).

Seconda chiesa principale del centro storico, è anche la più grande, risalente all'XI secolo, come dimostrano dei rilievi sulla parete esterna. La chiesa attuale presenta però un aspetto barocco, frutto della ricostruzione del 1785 (dopo il saccheggio turco del 1566 e l'incendio del 1645 che distrusse l'altare maggiore), quando la chiesa venne ampliata notevolmente, senza che però fosse compiuta la facciata, quasi coperta dal poderoso campanile medievale.[17]
La massiccia torre campanaria poggia sulle fondamenta dell'antico Castello Gisone, ha nella cella superiore quattro campane, nella sua cripta sono custodite le reliquie del corpo di San Cesario nelle vesti di guerriero, e un'ampolla col sangue di don Cesare Michelangelo d'Avalos. La chiesa conserva anche la preziosa reliquia della Sacra Spina della corona di Gesù. La navata maggiore delle tre ha colonne corinzie, a fianco delle quali ci sono delle nicchie che contengono le statue dei XII Apostoli e quattro profeti. Nella navata destra ci sono le cappelle di Sant'Anna, della Sacra Spina, di Sant'Antonio abate (costruita da Tullio Caprioli nel 1567). Nella navata sinistra ci sono le cappelle di Santa Maria, di San Cesario, di Santa Caterina d'Alessandria, del Monte dei Morti, del Santissimo Sacramento e di San Nicola.
Le principali opere d'arte sono le tele dell'Ecce Homo della scuola di Tiziano, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina attribuito a Paolo Veronese, la Pentecoste e la Presentazione del Camauro a Celestino V di Francesco Solimena del 1727.

Chiesa di Maria Santissima del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Maria Santissima del Carmine (Vasto).

Si trovava verso il confine delle mura, dove oggi si trova il palazzo della curia. La chiesa fu costruita nel 1761 su progetto di Mario Gioffredo, mostrando una pianta ellittica irregolare, poiché il braccio d'ingresso è più profondo; la cupola è visibile solo all'interno, pressoché spoglio dei classici stucchi barocchi, con scansioni a colonne con paraste corinzie in una navata sola. Le poche decorazioni sono di Michele Saccione del 1762, mentre il monumentale portale è di Giovanni Crisostomo Calvitto. La chiesa fu eretta sopra l'antica chiesa trecentesca di San Nicola degli Schiavoni, ed ospitò il Collegio della Confraternita del Carmine, che si occupò dal XVII secolo dell'educazione giovanile a Vasto.

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Michele Arcangelo (Vasto).
Chiesa di San Michele Arcangelo, patrono di Vasto

Piccola chiesa neoclassica a pianta circolare, esistente già dal 1675 come piccola cappella, ma ultimata e ampliata nell'800. La devozione dei vastesi spinse la diocesi a costruire la primitiva cappella barocca per un prodigio del santo, quando la città fu risparmiata alla peste. Lo stesso miracolo avvenne quando non si verificarono morti per una grave epidemia di colera nel 1836. La chiesa ha pianta circolare, con facciata a capanna, e i bracci del transetto sporgenti, in modo da comporre anche una croce greca.

Si trova a circa metà della cosiddetta "Linea di San Michele Arcangelo", direttrice che parte da Skelling Michaelin Irlanda a Monte Carmelo in Israele passando anche nei santuari italiani della Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant'Angelo in Puglia.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

Fianco della chiesa di Sant’Antonio da Padova

Sita in Via Adriatica, di costruzione precedente al 1334. Il convento ha subìto la perdita delle strutture adibite ad abitazione dei monaci e di vari locali a loro pertinenti, tra cui: il dormitorio, il refettorio, le cucine, le cantine, i fondaci e il chiostro. All'interno ha subìto l'eliminazione della mensa degli altari negli anni settanta del XX secolo. Il convento sarebbe stato fondato al tempo di San Francesco se non dal santo stesso in persona. Giuseppe de Benedictis nel 1759 asserisce che i frati francescani si erano stanziati nella chiesa paleocristiana detta di santa Croce risalente al V-VI secolo di cui rimangono alcune vestigia delle mura della nella cantina.

Alcuni studiosi sono unanimi nell'asserire che comunque il convento era antecedente al Provinciale Vastutissimum di fra' Paolino da Venezia e Marchesani la ritiene già ultimata nel 1336 quando vi fu organizzato un Capitolo Provinciale, ma di certo l'organizzazione clericale doveva essere già ben istituita in quanto, una vedova, nel suo testamento volle lasciare la sua casa alla confraternita della Santissima Trinità de' Pellegrini o di Sant'Antonio da Padova per farne un ospedale. Notizie successive asseriscono che in un periodo compreso tra il 1271, periodo del suddetto testamento e la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo la costruzione della nuova chiesa era già a buon punto. Luigi Murolo asserisce che nel 1336 era già ultimata.

Tra il 1352 e il 1546 sono attestati alcuni piccoli lavori tra cui un rinnovamento della scuola dalle fondamenta del 1527, la costruzione di una cisterna ed una richiesta ristrutturazione avvenuta tra il 1543 ed il 1544. Al 1549 risalgono altri lasciti. Del 1551 sono i restauri della cappella della Concezione. Nel 1566 gli archivi del convento furono bruciati durante le incursioni dei turchi, verosimilmente anche parte del convento subì danni. Nella prima metà del XVIII secolo sono stati fatti degli ammodernamenti all'interno. In seguito alla soppressione nel 1809 degli ordini monastici possidenti di terre, il convento fu adibito ad usi pubblici fino al 1956. L'interno della chiesa è stato recentemente ridipinto. All'interno è conservato un crocifisso ligneo policromo attribuito a Giacomo Colombo.[18]

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Francesco di Paola

Si trova in Piazza Rossetti, nota anche come "chiesa dell'Addolorata". Le origini della chiesa risalgono al XV secolo, quando esisteva una cappella dedicata a Santa Maria de' Guarlati, dove si venerava un'icona miracolosa. Si racconta che Bellalta de Palatio, moglie di Notar Buccio di Alvappario, essendo malata, fece un voto alla Madonna di visitare le chiese di Vasto a piedi nudi se fosse guarita, ma a causa dell'aggravarsi della malattia, decise di essere sepolta nella cappella (1404). In seguito la chiesetta venne demolita per costruirci il Convento dei Poalotti, e la lastra tombale venne collocata sul muro occidentale della chiesa di Santa Maria Maggiore. Presso la nuova chiesa vennero costruite delle cappelle popolari dedicate alla Madonna dei Miracoli, a San Rocco, in ricordo della pestilenza.

Nel XVII secolo dal Generale dei Minimi di San Francesco di Paola fu inviato a Vasto frate Gregorio Valenti affinché fosse fondato un loro ordine, e dal 1604 iniziarono i lavori del nuovo monastero. La chiesa fu successivamente restaurata da don Cesare Michelangelo d'Avalos, e l'immagine antica della Vergine venne posta sulla parete del coro. Nel 1770 il convento fu soppresso e le rendite passarono al monastero di Caserta, e successivamente fu acquistato da Pietro Benedetti che lo trasformò in abitazione. Rimase solo la chiesa, restaurata nella metà dell'Ottocento in stile neoclassico da Silvestro Benedetti.
Tra le opere conservate ci sono la Pietà, opera scultorea di Giacomo Colombo, e i quadri della Madonna del Velo, della scuola di B. Luini, il San Carlo Borromeo di Nicola Maria Russo, e San Rocco di Filippo Andreola, la tela di Santa Lucia è di Giovan Battista De Litiis, il San Francesco di Paola è di un anonimo del XVII secolo. L'8 agosto del 1729 venne sepolto sotto il pavimento della chiesa il Marchese don Cesare Michelangelo, ultimo membro di rilievo della Casa d'Avalos.

Santuario di Maria Santissima dell'Incoronata[modifica | modifica wikitesto]

Incisione di Stafforello Gustavo della chiesetta di Punta Penna

Situata nell'omonima frazione[19], è sede dell'Ordine dei Frati Cappuccini. Fino al 1809 il convento dei Cappuccini si trovata, tra il 1582-85, presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli, o Sant'Anna. Soppresso poi per le leggi napoleoniche, il convento fu chiuso nel 1811, e demolito dal barone Genova Rulli. Il 31 marzo 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie autorizzava l'apertura di un nuovo convento per i Cappuccini, eretto dai coniugi Antonino Celano e Giovannina Mayo; l'8 settembre dello stesso anno sotto la guida di Padre Giuseppe Cerritelli, i frati posero dimora nei modesti locali della chiesa dell'Incoronata fuori le mura. Il 7 luglio 1866 fu soppresso dalle leggi piemontesi. I Cappuccini furono ospiti nella villa di Antonino Celano, fino alla nuova concessione nel 1883 dell'area dell'Incoronata ai Cappuccini. Nel 1889 Padre Francesco da Palombaro curò la costruzione del piano superiore del convento, per accogliere una scuola per novizi, nel 1914 fu trasferito da Penne il primo seminario serafico della provincia di Chieti, rimasto attivo fino al 1977, quando per crisi delle vocazioni la scuola fu chiusa.

Nel settembre 1986 fino al 1992 il convento è stato sede del postnoviziato dei Cappuccini d'Abruzzo. La cappella dell'Incoronata, nel nella prima metà del XVIII secolo era sorta sopra l'antica chiesa di San Martino, ampliata nel 1871, fu restaurata e ulteriormente ampliata nel 1918, mentre nel 1938 venne completata la facciata del convento in stile post-neoclassico rurale. Le origini del santuario risalgono al 1738, considerando prodigiosa una cappella ivi costruita. In quell'anno una grave siccità minacciava i raccolti, e fu ordinata una processione penitenziale, portando attraverso le campagne colpite la statua della Vergine Incoronata, e giunta la processione presso San Martino, scoppiò un temporale, e la pioggia fece rivivere i campi.

Chiesa della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nel rione di Guasto d'Aymone, piccola cappella situata in via Laccetti, frequentata soprattutto la sera del Giovedì santo per il giro dei "Sepolcri". La chiesa risale al XVIII secolo, come testimonia lo storico Luigi Marchesani, fatta edificare per devozione di Pietrantonio Ruzzi, il quale il 15 settembre 1712 assegnò 915 ducati, un oliveto e una vigna, come testimonia l'atto del notaio Diego Stanziani, affinché venisse eretta la chiesetta. Costruita da Domenico Molino, la cappella fu benedetta il 1 novembre dal cappellano Pietro de Nardis, nel 1731 si riuniva la cappella la Congrega dei Sacerdoti di Santa Maria dell Purità, istituita a Napoli da Francesco Pavone. Caduta in rovina, la cappella fu chiusa al culto fino al 1988, quando per volere di Vincenzo Sputore venne restaurata e riaperta al culto. Fino al 1975 presso l'altare maggiore si poteva ammirare il quadro della Santissima Trinità, opera del pittore fiammingo Guglielmo Borromeis, purtroppo trafugato. Il nuovo quadro rappresenta sempre la Trinità, realizzato da Gaetano Casanova, mentre nel 1995 veniva benedetto il quadro della "Madre Celeste", opera di Cesarino Cicchini. La chiesa ha una spetto neoclassico, a navata unica, con semplice ingresso a cappella.

Chiesa di San Giovanni Bosco[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della parrocchia salesiana con locali annessi

Parrocchia comprendente circa 2000 famiglie con oltre 6000 abitanti, espansa soprattutto negli anni 70, svolgendo attività educative, catechesi e solidarietà comunitaria, con l'obiettivo di porre maggiore attenzione alle esigenze sociali della comunità parrocchiale seguendo la specificità della spiritualità salesiana, in particolare verso le giovani coppie, seguendole sia nella fase prematrimoniale che nei primi anni di vita familiare.[20]

La cura di questa chiesa parrocchiale è affidata alla comunità dei Salesiani di Don Bosco, che opera sul territorio dal 13 ottobre 1966. Il 1º marzo 1970 viene avviata l'attività parrocchiale, svolta provvisoriamente dapprima nei locali di via S. Lucia e in seguito in una aula dell'Istituto Professionale. Solo due anni dopo, nel 1972, ebbero in cura la nuova chiesa di San Giovanni Bosco, nella quale vengono portati avanti percorsi di iniziazione alla vita cristiana che raccolgono numerosi bambini e ragazzi della città, così come gruppi di formazione che vedono la partecipazione di giovani e adulti. Non mancano attività rivolte a giovani coppie e neo sposi. La maggior parte del lavoro pastorale della Parrocchia viene svolto nei locali dell'oratorio in via San Domenico Savio.

Facciata della chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

La facciata superstite della chiesa di San Pietro

La chiesa si trova nella nuova via Adriatica, lungo la passeggiata del Muro delle Lame, ed era la più cara ai vastesi, nonché una delle più antiche della città.[21]La chiesa fu demolita tra il 1959 e il 1960 a causa della grave frana che colpì il quartiere di Guasto d'Aymone nel 1956. La facciata di medievale conservava solo il portale, mentre il resto era barocco, con un finestrone centrale murato, un piccolo campanile a vela sulla sinistra, e la grossa torre campanaria di origini trecentesche, usata anche per gli avvistamenti. L'interno originariamente era anch'esso romanico, ma fu restaurato nel tardo Settecento, sicché le primitive colonne ottagonali furono ricoperte dallo stucco della ristrutturazione neoclassica. Una lapide ivi rinvenuta lascia chiaramente intuire come l'edificio romanico sia sorto sui resti di un tempio romano, dedicato a Cerere.
Secondo la tradizione fu fondata nel 900 d.C. presso il tempio, nel 1015 venne ceduta dal Conte Trasmondo di Chieti per redenzione dei suoi peccati, ai benedettini di San Giovanni in Venere, che vi edificarono un convento, divenendo la seconda chiesa più importante di Vasto, insieme a Santa Maria Maggiore. Nel 1690 Il Cardinale Altieri donò alla chiesa una reliquia della Santa Croce, conservata poi in un ostensorio cesellato, nel 1739 divenne Insigne Collegiata, e iniziarono dei lavori di ampliamento e restauro delle tre navate. A causa delle secolari liti delle collegiate di San Pietro e Santa Maria Maggiore, nel 1808 Giuseppe Bonaparte soppresse ambedue, unificandole in un unico Capitolo presso la vecchia chiesa di Sant'Agostino, che divenne il Duomo di Vasto nel 1853, dedicato a San Giuseppe. Nel 1915 San Pietro tornò ad essere parrocchia, e nel 1922 ne prese possesso don Romeo Rucci, il parroco che assisterà al disastro del 1956, alla demolizione della chiesa, e che tenterà inutilmente di farla riedificare dalla Curia. La chiesa rimase in piedi dopo la frana, ma profondamente lesionata nella parte dell'abside, ragion per cui, a causa del terreno cedevole, venne spogliata degli arredi sacri e pian piano abbattuta, lasciando solo la porzione con il prezioso portale gotico.

Della chiesa rimane la facciata con annesso portale tardo-duecentesco nella cui lunetta vi sono delle raffigurazioni della Madonna col Bambino e della Crocifissione. Ai lati del portale vi sono dei resti di opus reticolatum.[22]La lunetta reca due sculture: la Madonna col Bambino e la Deposizione, con Cristo con la corona da Re.

