Utente:Shardan/Sandbox4

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Coordinate: 40°00′N 9°00′E / 40°N 9°E40; 9

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La Sardegna (in sardo: Sardigna; in catalano: Sardenya) è un'isola e una regione autonoma a statuto speciale facente parte della Repubblica Italiana. Lo statuto speciale, sancito nella Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, garantisce una larga autonomia amministrativa e culturale alle istituzioni di una regione depositaria di una millenaria civiltà con singolari peculiarità etniche e linguistiche. Nonostante l'accentuata insularità, la posizione strategica al centro del mar Mediterraneo ha favorito sin dall'antichità l'interesse delle varie potenze coloniali, agevolando sì i rapporti commerciali e culturali ma anche un succedersi di varie dominazioni straniere. In epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la bellezza della Sardegna, immersa in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche, nel quale si trovano poi le vestigia della civiltà nuragica[1]. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel corso di un breve itinerario nell'isola, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio:

«Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un'altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.»

(David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921)

Il cantautore Fabrizio De André, affascinato dalle sue bellezze, decise di risiedervi stabilmente descrivendola poi in questo modo:

«La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.[2]»

(Fabrizio De André, 1996)

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

La stele di Nora
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stele di Nora.

Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa o Ichnussa (Ιχνουσσα), o ancora Sandalyon per la somiglianza dell'intera conformazione costiera all'impronta di un piede [3], mentre i Latini la identificavano con il nome di Sardinia. In una stele in pietra risalente all'VIII / IX secolo a.C. ritrovata nell'odierna Pula, città corrispondente dell'antica Nora, appare scritto in fenicio la parola b-šrdn che significa in Sardegna, a testimonianza che tale toponimo era già presente sull'Isola all'arrivo dei mercanti fenici. La stele di Nora rappresenta il più antico documento scritto della storia occidentale e secondo gli studiosi costituisce un dato linguistico riguardante la Sardegna in Sardegna, confermando che l'origine del toponimo è da attribuire agli Shardana, una popolazione di navigatori-guerrieri identificata con le genti sardo-nuragiche [4].

thumb|right|100px|Gonfalone regionale

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bandiera dei quattro mori.

Il DPR del 5 luglio 1952 concede alla Regione autonoma la possibilità di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone. La legge regionale 15 aprile 1999, n. 10 stabilisce all'Art. 1: La Regione adotta quale sua bandiera quella tradizionale della Sardegna: campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. Nell'emblema dei quattro mori i Sardi riconoscono la loro appartenenza identitaria, ed il suo uso è documentato costantemente a partire dalla costituzione del regno di Sardegna e Corsica (1324) fino alla nascita della Regione Autonoma. A secondo dei gusti delle varie epoche storiche, lo stemma è stato rappresentato con diverse varianti: la forma grafica attuale riproduce quella consolidatasi nel secolo XVIII ai fini istituzionali.

Grafico con le altimetrie della Sardegna.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Per estensione costituisce la seconda isola italiana e dell'intero Mediterraneo (23.821 km²) nonché la terza regione italiana, avendo una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più estremi (Punta Falcone a nord e Capo Teulada a sud) è di 270 km, mentre 145 sono i km di larghezza (da Capo dell'Argentiera a ovest, a Capo Comino ad est). Gli abitanti sono 1,68 milioni, per una densità demografica di 69 abitanti per km². Dista 187 km dalle coste della Penisola, dalla quale è separata dal Mar Tirreno, mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine che si trovano 184 km più a sud. A nord, per 11 km, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, a ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari. Si situa tra il 41º ed il 39º parallelo, mentre il 40º la divide praticamente quasi a metà.

Il massiccio del Gennargentu innevato.

Montagne[modifica | modifica wikitesto]

Più dell'80% del territorio è montuoso e collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani rocciosi (per 16.352 km²). Alcuni di questi altopiani sono molto caratteristici e vengono chiamati giare o gollei se granitici o basaltici, tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei. L'altimetria media è di 334 m s.l.m. Le montagne sono il 13,6% del territorio (4.451 km²) e sono formate da rocce molto antiche e livellate dal lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu[5]. Da nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m), il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte Corràsi di Oliena (1.463 m). A sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini[6].

Il fiume Coghinas.

Pianure e fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio (per 3.287 km²); la pianura più estesa è il Campidano che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale tra le città di Sassari, Alghero e Porto Torres. I fiumi hanno prevalentemente carattere torrentizio. I più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Temo. I maggiori sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali utilizzati principalmente per irrigare i campi, tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. L'unico lago naturale è il lago di Baratz situato a nord di Alghero.

Dune di sabbia a Porto Pino

Coste e isole[modifica | modifica wikitesto]

Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a oriente, di Cagliari a meridione e di Alghero e Oristano a occidente. Per complessivi 1.897 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias)[7]. Litorali bassi e sabbiosi, talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide importanti dal punto di vista ecologico. Molte isole ed isolette la circondano e tra queste la più grande è l'isola di Sant'Antioco (109 km²), seguono poi l'isola dell'Asinara (51 km²), l'isola di San Pietro (50 km²), l'isola della Maddalena (20 km²), Caprera (15 km²)[8].

Regioni storico-geografiche della Sardegna

Regioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Curatoria.

La Sardegna è divisa storicamente in regioni interne che derivano direttamente, sia nella denominazione che nell'estensione, dai distretti amministrativi, giudiziari ed elettorali dei regni giudicali, le curatorie (in sardo curadorias o partes) che ricalcavano una suddivisione territoriale ben più antica operata delle tribù nuragiche [9]. Alcune denominazioni non sono più in uso, mentre altre hanno resistito fino ad oggi e sono ancora correntemente utilizzate dai Sardi. Ecco quelle più conosciute: Anglona, Barbagia, Barigadu, Baronie, Campidano, Logudoro, Gallura, Goceano, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nurra, Ogliastra, Planargia, Quirra, Romangia, Sarcidano, Sarrabus-Gerrei, Sulcis Iglesiente, Trexenta.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica, sua isola gemella, iniziò circa 100 milioni di anni fa attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni di anni fa lungo la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria, questi fenomeni originarono una profonda frattura i cui relativi lati rocciosi sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Fréjus, e poi oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale corsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a nord-est le attuali Sardegna e Corsica, e più a sud-ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte continentale. Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la Penisola italiana. Benché nel passato sono stati documentati dei terremoti, la Sardegna è ritenuta una zona non sismica, e tutti i 377 comuni che la compongono sono classificati in zona sismica 4[10][11]. Sul suo territorio infatti non passano faglie che possano generare terremoti di rilievo. Gli unici risentimenti macrosismici appartengono a scosse che sono avvenute e potranno avvenire nel Tirreno centrale e meridionale.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazioni meteorologiche della Sardegna.

