Valter Lavitola

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Valter Lavitola (Salerno, 16 giugno 1966) è un imprenditore e giornalista italiano[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

A 18 anni si iscrive alla loggia massonica «Aretè» di Roma, come apprendista[2]. Laureato in Scienze Politiche all'Università Federico II[3], entra nel Partito Socialista Italiano nel 1984, facendo parte della corrente craxiana[3]. Conosce Silvio Berlusconi alla metà degli anni novanta, tentando poi di diventare parlamentare[2]. Impegnato nel settore ittico in Sud America, in Italia fonda la cooperativa giornalistica International press, che dal dicembre 1996 diviene proprietaria ed editrice del quotidiano L'Avanti!, diretto da Sergio De Gregorio, fondatore del movimento politico Italiani nel Mondo. Già poco dopo la sua nascita, però, il giornale venne chiuso a causa di difficoltà economiche. Quando il quotidiano, il 16 gennaio 2003, riprende le pubblicazioni, Lavitola ne assume la direzione[3].

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Ha tentato di entrare in politica sfruttando la sua influenza sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed è stato candidato nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Sud per le elezioni europee del 2004, ottenendo 54.000 preferenze, ma non è stato eletto. Nel 2008 manifesta la sua aspirazione ad essere inserito negli elenchi delle elezioni politiche, ma la sua candidatura viene bloccata da Niccolò Ghedini e da Gianni Letta[4].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2010 viene pubblicato in esclusiva da L'Avanti!, quotidiano diretto da Lavitola, un documento ufficiale del Governo di Santa Lucia, rilanciato poi da altri quotidiani di centrodestra, che attesterebbe che il vero proprietario della società off-shore creata per nascondere l'intestatario dell'appartamento sito nel Palais Milton di Boulevard Princesse Charlotte 14, a Montecarlo, sarebbe Giancarlo Tulliani, cognato del Presidente della Camera Gianfranco Fini, ex leader di Alleanza Nazionale e fondatore di Futuro e Libertà - Fli, a cui l'appartemento era stato lasciato in eredità e poi finito nelle disponibilità del suo parente. Il documento compilato dal Ministro di Giustizia dell'isola, con cui Lavitola aveva ottimi rapporti personali, invece di rimanere segretato fu pubblicato proprio dal quotidiano di Lavitola, il quale, come documentato da un servizio del programma televisivo Annozero del 23 settembre 2010, prima della pubblicazione del documento incontrò molte volte il Ministro della Giustizia di Santa Lucia, viaggiando dall'Italia all'isola caraibica con un aereo di Stato Italiano. Il capogruppo di Fli Italo Bocchino ha ipotizzato che dietro Lavitola ci fosse un'azione di dossieraggio del premier Silvio Berlusconi contro il Presidente della Camera Gianfranco Fini nel momento della loro rottura politica nell'estate del 2010[5][6].

Allo scoppio della vicenda giudiziaria che lo vede indagato per estorsione ai danni del premier Silvio Berlusconi (da questi smentita, ma per la quale è stato poi condannato per tentata estorsione), creano forte polemica le immagini che lo vedono ritratto scendere dall'aereo di Stato o incontrare capi di Stato o di Governo di Paesi stranieri durante visite ufficiali dello stesso premier Berlusconi o del Ministro degli Esteri Franco Frattini, pur non figurando tra i membri della delegazione italiana. Dure reazioni hanno riguardato inoltre la sua vicinanza allo stesso premier Berlusconi, come emerge dalle conversazioni telefoniche in cui vengono trattati argomenti di varia natura politico-istituzionale senza che il Lavitola ricoprisse però alcun incarico nelle Istituzioni[7].

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2011 viene indagato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Napoli su una estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, insieme all'imprenditore Gianpaolo Tarantini[8]. In seguito a questa inchiesta, che ha evidenziato, tra l'altro, il suo coinvolgimento in una rete di attività da faccendiere a livello internazionale[9], Lavitola è stato sospeso dall'ordine dei giornalisti del Lazio[10][11] a norma dell'articolo 39 della legge n. 69 del 1963[12].

Il 1º settembre 2011, il GIP ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Lavitola, il quale risulta irreperibile e dunque latitante[13][14]. Successivamente in data 14 ottobre 2011 anche la procura di Bari conferma la richiesta di arresto per Lavitola[15]. Il 16 aprile 2012, dopo una latitanza durata 8 mesi, Lavitola rientra in Italia e si costituisce. Viene quindi arrestato e portato al carcere di Poggioreale[16][17].