Resti della chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Sono siti in Via Roma sotto le gradinate dell'Arena delle Grazie. La zona occidentale della chiesa è riemersa nella metà degli anni settanta del XX secolo dove sono stati trovati dei frammenti di mosaici. La chiesa era sita alla periferia della città antica presso un incrocio di due strade ortogonali presso le terme e, forse, di un macellum. Lo stile dei muri è simile alle chiese pugliesi settentrionali coeve. L'interno era a navata unica con abside.[23]

Ex convento di Sant'Onofrio[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto ottocentesco di Gabriele Smargiassi raffigurante Vasto: da sinistra a destra la torre del Castello Caldoresco, il campanile turrito di Santa Maria Maggiore, e all'estrema destra la chiesa di San Pietro

Sito in Via Sant'Onofrio e risalente al 1440. Dei restauri alle zone abitative dell'area conventuale hanno portato alla perdita di alcuni fregi, tra cui degli intonaci, dei dipinti, delle decorazioni murarie, dei pavimenti e degli infissi. Presso gli altari delle navate è stato recuperato un ciclo pittorico forse raffigurante degli episodi della vita di Sant'Onofrio[non chiaro]. Il convento constava di chiostro mentre la chiesa ha una navata principale ed una piccola navata laterale. La chiesa ha dimensioni ridotte. Nei primi secoli la chiesa forse aveva la volta solamente nella zona absidale, mentre la navata aveva il soffitto a capriate.[24] Al suo interno conserva la salma di Beato Sebastiano da Celenza sul Trigno.[25]La chiesa in stile barocco, si conserva finora nel suo aspetto originario, dopo la ricostruzione post 1566. L'interno è diviso in due navate coperte a volta, situata sul lato meridionale; l'edificio adibito al culto, nell'intero complesso quadrangolare si torva a meridione. Nel XVII secolo è stato rinnovato il coro presso l'altare, con pezzi lignei dell'artigianato locale. Le sculture di maggior rilievo sono: un espressivo Cristo ligneo della fine del '400, l'altare maggiore ligneo di Tommaso Cefalo (1710), il Crocifisso con Sant'Onofrio, in legno smaltato del XVII secolo, un leggio intagliato e scolpito dai frati, il dipinto di Sant'Onofrio (1788) opera di Giuseppe Casanova, e altre tele seicentesche. Nella cappella del Crocifisso ci sono affrescate scene di vita del santo.

Complesso monumentale di Santa Lucia[modifica | modifica wikitesto]

È sito in Via di Santa Lucia nel Vallone L'Angrella. Un monastero dedicato a Santa Maria in Valle sito nel Fosso dell'Angrella forse era corrispondente alla chiesa omonima che fu possedimento dell'abbazia di Santa Maria di Farfa. Tuttavia la prima notizia risale al 1276 quando l'abate di Santa Maria di Casanova reclamò al re Carlo I d'Angiò poiché Andrea de Sully esigeva che i pastori del monastero cistercense che transumavano in Puglia pagassero un pedaggio per un certo numero di castrati. Al rifiuto dell'abate, furono sequestrati gli animali, fu saccheggiata la chiesa, fu sottratto il frantoio della grangia e furono confiscati gli arnesi della imbarcazione con cui venivano portati i viveri per il monastero di santa Maria alle Tremiti. Dal XV secolo fu chiamato Grangia di Santa Lucia o monastero o badia di Santa Maria in Valle.

Era dotato di una chiesa, di camere e di un pozzo. Nel 1566 fu ricostruito in seguito all'incendio provocato dai turchi. In seguito fu gestito da un priore fino al XVIII secolo. Il territorio del fosso dell'Angrella fu poi coinvolto da alcune frane e già nel 1794 il monastero non esisteva più ma gli incassi urbani e rurali furono riscossi fino al XX secolo. Attualmente sono visibili i resti dell'insediamento. La chiesa di Santa Lucia annessa al palazzo rurale dei d'Avalos del XVIII secolo è comunicante con i resti della costruzione benedettina attraverso dei campi presso via di Santa Lucia. Il monastero di Santa Lucia è in deterioramento.[26]

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Sant'Anna (dedicata alle mamme)[27]: si trova racchiusa dall'ampia scalinata curvilinea di un edificio nobile, che vi è stato costruito attorno alla metà dell'800. L'edificio sorse nel XVI secolo come sede conventuale dell'Ordine Francescano dei Cappuccini, su dei terreni coltivati donati nel 1581 dal facoltoso possidente Bernardino Sottile, con l'assenso dell'abate dell'abbazia di San Giovanni in Venere.[28]La chiesa fu aperta al culto nel 1585 come "Santa Maria degli Angeli", e due anni dopo fu completato il convento. Nel 1811 a seguito della soppressione dell'ordine per decreto napoleonico, l'intero complesso fu incamerato nel regio demanio, e posto in vendita. Nel 1818 il convento fu ceduto a Pasquale Maria Genova Rulli, che vi costruì una villa neoclassica, su progetto dell'architetto Nicolamaria Pietrocola, con la bella scalinata curvilinea di ingresso. La chiesa fu sempre attiva, e ospitò il 15 settembre 1832 il re Ferdinando II delle Due Sicilie in visita a Vasto. Nella metà dello stesso anno la chiesa fu acquistata da Felsino Benedetti, capitano della Guardia Nazionale, intestata successivamente a Michele, Witigenicola, Aristeo, Silvio e Irene Benedetti nel catasto savoiardo (1880). Alla fine dell'800 il fabbricato venne ristrutturato, con modifica della disposizione interna del 12 vani, utilizzati come caserma per i soldati di leva. Gli eredi della famiglia Benedetti nel frattempo donarono l'edificio della chiesa ai Cappuccini del Convento dell'Incoronata. Ci fu un grande intervento di restauro nel 1984 per riportate la chiesa a luogo di culto, e a causa dell'abbandono alcune opere d'arte, come il quadro di Sant'Anna, vennero trafugate. Nella chiesa sono sepolti i corpo di Bernardino Sottile (1598), Francesca Carata e il marito don Diego d'Avalos (1697), i benefattori della costruzione della chiesa del Carmine.
    Come nuovo quadro, venne completata l'opera di Filandro Lattanzio, presentato ai fedeli il 15 ottobre 1984. Sul portale della chiesa si trovava una lunetta raffigurante San Gioacchino, Sant'Anna e Maria Bambina, successivamente trasferito nella sacrestia, presso l'altare c'è il dipinto del Lattanzio raffigurante Sant'Anna e la sua famiglia, mentre altri dipinti sono quelli dell'Incoronazione della Vergine (XVII secolo), la Deposizione del XVIII secolo, la Via Crucis del 1985 della pittrice Ruttar Mariska.
Chiesa della Madonna delle Grazie
  • Chiesa della Madonna delle Grazie: si ha notizia della costruzione della chiesa nel 1536, come riporta un'iscrizione sull'arcata della facciata. Si trova alla fine della nuova via Adriatica, sulla zona della frana del 1956, affacciata sull'omonimo belvedere. Si presume che la chiesa fu voluta per la devozione popolare per i prodigi della Vergine durante la pestilenza del 1529, e oltre alla chiesa, venne costruito un orto e una cella per gli eremiti. Incendiata il 1 agosto 19566 dai turchi, fu restaurata due anni dopo da Ferrante De Vito, nel 1936 con atto del notaio Nicola Fantina, la cappella fu affidata alla Confraternita di Santa Maria delle Grazie, presieduta da Iacovo Di Bernardo. Luigi Marchesani la descrisse come un tempio a pianta circolare, costituita da una stanza al piano terra, da un locale al piano superiore destinato all'alloggio dell'eremita. La parte più antica è quella dove si trova l'altare con il quadro della Visitazione, opera ex voto, poi il coro per distinguere la navata unica dalla sagrestia, con cappella della Vergine delle Grazie. Lo stile è rinascimentale, vi è conservata una statua in legno di San Bonaventura del 1500, proveniente dalla chiesa di Sant'Antonio di Padova, mentre nella sagrestia c'è un dipinto del 1700 della Sacra Famiglia, di Nicola Tiberi.
Il "Cenacolo" di Cesare Giuliani nella chiesa di San Lorenzo
  • Chiesa Madonna della Neve (distrutta): la tela della chiesa, raffigurante il Miracolo della Neve, è stata trasferita nella chiesa di Santa Maria Maggiore
  • Chiesa di San Nicola: in prosecuzione di via Santa Lucia, fino all'omonimo belvedere, si trova la piccola chiesa di San Nicola. Dallo storico Viti si sa che la chiesetta esisteva già dal 1644, a quell'epoca si onorava il santo nella prima domenica di maggio, e poi nella terza domenica. Nel 1873 il canonico Miscione ristrutturò a sue spese la chiesa, per la solenne processione di quell'anno. La processione in seguito fu sospesa fino alla ripresa nel 1903.[29]

La chiesa è una piccola cappella a navata unica, con la facciata intonacata di bianco, ristrutturata ultimamente nel 1959 e nel 1999, su iniziativa di don Romeo Rucci e Angelo Ialacci. La cappella ha un aspetto tardo barocco, con architrave a timpano triangolare, e navata con cappelle laterali e altare maggiore con la statua lignea del santo.

  • Chiesa della Madonna dei Sette Dolori: la cappella si trova sul moderno Corso Mazzini, tra grandi palazzi che la soffocano. Venne eretta come cappella devozionale lungo la strada del pellegrinaggio verso il Convento dell'Incoronata. Poche sono le notizie storiche che la riguardano, ma esisteva già dal 1644, quando era la "Cona di fuori", come riferisce lo storico Nicola Alfonso Viti, e doveva essere la cappella della Vergine Addolorata, di cui si è persa l'antica immagine. Nel 1925 la chiesa venne ingrandita e restaurata, mentre durante la costruzione del nuovo corso, la chiesa venne inspiegabilmente demolita per essere ricostruita daccapo in uno stile pseudo medievale. Nel 1975 un comitato di cittadini raccolse fondi per la ristrutturazione dell'edificio, che però venne distrutto nel 1977 e ricostruito daccapo dall'impresa Domenico Zambianchi, lasciando solo l'antica facciata. La chiesa è piuttosto semplice, oggi suffragata alla nuova parrocchia di San Marco, e all'interno conserva un quadro della Vergine dei Sette Dolori. La tela antica venne trafugata e danneggiata nel 1981, e dunque venne realizzata una nuova immagine da parte del pittore Filandro Lattanzio.
Il Martirio di San Lorenzo, opera di Cesare Giuliani, conservato nella chiesa di San Lorenzo
  • Chiesa di San Marco Evangelista: è una delle chiese più moderne di Vasto, realizzata nel 2009. Ha una pianta ellittica con un blocco rettangolare conficcato nel mezzo, che costituisce la parte centrale dell'unica navata. La facciata è preceduta da un portico con tettoia, da cui si innalza una porzione con due torri gemelle per i campanili, e una cupola più grande. Le finestre sono rettangolari, oppure a forma di croce. L'interno è scandito da colonne cilindriche, in stile molto sobrio, con delle cappelle a nicchia con arco a tutto sesto, e l'altare maggiore a grande nicchia, preceduto da arco trionfale. Le figure dei santi sono state realizzate seguendo lo stile bizantino.
  • Chiesa di San Paolo Apostolo: chiesa moderna situata nel quartiere a nord, realizzata negli anni '60. In origine era un modesto edificio a pianta trapezoidale, ma nel 2015 sono partiti dei lavori di abbellimento, con la costruzione di uno slanciato campanile a torre. La chiesa ha una facciata molto semplice e schematica, con un oculo in asse col l'accesso, e un portico stilizzato. L'interno ad aula unica riceve la luce da un ordine di finestre strette e lunghe sulla destra, e l'altare maggiore è stato realizzato con un grande affresco in stile falso antico di San Paolo che predica ai Romani.
  • Chiesa di Santa Maria del Sabato Santo (la più recente, eretta nel 2012): si trova nella periferia a sud, e il progetto di costruzione iniziò nel 1975 quando il Monsignor Vincenzo Fagiolo erigeva la parrocchia di Sant'Antonio abate. Il primo parroco fu don Vittorio di Domenicantonio, in seguito nel 1982 si costituì la parrocchia di Santa Maria Immacolata e San Michele, il 5 ottobre 1986 il nuovo arcivescovo Monsignor Antonio Valentini conferiva l'incarico di primo parroco a don Tommaso Di Stefano. Nel 2007 il Monsignor Bruno Forte iniziò le pratiche per la costruzione di una nuova chiesa nella zona sud di Vasto, e i lavori terminarono nel 2012. La chiesa ha una pianta irregolare composta da un semicerchio che, fondendosi con un secondo corpo, forma un ventaglio, realizzata in uno stile architettonico che riecheggia il colore salmastro del mare per via del tetto.
Interno della chiesa dell’Annunziata
  • Chiesa di Santa Filomena (sita nel Palazzo Genova Rulli): esisteva già nel XIII secolo, quando era l'ospedale dell'Annunziata, retto dall'omonima confraternita. Nel 1500 l'ospedale venne donato a frate Giovan Battista da Chieti, per introdurre l'ordine di San Domenico, così la chiesa venne trasformata in un convento con sei celle. La prima comunità era composta da priore, quattro sacerdoti e sei novizi. La consacrazione avvenne il 16 agosto 1543, nel 1566 la chiesa fu incendiata dai turchi, depredata degli arredi e dei paramenti sacri, tra cui una croce in argento, una corona della Vergine, un giglio di San Michele e tre campane.

Nel 1789 fu ricostruita in forme più modeste, nel 1809 Gioacchino Murat con apposito decreto soppresse gli ordini religiosi, e così anche la Congrega dell'Annunziata. La chiesa passò ai Chierici della Madre di Dio di Napoli, che non mostrarono interesse per la piccola chiesa vastese. La nobile famiglia Genova Rulli allora acquistò la chiesa con il convento, trasformando quest'ultimo in residenza signorile, mentre Giuseppe Aantonio Rulli, con interessamento dell'arcivescovo Saggese, provvedeva al restauro della cappella. L'attuale chiesa ha un aspetto tardo barocco molto semplice, con facciata in bugnato liscio, architrave a timpano triangolare e navata unica.