Il clima mediterraneo è tipico di gran parte della Sardegna. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte della popolazione, grazie alla presenza del mare si hanno inverni miti con temperatura quasi mai sotto lo zero. Le estati sono calde e secche, caratterizzate da una notevole ventilazione. Il basso tasso di umidità permette di sopportare le elevate temperature estive che raggiungono normalmente i 35 °C. Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui massicci montuosi nei mesi invernali nevica frequentemente e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate si mantiene fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente fa caldo per molti giorni consecutivi. Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266 mm annui. Nelle aree interne la piovosità media è di 500–800 mm. In prossimità dei principali rilievi montuosi si registrano i maggiori valori pluviometrici che possono anche superare i 1000 mm annui. Per sopperire al problema della siccità, dalla fine dell'Ottocento ad oggi, sono stati realizzati sull'intero territorio isolano circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche. La Sardegna è inoltre una regione molto ventosa. I venti dominanti sono il Maestrale e lo Scirocco. Il primo mitiga le temperature estive, ma spesso a causa della sua elevata velocità crea danni non indifferenti all'agricoltura favorendo la propagazione degli incendi; il secondo si rivela particolarmente dannoso in tarda primavera, quando si intensifica l'evapotraspirazione che causa stress idrici alle colture non irrigue. La costante ventilazione ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di alcuni rilievi e in certe aree industriali.

Ambiente naturale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali protette della Sardegna.

Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi che formano gole e cascate[12], lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo. Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della sua superfice e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centro-orientale e sud-occidentale, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena. Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture sparse su tutta l'Isola, come l'Orso di Palau, l'Elefante di Castelsardo, il Fungo di Arzachena, sa Conca a Nuoro nel Monte Ortobene per citarne alcuni[13]. Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale. Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più importanti tratti della costa e ampi territori dell'interno. Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d'interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell'attività mineraria. La Regione Autonoma per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull'Isola. Complessivamente si contano: 3 parchi nazionali, 8 parchi regionali, 60 riserve naturali, 24 monumenti naturali, 16 aree di rilevante interesse naturalistico, 5 oasi del WWF.

Muflone, uno dei simboli della fauna sarda.

Fauna terrestre[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fauna della Sardegna e Mammofauna della Sardegna.

Il patrimonio faunistico annovera diversi esempi di specie di grande interesse. La fauna dei Vertebrati superiori mostra analogie e differenziazioni rispetto a quella del continente europeo. Le analogie si devono alla migrazione nel corso delle glaciazioni oppure all'introduzione da parte dell'uomo nel Neolitico o in epoche più recenti. Le differenziazioni si devono invece al lungo isolamento geografico che ha originato neoendemismi a livello di sottospecie o, più raramente, di specie[14]. Le popolazioni dei grandi mammiferi erbivori (Cervidi e Muflone) hanno subito una drastica contrazione, arrivando a vere e proprie emergenze fino agli settanta, ma negli ultimi decenni hanno ripreso una sensibile crescita grazie alle azioni di tutela. Il Cinghiale sardo invece è ampiamente diffuso in tutta l'Isola e così pure diverse specie di Roditori e Lagomorfi. I predatori più grandi sono la comune volpe sarda e il raro gatto selvatico sardo, ai quali si affiancano i piccoli carnivori come i Mustelidi. Tra i mammiferi, particolare curiosità desta una variante dell'asino domestico, ossia l'asinello bianco, presente solo in Sardegna e più precisamente sull'isola dell'Asinara (se ne contano circa 90 esemplari), ma anche il caratteristico Cavallino della Giara (Equus caballus Giarae), una specie di cavallo endemica dell'Isola[15], e presente nell'altopiano della Giara, di origine incerta, o molto probabilmente importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C.

Asinelli bianchi sull'isola dell'Asinara.

L'interesse per l'avifauna si articola in tre contesti: i rapaci, l'avifauna delle aree umide e quella delle scogliere. I rapaci sono rappresentati da quasi tutte le specie europee, fra le quali ci sono alcune sottospecie endemiche. La maggior parte è associata alle zone forestali di montagna e di collina, tuttavia alcune sono molto comuni anche in pianura e in aree antropizzate. Si sono purtroppo estinte due specie di avvoltoi e sopravvivono solo nei territori di Bosa e Alghero alcune colonie di grifoni. L'avifauna delle zone umide vanta un lungo elenco di specie, molte minacciate dalla forte contrazione dell'habitat. L'elevato numero di stagni costieri e lagune (circa 12.000 ettari, pari al 10% del patrimonio italiano) fa sì che questa regione, annoveri ben otto siti di Ramsar (secondo posto in Italia, dopo l'Emilia-Romagna). Il simbolo di questa fauna è il fenicottero maggiore, che in alcuni stagni forma colonie di migliaia di esemplari. Questa specie, storicamente svernante negli stagni sardi, da diversi anni è anche nidificante[16]. Dei 1.897 km di coste, il 76% è costituito da scogliere e da un grande numero di isole e scogli. È questo il regno degli uccelli marini, che possono formare colonie di migliaia di individui. Fra le specie di maggiore interesse c'è il rarissimo gabbiano corso. I vertebrati terrestri minori comprendono Rettili e Anfibi fra i quali si annoverano molti importanti endemismi tirrenici, sardo-corsi o sardi. Di questi, alcuni hanno una marcata ed esclusiva localizzazione geografica.

Urospermum dalechampii

Flora terrestre[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Flora della Sardegna e Specie botaniche in Sardegna.

La vegetazione spontanea dell'isola è tipicamente mediterranea. Le zone fitoclimatiche presenti in Sardegna si limitano al Lauretum e alla sottozona calda del Castanetum, quest'ultima limitata alle aree interne e montuose più fredde. La vegetazione boschiva è perciò rappresentata in gran parte da macchia mediterranea e foresta sempreverde e solo oltre i 1.000 metri è significativa la frequenza delle specie caducifoglie del Castanetum. L'essenza prevalente è il leccio, accompagnato e in parte sostituito dalla roverella nelle stazioni più fredde, e dalla sughera in quelle più calde. Nelle stazioni fredde persistono inoltre relitti di un'antica flora del Cenozoico (tasso, agrifoglio, acero trilobo. Sulla sommità dei rilievi metamorfici del Paleozoico, a 1.000-1900 metri, si sviluppano steppe e garighe assimilabili alla flora alpina che, nelle altre regioni, occupa quote di 2.500-3.500 metri. La copertura boschiva è ciò che resta di intensi disboscamenti che hanno raggiunto il suo culmine nella seconda metà del XIX secolo. Il passaggio di vasti territori dalla Cassa Ademprivile al Demanio dello Stato e, in seguito, all'ex A.F.D.R.S. ha permesso la salvaguardia e la lenta ricostituzione del patrimonio boschivo residuo, nonostante la minaccia annuale degli incendi. Il grave degrado di vaste aree espone l'Isola alla desertificazione, ma il patrimonio boschivo vanta alcune peculiarità, come la macchia-foresta del Sulcis, ritenuta la più vasta d'Europa, e la Foresta demaniale di Montes, una delle ultime leccete primarie del Mediterraneo. L'opera di tutela e recupero del patrimonio residuo, oggi pone la Sardegna come la regione italiana con maggiore superficie forestale, con 1.213.250 ettari di boschi (secondo i dati dell'Inventario nazionale foreste e carbonio del Corpo Forestale dello Stato, pubblicati nel maggio 2007[17]). Di grande interesse botanico, per gli endemismi e le rarità, sono anche le associazioni floristiche minori che popolano gli stagni costieri, i litorali sabbiosi e le scogliere.