Al suo arrivo in Italia gli furono notificate due nuove ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura di Napoli. La prima era relativa a un'ipotesi di corruzione internazionale per presunte tangenti a politici panamensi per la realizzazione di carceri e l'acquisizione di appalti: per ottenere illecitamente alcune commesse milionarie, Lavitola avrebbe ricompensato con "utilità e somme di denaro in contante" il presidente di Panama di origine italiana Ricardo Martinelli, destinatario anche di una valigetta con del denaro, il ministro della giustizia Roxana Mendez ed altri esponenti del governo panamense, destinatari anche di vacanze di lusso. Lavitola era accusato di aver fatto da mediatore per un giro di tangenti al governo panamense per un appalto da 176 milioni di dollari per la realizzazione di strutture carcerarie, che avrebbero dovuto essere realizzate dal consorzio Svemark. Affare che poi, dopo un primo versamento di alcune centinaia di migliaia di euro (esattamente 530mila euro e 140mila dollari), sfumò. Infine, emerse il movimento di un grosso flusso finanziario "in nero" destinato al presidente Martinelli e che il contratto di consulenza per Finmeccanica ottenuto da Lavitola con un compenso di 30 mila dollari, era solo una copertura per giustificare la sua presenza e la sua attività a Panama, tra cui anche l'utilizzo di un elicottero per i suoi spostamenti[18]. Il rapporto tra Lavitola e Martinelli era così stretto che fu lo stesso Lavitola nell'agosto 2011 ad ospitare il Presidente panamense a Villa Certosa, residenza estiva dell'allora primo ministro italiano Silvio Berlusconi, in sua assenza.

Il secondo provvedimento, notificato dalla Guardia di Finanza, riguardava l'appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di finanziamenti statali al quotidiano L'Avanti! di cui Lavitola era stato amministratore di fatto e direttore. La Procura della Repubblica di Napoli, che contestava i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, chiese anche gli arresti domiciliari per giornalisti, pubblicisti, responsabili contabili de L'Avanti! e della società ad esso collegata International Press. Tra i destinatari della richiesta figurava anche l'ex-senatore del PdL ed ex-direttore de L'Avanti! Sergio De Gregorio. Secondo l'accusa, Lavitola "quale proprietario e coamministratore di fatto della International Press", De Gregorio "quale socio effettivo dal 1997 e coamministratore occulto" della stessa società ed altri dieci indagati avevano fatto risultare che l'editrice de L'Avanti! possedesse i requisiti per ottenere i contributi previsti dalla legge per l'editoria, percependo indebitamente, in tutto, 23 milioni e 200 000 euro, ricevuti dal 1997 al 2009. Per tali reati Lavitola il 9 novembre 2012 ha patteggiato davanti al GIP presso il Tribunale di Napoli la pena di 3 anni e 8 mesi[19], mentre il processo a carico di De Gregorio era ancora in corso alla data del 4 giugno 2015, con richiesta di patteggiamento della pena da parte dell'ex-parlamentare.[20]

La Corte dei conti del Lazio, con la sentenza n.24/2015 dell'11 marzo 2015, ha condannato Valter Lavitola e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato 23 milioni e 879 000 euro per i fondi editoria percepiti illegittimamente da "L'Avanti" tra il 1997 ed il 2009.[21]

Il 4 marzo 2013 Lavitola è stato condannato dal GUP presso il Tribunale di Napoli Francesco Cananzi alla pena di 2 anni e 8 mesi, con rito abbreviato, per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi[22]. I magistrati hanno accertato che Lavitola chiese al Cavaliere (senza ottenerla) la somma di cinque milioni di euro per mantenere il silenzio sull'inchiesta di Bari che ipotizzava un giro di escort intorno allo stesso Berlusconi.

L'8 luglio 2015 viene condannato a tre anni di carcere per concorso in corruzione, in relazione alla cosiddetta "compravendita dei senatori"[23]. Al termine del giudizio di secondo grado la Corte d'Appello di Napoli con sentenza depositata (con le motivazioni) ad ottobre 2017, per effetto del decorrere del tempo, ha dichiarato prescritto il reato di corruzione contestato in concorso con Silvio Berlusconi e a Sergio De Gregorio, motivando le ragioni per cui non è stata smentita la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di primo grado, giungendo comunque a una sentenza di non doversi procedere per prescrizione del reato.