  • Chiesa dell'Annunziata: in via Anelli, risulta edificata già nel XV secolo, quando esisteva una chiesetta annessa a un ospedale per gli infermi, di proprietà dei Padri Domenicani. Nel 1566 la chiesa diventò ufficialmente sede della Confraternita dell'Annunziata, che provvide ad ampliare la chiesa, dotandola di un chiostro con la cappella privata della famiglia d'Avalos. L'ospedale era retto dalla Congrega, come risulta da un documento del notaio Colonna del 22 gennaio 1795.[30]Nel 1520 Rodrigo d'Avalos convinsero il padre Giovanni Battista di Chieti a trasferirsi a Vasto, donandogli il governo della chiesa e i beni delle rendite, e la donazione avvenne il 22 ottobre 1523 con firma di Alfonso d'Avalos. L'ospedale fu trasformato in monastero con scuola di noviziato: la primitiva estensione corrispondeva alle due strade parallele di via Anelli e via San Francesco, ma la chiesa venne più volte ristrutturata, consacrata nel 1543, denominata popolarmente Annunziata Maggiore per differenziarla dalla cappella dell'Annunziata (o di San Gaetano) situata in zona Santa Maria Maggiore.
    Dopo la devastazione turca del 1566, la Confraternita riparò la chiesa, nel 1576 il Marchese d'Avalos, Priore della Confraternita, eliminò alcuni altari, tra cui quello della Madonna del Carmine, facendone costruire uno nuovo dedicato a Gesù. Nel 1577 i padri domenicano tenevano ancora la scuola di noviziato, nel 1610 vi si svolsero importanti seminari e convegni ecclesiastici. Nel 1755 la chiesetta venne arricchita con un altare con l'immagine della Vergine, delle statue della Madonna e di San Michele, di un organo e due campane. Nel 1809 il convento fu soppresso per le leggi napoleoniche, e il barone Giuseppantonio Rulli acquistò il convento per trasformarlo in residenza signorile, fondendolo con quello della chiesa di Santa Filomena, già Collegio della Madre di Dio. La chiesa attuale ha un unico altare e navata unica, una facciata assai semplice, con il portale cinquecentesco, le statue votive della Vergine e di San Michele, la tela dell'Annunziata presso l'altare e un arredo stilistico tardo barocco.
Dipinto delle “storie della Vita di Gesù e Maria”, opera di Giuliani nella chiesa della Santissima Annunziata
  • Chiesa di San Teodoro (sita nel Palazzo Ciccarone): secondo le cronache di Marchesani, il 4 dicembre 1751 giunse a Vasto il corpo di San Teodoro, accolto nella Collegiata di San Pietro, e acclamato patrono della città. L'urna dopo aver sostato nella cappella della Madonna delle Grazie, fu condotta in processione fino alla chiesa omonima nella strada dei Forni (oggi via San Francesco), e infine collocata presso l'altare del transetto destro della chiesa del Carmine. Secondo Francescantonio D'Adamo però il corpo di San Teodoro corrisponderebbe a quello del Marchese Cesare Michelangelo d'Avalos, che donò alla città il 3 novembre 1695 il corpo di San Cesario, conservato a Santa Maria Maggiore. La collocazione del corpo di San Teodoro nella chiesa del Carmine fu voluto dalla Marchesa Ippolita, moglie di Cesare Michelangelo, e dopo la sua morte, il corpo del consorte (1729) non fu mai ritrovato, forse sepolto a San Francesco di Paola, e da qui nacque l'ipotesi della confusione dei due corpi, quando il presunto cadavere di San Teodoro fu portato in processione il 4 dicembre 1751, trasferito nella chiesa del Carmine.
    La piccola chiesetta fu eretta nel 1734 per volontà di Carlo De Nardis, affiancata al Palazzo Ciccarone, con il portale d'ingresso affacciato su via San Francesco. L'interno è a navata unica, rivestita in stucchi tardo barocchi, con importanti tele settecentesche.
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate (situata nell'omonima frazione): esisteva sin dal 1569, divenuta parrocchia nel 1973, restaurata completamente nel 1994. Conserva l'antico aspetto rurale rinascimentale, con pianta rettangolare a navata unica: tra le opere di pregio conserva l'Adorazione dei Pastori di Gerrit von Hontort (1600), l'altare, il leggio e il tabernacolo in pietra del 1994, opera di Domenico Zambianchi.
  • Chiesa di San Lorenzo (situata nell'omonima frazione): la chiesa risale circa al 1876, quando venne edificata una cappella alla Madonna della Salette, per volere del Cardinale Tambelli del Capitolo di Vasto, ristrutturando un tempio già esistente, del Medioevo, dedicato appunto a San Lorenzo. La chiesa era frequentata dai viandanti e dai pastori che, nel periodo della transumanza, seguivano l'antico tratturo a mare per arrivare a Foggia. Dopo anni di abbandono, negli anni '60 è stata ampiamente restaurata, snaturandone il contesto antico per lasciar posto a uno più moderno, di stile composito, con l'esterno rivestito in mattoncini. L'interno arricchito dai bei dipinti di Cesare Giuliani, come il Martirio di San Lorenzo e Il Cenacolo degli Apostoli.
Chiesa della Madonna di Punta Penna (Pennaluce)
Chiesa di Santa Maria Stella Maris a Vasto Marina
  • Chiesa di Santa Maria di Pennaluce (situata nella frazione di Punta Penna): si trova nella località di Punta Penna, affianco il faro. La chiesa è frutto di varie ricostruzioni di cappelle votive precedenti, che sorgevano nel villaggio italico di Buca, popolato dai pirati Frentani, distrutto nel [IX secolo]]. Altri villaggi attorno, come Punta Erce e Pinna de Lucu, rimasero in vita fino al XVI secolo, distrutti poi dai turchi. Nel 1304 sorgeva nei pressi un convento dedicato a Sant'Agostino di Pennaluce, che cadde in rovina insieme al castello dopo la pestilenza del 1416.[31]Sulle rovine del convento fu eretta nel 1700 la chiesetta di Pennaluce, di cui già dal Cinquecento si aveva notizia di un'edicola votiva dedicata a Santa Maria di Pennaluce. Il 30 ottobre 1618 vennero eseguiti i lavori di ristrutturazione dell'ingresso, e negli anni 1676-1689 don Diego d'Avalos, Marchese del Vasto, provvide alla ristrutturazione totale della chiesa, dandole nuova forma, ossia quella attuale di pianta a croce greca.
    Papa Innocenzo XI concesse l'indulgenza plenaria ai fedeli della chiesa il giorno di lunedì in Albis, come per le basiliche di Roma, mentre il nuovo marchese donò 2000 ducati di rendita, affinché il pontefice innalzasse la chiesa ad abbazia della famiglia D'Avalos, con obbligo di farvi soggiornare il cappellano, oltre a murarla di custodi armati per evitare danni delle scorrerie piratesche.L'esterno è stato ristrutturato definitivamente in orme neogotiche, con nuovo porticato, nel 1889 dall'architetto Francesco Benedetti.
  • Cappella della Madonna della Catena: si trova presso la Loggia Amblingh, fuori Porta Catena. La fede popolare dei vastesi volle che presso Porta Catena (o Santa Maria), dove nel 1816 iniziò la frana fino a Ripa dei Ciechi, nonché a ringraziamento di essere scampati al pericolo dell'epidemia di tifo del 1817 e del 1837, venisse eretta una cappella dedicata alla Madonna della Catena, per preservare la città da altre sventure. La catena è simbolo di Fede e Speranza per i vastesi, per le madri, per le spose, per rinsaldare il vincolo e una promessa d'amore e di fiducia. La piccola edicola però venne negli anni trascurata, e nel 1984 si dovette intervenire con il restauro dell'edificio, e nel 1898 con il restauro del prezioso quadro della Vergine. Il quadro rappresenta il tragico avvenimento del Calvario: la deposizione della Croce di Cristo tra le braccia di Maria e della Maddalena, a voler simboleggiare l'attesa di Resurrezione e la conseguente liberazione dalle catene del dolore.
  • Chiesa di Santa Maria Stella Maris (Vasto) (situata di fronte a Piazza Rodi di Vasto Marina): il tempietto fu costruito nel 1903 da parte del Cavalier Alfonso Marchesani, accanto la propria villa (tristemente nota dal 1940 al 1943 per aver ospitato il campo d'internamento di Istonio), affinché gli abitanti della Marina avessero un proprio luogo di culto, senza dover risalire alla città alta. Il tempio venne consacrato nel 1905, in un vivace stile neogotico, con elementi romanici. Nel 1912 il Marchesani affidò ai Cappuccini la custodia della chiesa, che venne trasformata in un convento tra il 1912 e il 1921. Il 26 giugno 1926 la Regia Procura di Lanciano comunicava all'autorità ecclesiastica il benestare dell'amministrazione del Fondo Culto per l'erezione della chiesa di Stella Maris a parrocchia della Marina, erezione avvenuta con bolla del Monsignor Nicola Monterisi di Chieti. Il primo parroco fu Padre Ludovico da Balsorano, immessosi canonicamente il 18 marzo 1928, nel 1950-1 lo spazio del convento adibito a ospizio fu ampliato al piano superiore, con la realizzazione di alcune celle.
    Come detto, la chiesa ha una facciata neogotica tripartita da pilastri, con portale sormontato da ghimberga e rosone a raggi, che sta sopra il finestrone maggiore a trifora. Anche le vetrate delle finestre monofore o bifore ad arcata ogivale, sono policrome ed istoriate, così come l'interno a tre navate, con l'altare blu, incassato dentro un arco trionfale.
  • Chiesa di Francesco d'Assisi (situata in viale Dalmazia a Vasto Marina): seconda chiesa di Vasto Marina, è stata edificata nel 2001 su disegno dell'architetto Antonio Menna, perché la chiesetta di Stella Maris era diventata troppo piccola per il nucleo abitativo, sempre in crescente espansione. La chiesa, benché moderna, è un esperimento di architettura post-classica, che ricalca abbastanza fedelmente lo stile delle chiese dell'800. L'interno conserva un tabernacolo in oro e argento del 2007, opera di Antonio Di Spalatro.
  • Chiesa della Madonna Addolorata (situata nella frazione di Pagliarelli): la chiesa è stata costruita nel 1827 dai fratelli Giuseppe e Domenico Suriani, e poi restaurata nel 1981. La chiesa ha un aspetto rurale ottocentesco a pianta rettangolare con navata unica, e conserva di interesse il dipinto di Sant'Antonio abate del 1950, opera di Filandro Lattanzio.
  • Cappella di Santa Maria di Costantinopoli: si trova nel Palazzo Aragona, presso la villa comunale, le cui scuderie oggi sono usate come mostra del Premio Vasto. Le origini della chiesa sono legate ad un aneddoto: un soldato francese, al seguito del generale Lutrec, lasciò in custodia al Mastrogiurato di Vasto Eleuterio Crisci una grande somma di denaro, il quale pensò, non vedendo tornare il proprietario, di devolverli per la costruzione dell'attuale Palazzo Aragona. L'edificio fu ultimato nel 1522 dal vastese Dario D'Antonello, e fu preso in possesso da Maria d'Aragona, Marchesa del Vasto, nipote del re di Napoli, e moglie di Alfonso d'Avalos. Nella cappella visse Suor Maria Scianone, dell'Ordine Minore, originaria della Dalmazia. La cappella successivamente andò in mano a don Cesare Michelangelo d'Avalos, che abbellì il complesso, facendolo adornare di opere murarie. Nel 1704 Frate Francesco Coliazzo che vi dimorava lasciò in eredità la cappella con tutti i suoi beni ai nuovi possessori del palazzo. Alla fine dell'Ottocento il palazzo venne restaurato da Giovanni Quarto di Belgioioso, sposo di Ortensia d'Avalos. La cappella conserva un bel quadro della Vergine col Bambino.
  • Chiesetta della Maddalena: si trova nella contrada omonima e risale al Settecento, avente semplice forma rettangolare in conci di pietra squadrati. La facciata è molto semplice, con un portale a tutto sesto, sormontato da un campanile a vela che sovrasta la facciata. In abbandono, fu completamente recuperata nel 1998.
Porta Catena (o Santa Maria), dove si trova la cappella della Madonna della Catena

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Vasto e soprattutto il suo centro storico è caratterizzato da una moltitudine di edifici storici la cui costruzione e stile spazia dal XV al XX secolo.[32]

Palazzo Aragona[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo si trova nei pressi della villa comunale, realizzato nel 1522 da Dario d'Antonello, che lo dedicò a Maria d'Aragona, marchesa della città. Il palazzo era costituito da più corpi, organizzati a formare tre corti differenti, oltre a neviere (poi abbattuto per la costruzione dello stadio), e una chiesa (la cappella di Costantinopoli). Dell'antico complesso esisteva una vista prospettica in un dipinto di Elia Di Giacomo Leone (1860). Nel 1615 fu acquistato da Giovan Carlo di Pompeo Bassano e da costui passò poi al Marchese Cesare Michelangelo d'Avalos, che lo trasformò in dimora principesca, e lo arricchì di oggetti d'arte. Alla morte del marchese, l'edificio cadde in abbandono.[33] Agli inizi dell'Ottocento il complesso, composto da 21 vani al piano terra e 14 ai piani superiori, con la sua torre e la chiesa di Costantinopoli passò a Gaetano d'Avalos, e poi a Ortensia, moglie di Giovanni Quarto di Belgioioso. Nel 1897 in questo luogo nacque Maria Antonietta Bartoli Avveduti in arte Elena Sangro", diva del cinema muto, compagna di Gabriele d'Annunzio. Nel 1922 il complesso venne venduto a Umberto Mariani e a sua moglie Giulia Zaccagnini, che lo modificarono aggiungendo nuovi corpi. Gli spazi oggi utilizzati come sale espositive e centro culturale sono gli stessi nei quali negli anni '50 stavano i laboratori della lavazione dei tabacchi. Sono stati denominati "Scuderie di Palazzo Aragona", in onore del Duca di Belgioioso, noto appassionato di cavalli, e in memoria dell'antico impiego del luogo della stazione della posta. Qui vi è una mostra che ricorda la cerimonia del Toson d'Oro del 1723.

Palazzo D'Avalos[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Musei di Palazzo d'Avalos e Palazzo d'Avalos.

Il palazzo è stato costruito da Giacomo Caldora, come attesta il primo documento che parla di questo palazzo: è un documento del 1427 che stabilisce un risarcimento dello stesso Giacomo Caldora a dei frati, per poi essere in seguito proprietà dei d'Avalos, che non lo utilizzarono mai come residenza.

Durante l'invasione turca fu messo a ferro e fuoco da Piyale Pascià a causa dell'assenza dei proprietari.

Il Palazzo consta di cortile e giardino, di cui il giardino è stato recentemente restaurato, e due livelli con tratti neoclassici sulle finestre. Poco o nulla rimane del suo aspetto originario, così come dell'antico teatro al suo interno.[34]

Facciata del Palazzo d'Avalos

Attualmente è sede museale archeologica, del costume e della pinacoteca. La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno, oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle. La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella dell'800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti, tutti artisti abruzzesi e Giulio Aristide Sartorio.[35]

Palazzo della Penna[modifica | modifica wikitesto]

Arco normanno presso le mura del Giardino Napoletano

La sua costruzione avvenne grazie ad Innico III d'Avalos, che si era insediato in città insieme alla cugina Isabella d'Avalos, nella spianata a nord del centro abitato, in prossimità del torrente Lebba e della sua valle, conclusa tra il 1615 (fabbricato principale) ed il 1621.

Il Palazzo ha pianta quadrata, fortificata agli spigoli da quattro baluardi, un cortile spazioso, ampie sale, semicircondata da un recinto anch’esso protetto agli spigoli da bastioni e comprensivo di una serie di fabbriche adibite a locali di servizio. Arredato con eleganza, il Palazzo fu frequentemente abitato sia dal suo fondatore, che dai suoi figli, Ferrante e Diego.