Corallo nella grotta di Amfitrite nella Riviera del Corallo.

Flora e fauna acquatiche[modifica | modifica wikitesto]

I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori per la varietà di Pesci, spugne e coralli e sono caratterizzati dalla straordinaria limpidezza dell'acqua. La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia di crescere ben più profonda rispetto il suo limite naturale. Questo enorme polmone verde produce ossigeno e ospita una grande varietà di forme di vita che crescono e si riproducono, cercando riparo nella vegetazione marina. Il segno inequivocabile della presenza delle praterie di posidonia, sono i caratteristici mucchi di alghe che talvolta si trovano abbondanti sulle spiagge. Un cenno particolare va fatto alla foca monaca. A lungo perseguitata dai pescatori e disturbata dai vacanzieri, si ritiene ormai estinta. L'ultima riproduzione documentata risale al 1978, mentre in seguito sono stati documentati avvistamenti attribuibili a giovani in deriva.

Plecotus sardus, l'unico pipistrello endemico presente in Italia.

Gli endemismi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Plecotus sardus, Euproctus platycephalus e Centaurea horrida.

L'ambiente naturale isolano è caratterizzato da un elevato numero di endemismi. Alcuni di questi sono paleoendemismi ossia relitti della fauna e della flora ancestrale risalente al Cenozoico prima del distacco della placca sardo-corsa dal continente europeo; queste specie, veri e propri fossili viventi, si sono anticamente estinte nelle terre continentali mentre sono sopravvissute in condizioni particolari nell'Isola. La maggior parte delle specie endemiche sono invece neoendemismi, prodotti da un'evoluzione differenziale a partire dal Neozoico o da epoche più recenti, grazie all'isolamento geografico. Gli endemismi botanici accertati sono oltre 220 e rappresentano circa il 10% di tutta la flora sarda. Alcuni di questi sono delle vere rarità anche per il basso numero di esemplari e per la limitatissima estensione dell'areale, in alcuni casi ridotto a pochi ettari. Nel 2002 nelle grotte del Gennargentu è stato scoperto il Plecotus sardus, una specie endemica di pipistrello.

Grotte del Bue marino a Dorgali.

Grotte naturali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grotte di Alghero.

Le rocce della Sardegna sono ritenute tra le più antiche d'Italia. Le formazioni carsiche coprono un'area abbastanza ristretta in rapporto a quelle granitiche o metallifere e costituiscono il 6% della superficie totale, ossia 1500 km². Le formazioni geologiche più antiche risalgono al periodo Paleozoico, ma altre formazioni sono apparse in periodi successivi, nel Mesozoico, nel Terziario e nel Quaternario, contribuendo alla creazione di una rimarchevole varietà di formazioni rocciose. Molte grotte sono state scoperte per azzardo da archeologi alla ricerca di manufatti appartenuti alle antiche civiltà, o da geologi alla ricerca di falde acquifere per migliorare l'approviggionamento idrico, o da minatori durante lavori in miniera. Il patrimonio speleologico isolano comprende attualmente più di 1500 grotte. L'area del Supramonte è sicuramente quella più ricca insieme alla zona del Sulcis-Iglesiente e al promontorio di Capo Caccia. Tra quelle sommerse, la Grotta di Nereo è ritenuta la più vasta in tutto il Mediterraneo. Le grotte litoranee più conosciute sono le Grotte di Nettuno ad Alghero e la grotta del Bue Marino a Cala Gonone. Fra quelle terrestri, sono particolarmente suggestive quelle di Sa Oche-Su Entu a Oliena, Is Zuddas a Santadi, Su Mannau a Fluminimaggiore, la grotta di Su Marmuri ad Ulassai, quella di Ispinigoli presso Dorgali, di San Giovanni presso Domusnovas, per citarne alcune.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna.

In posizione centrale nel mar Mediterraneo, la Sardegna è stato fu sin dagli albori della civiltà un attracco frequentato da quanti navigavano da una sponda all'altra del Mar Mediterraneo in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di minerali, ha favorito il popolamento e l'impianto di insediamenti considerevoli. Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento - che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica - sia dalla propria posizione strategica, in quanto luogo imprescindibile nella rete degli antichi percorsi. Nel suo patrimonio storico e culturale sono abbondanti le testimonianze delle culture indigene ma anche gli influssi e le presenze delle maggiori potenze coloniali antiche[18]. Secondo una tesi dell'archeologo Giovanni Lilliu, la storia isolana è stata caratterizzata da ciò che egli definisce la costante resistenziale sarda[19], ossia la lotta millenaria condotta dai Sardi contro gli invasori. In due momenti ben distinti della loro storia hanno espresso due civiltà dalle forme molto originali rispetto a quelle coeve. Nei periodi in cui i Sardi subirono l'influenza delle maggiori potenze coloniali, secondo l'illustre studioso, il tessuto di sardità e le antiche tradizioni rimasero custodite dalle popolazioni barbaricine che attraverso i secoli le hanno tramandate fino ai nostri giorni.

Civiltà nuragica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Civiltà nuragica, Nuraghe, Pozzo sacro, Tomba dei giganti, Giganti di Monti Prama e Bronzetto sardo.

Circa 8.000 nuraghi (mediamente uno ogni 3 km²), centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una singolare civiltà che si è sviluppata nell'isola a partire dal II millennio a.C.. Il nuraghe era il centro della vita sociale degli antichi Sardi, ma oltre alle torri, altre strutture caratterizzarono la loro cultura, come le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) le cui stele centrali possono arrivare fino a 4 m di altezza, i pozzi sacri (luoghi di culto) dalla raffinata tecnica costruttiva, i bronzetti arrivati numerosi fino ai nostri giorni e fusi mediante la tecnica della cera persa. I Nuragici erano un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in nuclei tribali (clan) che abitavano in cantoni. Commerciavano con i Micenei, con i Minoici, con i Fenici e con gli Etruschi, lungo rotte che attraversavano il mar Mediterraneo dalla Spagna alle coste libanesi. Il loro simbolo più conosciuto, il nuraghe, è stato classificato dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità, individuando in Su Nuraxi presso Barumini l'esempio più significativo[20].