Nel frattempo il 30 gennaio dello stesso anno la posizione di Lavitola venne archiviata nell'indagine della Procura di Napoli riguardante alcune presunte tangenti promesse per una commessa di fregate in Brasile in favore della società Finmeccanica.[24]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Escort: Lavitola, non sono uomo nero, ANSA, 28 settembre 2011. URL consultato il 12-12-2011.
  2. ^ a b Come da lui stesso dichiarato alla trasmissione di la7 Bersaglio mobile, condotta da Enrico Mentana, del 28 settembre 2011
  3. ^ a b c Guido De Franceschi, Valter Lavitola, da Craxi ad Arcore passando per De Gregorio, Il Sole 24 Ore, 1º settembre 2011. URL consultato il 29-9-2011.
  4. ^ Libero. Non l'ho candidato e voleva bastonarmi Archiviato il 26 settembre 2011 in Internet Archive.
  5. ^ Montecarlo dei dossier, Bocchino fa outing ad Annozero: Valter Lavitola e la carta farlocca - The Crew Archiviato il 7 luglio 2011 in Internet Archive.
  6. ^ Casa Montecarlo, Lavitola: "Ecco la mail contro Tulliani" - Tg24 - Sky.it
  7. ^ Dalla Finanza al Lodo Alfano il dialogo Berlusconi-Lavitola - Repubblica.it
  8. ^ Tarantini arrestato, ricattò Berlusconi. Lavitola irreperibile[collegamento interrotto], TMNews, 1º settembre 2011. URL consultato il 4-9-2011.
  9. ^ Guido Ruotolo, Gli affari di Lavitola con Finmeccanica, La Stampa, 3 settembre 2011. URL consultato il 4-9-2011.
  10. ^ La moglie di Tarantini ai domiciliari. Lavitola cancellato da albo giornalist[collegamento interrotto], La Stampa, 4 settembre 2011. URL consultato il 4-9-2011.
  11. ^ Vincenzo Del Giudice, Arresti domiciliari alla moglie di Tarantini. Lavitola sospeso dall'ordine dei giornalisti, Il Sole 24 ORE, 4 settembre 2011. URL consultato il 4-9-2011.
  12. ^ L'art 39, L. 69/1993, così recita: "Ove sia emesso ordine o mandato di cattura gli effetti dell'iscrizione sono sospesi di diritto fino alla revoca del mandato o dell'ordine"
  13. ^ Ordine arresto Lavitola
  14. ^ Ordinanza per Lavitola latitante
  15. ^ Il gip di Bari ordina l'arresto di Lavitola. L'ex-direttore de L'Avanti è accusato di induzione a mentire per la vicenda delle escort portate a Berlusconi
  16. ^ Valter Lavitola in Italia, arrestato. Richiesta di custodia per il senatore Sergio De Gregorio – Il Fatto Quotidiano
  17. ^ Carlo Bonini, Concita Sannino e Dario Del Porto, Lavitola in Italia, si è costituito Ordine di custodia per senatore Pdl De Gregorio, in La Repubblica, 16 aprile 2012. URL consultato il 16 aprile 2012.
  18. ^ Lavitola atterra a Fiumicino: arrestato Tangenti a Panama: "Valigetta con soldi" - Quotidiano Net
  19. ^ Redazione Online, Fondi al giornale «L'Avanti», Lavitola patteggia 3 anni e 8 mesi, in Corriere del Mezzogiorno, 09 novembre 2012. URL consultato il 05 marzo 2013.
  20. ^ Redazione Online, Smascherato De Gregorio: "Intascò due milioni per pagare gli usurai", in il Giornale.it, 04 giugno 2015. URL consultato il 29 maggio 2016.
  21. ^ Redazione Online, Editoria, Lavitola e De Gregorio dovranno restituire 24 milioni per i fondi de L’Avanti, in il manifesto.info, 12 marzo 2015. URL consultato il 29 maggio 2016.
  22. ^ L'ex direttore Valter Lavitola condannato a due anni e otto mesi, in Il Sole 24 ORE, 4 marzo 2013. URL consultato il 04 marzo 2013.
  23. ^ Compravendita senatori, Silvio Berlusconi condannato a tre anni, su Il Fatto Quotidiano. URL consultato l'08 luglio 2015.
  24. ^ Finmeccanica, archivate le accuse contro Scajola

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]