Il 20 giugno 1711 venne saccheggiato dai turchi ed il 25 febbraio 1713 divenne proprietà del nipote di Innico, Don Cesare Michelangelo d'Avalos, in ritorno a Vasto dopo 12 anni di esilio politico. Questo dominio segnò il periodo di maggior splendore nella storia del Palazzo che, restaurato ed abbellito, ospitò molti personaggi del Regno che si fermavano nella città, come il Connestabile Fabrizio Colonna, che venne a Vasto per ricevere il collare dell’Ordine del Toson d'oro e fu ospite per tre volte nel Palazzo.

Con la morte del Marchese nel 1729, il Palazzo cadde nell’abbandono più totale, diventando luogo malsano e solitario, intorno alla quale la fantasia popolare intrecciò storie paurose di diavoli e streghe. Da qui, probabilmente anche la nascita del nome di "Palazzo dei Cento Diavoli", perché secondo la leggenda in una notte spuntarono i tredici comignoli, oltre alle storie nate intorno alla famosa "Grotta della Carnaria" dove volontà popolare voleva abitasse un diavolo, ed al tunnel che probabilmente la collegava al Palazzo.

Luigi Anelli, nel suo volume “Origine di alcuni modi di dire popolari nel dialetto vastese”, ricordava il detto “Va' a chiamà’ lu duiàvele a la grotte di la Carnarejje” ("Vai a chiamare il diavolo alla grotta della Carnaria"), come consiglio dato a chi ha la volontà di diventare ricco.

Nel 1835 la tenuta fu acquistata da Giuseppe Antonio Rulli, il quale provvide a restaurare il Palazzo, a ristabilire i coloni e bonificare le paludi della zona, e grazie alla munificenza del barone Luigi Genova, morto all’età di novantadue anni, il Palazzo divenne sede dell’Orfanotrofio per orfanelle, e rimase aperto fino agli anni '80, per poi ricadere ancora nell'abbandono in cui vige.

Palazzetto Nibio Cardone[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel 1576 si affaccia su Via Adriatica, appartenente al mercante genovese Domenico Nibio (Domenico Niggio) dove esercitava l'attività di commerciante fino alla sua morte nel 1593. Nel XVIII secolo venne adibito a caserma militare denominata "Quartiere", per poi essere acquistata dalla famiglia Cardone e divenire successivamente sede bibliotecaria ed archivio comunale nel dopoguerra.

Secondo quanto riferiscono le cronache, l'edificio, nel suo periodo militare, fu dove venne composto Scura maje, canto popolare abruzzese.

Palazzo Marchesani (1640), edificio barocco adiacente alla Chiesa di Santa Maria Maggiore

Palazzo Genova-Rulli[modifica | modifica wikitesto]

Sito in Via Anelli nel quartiere di Porta Nuova. Originariamente struttura ospedaliera (1430), poi convento dominicano (1523) che verrà devastato dalle incursioni delle navi saracene nel 1566. Ristrutturato dai D'Avalos nel 1588, fu poi confiscato dal governo napoleonico nel 1809 ed acquistato alla famiglia Rulli. Nel 1828 dal matrimonio tra la famiglia Rulli e Genova ebbe inizio del ramo della famiglia che da allora sarà chiamato Genova-Rulli e che diverrà intestatario del Palazzo (ora di proprietà della Curia).Il palazzo fu ristrutturato ed adattato da convento nell'800 dal famoso architetto locale di scuola napoletana Nicola Maria Pietrocola con originali soluzioni. È adiacente e connesso alla chiesa di S.Filomena. Al suo interno è racchiuso un classico esempio di hortus conclusus medievale di circa 800 mq.

Palazzi storici di Piazza Caprioli[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai Caduti vastesi della Grande Guerra in Piazza Caprioli. A sinistra Palazzo Benedetti e a destra Palazzo Smargiassi
  • Palazzo Benedetti, costruito tra la seconda metà del 1600 ed il 1700, sede del Tribunale per breve periodo e dimora di illustri famiglie vastesi, come i Caprioli, Magnacervo e Agricoletti
  • Palazzo Mennini, costruzione risalente al XVI secolo. Si affaccia su Piazza Caprioli, con facciata delimitata da due larghe lesene laterali, che si dipartono da una base accennato in mattoni, e contigua al Palazzo Smargiassi, confinando con una semplice costruzione all'inizio di via Buonconsiglio. Diviso in due piani, ha il portone ad arco, che dà accesso a un grande vano, da cui si snoda sulla destra la scalinata che porta ai piani superiori. Al primo piano si aprono due finestre delimitate da un marcapiano, decorate da cornici semplici, sormontate da architravi a timpani spezzati circolari. Al piano secondario c'è una balconata protetta da inferriate su cui si prono due aperture, delimitate da cornici semplici laterali a timpani pure spezzati circolari, decorati da una serie di puntoni alla base. Le lunette degli architravi delle finestre e dei due balconi recono deboli tracce di affreschi.
  • Palazzo Smargiassi, un tempo sede della Cancelleria e del Consiglio dell'Università del Vasto, dimora della famiglia meneghina degli Invitti. La costruzione, nei materiali utilizzati, risponde all'uso del cotto introdotto dai Romani, che ha trovato largo impiego per la muratura e per la copertura del tetto (coppi), nonché per la realizzazione dei pavimenti (quadroni). La muratura in mattoni risulta intonacata e scandita da modanature e tinteggiatura con colore dominante, il chiaro a decorazioni sfumate. L'elemento di connessione tra spazio esterno e intorno è costituito da un adrone a copertura di volta a botte, con archetti intermedi poggianti sulle parti laterali. Fa seguito una parte del cortile "a luce", che aveva una cisterna alimentata da impluvio, da cui si diparte la scalinata che si sviluppa, poggiando su due pilastri-colonne che sorreggono i pianerottoli di accesso alle stanze dei due piani, su calpestio originale in pietra. La facciata, contigua con Palazzo Meninni, corre per tutto l'edificio su coppi, e vi si incastonano quattro finestre riquadrate con regolarità, sormontate da timpano al primo piano, ad arco con profilo ricurvo le centrali, a sesto acuto quelle laterali
    Quattro balconi soprastanti decorati da cornice a timpano in ornato simmetrico ed elegante, protetti ad artistiche ringhiere in ferro battuto decorano il tutto.
Palazzo Palmieri

Palazzi del XVIII-XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Miscione, sito in Via Pampani: è noto con questo nome per essere stato proprietà del nobile Francesco Miscione, sposo della nobildonna Filomena dei Baroni Genova. Realizzato in cotto e coppi, ha muratura intonacata e tinteggiata con il colore dominante delle'poca: grigio e chiaro. L'elemento di connessione tra spazio esterno e interno è costituito da un androne a copertura di volta a botte, con archetti intermedi poggianti sulle pareti laterali. La pavimentazione è a ciottoli a quadroni romboidali, disegnati con file dei mattoni infissi di fianco. Corre, per tutto l'edificio, il cornicione a più volute, che su via Pampani è delineato da due paraste laterali. Vi si incastonano cinque finestre, riquadrate con regolarità al primo piano ed altrettanti balconi a lieve aggetto, muniti di vetrate spesse, ornati con motivi floreali, e volute sul passamano delle ringhiere in ferro battuto. Sul piano strada si aprono il portone centrale ad arco e due simmetrici antri, pure ad arco sono altri portali destinati alle carrozze e i cavalli.
  • Palazzo Ciccarone, sito in Corso Plebiscito (dove la cittadinanza votò a favore dell'Unità d'Italia): il fabbricato ricalca le linee architettoniche in voga nel Settecento, in mattone cotto. In origine apparteneva alla famiglia De Nardis e consisteva in un piano, che nel 1823 venne acquistato da Francesco Paolo Ciccarone. Il nipote Francesco descrisse il palazzo com'era prima della ristrutturazione, quando le zone dello studio, dell'appartamento nobile, il salotto verde erano adibiti a gallinaio, con accanto una cappella dedicata a San Teodoro, in omaggio al corpo che l'Arcidiacono De Nardis aveva fatto venire da Roma. Il palazzo fu teatro di un avvenimento che proiettò Vasto nel contesto della proclamazione del plebiscito per l'Unità d'Italia. Infatti il 14 ottobre 1860 il Marchese di Villamarina Pes Salvatore, di passaggio a Vasto per andare incontro a Vittorio Emanuele II, venne ospitato nel palazzo, e si affacciò al balcone, acclamato dalla folla, con un cappella recante la scritta SI Per l'unità nazionale.
  • Palazzo del Carmine, adiacente all'omonima chiesa. Fra via Marchesani e via Fornorosso, venne costruito nel 1738 in contemporanea con la ristrutturazione della chiesa del Carmine. A seguito dell'abbattimento delle vecchie casette medievali, venne edificato questo palazzo conventuale, con incarico dei Padri Lucchesi, insediati a Vasto per volere dei Marchesi d'Avalos, affinché fosse usato come istituto d'educazione giovanile.[36]Nel 1761 vennero aperti gli edifici adiacenti alla chiesa, i Chierici inisegnavano la grammatica, la retorica, la filosofia e la dottrina cristiana. Nel 1762 il palazzo si arricchì del chiostro conventuale, oggi il cortile, nel 1809 il collegio venne soppresso, il chiostro venne destinato ad accogliere il comando della Gendarmeria, poi la scuola pubblica e uffici comunali. Negli anni '20 il palazzo venne destinato ai Padri Gabriellisti di Monfort per gestire il Collegio Istonio, successivamente soppresso, perché i padri si trasferirono nell'Istituto Immacolata. Così il palazzo divenne Sede della Curia Arcivescovile: ha un aspetto settecentesco a pianta quadrangolare, di cui poco resta dell'antico convento. L'interno conserva il chiostro porticato con giardino.
Scorcio del Palazzo Carmine, con il campanile dell'omonima chiesa
  • Palazzo Fanghella-Caldarelli-Michelangelo, sito tra Via Raffaello e Corso De Parma: il palazzo è di notevole interesse architettonico. Quando nel primo Novecento il Corso De Parma fu sottoposto a demolizioni e ristrutturazione di edifici, al fine di allargare la via, negli anni 1910-12, con l'ampliamento della via, l'edificio, già esistente da qualche secoli, fu sottoposto a rimaneggiamenti, con la facciata impostata in stile neoclassico. L'edificio si sviluppa con un pian terreno, un primo e secondo piano, terrazzo e sottoterrazzo, e le strutture murarie verticali sono in mattoni, mentre quelle orizzontali in archi e volte di mattoni; una parte in solaio realizzato con travi di ferro e lavelli. La facciata che guarda su Piazza L.V. Pudente, nella parte del piano terra è costituita da tre aperture architravate, mentre i piani superiori sono delineati da quattro lesene sormontate da altrettanti capitelli e integrati da un cornicione in aggetto, sorretto da sottolineature decorative. Al primo piano si aprono tre finestre architravate incorniciate da timpani triangolari ai lati e con arco al centro. Al secondo tre balconi incorniciati con timpani ad arco e triangolo al centro, tali aggetti sono in marmo, sorretti da mensole in ferro con volute. I parapetti che si affacciano sulla piazza sono in ferro battuto, e decorati a fiori intrecciati a forma di giglio. Il portone di accesso è su via Raffaello, incorniciato e archivoltato, l'accesso dalle scale è pavimentato con il marmo di Carrara.
Palazzo Mayo
  • Palazzo Mayo, sito in Piazza Pudente. Il palazzo è stato costruito dalla nobile famiglia vastese, seconda per importanza dopo i D'Avalos, che aveva il controllo della zona di Piazza Pudente, vico Gioiosa e la zona del Palazzo Marchesale. Degli scavi hanno riportato alla luce un pavimento in cotto, segno che il palazzo fu costruito sopra un'abitazione a sua volta eretta sopra una domus romana. Nel palazzo sono nati vari eminenti membri della familgia, come Venceslao Mayo, Nerino ed Equizio. La parte del palazzo che sta su vico Gioiosa è in cotto, seguendo lo stile delle clssiche palazzine rinascimentali della città.
  • Palazzo Palmieri, costruito nel 1856, sito in Piazza Rossetti e adiacente al Castello Caldoresco. Si tratta di uno degli edifici di più elevata architettura urbana della città. Inserito nella mole del Castello, purtroppo avendone distrutto uno dei bastioni, risalirebbe al 1439, quando era la residenza del Capitano delle Armi. Venne fatto erigere da Jacopo Caldora, passò in mano al figlio Antonio, da dove combatté i soldati di Ferrante d'Aragona nel 1484. Nel 1499 divenne proprietà dei d'Avalos, previa ristrutturazione totale. Nel 1856 Salvatore Palmieri lo acquistò, costruendovi un nuovo complesso civile, dotandolo di servizi, conservando però l'attuale conformazione del castello lungo il Corso Garibaldi e Piazza Diomede, dove sono i bastioni angolari. Il palazzo obbedisce ai criteri architettonici dell'epoca, con il fronte su Piazza Rossetti, con facciata in mattoni bugnati, portone di ingresso centrale e quattro aperture laterali al piano terra. Il piano superiore mostra quattro finestre, il piano sovrastante reca cinque balconi decorati con cornici e architrave a lieve aggetto, intervallati da lesene bugnate. Uguale conformazione ha la facciata su Piazza Diomede, con due balconi laterali e uno centrale, che comprende due aperture, sul lato sinistro che sta su Piazza Rossetti si estende un'altra costruzione con tre aperture al piano terra e piano rialzato, sovrastata da terrazzo su cui si erge la torre cilindrica coronata da merlature.
Palazzo Ritucci Chinni

Palazzo Ritucci Chinni[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel ventesimo secolo dall'ex sindaco Florindo Ritucci Chinni in stile neogotico veneziano, si affaccia su Piazza Lucio Valerio Pudente a pochi metri dal Duomo di Vasto. Il palazzo è sovrapposto a un'antica costruzione medievale, offrendo un particolare effetto scenico alla veneziana: al primo piano centrale si aprono tre finestre bifore arcate con davanzale decorato. Al secondo un balcone a colonnine al centro con trifora, e ai lati due finestre bifore, a sesto acuto. Il marcapiano è decorato con elementi floreali, al terzo livello il palazzo ha un loggiato aereo con 13 finestre arcate, segnato dal marcapiano ornato. Nelle facciata laterale a destra si aprono due finestre bifore arcate con davanzale ornato, al secondo piano una balconata a colonnine su cui apre una trifora ad arco e un occhio incorniciato. Sul piano strada il portone centroele, decorato da cornice a sesto acuto e quattro aperture sul bugnato semplice.