I Giudicati sardi

Civiltà giudicale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna Giudicale.

Un altro momento alto della storia dei Sardi fu quello giudicale, quando, a partire dal IX secolo, al ritirarsi dei Bizantini dovettero far fronte con le loro forze alle sempre più frequenti scorrerie degli Arabi. Ebbe così inizio il periodo dei giudicati, una forma originale di governo che durò per i successivi 600 anni. Il territorio venne progressivamente diviso in quattro regni autonomi e si diede vita ad una organizzazione politica ed amministrativa di grande efficacia e con elementi di modernità rispetto a regni coevi. L'Isola fu divisa a sua volta in curatorie che secondo alcuni studiosi ricalcavano i confini degli antichi cantoni nuragici. Grazie all'abbondanza di risorse naturali, prosperò nuovamente l'agricoltura e la pastorizia, i commerci ebbero nuovo impulso e fiorì una originale cultura autoctona, ricca di peculiarità artistiche e giuridiche, come la Carta de Logu, massima espressione della certezza del diritto nell'Europa medioevale. Le ingerenze delle Potenze Marinare di allora, insieme al Papato finirono con l'istituzione nominale del regno di Sardegna nel 1297, infeudato agli Aragonesi che, solo dal 1324, tentarono di realizzarlo territorialmente. Dopo quasi 90 anni di guerre, epidemie di peste e trattati di pace, nel 1409 riuscirono a prevalere i Catalani sul Giudicato di Arborea, bloccando di fatto un processo di sviluppo autoctono che stava portando l'Isola verso una entità statuale sarda. Tra le più importanti figure giudicali si ricordano: Gonario II di Torres, Mariano IV d'Arborea, Eleonora d'Arborea.

Raffigurazione del popolo sardo nel Palazzo regio di Cagliari.

I Sardi e la loro cultura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Antropologia dei Sardi e Genetica dei Sardi.

Varie ipotesi si sono fatte sull'origine del popolo sardo. Originatisi a partire da una popolazione mediterranea ha avuto influenze euroasiatiche. Secondo alcune interpretazioni linguistiche gli antichi Sardi erano eredi, come i baschi, dell'antica cultura mediterranea pre-indoeuropea; secondo altre, corroborate anche da recenti ritrovamenti archeologici, parlavano una lingua indoeuropea [21][22]. Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione, attingendo alla informazione contenuta nel DNA degli abitanti attuali. L'interpretazione della variabilità genetica li fa derivare in buona parte da gruppi di genti giunte in Sardegna attraverso varie migrazioni nel Paleolitico e nel Neolitico. Benché i Sardi abbiano una composizione genetica molto simile a quella degli altri Italiani ed Europei, si riscontrano delle differenze quantitative dovute molto probabilmente all'isolamento e alla deriva genetica. La causa di questa differenziazione è dovuta in particolar modo, alla larga diffusione della linea genetica I-M26, quasi esclusiva dell'isola, e diffusa soprattutto nella zona centro-orientale, meno in quella settentrionale[23][24]. Gli studiosi ritengono che sia molto probabilmente collegata ai primi coloni che giunsero in Sardegna, nel Paleolitico, dalla regione pirenaica [25]. Recenti studi hanno dimostrato che l'isolamento, le difficili condizioni ambientali e malattie come la malaria, hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche nelle popolazioni. Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale. Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'Isola vanta alcuni primati[26][27]. Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno.

Distribuzione geografica delle lingue e dei dialetti parlati in Sardegna.

Le lingue dei Sardi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua sarda, Lingua sassarese, Lingua gallurese, Dialetto algherese, Dialetto tabarchino e Italiano regionale della Sardegna.

Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua autonoma, appartenente al gruppo indoeuropeo, ed è considerata la più conservativa tra le lingue neolatine (gli studiosi hanno rilevato che se ai tempi di Giulio Cesare un cittadino romano prima di partire per un breve viaggio avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula» la stessa frase è tuttora utilizzata nel sardo per chiedere la stessa cosa)[28]. Parlata ovunque nell'Isola[29][30], sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi):

  • a Nord il logudorese comprende le parlate del Logudoro (logudorese comune) e la variante del Nuorese caratterizzata per maggiore conservazione e fedeltà a forme linguistiche arcaiche. Il logudorese è considerata la lingua letteraria della Sardegna. Sempre al nord nella parte ad est in Gallura è parlato il gallurese (nome nativo: gadduresu /gaɖːu'rezu/) che si avvicina particolarmente al dialetto parlato nella parte meridionale della Corsica;
  • a Sud il campidanese che, oltre alla matrice nuragica e latina, presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell'intero meridione isolano, costituendone anche la variante più diffusa.

Nella città di Alghero è poi parlata una variante della lingua catalana: il dialetto algherese, che è anche la lingua ufficiale del Comune insieme all'italiano[31]. Sono presenti infine anche altre parlate, a rischio di estinzione, relative a gruppi esigui di popolazione: il sassarese o Turritano, parlato nella zona di Sassari e con piccole variazioni in Romangia. È un idioma nato dalla commistione fra còrso, pisano, ligure e da una forte influenza del sardo logudorese; nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo; ad Arborea è parlato un dialetto veneto, portato in zona di bonifica dai coloni arrivati per volontà della Società Bonifiche Sarde durante il ventennio fascista.

Ai sensi della legge 482/99, il sardo e il catalano sono riconosciuti e tutelati come minoranze linguistiche storiche. Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese. Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

Cultura materiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Musei della Sardegna.

Attraverso un lungo ed elaborato percorso storico, alle iniziali culture indigene si aggregarono molteplici apporti di civiltà provenienti dal vasto mondo mediterraneo, contribuendo in tal modo a formare una sorta di eterogeneità culturale dai tratti fortemente originali. L'archeologia isolana ha evidenziato chiaramente questa lunga evoluzione, ritrovandone tracce nel variare dell'architettura delle costruzioni attraverso i secoli, ma questo lungo cammino si riscontra anche nelle tradizioni legate intimamente all'arte delle produzioni artigianali, alle variegate espressioni musicali, alle regole interne del mondo agro-pastorale, alla cultura isolana in generale. I ritrovamenti e le preziose testimonianze del passato sono raccolte e custodite in numerosi musei e nei parchi archeologici sparsi sul territorio. Da diversi anni è in vigore una legge emanata dalla Regione autonoma della Sardegna (legge regionale n. 14 del 20/09/2006, in attuazione degli art. 2 e 5 dello Statuto sardo, che concede potere alla Regione di legiferare per la tutela della cultura e dell'identità del popolo sardo), che ha dato nuovo impulso alla riorganizzazione dei luoghi preposti alla custodia delle testimonianze del passato. Oltre ai musei, alle biblioteche ed agli archivi storici, sono stati riorganizzati anche i parchi archeologici e gli ecomusei, espressione viva della memoria storica del territorio.

Colonne romane a Tharros.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel IV Millennio a.C. si sviluppò la prima espressione culturale, di cui si trovano tracce in tutta l'isola, la Cultura di Ozieri. I ritrovamenti archeologici, conservati nei più importanti musei isolani, hanno messo in risalto quale notevole progresso sociale e culturale conseguirono le popolazioni preistoriche sarde. Nel II Millennio a.C. le testimonianze archeologiche della bella età dei nuraghi sono innumerevoli e lo sviluppo di una civiltà frammentata in cantoni hanno lasciato sull'Isola importanti e numerose vestigia. I Fenici frequentarono assiduamente la Sardegna introducendovi urbanesimo e scrittura. Cartagine e Roma se la contesero lasciandovi tracce indelebili. Sin dalla nascita dell'archeologia il territorio sardo fu ritenuto di grande interesse per i primi ricercatori. Nell'Ottocento, il canonico Giovanni Spano diede inizio all'esplorazione dei maggiori siti, descrivendo poi le sue scoperte nel Bullettino archeologico sardo. Nei primi del Novecento, l'archeologo Antonio Taramelli intraprese una serie di scavi nel sud dell'Isola, e la sua attività di recupero ed individuazione di nuovi siti continuò per circa trent'anni. Nel dopoguerra le campagne di scavo di Giovanni Lilliu hanno di fatto rivoluzionato le conoscenze sulla storia degli antichi Sardi. La sua opera è considerata di fondamentale importanza per la conoscenza della civiltà nuragica. Attualmente sono in corso su tutto il territorio numerose campagne di scavi, ma la carenza di finanziamenti e la mole enorme dei siti ancora da riportare alla luce scontentano non poco gli isolani, desiderosi di conoscere meglio la loro antichissima storia, in parte ancora avvolta nel mistero.

Architettura gotico-catalana, campanile della cattedrale di Santa Maria ad Alghero

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nuraghe , Pinnetta e Architettura romanica in Sardegna.

Dell'architettura preistorica in Sardegna sono presenti numerose tracce di tombe ipogeiche Domus de janas, tombe dei giganti, circoli megalitici, menhir, dolmen, templi a pozzo. Tuttavia l'elemento che più di ogni altro caratterizza il paesaggio preistorico isolano sono i nuraghi che si trovano nell'isola numerosi e in varie tipologie. Si stima che che nell'isola vi siano all'incirca 500 villaggi nuragici, in genere fortificati, di cui l'esempio prominente è Su Nuraxi di Barumini. Numerose sono anche le tracce lasciate dai Fenici che introdussero nuove forme urbane nell'isola soprattutto nelle coste. I Romani diedero un assetto organizzativo all'intera isola con la realizzazione di una rete stradale, la strutturazione di diverse città e la realizzazione di numerose infrastrutture di cui rimangono numerosi i resti di teatri, terme, templi religiosi, ponti, ecc. Anche dell'epoca protocristiana e bizantina rimangono numerose testimonianze in tutto il territorio sia sulle coste che all'interno.

Particolare della facciata della Chiesa di Nostra Signora di Tergu (SS)

Una particolare attenzione merita il periodo giudicale durante il quale si sviluppò il romanico. A seguito del prosperare delle attività commerciali, grazie alla sicurezza del Mediterraneo garantita dalle flotte delle Repubbliche Marinare. Il primo edificio romanico dell'Isola fu la basilica di San Gavino a Porto Torres nel Giudicato di Torres. La costruzione voluta dal giudice Gonnario Comita de Lacon-Gunale ebbe inizio prima del 1038, e nell'occasione furono impiegate maestranze provenienti da Pisa. La basilica fu completata durante il regno del figlio Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale intorno al 1065. I sovrani dei regni giudicali, dal 1063 in poi, attraverso cospicue donazioni, favorirono l'arrivo nell'Isola di monaci di diversi ordini da varie regioni della penisola italiana e della Francia. Queste circostanze portarono in breve tempo ad operare nell'isola maestranze di diversa provenienza: pisani, lombardi e provenzali, ma anche di cultura araba, provenienti dalla penisola iberica. Per cui ebbe luogo nell'isola il manifestarsi di espressioni artistiche inedite caratterizzate dalla fusione di queste esperienze. Dopo la metà del XII secolo, l'architettura romanica sarda sarà contrassegnata sempre più dallo stretto legame con Pisa, tendente a farsi più esclusivo a causa della maggiore ingerenza dei mercanti pisani nell'economia isolana e nelle politiche interne dei sovrani giudicali. Nel 1324 il re Alfonso d'Aragona aveva fatto costruire un castello fortificato per conquistare la città di Cagliari, roccaforte dei Pisani. La città sarà conquistata nel 1326 dagli aragonese che introdurranno nell'isola forme di architettura gotico-catalane, di cui il Santuario di Nostra Signora di Bonaria ne costituì il primo esempio. Oltre allo stile neo-mediterraneo, molto diffuso attualmente lungo le coste, la tradizionale architettura rurale sarda è ancora molto ben evidente in Gallura, dove gli stazzi sono ancora ben presenti nel territorio. Si tratta di abitazioni rurali, ad un piano, sviluppate in senso lineare, con muratura in blocchi di granito intonacato di bianco, ed il tetto di tegole e canne, sostenuto da travature in legno di ginepro. Altre tipologie abitative tradizionali sono la casa alta, a due piani, delle zone montane, costruite in pietra e legno, e le case a corte in ladiri del Campidano. Il ladiri (da later, matrice latina dalla quale deriva la parola italiana laterizio), era un mattone in terra cruda, mista a paglia, e veniva utilizzato per costruire muri di cinta per le corti ma anche per le abitazioni.