Palazzi in Stile Liberty[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Fanghella Caldarelli (a a sinistra) sul Corso de Parma
Particolare di Piazza Rossetti: in vista l'ingresso del Corso Nuova Italia con i palazzi liberty

Risalenti al Ventennio e maggiormente presenti tra Via De Amicis, Via Asmara e Via Vittorio Veneto, nel rione di Corso Nuova Italia. Comprendono:

  • Palazzo Bottari, Brindisi, Della Penna: edificato negli anni Trenta, in stile liberty. La facciata principale è su Corso Nuova Italia, mentre quella di via XXIV Maggio ha il portone di ingresso, delineato da una fascia che scandisce tutto il palazzo, rivestito in bugnato graffiato. Sulla facciata del corso, al piano terra, ci sono quattro finestre che si ripetono sulla facciata dell'altra via. Al primo piano e al secondo, sulla facciata di via XXIV Maggio si aprono due balconi laterali, e due finestre centrali, decorate con arcate semplici, quelle al centro da arcate a tutto sesto.
  • Palazzo Cieri-Cavallone: realizzato negli anni '30, ha uno stile misto tra liberty e neoclassico, presentando base in bugnato chiaro, su cui si aprono nella facciata su Corso Italia, il portone di accesso e i due portoni laterali. I due piani superiori hanno due balconi laterali con aperture delimitate da timpani e delineate da un marcapiano a lieve aggetto. La facciata su via Asmara presenta due balconi laterali, con apertura sormontata da timpano e due finestre centrali, sempre sormontate da timpani; al piano terra due finestre sotto due balconi e due aperture centrali. L'edificio è rivestito in mattoni rossi, decorato da paraste angolari con marcapiano e marcadavanzale delimitato da fascia aggettante.
  • Palazzo De Sanctis: costruito su progetto di Antonio Izzi, venne costruito nel 1926-29, con vista su Corso Italia. Nella facciata si aprono nei due piani, tre balconi alternati da una finestra, decorati da colonnine soprastanti con timpani ed arco nel primo piano, e a triangolo nel piano superiore. Il marcapiano, nel primo e secondo livello, è decorato con motivi floreali. Due lesene laterali sono realizzate in bugnato semplice, uguale conformazione nelle fasce laterali dello stabile. Al piano terra, oltre al portone centrale, quattro aperture per le attività commerciali, con fasce in bugnato.
  • Palazzo Martella: si affaccia su Corso Italia, costruito nel 1933-35 su progetto di Giuseppe Peluzzo da Vincenzo La Palombara. L'edificio è rivestito da intonaco graffiato che imita il travertino. Sulla facciata che dà su Corso Italia, al piano terra, si apre, il portone principale al centro, e due aperture laterali con decorazione ad arco a tutto sesto in fasce bugnate. Motivi che ripetono sulla facciata di via IV Novembre. Al primo e secondo piano si aprono, rispettivamente, al centro un balcone decorato con cornice ed arco inferriate di protezione, ed ai lati due balconi laterali su cui ci sono due finestre dei piani. Nella facciata laterale a destra si aprono finestre decorate con cornici ad arco.
  • Palazzo Melle-Molino: costruito nel 1929 presenta elementi decorativi unici nel suo genere, rispetto ai fabbricati adiacenti della stessa epoca. Venne progettato dall'ingegnere A. Saraceni di Palmoli in un unico blocco sormontato da una torretta adiacente su via Asmara. Il corpo centrale ha due balconi con colonne e due finestre decorate con lievi timpani. La torretta ha tre piani con relativi balconi e colonne trifore delimitati da lesene laterali, sormontate da decorazioni a festoni floreali. La parte laterale ha due finestre per piano timpanate e leve aggetto anche sul davanzale.
Casa Rossetti sulla Loggia Amblingh
  • Palazzo Tenaglia: la costruzione risale agli anni '30, ricalcante lo stile degli altri edifici. La facciata principale al piano terra ha quattro aperture decorate con cornici culminanti ad arco a tutto sesto, con intonaco bugnato. Il marcapiano segna il primo piano decorato con motivi floreali, con due balconi laterali, al primo piano e al secondo, e al centro due finestre; tre finestre sono nel blocco laterale. Una cornice a lieve aggetto sorregge il cornicione del tetto sostenuto da pilastri.
  • Palazzo Vicoli: è stato costruito all'inizio degli anni '30 su Corso Italia, lungo circa 30 metri, intervallato da una tripartizione di lesene bugnate lisce, con suddivisione di paraste incorniciate. S u due piani, lungo il corso, si aprono quattro balconi intervallati da doppie finestre separate da lesene bugnate al primo piano, sormontate da timpani a sesto acuto, al piano terra si prono apertura a forma di edicole. La facciata laterale ha tre finestre segnate dal marcapiano.

Fanno eccezione Palazzo Florio, sito in Piazza Diomede e Palazzo Miscione, in Via Leopardi.

  • Il Palazzo Florio: si trova in Piazza Diomede, e appare inserito, alto e stretto, in un blocco di costruzione della stessa altezza, ma piuttosto scadenti. L'immobile è stato restaurato, con risalto dei colori che seguono le decorazioni delle due lesene laterali a tutto altezza, scanalate nella parte superiore con bugnati nella parte inferiore fino al primo piano che richiamano un certo manierismo decorativo. Le due lesene sormontate nella parte alta da due capitelli, proseguono per sorreggere un cornicione in lieve aggetto. Gli elementi liberty risaltano le due finestre architravate a cornici lineari al primo piano, protette da un davanzale poggiato sul marcapiano, protetto da colonnine, Sul balcone del secondo livello si aprono due luci con ornati a cornice architravate, con timpani triangolari.
  • Campo d'internamento di Villa Marchesani - Pensione Ricci:
Villa Marchesani a Vasto Marina

Erano siti nella Villa Santoro (ex Villa Marchesani) in Via A. Marchesani e nell'albergo Ricci (Ex Villa Ricci) in Corso Zara entrambi a Vasto Marina.[38]

I campi di concentramento di Vasto Marina risalgono all'11 giugno 1940 e su richiesta delle autorità militari ne fu chiesta la chiusura per prevenire atti di spionaggio nell'agosto 1943, ma nell'armistizio dell'8 settembre 1943 era ancora funzionante per alcuni prigionieri slavi, comunque dovette funzionare fino alla fine del mese.[38]

Il direttore, fino al 16 agosto del 1943, era Giuseppe Prezioso, sostituito in seguito dal vice commissario aggiunto di polizia di stato Giuseppe Geraci (ambedue poi ricercati dalla Jugoslavia per crimini insieme a Fabiano Pisticci). Come sorveglianti vi furono 12 carabinieri e come assistente sanitario vi fu Nicola D'Agostino. Furono occupati 181 posti su di una capienza preventivata di 170 persone, tuttavia, su di una precedente nota del 27 aprile 1940 viene affermato che la capienza stimata sia di 480 persone.[38]

I vari prigionieri nel campo erano antifascisti ed italiani ritenuti pericolosi. Da luglio ad ottobre del 1940 fu confinato Giuseppe Scalarini, a cui nel gennaio 2012 la città ha dedicato un'importante mostra alla Pinacoteca di Palazzo d'Avalos. Tuttavia non mancano gli ebrei o persone di origine ebraica come il dottor Herman Datyner, ebreo di nazionalità polacca, che fu trasferito in questa prigione da Casoli. In seguito vi furono trasferiti anche vari slavi.[38]

Mauro Venegoni ed Angelo Pampuri sono stati trasferiti nella colonia delle Tremiti nel gennaio 1941 per atti sovversivi scoperti dal direttore tramite una segnalazione di alcuni internati. Rodolfo Pellicella detto Leonin, operaio antifascista fu trasferito a Ventotene per aver rivolto delle parole, con un tono di voce, accompagnate da una gesticolazione, rivolte a dei carabinieri ritenute canzonatorie. Dopo il 25 luglio 1943 il Ministero dell'Interno, per mancanza di posti liberi in altri campi di concentramento, fa trasferire sono i prigionieri ritenuti più pericolosi fino alla chiusura avvenuta nel settembre successivo.[38]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello Caldoresco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello Caldoresco.

Il Castello Caldoresco è sito su di un promontorio che domina la costa. Consta di bastioni agli angoli. La parte originaria risale al XIV-XV secolo con trasformazioni attuate nel 1439 da Giacomo Caldora forse nella parte esterna. Nel XV secolo il precedente palazzo venne trasformato in castello dai d'Avalos. Altre trasformazioni sono state fatte da Cesare Michelangelo d'Avalos nel XVIII secolo.[39] La pianta quadrata possiede quattro bastioni angolari a mandorla (oggi uno è mancante), e una torre circolare maggiore di avvistamento ricca di merli, e una torre laterale più piccola, trasformata nel Settecento. I bastioni sono a torri lanceolate, da un basso corpo privo di aperture su basamento a scarpa, con cornice intermedia, e archeggiatura ogivale.

Castello Aragona e Castello Miramare[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello Aragona (originariamente Villa Ruzzi), sito in Via San Michele, attualmente ristorante di prestigio.[40]Benché sia chiamato "castello", è una villa del primo '900, realizzata nel periodo dello sperimentalismo liberty e neogotico a Vasto. Ha pianta rettangolare, con quattro torri angolari, ornate da merlature e beccatelli, più una quinta di vedetta situata su un lato, molto più alta e slanciata delle altre. Presso il belvedere che guarda sul mare si sviluppa una corte con giardino in muratura.
  • Castello di Miramare, nei pressi della villa comunale in centro, torrione quadrangolare di colore rosso, con vista sul mare e sul golfo.[41]Ufficialmente noto come "Villa Virginia", o anche Castello Angelucci, fu realizzato nel 1930 su progetto di Giovanni Barbanti. Il castello è caratterizzato da archi pensili con merlature ad imitazione del tipico toscano romantico. Presenta sbalzi che sorreggono una loggetta laterale, e un balcone nello spigolo alla sinistra su cui si eleva una torre che ha una copertura ad arco a tutto sesto, con decorazione, mentre sulla facciata di via Tre Segni si aprono cinque finestre ad arco. Nella parte opposta che guarda il mare una loggia e alcuni sbalzi merlati sulla sommità del terrazzo; l'ingresso è a due colonne che aprono una scalinata monumentale per l'accesso al portone.

Mura e porte urbiche[modifica | modifica wikitesto]

Incisione di Porta Nuova

Anticamente la città era circondata da mura fortificate, che presero la conformazione definitiva nel tra il 1439 e il 1493 per volere del capitano Jacopo Caldora e suo figlio Antonio. Benché gran parte delle mura siano state demolite nell'Ottocento, l'ingresso alla città era dato da delle porte di accesso, due delle quali ancora conservatesi. Del sistema difensivo murario facevano parte il Castello Caldoresco e le varie torri di controllo, come Torre di Bassano, Torre Diomede e Torre Santo Spirito. Nel 1588 le porte della città erano quattro, anche se successivamente furono aperti vari passaggi sul perimetro della città.

  • Porta Castello: era situata tra il lato sud-est del castello, lato di Piazza Rossetti, con accesso su Piazza Diomede. Era costituita da un ponte sorretto da spallette in muratura, sull'arcata superiore, nel 1656, venne collocata una pietra prelevata dalla basilica di San Michele di Monte Sant'Angelo a protezione dei terremotati, vista inoltre la devozione molto forte dei vastesi verso il santo. La decorazioni era formata da due capitelli marmorei, che recavano l'iscrizione "servari et servare meum est Diniunt pariter Renovantque labores". Nel 1828 prima fu demolito l'arco della porta, nel 1832 anche le due spalle con gli stipiti
Porta Catena
  • Porta Catena o di Santa Maria: tutt'ora visibile, si trova presso la cappella omonima, affacciata su Loggia Amblingh. Unico esempio superstite di pora medievale, facente parte dell'antica cinta muraria: esternamente si presenta ad arco acuto in laterizi che, alle imposte, poggia su due lastroni di pietra. Al fianco sinistro reca innestato un cardine di pietra che aveva un incavo cilindrico per accogliervi il perno del battente. Internamente comprende uno sguancio scoperto con l'altro arco più basso. Presumibilmente la costruzione risale all'epoca della ristrutturazione caldoriana delle mura (1391-1439).
  • Porta Palazzo: si trovava presso il Palazzo d'Avalos in Piazza del Popolo, lato nord-est verso l'attuale belvedere della via Adriatica. Consentiva l'uscita verso la parte orientale, esistente già prima della ristrutturazione caldoriana delle mura. Nel 1603 venne restaurata a spese dell'Università, nel 1644 era ancora visibile una lapide con lo stemma civico, e successivamente venne demolita. Già all'epoca dello storico Marchesani non esisteva più, ma tutt'ora si è conservato il toponimo per indicare l'angolo di Piazza del Popolo, con la strada che scende lungo il costone della lama.
  • Porta Nuova: esisteva già dal 1544, situata nel rione di Guasto d'Aimone, in via Roma, nei pressi dell'antico convento di San Domenico (oggi cheisa dell'Annunziata), e permette l'accesso al Corso Palizzi. Nel 1790 il mastrogiurato Barone Tambelli ne condusse il restauro e costruì lo stemma civico, posto in cima all'arco a tutto sesto, con la lapide che recita PORTAM HANC PER COMMODAM / LOCO STRUCTURAQUE MELIOREM / E FUNDAMENTIS, AERE PUBLICO / MAGISTER JURATIS D. JOSEPH / TAMBELLI, RESTITUIT CURAVIT / ANNO MDCCXC.

Nel 1950 la porta fu decorata con un oculo in maiolica raffigurante San Pietro, opera di Michele Provicoli.

Torri[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre di Bassano: è sita in piazza Rossetti.[42]Si tratta della torre meglio conservata della cinta muraria vastese, voluta da Jacopo Caldora nel 1439, e poi amministrata da varie altre famiglie. Ha quattro appartamenti, v'è infissa la pietra che presenta lo stemma delle armi regie, lo stemma dell'Università, al primo piano comprende una serie di archetti che assumono forma di sporgenti merlature che producono un rigonfiamento del diametro esterno del cilindro, con mensole ad arco, ma meno accentuato che nei bastioni del Castello Caldora. Al piano superiore la costruzione si restringe e appare smussata ad ovulo, per proseguire infine a forma cilindrica. Il pino finale è decorato da uno spalto che fuoriesce, il cui parapetto è sorretto da mensoloni collegati con archetti semiovali a morbida curvatura. La torre fu dei d'Avalos nel 1500, poi passò ai Bassano, antica famiglia di Padova. Nel 1814 vi fu collocato in cima alla torre il telegrafo.
  • Torre Diomede del Moro: si affaccia su Piazzetta Diamante, fa parte dellke fortificazioni fatte costruire da Jacopo Caldora a difesa della città (XV secolo). Nel 1800 venne ridotta a fondaco e poi abitazione, dopo essere stata abbandonata, subendo le successive devastazioni e i discutibili rifacimenti. Sulle merlature di questo monumento a pianta cilindrica sono state innalzate mura per delimitare la stanza per l'abitazione costruita al suo interno. Nel tronco della torre c'è una pietra preziosa con incise le "armi regie".
  • Torre di Santo Spirito: si affaccia su Piazza Verdi. Chiamata anche Torre Diamante, faceva parte delle mura difensive volute dal Caldora nel 1439; sul bastione è ancora visibile la pietra appostavi nel 1493 sulla quale furono sovrapposte incisioni degli stemmi regali, del Municipio e dell'Università del Vasto. La torre riporta alla memoria della presenza dei Padri Celestino a Vasto, fondatori del monastero di Santo Spirito, sopra cui nel XIX secolo vi fu costruito l'attuale Teatro Rossetti. La torre ha pianta cilindrica, avente la base originale con beccatelli e merlature, e la parte superiore ristrutturata perché adibita ad abitazione.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terme di Vasto e Histonium.
Monumento in onore di Gabriele Rossetti
  • La Piazza Rossetti conserva la forma ellissoidale dell'anfiteatro.[47]
  • In Via Cavour sono presenti i ruderi delle cisterne di Santa Chiara realizzate in opus signinum.[47]
  • In Via Adriatica vi sono le terme risalenti al II secolo d.C. suddiviso in tre livelli.[47][48]
  • Presso l'ospedale si trovano alcuni resti murari di un edificio della fine della prima metà del II secolo d.C.[47]
  • In Via V. Lancetti vi sono delle Piccole Cisterne.[47]
  • Presso Via S. e F. Ciccarone vi è un rudere archeologico denominato cappella della Madonna del Soccorso. Da questo luogo proviene la lastra funeraria di Caius Hosidius Veteranus ora posta nel museo archeologico di Vasto.[49]
  • In Via Antonio Bosco 16 vi è un tempietto romano.[50]

Piazze e vie principali[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Rossetti
Case settecentesche sulla via Adriatica
  • Piazza "Gabriele Rossetti": l'area dell'antico anfiteatro romano di Histonium, è stata realizzata nel 1924 circa, poiché prima era solo uno slargo sterrato per il mercato. Ha l'aspetto semi-ellittico, ricalcando le forme dell'anfiteatro, con al centro il monumento al poeta Rossetti, circondato da quattro grandi palme. Presso la piazza si affacciano le casette del quartiere Santa Maria Maggiore, il Palazzo Palmieri, la chiesa di San Francesco di Paola, e l'accesso, a sud, al Corso Italia.
  • Piazza Lucio Valerio Pudente: piazzetta dedicata al poeta di Histonium che vinse la corona d'alloro in un certame a Roma. Vi si affacciano il Palazzo d'Avalos, il Palazzo Mayo e il fianco del Duomo di San Giuseppe.
  • Piazza Barbacani: si trova la Fontana Grande settecentesca, spostata da Piazza Pudente, e vi si affacciano il Castello Caldoresco e il moderno palazzo comunale.
  • Corso De Parma: antica via Corsea, è lo spartiacque tra gli antichi rioni Guasto Gisone e Guasto d'Aymone. Rimesso a nuovo nel primo '900, con la costruzione di antichi palazzi liberty, vi si trovano il Palazzo Ritucci Chinni, il Palazzo Fanghella, e la Cattedrale.
  • Corso Italia: edificato negli anni '30, è il primo nuovo struscio cittadino, con affaccio su Piazza Rossetti e sulla piazzetta prospiciente l'ingresso alla villa comunale. I principali palazzi sono il Politeama Ruzzi, il Palazzo De Sanctis, il Palazzo Cieri Cavallone, il Palazzo Martella.
  • Loggia Amblingh: prende il nome dal segretario del Palazzo d'Avalos Guglielmo Amblingh, ed è la passeggiata panoramica del rione Santa Maria Maggiore, che comprende il tratto delle mura con case-torri, tra cui la Casa Rossetti, la discesa a Fonte Jovine, la cappella della Madonna della Catena, e l'ingresso al quartiere da Porta Santa Maria. La loggia è spezzata dal muro di contenimento del giardino di Palazzo d'Avalos, che costringe a risalire verso Piazza Pudente, mentre all'altra estremità si risale a Piazza Cavour.
  • Corso Garibaldi: via realizzata nel primo '900, che costeggia la Piazza Rossetti, il Castello e varie case del tardo Ottocento e inizio Novecento, costruite fuori il perimetro murario. Attraverso una rotatoria confluisce con il Corso Mazzini.
  • Corso Plebiscito: cardo estremo dell'antico perimetro murario del Guasto d'Aimone, che termina presso Torre Santo Spirito, iniziando dalla chiesa del Carmine. I palazzi storici che vi si trovano sono ad esempio il Palazzo Ciccarone e il Palazzo Nibio Cardone, insieme al Teatro Rossetti, oltre a Torre Diomede e Torre Santo Spirito, reperti dell'antica cinta muraria.
  • Corso Dante Alighieri: principale decumano dell'antica città, taglia orizzontalmente il quartiere fino all'affaccio sul mare: vi si trovano la chiesa di San Teodoro (via San Francesco), la chiesa di Santa Filomena e quella dell'Annunziata (via Anelli), e il Palazzo Genova Rulli.
  • Corso Palizzi: principale cardo dell'antica città, ha accesso da Porta Nuova e i monumenti che vi si incontrano sono vari palazzi settecenteschi, incluse le chiese dell'Annunziata e di Santa Filomena.
  • Via Adriatica - Muro delle Lame: è stata realizzata nel 1960 circa dopo la grave frana del 1956. Oltre a case medievali e settecentesche ancora ben conservate, si trova la facciata dell'antica chiesa di San Pietro, il belvedere, e la chiesa di Sant'Antonio di Padova, con il complesso delle terme romane.

Monumenti commemorativi[modifica | modifica wikitesto]

  • "Monumento a Gabriele Rossetti", sito nell'omonima piazza del centro storico, opera di Filippo Cifariello
  • "Monumento all'emigrante", sito in piazza Belvedere Romani, opera dello scultore ortonese Aldo d'Adamo (di cui esiste un monumento gemello a Perth inaugurata il 13 gennaio 2008)
    Monumento all'Emigrante
  • "Monumento alla Bagnante", collocato su una scogliera all'estremo nord di Vasto Marina, opera di Aldo d'Adamo
  • "Monumento ai caduti vastesi della Prima e Seconda guerra mondiale", sito inizialmente in Piazza Pudente ed attualmente in Piazza Caprioli.
  • "Monumento ai caduti del mare", sito in Via Adriatica.
  • "Croce di Montevecchio", sita sulla cima dell'omonimo colle di Vasto Marina, installata in legno nel 1933 (19º centenario della morte di Cristo) dai Frati Cappuccini, per poi essere ristrutturata in metallo ed inaugurata negli anni 90
  • "Monumento ai Carabinieri", sito in Via Alborato, fatto con pietra della Majella in onore del bicentenario dell'Arma (2014), opera di Giuseppe Colangelo, alla cui inaugurazione ha partecipato Pietro Grasso
Monumento alla Bagnante

Fontane[modifica | modifica wikitesto]

  • Fontana di Piazza Barbacani
    Fonte della Piazza: edificata nel 1629 su commissione della famiglia d'Avalos. e sita in Piazza Barbacani (originariamente in Piazza Grande, attuale Piazza L.V. Pudente, da dove fu trasferita nel 1927). Nel 1839 fu arricchita da un cancello artistico di Nicola Maria Pietrocola ora non più esistente. La fontana consta di una vasca ottagonale realizzata in pietra. Su quattro lati sono inseriti dei mascheroni sempre in pietra. Dei cannelli consentono la fuoriuscita dell'acqua mediante uno stelo decorato con delle sbaccellature e sormontato da una coppa. L'accesso alla fontana è consentito mediante due gradoni.[51]
  • Fonte Nuova: sita in Via di Porta Palazzo. La fontana fu costruita nel 1814 per canalizzare le acque che sgorgavano presso la cappella della Madonna della Neve. Successivamente fu distrutta dalla frana del 1816. In seguito fu ricostruita nel 1848 mediante ordinanza dell'allora sindaco Pietro Muzii. Il progetto è di Nicola Maria Pietrocola. La fonte è anche detta "Tambelli". È stata recentemente ripulita dalla vegetazione che la ricopriva. Al centro è sito un arco a tutto sesto con delle lesene ai lati. Sopra l'arco della volta è posto un mascherone in pietra. Entro un cancello vi è un ninfeo da cui, mediante un cannello, esce l'acqua che si riversa in una vasca in pietra adibita ad acquario.[52]

Monumenti scomparsi[modifica | modifica wikitesto]

  • Monastero di Santo Spirito: a Vasto i Padri Celestini erano presenti nella chiesa già dal 1362, come risulta da un documento del notaro Mascio, i quali possedevano la chiesetta di San Biagio di Castiglione, donata loro nel 1233, ricevendo alcuni privilegi nel 1544. La chiesetta venne trasformata in convento, con annessa Torre di Santo Spirito, ancora oggi esistente. Devastato dalla scorreria dei turchi del 1566, il monastero fu ricostruito nel 1573 con un altare speciale dedicato a San Biagio, quando era priore Placido da Manfredonia, confermato in tale carica dall'Università del Vasto. Nella notte del 14 giugno 1590 un gruppo di banditi, capeggiati da Marco Sciarra, riuscirono a penetrare attraverso la torre e saccheggiarono la città, compreso il convento. Nel XVII secolo il Marchese del Vasto Innico d'Avalos cercò di ripristinare il dirupo presso le sorgenti dell'Angrella, e dove si trovava il convento, i cui confratelli rischiavano il contagio di epidemie.
    Dalle descrizioni del convento, esisteva un giardino nel chiostro circondato da mura, che inglobavano l'ospedale di Sant'Antonio, con l'omonima chiesa, di cui si ha notizia sin dal 1387, all'epoca affidata all'Ordine dei Cavalieri di Malta, che possedevano la vicina chiesa di San Giovanni (anch'essa scomparsa attualmente). Nel 1644 si ha notizia della presenza della reliquia del braccio di San Biagio, nel 1742 il Marchese del Vasto possedeva alcune stanze del convento, soppresso nel 1807 con le leggi napoleoniche. Il Collegio dei Sarti del Vasto si incaricò di farvi svolgere le funzioni in onore di San Bonomo, venerato nel monastero, e amministrare le rendite, molto cospicue, come testimonia un atto del 1695 che parla di 72 ducati annui e 43 grani.
    Con il trattato di Vienna del 1815, l'Ordine di Malta fu sciolto, e così la chiesa, già cadente, fu acquistata dalla famiglia De Pompeis per costruirvi un palazzo. La municipalità vastese però volle l'edificazione di un teatro pubblico, ricavandolo dalla porzione del chiostro sconsacrato, intitolando al sovrano Ferdinando II. I lavori iniziarono nel 1818 e terminarono l'anno successivo, benché il teatro fosse incompiuto, completato definitivamente nel 1832 in occasione della visita del Re delle Due Sicilie
Piazza Diomede: torre Caldora
  • Chiesa di San Giovanni dei Cavalieri di Malta: si ha notizia della chiesa di San Giovanni Gerosolimitano sin dal 1300, di cui si fa menzione anche in un documento del notaio Mascio Di Cola di San Giovanni Teatino nel 1362. La chiesa apparteneva all'Ordine dei Templari di Malta, che vi fondarono anche un ospedale, per privilegio concesso da Carlo III d'Angiò nel 1304. La chiesa si trovava nel quartiere di Porta Nuova, come descritto in cataloghi del 1695 e del 1749. Nel 1605 la chiesa era ancora posseduta dai Templari, e vi prestava servizio la Congrega di San Bonomo. Nel 1695 la chiesa si era ridotta a una sola navata, conservando di interesse solo un quadro della "Vergine col Bambino tra Sant'Anna, San Giovanni Battista, San Bonomo e San Leonardo". Nel 1815 fu abolito l'Ordine, e così la chiesa cadde in abbandono, passando al regio demanio. Con atto del notaio Vincenzo Marchesani del 19 giugno 1833, la chiesa quasi completamente crollata, venne acquistata dalla famiglia De Pompeis che la ridusse a magazzino, fino alla successiva demolizione. Si trovava nell'antica strada di San Giovanni, tra la chiesa del Carmine e il prospiciente Corso Dante.
  • Monastero di Santa Chiara: si trovava nell'attuale piazza omonima, dove c'è il mercato coperto. Nel 1585 l'Università del Vasto inviò al viceré di Napoli un'istanza affinché si costruisse un monastero per le Clarisse, e vennero stanziati inizialmente 500 ducati per la costruzione della chiesa. Inizialmente la chiesa venne dedicata al Corpus Domini, e poi a Santa Chiara d'Assisi, il 30 settembre 1609 vennero da L'Aquila tre suore del Monastero delle Clarisse fuori le mura, ossia suor Feliciana Barone la badessa, suor Arcangela Antonelli la vicaria e suor ADaria Valverde la maestra delle novizie. Le prime novizie del monastero furono 9, con solenne cerimonia di vestizione davanti al Marchese del Vasto, con il confessore don Giovanni Battista Moschetta. Nel 1627 si costruì la loggetta per il parlatoio, nel 1653 il Marchese d'Avalos donò al monastero le reliquie di San Candido e nel 1655 venne eretto l'altare del Rosario. Nel periodo di massimo splendore, nel 1771, il monastero aveva 24 monache, nel 1824 si rischiò la chiusura per la scarsa vocazione, quando c'erano solo 3 monache. Nel 1838 si registrò la presenza di 22 monache nel Coro, 3 converse, 13 educande e 3 servienti. Il 2 agosto 1859, fino al 1863, fu confessore delle Clarisse Padre Raffaele da Larino, dimorante nel convento di Sant'Onofrio. Nel 1917 il monastero venne definitivamente chiuso per lo scarso numero di suore, nel 1933 venne demolita definitivamente la chiesa, e più avanti negli anni vi fu costruito il mercato coperto. I sotterranei sono ancora accessibili, dove si trovano delle grandi cisterne per l'acqua, usate sin dai tempi dei Romani.
  • Palazzo Marchesani a Muro delle Lame: da non confondere con l'omonimo in via Santa Maria, è stato edificato nel Settecento, di proprietà della ricca famiglia vastese dei Marchesani. Il palazzo aveva pianta rettangolare, sviluppata in tre livelli, con cornici marcapiani e paraste chiare, in contrasto col colore scuro della facciata. Crollò con la frana dell'agosto 1956.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino napoletano
Il porto di Punta Penna visto da Punta Aderci
  • Villa comunale: è stata creata negli anni '30 nella zona di Piano Aragona, come sbocco ultimo del Corso Italia, sull'estremità finale rispetto a Piazza Rossetti. La villa è una delle più grandi d'Abruzzo, realizzata intorno al Viale delle Rimembranze per celebrare i caduti della Grande guerra, e si divide in un parco con laghetto e una torretta del 1932, che simboleggia lo stemma civico, e una zona verde usata per lo svago dei ragazzi.
  • Villetta: piccolo parco pubblico situato lungo via Santa Caterina da Siena.
  • Giardino Napoletano di Palazzo d'Avalos: si trova affianco il palazzo, rivolto verso il mare, riportato all'antico splendore che gli ha restituito l'originale impianto settecentesco. Tra siepi di bosso e cespugli di rose, è possibile percorre il giardino a forma di croce e i vialetti ortogonali, coperti da un pergolato, sino aggiungere alla terrazza panoramica. L'organizzazione a croce è una soluzione molto frequente nei chiostri dei giardini alla napoletana dell'età barocca, come quello del chiostro di Santa Chiara a Napoli; al centro dove ancora si trova il pozzo fra quattro sedili ricoperti di maioliche, sorgeva un padiglione sorretta da colonne, oltre a due fontane ornamentali con giochi d'acqua. In origine esisteva anche un ninfeo, nel piccolo ambiente che si apre sulla destra, coperto a volta, con due piccole nicchie laterali in origine rivestite in conchiglie.
  • Parco "Giuseppe Spataro": villetta situata nella zona nuova, in Largo Alcide De Gasperi.
  • Riserva naturale guidata Punta Aderci: è stata istituita con L.R.N. 9 del 20 febbraio 1998: è la prima riserva marina dell'Abruzzo, nata dall'idea di conciliare l'aspetto naturalistico dell'area naturale con quello turistico, relativo alla fruibilità delle spiagge. La riserva ha una estensione di circa 285 ettari, e va dalla spiaggia di Punta Penna, attigua al porto vastese, alla foce del fiume Sinello presso Casalbordino Lido. Nel 2000 il comune di Vasto ha adottato il Piano di Assetto Naturalistico della riserva, elaborato dalla Cooperativa COGECSTRE di Penne, approvato in via definitiva dal Consiglio Regionale nel 2007.
    La lunga spiaggia di sabbia di Punta Penna termina con la spiaggia di sassi dei Libertini, sottostante la falesia del promontorio di Punta Aderci. La spiaggia Libertini è accessibile sia da Punta Penna che, attraverso un sentiero di 80 gradini, da Punta Aderci. Dalla spiaggia si prosegue per la spiaggetta a ciottoli di Mottagrossa, fino alla foce del Sinello a ovest. Le più note spiagge della zona sono la spiaggia di Casarza, la Canale, San Nicola e Vignola, dove sono visibili anche parte dei molti trabocchi presenti a Vasto (alcuni dei quali sono tuttora ristoranti).
  • Riserva naturale Marina di Vasto: si trova nella zona a mare del centro, riconosciuto Sito di Interesse Comunitario, e confina con San Salvo. Contiene circa 60 ettari di costa, parallelo alla strada statale Adriatica, terminando con il Giardino Botanico Mediterraneo di San Salvo. Percorrendo la pista ciclopedonale, compreso tra il lungomare Duca degli Abruzzi e la marina di San Salvo, è possibile apprezzare uno degli ambienti dunali meglio conservati della costa adriatica, con la tipica successione vegetazionale che dalle piante più esposte alla salsedine marina, quali la cakile marittima (ruchetta di mare), sfuma nei contorni consolidati da Elytrigia juncea (agropiro) e Ammophilia littoralis. Sentieri attrezzati percorrono i vari settori dell'area protetta, composta anche da praterie umide, dove nidifica il fratino.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[53]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 1º gennaio 2017 era di 2 616 persone (6,34% degli abitanti).