San Michele Arcangelo, Maestro di Castelsardo, Castelsardo, Museo diocesano

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Il Neolitico fu il periodo in cui si rilevano le prime manifestazioni artistiche. Numerosi ritrovamenti delle tipiche statuine della Dea Madre e di ceramiche incise con disegni geometrici testimoniano le espressioni artistiche della preistoria sarda. Successivamente la Cultura nuragica produrrà le innumerevoli statuine in bronzo e l'enigmatica statuaria in pietra dei Giganti di Monti Prama. Il connubio tra le popolazioni nuragiche e i mercanti fenici portò ad una raffinata produzione di gioielli in oro, anelli, orecchini e monili di ogni genere, ma anche ceramiche, stele votive e decorazioni parietali. Oltre all'architettura legata alle opere pubbliche, i Romani introdussero i mosaici e ornarono con sculture e pitture le ricche ville dei patrizi. Nel Medioevo e durante il periodo giudicale, le architetture delle chiese romaniche furono arricchite di capitelli, di sarcofagi, di affreschi, di altari in marmo impreziositi successivamente da retabli, dipinti da importanti pittori come il Maestro di Castelsardo e il Maestro di Ozieri. Nel XIX secolo per poi proseguire nel Novecento, si affermano nell'immaginario collettivo i miti della genuinità del popolo sardo, di un'isola incontaminata e fuori dal tempo, raccontata dai tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna in quel periodo, ma tali miti verranno celebrati prevalentemente da molti artisti sardi, quali Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Filippo Figari, Mario Delitala, Costantino Nivola. Nelle loro opere racconteranno i valori autoctoni del mondo agro pastorale, non ancora omologati alla modernità che premeva dall'esterno.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Condaghe, Letteratura sarda e Carta de logu.

In base alle evidenze archeologiche la maggior parte degli studiosi è concorde nell'assegnare ai mercanti fenici l'introduzione dell'alfabeto sull'Isola. Oltre a questi, anche i Romani hanno lasciato documenti scritti, solitamente pietre miliari o epigrafi. Dopo la caduta dell'Impero romano, i documenti scritti in epoca bizantina furono quelli prodotti dai vescovi africani, esiliati nell'Isola dai re vandali, tra questi Fulgenzio di Ruspe. Lentamente, in un lungo lasso di tempo che va dal VI secolo all XI, la lingua sarda inizia a prendere corpo e già dal IX secolo si ha notizia di documenti giudicali redatti in sardo e raccolti in registri chiamati condaghes. A parte questi archivi amministrativi, di solito composti da scritture private e atti di donazione, la civiltà giudicale ha lasciato scritte in lingua sarda raccolte di leggi e statuti comunali tra le quali spicca la trecentesca Carta de logu. Con l'arrivo degli Aragonesi, l'idioma sardo subisce l'influenza di quello spagnolo venendosi cosi a creare una società plurilingue che parlava correntemente castigliano, catalano, sardo ed anche un po' di italiano. A partire dalla seconda metà del Quattrocento nascono ad opera dall'arcivescovo di Sassari Antonio Canu i primi scritti in sardo riguardanti La leggenda sacra dei santi Martiri Turritani. Il religioso parlava e scriveva anche le altre lingue e questo plurilinguismo è adottato pure da Antonio Lo Frasso, da Sigismondo Arquer, da Giovanni Francesco Fara. I loro scritti destano grande interesse proponendo riflessioni sulla Sardegna e sul suo passato. Pietro Delitala si discosta dagli autori dello stesso periodo perché sceglie di scrivere in lingua italiana, o per meglio dire, toscana, in un momento in cui questo idioma è quasi completamente abbandonato in Sardegna. Nel Seicento si ha una maggiore integrazione nel mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta Giuseppe Delitala y Castelvì, mentre quelle di Francesco Vidal mostrano interesse verso la lingua sarda. Nel Settecento la crisi dell'Impero spagnolo riporta la Sardegna nell'orbita italiana. La corona del regno passa ai Savoia che diventano re, mentre le idee dell'Illuminismo, insieme all'aumento dell'istruzione e della cultura, grazie anche a strutture pubbliche, formano una generazione che darà vita successivamente ai moti rivoluzionari sardi.

Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926.

Nell'Ottocento i Sardi riscoprono la Sardegna. Giovanni Spano intraprende i primi scavi archeologici, Giuseppe Manno scrive la prima grande storia generale dell'Isola, Pasquale Tola pubblica importanti documenti del passato, Pietro Martini scrive biografie di sardi illustri. Alberto La Marmora percorre l'Isola in lungo in largo, studiandola nei particolari e scrivendo un'imponente opera in quattro parti intitolata Voyage en Sardaigne, pubblicata a Parigi e poi introdotta negli ambienti colti europei. È questo il periodo in cui numerosi viaggiatori visitano le città e le contrade isolane. Nel corso del secolo giungono in Sardegna Alphonse de Lamartine, Antonio Bresciani, Emanuel Domenech, Carlo Corbetta, Gaston Vuillier, Gustave Jourdan per citarne alcuni. Nei primi del Novecento la società isolana viene mirabilmente raccontata da Sebastiano Satta e da Grazia Deledda, quest'ultima insignita del Nobel per letteratura nel 1926. Riprendono numerosi i viaggi di studiosi, giornalisti e scrittori che pubblicano poi dettagliati resoconti dei loro viaggi. In questo secolo accanto alla cultura letteraria va ricordata l'esperienza politica di personaggi di grande valore come Emilio Lussu ed Antonio Gramsci. Il secondo dopoguerra rappresenta un momento di svolta. Gli intellettuali sardi sono coscienti di trovarsi di fronte ad una svolta epocale. Finisce l'isolamento e la Sardegna si addentra nel cosiddetto villaggio globale. Questi mutamenti sono percepiti da uomini di cultura e da scrittori come Salvatore Cambosu, Giuseppe Dessì, Salvatore Satta e, in anni più recenti, Sergio Atzeni, Salvatore Niffoi, Gavino Ledda, Salvatore Mannuzzu, Maria Giacobbe, per citarne alcuni.

Le launeddas

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ballo sardo, Launeddas, Canto a tenore e Cantu a chiterra.

La musica tradizionale sarda sia cantata che strumentale è molto antica. In un vaso risalente alla cultura di Ozieri, circa 3.000 anni a.C., si suppone raffigurato un tipico ballo sardo[32]. La caratteristica danza sarda chiamata su ballu tundu veniva accompagnata dal suono delle launeddas, un antico strumento formato essenzialmente da tre canne palustri e suonato con la tecnica del fiato continuo. L'origine delle launeddas, in base al ritrovamento nelle campagne di Ittiri di un bronzetto raffigurante un suonatore, viene fatta risalire ad un'epoca antecedente all'VIII secolo a.C.. Su questo strumento sono stati fatti diversi studi negli anni 1957-58 e 1962 dal musicologo danese Andreas F. Weis Bentzon, il quale ha registrato e filmato diverse esecuzioni musicali che poi ha catalogato e trascritto su pentagramma. Le launeddas sono tradizionalmente diffuse soprattutto nel Sarrabus e nel Campidano.

Il Canto a Tenore è tipico delle zone interne della Barbagia ed è ritenuto un'espressione artistica di pura matrice isolana. La prima testimonianza potrebbe risalire ad un bronzetto del VII sec. a.C. dove è raffigurato un cantore nella tipica posa dei tenores. Questo tipo di canto nel 2005 è stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità[33].