Al 31 dicembre 2017 la popolaizione straniera si attesta a 2 555 persone (6,17% degli abitanti), di cui le maggiori rappresentanze sono di cittadini rumeni (1172), marocchini (236), albanesi (127) e cinesi (117).

Tradizioni e folklore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dedicata a San Michele, patrono di Vasto
Facciata del Palazzo d'Avalos, in Piazza Pudente dove si celebra la cerimonia del Toson d'Oro
  • Festa patronale di San Michele Arcangelo (29 settembre): protettore di Vasto sin dal XVII secolo, lo divenne ufficialmente nel 1837 quando delle preghiere al santo stornarono il flagello del tifo e di febbri malariche provenienti dalla costa molisana. Il calendario liturgico prevede le messe nel santuario situato dopo la villa comunale, con processione per il centro storico, mentre il calendario civile negli ultimi anni si è arricchito con concerti e spettacoli.
  • Festa della Sacra Spina: si celebra il Venerdì santo presso la chiesa di Santa Maria Maggiore. La processione parte dalla chiesa, dove è custodita la reliquia, con i partecipanti che a piedi nudi percorrono le vie del centro storico.
  • Festa di Stella Maris: processione molto suggestiva, nelle quali le statue della Madonna della Marina e di San Nicola sono portate nelle barche, rispettivamente al porto di Punta Penna, e da quello dell'antica Meta fino a Vasto Marina. I fedeli, seguendo il percorso via terra, cantano inni sacri.
  • Cerimonia del Toson d'Oro:

La rievocazione storica fa rivivere gli splendori ed i fasti che furono di Casa d'Avalos, feudatari del Vasto, e si proietta idealmente all'epoca in cui la residenza dei principi divenne centro di attrazione per l'Italia e l'Europa, perché vi convennero principi, nobili ed alti prelati.

La storia racconta, che con Dispaccio dell'Imperatore Carlo VI d'Asburgo, Don Cesare Michelangelo d'Avalos, Marchese del Vasto, venne incaricato di conferire il collare del Toson d'Oro al Connestabile del Regno, il Principe romano Fabrizio Colonna, come riconoscimento per i servigi che la famiglia romana rese alla Corte di Napoli e validissimo elemento per la diffusione del Cattolicesimo in Europa (visti i legami di parentela che intercorrevano tra lo zio cardinale Carlo Colonna ed il nipote Fabrizio).

"Il principe Colonna giunse a Vasto con un corteo di 186 cavalli riccamente bardati. All'arrivo fu accolto dagli spari e salve dei 57 pezzi di artiglieria del castello, dalle campane suonate a festa e da scoppi di mortaretti. La mattina seguente la cerimonia di consegna si svolse a palazzo D'Avalos: il principe inginocchiato giurò fedeltà all'imperatore e ricevette dal marchese le insegne. La cerimonia fu seguita dal canto di un Te Deum e da spari a salve delle artiglierie del castello e dei fucili e dal festosi scampanii. Dalle finestre del palazzo vennero gettati al popolo vari generi commestibili e dalla fontana davanti alla chiesa di San Giuseppe, venne fatto uscire vino bianco e rosso. Seguirono giochi e fuochi d'artificio e musica, mentre alla finestre del palazzo ardevano torce".

Sotto lo sguardo attento del Maestro di Cerimonia, il Marchese Giovan Battista Castiglioni (nominato Segretario Regio) avviene la solenne cerimonia del Rito secondo un antico Cerimonale.

La cerimonia si svolse il 24 ottobre 1723 ed i festeggiamenti si protrassero fino al 2 novembre. Attualmente la rievocazione della cerimonia, si svolge ogni estate nel centro storico, durante la stagione turistica, con la partecipazione di circa 250 figuranti che indossano costumi appositamente confezionati che ricalcano la moda del XVIII secolo, interpretando principi, dame di corte, nobili e prelati, cavallerizzi e popolani, convenuti a piedi o su carrozze trainate da cavalli, in corteo, lungo le strade della città imbandierata con i simboli delle casate dei D'Avalos e dei Colonna.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca "Raffaele Mattioli", situata nel Palazzo Ritucci Chinni

Scuole secondarie di secondo grado[modifica | modifica wikitesto]

  • Istituto d'Istruzione Superiore "Pantini - Pudente" (Liceo Artistico, Liceo Classico, Liceo Linguistico e Liceo delle Scienze Umane);
  • Liceo "Raffaele Mattioli" (Liceo Scientifico, Liceo delle Scienze Applicate e Liceo Musicale)
  • Istituto Tecnico Industriale "Enrico Mattei"
  • Istituto Tecnico Commerciale, Geometri e Turistico "Filippo Palizzi"

Università[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca civica Gabriele Rossetti (edificio bianco centrale), casa natale del letterato e sede del Centro Studi Rossettiani
  • Biblioteca civica Gabriele Rossetti: sita nella Loggia Amblingh. Fu istituita con la delibera comunale del 29 maggio 1865. Tra il 1865 ed il 1871 fu allestita nel Palazzo Betti, in via Anelli, in alcuni locali affidati in comodato d'uso gratuito da Filippo Betti. I primi libri, circa 200, sono stati donati da Federico Bucci e dagli eredi dell'ex sindaco Pietro Muzii. Tuttavia la maggiore donazione fu del convento di Sant'Onofrio, in seguito all'abolizione del convento, del 1899 con circa 800 libri. Nel 1883 il figlio William Michael Rossetti donò il Fondo Rossetti consistente in opere e lettere mentre il pittore Filippo Palizzi donò dei materiali autografi suoi e dei suoi fratelli ed il poeta Romualdo Pantini donò degli scritti concernenti la sua produzione artistica e letteraria, nonché parte del suo epistolario con Giovanni Pascoli. Dopo la prima guerra mondiale la biblioteca fu spostata, in seguito all'acquisizione di un comitato, nella casa natale di Gabriele Rossetti la quale, quest'ultima, nel 1924 venne dichiarata monumento nazionale. In seguito, nel 1929 il palazzo fu donato al comune. In una clausola della donazione si esprimeva che doveva essere costituito un Museo G. Rossetti che, attualmente, non è stato istituito. Del periodo originario del palazzo di G. Rossetti, di cui l'impianto originario è del XV secolo non rimane nulla. Nel 1960 si tenne nella biblioteca una mostra del centenario dell'Unità d'Italia di cui i maggiori cimeli esposti sono: un tricolore, delle insegne del battaglione Vasto durante la guerra d'indipendenza del 1860, documenti e fotografie di caduti, spade, sciabole, pistole, medaglie, un ritratto di Giuseppe Garibaldi realizzato da Filippo Palizzi ed una statua in gesso di Gabriele Rossetti. Nel 1998 parte della biblioteca fu spostata nella casa di Raffaele Mattioli. Nella casa Rossetti è custodito il Fondo Rossetti costituito da circa 22000 volumi, 22 manoscritti (volumi patrii) ed il Lascito Spataro composto da 68 pubblicazioni del XVIII secolo. Nel primo e nel secondo piano di casa Rossetti sono custoditi i faldoni dell'Archivio Storico Comunale con dei documenti che arrivano fino al 1945.[54]
  • Biblioteca civica Palazzo Mattioli: sita in Corso De Parma. La biblioteca originale fu istituita mediante delibera comunale del 29 maggio 1856, indi, dopo essere stata trasferita a Casa Rossetti nel dopoguerra, fu spostata in parte in Palazzo Mattioli. Il palazzo presenta delle infiltrazioni di acqua piovana per via della presenza di guano di avifauna nei pluviali e nel cortile. Nel 1988 i figli del banchiere ed umanista Raffaele Mattioli donarono al comune il palazzo del loro genitore insieme a 3800 volumi appartenuti al Mattioli stesso. Il palazzo sorge nell'ex "Corsea degli scarpari". La facciata è neo-rinascimentale. Attualmente, dopo la donazione dell'altra biblioteca comunale, questa biblioteca supera le 30000 unità, più un centinaio di stampe e cinquecento spartiti musicali. Recentemente è stato donato alla biblioteca il Fondo Molino composto da 600 volumi oltre a mille opere non ancora inventariate.[55]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Musei di Palazzo d'Avalos.

Oltre al Museo civico archeologico e alla pinacoteca comunale, ospitati nel Palazzo d'Avalos, è presente un museo del costume. Fanno parte del complesso "Musei Civici", che contengono anche la sezione archeologica di Histonium.

Media[modifica | modifica wikitesto]

  • Negli anni ottanta nacque TRSP, canale televisivo a carattere religioso molto seguito in Abruzzo e nel vicino Molise.
  • Il canale internet "Zonalocale", gemellata con la succursale di Lanciano, con notizie politiche, economico-sociale, e culturali riguardanti la zona frentana e del Trigno-Sinello.
  • Casa Editrice "Caravaggio", in via Alcide De Gasperi. Pubblicazioni locali sono date anche dalla "Carsa Editore" di Pescara e dalla "Carabba Editrice" di Lanciano.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura, pittura e musica[modifica | modifica wikitesto]

Vasto nel XIX secolo, ma anche prima è stata considerata la Atene degli Abruzzi per un'improvvisa fioritura culturale che ha portato la città al risalto nazionale. Al livello letterario ci sono il poeta Gabriele Rossetti, allievo del poeta e incisore Nicola Tiberi, annoverato tra i preromantici, e soprannominato il "Tirteo d'Italia", emigrato in Inghilterra per morivi politici, padre dei famosi William e Dante Gabriel Rossetti, pittore londinese preraffaellista. Poi lo storico Luigi Marchesani, che nel 1838 pubblicò un monumentale volume sulle antichità di Vasto, dalle origini italiche fino al '700. Tra i poeti dialettali si distinse Giuseppe Perrozzi, mentre nel campo della musica si distinsero i madrigalisti del XVI secolo, compositori di musica da camera, come Lupacchino da Vasto e Giovan Battista Petrilli. Nel campo pittorico si distinsero, soprattutto nel periodo risorgimentale, Gabriele Smargiassi e Filippo Palizzi, i quali si specializzarono nel verismo e nel naturalismo, dipingendo paesaggi agricoli abruzzesi e napoletani, ma anche scene d'importanza storica, come gli episodi della battaglia del Volturno, opera di Palizzi, e l'entrata di Garibaldi a Napoli.
Altri pittori, di fama più ristretta, sono stati Filandro Lattanzio, attivo nella metà del Novecento, il quale restaurò alcune chiese della città con i suoi quadri, e Cesare Giuliani, il quale lo stesso lavorò nelle chiese della città, realizzato opere d'arte sacra.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro principale di Vasto è il Teatro "Gabriele Rossetti", situato al limite del centro storico, nella zona di Porta Nuova. Il teatro fu edificato nel 1819 sopra il vecchio monastero di Santo Spirito, su progetto di Taddeo Salvini. I lavori, interrotti, vennero ultimato nel 1830, con solenne inaugurazione del teatro il 15 settembre 1832 alla presenza del Re Ferdinando II delle Due Sicilie. Presso il sipario fu raffigurato il poeta romano istoniese Lucio Valerio Pudente, incoronato a Roma con l'alloro. Nel 1841 il Real Teatro Borbonico richiese opere di manutenzione, e l'intervento fu affidato al Pietrocola. Nel settembre 1909 furono definitivamente conclusi i lavori all'edificio (eseguiti dall'ingegnere Filippo Laccetti), che si mostra come un tipico teatro d'opera all'italiana, con la facciata neoclassica.

La principale compagnia teatrale vastese è "U Battellucce", che si occupa di commedia.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Brodetto alla Vastese: tipico brodetto di varie tipologie di pesce.
  • Ventricina del Vastese: salume tipico del territorio.
  • Pallotte "Cace e Ove": piatto tipico della cucina abruzzese, che trova la sua declinazione anche nella cucina vastese. Sono a base di formaggio, uova, pane raffermo e prezzemolo, e vengono cotte nel sugo di pomodoro con prezzemolo e cipolla (precedentemente fritte, secondo alcune ricette).

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico: Piazza del Popolo

Il comune di Vasto geograficamente si divide nel nucleo storico, nel Quartiere Sant'Antonio a sud, con il centro commerciale Conad, la villa comunale e lo Stadio Aragona, il Quartiere Sant'Onofrio-Cimitero, il Quartiere Salesiani-Ospedale, e il Quartiere Incoronata.

Il centro storico era diviso anticamente il Guasto d'Aimone e Guasto Gisone, successivamente riuniti nel Trecento. La zona sud è il rione di Santa Maria Maggiore, che a ovest confina con Piazza Rossetti mediante la Torre di Bassano, e a sud-ovest con la villa comunale, mediante il nuovo Corso Italia (anticamente Corso Littorio). Diviso a nord dal Corso de Parma, da Piazza Diomede con il Castello Caldoresco e dal Palazzo d'Avalos, il Guasto Gisone confina con Guasto d'Aimone, costruito nel IX secolo sull'antica Histonium, il cui impianto è ancora perfettamente leggibile per la forma schematica del cardo e del decumano, ossia Corso Palizzi e Corso Dante. Esso è delimitato da Corso Garibaldi, Corso Plebiscito, via Roma e via Adriatica, costruita sul Muro delle Lame.

La confluenza tra Corso Garibaldi e Corso Mazzini

Il quartiere dell'Ospedale e dei Salesiani sta a nord, comprendente l'area di San Paolo Apostolo e del vecchio convento di Santa Lucia, e mediante il Coeso Mazzini si collega fino alla periferia del quartiere dell'Incoronata, dove si trova l'omonimo convento e il polo ospedaliero "San Pio da Pietrelcina". Questo quartiere è molto popoloso, dove risiedono le principali attività della città, i poli scolastici e gli uffici amministrativi vari, inclusa la Procura della Repubblica..
Il quartiere di Sant'Onofrio-Cimitero è destinato principalmente ai poli scolastici superiori e ai campi per le attività sportive, poiché il quartiere si congiunge con la zona Sant'Antonio-Piano Aragona, dove si trova lo stadio della città.

A sud-est si trova la Marina, sviluppatasi lungo la costa. La parte più antica è la zona di Viale Dalmazia, dove si trovano Villa Marchesani e la chiesa di Stella Maris; successivamente il Lungomare Cordella si è espanso sino ai confini con San Salvo.
La zona di Punta Penna, a nord-ovest, è compresa in un complesso industriale metalmeccanico che comunica direttamente con il porto.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Difenza, Incoronata, Lebba, Montevecchio, Pagliarelli, Piana di Marco, Pozzitello, Punta Penna, San Biagio, Codalfa, San Lorenzo, San Nicola, Sant'Antonio Abate, San Tommaso, Vasto Marina, Vignola, Casarza, Villa De Nardis, Zimarino.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del Golfo di Vasto dalla Loggia Amblingh

L'elemento maggiormente significativo dell'economia locale è il turismo balneare e naturalistico (il mare di Vasto ha ottenuto nel 2018 la 18° Bandiera Blu d'Europa, di cui 16 consecutive), con la presenza di 320 000 visitatori circa ogni estate.

Nella parte più a nord del comune si trova l'Aqualand del Vasto, inaugurato nel 1995, all'epoca come il primo e il più grande parco acquatico del sud Italia.

Sul lungomare di Vasto sono già in funzione alcuni chilometri di pista ciclabile. Il tratto realizzato fa parte della costruenda Ciclovia Adriatica, che nelle previsioni, andrà a collegare l'intera costa adriatica con benefici sulla mobilità sostenibile locale, sul turismo e il cicloturismo che a queste latitudini è potenzialmente praticabile durante tutte le stagioni.

La storia di Vasto si identifica con il suo mare, vantando una varietà di fondali unica della costa adriatica, mischiando quelli sabbiosi, quelli di ciottoli e quelli rocciosi.

Marina di Vasto[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Vasto Marina dal centro storico

Incastonata all'interno del Golfo di Vasto, un grandissimo arco a forma di luna delimitato dalla foce del Trigno a sud e a nord dall'imponente statua de "La Bagnante" (chiamata anche "Sirenetta" dai vastesi), composto da dune di sabbia soffice a cui fanno cornice hotel, stabilimenti balneari, campeggi e locali.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Il faro di Punta Penna, il secondo più alto d'Italia, situato nell'area del porto

Fino agli anni '60 l'economia del Vastese era basata essenzialmente su agricoltura, commercio e pesca, e soggetta ad alto tasso di emigrazione. Enrico Mattei, che frequentò la Regia Scuola Tecnica a Vasto, contribuì al riscatto del comprensorio da presidente dell'Eni, che, assieme all'IRI decise di creare nel 1962 la Società Italiana Vetro (SIV, ora Pilkington), sfruttando il metano rinvenuto nella zona di Cupello che conferì a Mattei la cittadinanza onoraria nella seduta di Consiglio Comunale del 2 ottobre 1961.

Fu costituito il CO.A.S.I.V. - Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale del Vastese per "favorire lo sviluppo economico e il sorgere di nuove iniziative industriali"; e fu anche avviato l'Istituto Tecnico Industriale di Vasto per la formazione dei giovani. Il Consorzio Industriale predispose un piano di sviluppo che prevedeva la creazione di agglomerati industriali a Punta Penna, San Salvo, Val Sinello, Vallata del Trigno.

Si faceva leva sul fatto che c'erano i finanziamenti per il Mezzogiorno, la disponibilità di manodopera e buone vie di comunicazione (autostrada, ferrovia, porto).

Nel giro di pochi anni attorno alla SIV, che inizialmente dava lavoro a 3500 persone, sorsero tante piccole aziende. Ma il grande impulso venne nel 1972 con l'insediamento della Magneti Marelli (ora Denso), che con i suoi 2000 posti di lavoro determinò il definitivo decollo della zona.

Oggi il Comprensorio del Vastese, nonostante la riduzione dell'occupazione, appare come uno dei modelli più riusciti di industrializzazione. La crescita economica ha raggiunto un buon livello. Turismo, agricoltura e servizi hanno beneficiato del "volano" dell'industria.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la lavorazione della ceramica e l'arte dei vetrai.[56]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Binari della stazione di Vasto

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dall'autostrada A14 con 2 caselli:

  • Uscita nord della città (Vasto Nord - Casalbordino)
  • Uscita sud della città (Vasto Sud - Montenero di Bisaccia - San Salvo)

Ambedue gli svincoli, distanti 17 chilometri, sono siti in comuni differenti, rispettivamente Casalbordino e Montenero di Bisaccia (quest'ultimo è parte del Molise).

Ferrovia[modifica | modifica wikitesto]

È attraversato dalla Ferrovia Adriatica con due fermate:

  • Stazione ferroviaria di Porto di Vasto (per i trasporti regionali)
  • Stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo (collegamenti di media/lunga/breve percorrenza)

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune hanno sede due aziende di trasporto pubblico locale su gomma

  • SAT (Società Autoservizi Tessitore) azienda che gestisce il trasporto pubblico locale urbano e suburbano
  • Di Fonzo, si occupa del trasporto extraurbano e interregionale

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 20 novembre 1994 Giuseppe Tagliente Movimento Sociale Italiano Sindaco
20 novembre 1994 29 novembre 1998 Giuseppe Tagliente Alleanza Nazionale Sindaco
29 novembre 1998 13 maggio 2001 Giuseppe Tagliente Alleanza Nazionale Sindaco
13 maggio 2001 28 maggio 2006 Filippo Pietrocola Forza Italia Sindaco
28 maggio 2006 16 maggio 2011 Luciano Antonio Lapenna La Margherita
Partito Democratico
Sindaco
16 maggio 2011 5 giugno 2016 Luciano Antonio Lapenna Partito Democratico Sindaco
5 giugno 2016 in carica Francesco Menna Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio Aragona
  • Stadio Aragona
  • Stadio "San Paolo" - Zona 167
  • Stadio "San Tommaso" - Vasto Marina
  • Stadio Incoronata
  • Stadio "Ezio Pepe"
  • PalaBCC
  • Pala Histonium - Vasto Marina
  • Stadio del Nuoto
  • Campo di Volo "G. D'Annunzio"
  • Palestra "Luigi D'Adamo" (ex Salesiani)

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La prima squadra di calcio della città è la Vastese Calcio 1902 (attualmente militante in Serie D), vincitrice tra le varie gestioni di 2 campionati di Serie D (1968-1969, 2008-2009) e 2 di Interregionale (1984-1985, 1989-1990), oltre allo Scudetto Dilettanti ed al record di maggiori vittorie consecutive in Serie D (10) nel campionato 2008-2009. Disputa le partite interne nello Stadio Aragona.

Altre squadre di calcio cittadine sono la A.S.D IC Vasto Marina (Promozione) e Futsal Vasto (Serie C2 di calcio a cinque)

Beach Soccer[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Gianima Soccer, attualmente denominata Agenzia Lemme Vasto, è una società sportiva di beach soccer che milita nella serie A organizzato dalla Lega Nazionale Dilettanti. Ha vinto il campionato italiano nel 2001.

Vasto ha ospitato nel 2005,2006 e 2008 la Coppa Italia beach soccer e nel 2007 è stata tappa del campionato italiano di beach soccer. Attualmente la società è guidata dal presidente Nicola Bellandrini (d. s. anche della Pro Vasto calcio). Lo stadio è situato sul lungomare Duca degli Abruzzi a Vasto Marina.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Vasto è stata più volte tappa di partenza, arrivo e traguardo volante del Giro d'Italia nelle edizioni:

Basket[modifica | modifica wikitesto]

La Vasto Basket è la principale squadra di della città, affiliata alla FIP dal 1971. Raggiunse il suo culmine con il campionato nazionale di serie B 2014-2015

Pallamano[modifica | modifica wikitesto]

La "A.S. Pallamano Vasto" è la locale squadra di pallamano, che partecipa al campionato nazionale di serie B, nel girone Abruzzo-Lazio. L'attuale presidente è Mauro Maccione. La squadra è guidata da Michele Bevilacqua e Salvatore Marinucci; Il terreno di gioco è la Palestra "L. D'Adamo" (ex salesiani) di Vasto.

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre rappresentative di questo sport sono l'ASD Rugby Vasto (nata nel 2011 e di nuovo attiva dal 2017 dopo 2 anni di stop) e la Tetras Rugby, società comprendente anche un settore femminile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  2. ^ Vasto, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Vasto, il", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  4. ^ Dictionary of Greek and Roman Geography, 1854. URL consultato il 10 ottobre 2017.
  5. ^ Comuni dell'Abruzzo per popolazione, su Tuttitalia.it. URL consultato il 14 novembre 2016.
  6. ^ Comuni della Provincia di Chieti per popolazione, su Tuttitalia.it. URL consultato il 14 novembre 2016.
  7. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  8. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  9. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "il Vasto", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  10. ^ a b Cenni storici Archiviato il 12 marzo 2010 in Internet Archive.
  11. ^ Vasto, teschi e ossa riaffiorano sulla spiaggia di Punta Aderci, in Il Centro. URL consultato il 14 ottobre 2017.
  12. ^ R.D. 31 marzo 1938, n. 517
  13. ^ Costantino Felice, Vasto. Un profilo storico. Economia, società, politica e cultura, L'Aquila, La Ginestra Editrice, 2001, ISBN 88-8481-001-9
  14. ^ Capodogli spiaggiati a Vasto: salvati quattro esemplari su sette - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 12 settembre 2014. URL consultato il 14 ottobre 2017.
  15. ^ vastospa.it, http://www.vastospa.it/html/la_citt%E0/citta_stemma_titolo_e_gonfalone.htm.
  16. ^ Duomo di Vasto, su vastospa.it.
  17. ^ STORIA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE VASTO, su santamariamaggiorevasto.altervista.org.
  18. ^ Chiesa di Sant'Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco[collegamento interrotto]
  19. ^ Santuario dell'Incoronata
  20. ^ Parrocchia San Giovani Bosco - Vasto, su donboscovasto.it.
  21. ^ Chiesa ex S. Pietro - Vasto, su vastospa.it.
  22. ^ Ruderi della chiesa di san Pietro[collegamento interrotto]
  23. ^ Ruderi della chiesa di Santa Croce[collegamento interrotto]
  24. ^ Ex convento di Sant'Onofrio Archiviato il 12 marzo 2010 in Internet Archive.
  25. ^ [C.Felice Celenza sul Trigno appunti di microstoria]
  26. ^ Complesso monumentale di Santa Lucia[collegamento interrotto]
  27. ^ Chiesa di Sant'Anna[collegamento interrotto]
  28. ^ Chiese di Vasto: Sant'Anna, su vastospa.it.
  29. ^ Chiese di Vasto: San Nicola, su vastospa.it.
  30. ^ Una bella storia: l'antichissima chiesetta dell'Annunziata a Porta Nuova, su noivastesi.blogspot.it.
  31. ^ / Chiese di Vasto - Madonna della Penna, su vastospa.it.
  32. ^ Palazzi di Vasto, su www.vastospa.it. URL consultato il 3 luglio 2017.
  33. ^ Art Bonus - Scuderia di Palazzo Aragona, su artbonus.gov.it.
  34. ^ Autori Vari, Il Palazzo d'Avalos in Vasto, Carsa edizioni, 2002 Pescara, ISBN 88-501-0007-8
  35. ^ Autori Vari, I musei in "Il Palazzo d'Avalos in Vasto" pag. 51-83, Carsa edizioni, 2002 Pescara, ISBN 88-501-0007-8
  36. ^ Palazzi di Vasto, su vastospa.it.
  37. ^ Politeama Ruzzi[collegamento interrotto]
  38. ^ a b c d e Ex campo di concentramento[collegamento interrotto]
  39. ^ Autori Vari, Vasto, il forte in "Guida ai Castelli d'Abruzzo" pag. 142-143, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  40. ^ Info sul castello aragonese
  41. ^ Descrizione dalla foto in: Vasto sotto il sole[collegamento interrotto]
  42. ^ Autori Vari, Vasto (CH) Il forte in Guida ai castelli d'Abruzzo, pag. 142-143, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  43. ^ Resti della Torre Sinello[collegamento interrotto]
  44. ^ Torre di Punta Penna[collegamento interrotto]
  45. ^ Autori Vari, Descrizione di Torre di Punta Penna nel paragrafo Il Territorio Vastese (CH) in Guida ai castelli d'Abruzzo, Carsa Edizioni, 2000 Pescara, ISBN 88-85854-87-7
  46. ^ Per informazioni più ampie sulla Torre di Punta Penna consulta il seguente sito di Mondimedievali.net
  47. ^ a b c d e AA. VV., Histonium, resti della città romana, in Musei e siti archeologici d'Abruzzo e Molise, Pescara, Carsa edizioni, 2001, p. 124-127, ISBN 88-501-0004-3.
  48. ^ turismovasto sito istituzionale del comune, Parco Archeologico delle Terme Romane, su turismovasto.it. URL consultato il 15 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  49. ^ Trignosinelloturismo, Cappella della Madonna del Soccorso [collegamento interrotto], su trignosinelloturismo.it. URL consultato il 28 ottobre 2009.
  50. ^ Trignosinelloturismo, Sito Archeologico Tempietto Romano [collegamento interrotto], su trignosinelloturismo.it. URL consultato il 28 ottobre 2009.
  51. ^ Fonte della Piazza[collegamento interrotto]
  52. ^ Fonte Nuova[collegamento interrotto]
  53. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  54. ^ Biblioteca civica G. Rossetti[collegamento interrotto]
  55. ^ Biblioteca comunale Palazzo Mattioli[collegamento interrotto]
  56. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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