Il cantu a chiterra è una tipica espressione artistica nata in Logudoro (probabilmente a Ozieri) e sviluppatosi successivamente anche in Gallura e Planargia, dove ha avuto grande diffusione. Il canto nella forma attuale è il risultato dell'incontro con le tradizioni melodie locali con la chitarra portata in Sardegna dagli spagnoli. Questo canto ha avuto una gran diffusione a partire dal XX secolo grazie alle numerose feste paesane durante le quali si svolgevano (e si svolgono attualmente delle vere e proprie competizioni tra cantadores), in genere maschi, accompagnati da un chitarrista e spesso anche da un fisarmonicista[34].

Donna in costume,Festa del Redentore.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Costumi sardi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Costume tradizionale sardo e Sa Berritta.

Dai colori vivaci e dalle forme più svariate e originali, i costumi tradizionali rappresentano un chiaro simbolo di appartenenza a specifiche identità collettive. Sono considerati uno scrigno di tradizioni etnografiche e culturali dalle caratteristiche molto peculiari, frutto di secolari stratificazioni storiche [35]. Sebbene il modello base sia omogeneo e comune in tutta l’Isola, ogni paese ha un proprio abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, che lo differenzia dagli altri paesi. Nel passato gli abiti si diversificavano anche all'interno delle comunità, svolgendo una precisa funzione di comunicazione in quanto rendevano immediatamente palese lo stato anagrafico e il ruolo di ciascun membro in ambito sociale, la regione storica o il paese di appartenenza, un particolare stato civile (baghiàna/u, gathìa/u). Ancora oggi a Desulo si possono incontrare persone anziane vestite in costumene, ma fino a 60 anni fa su tutta l'Isola il costume rappresentava il vestiario quotidiano [36].

I materiali usati per la loro confezione sono tra i più vari: si va dall'orbace alla seta, al lino, dal bisso al cuoio. I vari componenti dell’abito femminile sono: il copricapo (mukadore), la camicia (camija, camisa), il corpetto (palas, cossu), il giubbetto (corittu, tzippone), la gonna (unnedda, saucciu), il grembiule (farda, antalena). Quelli dell’abito maschile sono: il copricapo (berritta), la camicia (bentone), il giubbetto (tzippone), i calzoni (cartzones), il gonnellino (ragas), il soprabito (gabbanu, collettu), la mastrucca, una sorta di giacca in pelle di agnello o di pecora priva di maniche; (Latrunculi mastrucati era l'appellativo con il quale Cicerone denigrava i Sardi ribelli al potere romano).

Sfiliata in costume alla Sagra di Sant'Efisio.

Feste popolari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sagre principali in Sardegna.

Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale[37]. In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli[38], di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi. Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare. Le feste popolari più conosciute sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano, San Gavino a Porto Torres, San Michele ad Alghero e San Simplicio a Olbia, i festeggiamenti del carnevale in Barbagia e i riti della Settimana Santa.

Pasta e dolci sardi

Enogastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cucina sarda e Prodotti agroalimentari tradizionali sardi.

La cucina isolana è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati[39]. Come antipasti sono diffusi i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce sono svariati gli antipasti di mare. Primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurjonis, i cui ingredienti cambiano da paese a paese, il pane frattau, la fregula, la zuppa gallurese e lorighittas. Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica, tanto che quello del maialetto (su porcheddu) è considerato l'emblema della cucina sarda.

Pane di Villaurbana (Oristano)

Il pane[modifica | modifica wikitesto]

Diverse tecniche, trasmesse di generazione in generazione per lavorare la pasta, insieme ai molteplici procedimenti per farla lievitare, contribuiscono ad offrire una vasta scelta di originali forme di pane in ogni regione dell'Isola[40]. Alcuni tipi di pane più diffusi sono: il Pane carasau tipico pane della Barbagia, composto da una sfoglia croccante, rotonda e piatta, il nome deriva da carasare che in sardo significa tostare, cosparso d'olio, salato e scaldato al forno viene chiamato pane gutiau[41]; il Pistocu, di spessore maggiore della sfoglia di pane carasau; la Spianada, conosciuta anche come cogones o cogoneddas, pagnotta di semola di grano duro, dalla forma rotonda e non molto spessa[42]; il Civraxu, tipico del Campidano, È una grande pagnotta che si consuma a fette; il Cocoi a pitzus, pagnotta decorata di semola di grano duro; il Pane 'e Poddine, tipico del Logudoro e dell'Anglona, dal diametro di circa 40 cm, e noto anche con il nome di pane di Ozieri o spianata o anche pane ladu, è molto simile al pane che i greci, gli arabi e gli ebrei chiamano pita.

Dolci e pani votivi[modifica | modifica wikitesto]

Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione dei pani votivi e la preparazione dei dolci — in certe regioni dell'Isola — può diventare un'arte[43]. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta [44]. A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cotzuleddas, i Pirichitos e il Pistiddu. Per Carnevale si preparano le Frisolas, le Catas, le Orilletas, e le Tzìpulas. Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali viste come delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la Pasqua si preparano le Pitzinnas de ou, le Casadinas e la Pischedda. Per Ognissanti dolci caratteristici sono il Pane de saba e i vari Pabassinos. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni come i singolari Gatò, sos Coros, s'Arantzada. In altre occasioni sono comunemente diffusi il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli, sos Sospiros.

I formaggi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Formaggi sardi.

La Sardegna ha una antica pastorale e offre una vasta produzione di formaggi pecorini.[45]. Sono esportati ed apprezzati ovunque, soprattutto in Nord America. Attualmente sono tre i formaggi D.O.P.: il Fiore Sardo, il pecorino sardo ed il pecorino romano che nonostante il nome è prodotto per il 90% nell'isola. Altri formaggi noti sono: su Casizolu (o Casu conzeddu), una peretta fatta con latte vaccino prodotta nel Nord Sardegna; la Frue (o Casu agedu), simile alla Feta greca; s'Arrescottu siccau (una ricotta secca), s'Arrescottu friscu (la ricotta fresca ovina) chiamato anche Brotzu o Brocciu nella Gallura, su Gioddu, su Soru (nel Nuorese), è invece un tipico yogurt di pecora. Un prodotto molto singolare è il su casu marzu o casu frazigu, ottenuto dalle forme di pecorino contaminate dalle larve della mosca casearia, attualmente non commerciabile.

Vini e liquori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Vini sardi e Liquore di mirto.

Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite[46] e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi attraverso le varie occupazioni straniere si è ancora arricchita. Tra i vini rossi si annoverano il Cannonau, il Monica, il Carignano del Sulcis, il Girò, mentre tra i bianchi vi sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato di Alghero, il Nuragus di Cagliari, il Moscato, la Vernaccia di Oristano. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri. Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena. Tra i liquori il Mirto (sia bianco che rosso), la fortissima grappa filu 'e ferru ed il Villacidro sono tra i più diffusi; negli ultimi anni nella zona di Siniscola ha fatto la sua comparsa il liquore di Pompia (distillato dalle bucce dell'omonimo agrume).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Economia della Sardegna, Turismo in Sardegna e .....

Il Piano di Rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Il decollo industriale della Sardegna si ebbe a partire dal 1951 quando una particolare commissione di studi, lungamente attesa e prevista negli accordi inerenti lo Statuto speciale (art.13), fu incaricata di elaborare un piano di sviluppo economico nei vari settori produttivi dell'economia isolana. Molto lentamente tale commissione si mise in moto e solo nel 1958 presentò il rapporto finale, o meglio un'ipotesi di sviluppo. Le conclusioni di tale organismo però apparvero inadeguate alle necessità di sviluppo dell'Isola e nel 1959 fu costituita un'altra Commissione, con lo scopo di elaborare un piano più preciso che fu poi presentato l'anno successivo. Questa relazione finale evidenziava 18 settori economici prioritari ed in particolare quello industriale, con un investimento per lo Stato minore di quello previsto dalla precedente Commissione. Finalmente il 17 gennaio 1961 il Governo italiano presentò in Parlamento un progetto di legge che dopo varie modifiche e dibattiti, fu approvato e successivamente, il 2 giugno 1962 fu promulgata la legge chiamata Progetto straordinario per promuovere lo sviluppo economico e sociale della Sardegna in esecuzione dell'Articolo 13 dello Statuto costituzionale n.3 del 26 febbraio 1948[47]. Dopo sedici anni dall'apertura delle negoziazioni tra Stato e Regione, nasceva il Piano di Rinascita[48]. Nel periodo posteriore al 1945, l'evolversi dell'economia isolana si divide in tre momenti distinti: tra il 1945 ed il 1955, l'Isola si adattò progressivamente alle condizioni ed al modo di vivere del resto del Paese.; nel corso della seconda fase, tra il 1956 ed il 1966, la situazione economica cambiò molto rapidamente modificando considerevolmente il tessuto sociale; la terza fase è quella che arriva fino ai nostri giorni e si caratterizza, nonostante gli errori e i ritardi nell'attuazione del Piano di Rinascita, in un rimarchevole progresso economico e sociale con un incremento della popolazione. I quotidiani hanno grande diffusione. Sono aumentate le linee marittime e le linee aeree. Il prodotti dell'informatica e delle telecomuicazioni sono diffusi in maniera considerevole insieme a tutti i beni di consumo in generale.

Ripartizione in percentuale degli addetti nei diversi settori economici.

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al commercio, al pubblico impiego e alle nuove tecnologie, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali e orientali dell'Isola. Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti; gli occupati sono ripartiti nei tre settori nelle seguenti percentuali:

Il tasso di disoccupazione sull'Isola nel 2007 (secondo l'ISTAT) si attestava sull'8,6%, nell'ultimo trimestre del 2008 il tasso è lievitato al 10,8%, ed è riconducibile alla recessione economica internazionale.

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[49] prodotto in Sardegna dal 2000 al 2007:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0 33.823,2
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
15.861,0 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3 20.444,1

Di seguito la tabella che riporta il PIL[49], prodotto in Sardegna ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 1.006,4 3,09% 1,84%
Industria in senso stretto € 3.692,1 11,33% 18,30%
Costruzioni € 1.957,1 6,01% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 6.506,8 19,97% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 6.660,8 20,45% 24,17%
Altre attività di servizi € 8.544,1 26,23% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 4.211,8 12,93% 10,76%
PIL Sardegna ai prezzi di mercato € 32.579,1
Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e quelli oltre i 10.000 abitanti.

Città[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Area metropolitana di Cagliari e Area metropolitana di Sassari.

Le città più importanti sono Cagliari, capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale.

Cagliari (157.297 ab.) è al centro di un'area urbana di 500.000 abitanti, i cui principali centri sono Quartu Sant'Elena (71.200 ab.), Selargius (29.000 ab.), Assemini (26.500 ab.), Capoterra (23.500 ab.), Monserrato (20.800 ab.), Sestu (19.100 ab.) e Quartucciu (12.400 ab.).

Sassari (130.306 ab.) ha un'area urbana che si espande soprattutto verso il golfo dell'Asinara, e include i centri di Porto Torres (22.200 ab.) e Sorso (14.700 ab.), per un totale di 275.000 abitanti circa.

Le rimanenti città svolgono funzione di polarità locale e hanno tutte una popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: Olbia (54.724 ab.), Alghero (43.831 ab.), Nuoro (36.450 ab.), Oristano (32.400 ab.), Carbonia (30.000 ab.), Iglesias (27.600 ab.), Villacidro (14.500 ab.), Tempio Pausania (14.200 ab.), Arzachena (13.000 ab.), Guspini (12.500 ab.), Sant'Antioco (11.700 ab.), La Maddalena (11.700 ab.), Siniscola (11.400 ab.), Ozieri (11.000 ab.), Macomer (10.730 ab.), Tortolì (10.600 ab.) e Terralba (10.400 ab.). Tra i centri minori con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia: Sanluri (8.500 ab.) e Lanusei (5.700 ab.) e l'antica città di Bosa (8.126 ab).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

La Sardegna è una delle cinque regioni autonome a statuto speciale d'Italia ed è una delle due regioni d'Italia, ma l'unica a statuto speciale, (a parte la Valle d'Aosta nel vecchio statuto speciale) ai cui abitanti il Legislatore costituente del 1948 riconobbe ufficialmente la dicitura di «Popolo Sardo»[50]. Lo Statuto è stato approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3, recante Approvazione dello Statuto speciale per la Sardegna, variamente modificato nel corso dei decenni, da ultimo con la Legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001, e legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che hanno introdotto rispettivamente l'elezione diretta del Presidente della Regione e forme più ampie di autonomia. Sono organi della Regione: il Presidente della Regione, la Giunta regionale, il Consiglio regionale. La Legge Regionale Statutaria n. 1/2008, dà attuazione alle predette norme ed in particolare allo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna.

Il Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Sardegna.

Il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con l'elezione diretta prevista dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, ha il ruolo di garante dell'autonomia regionale e di rappresentante della Regione Sardegna in tutti gli ambiti, compreso quello dei rapporti internazionali. Ha la responsabilità di formare la Giunta regionale e dirigerne l´operato: nomina e revoca i componenti della Giunta, gli assessori; convoca, presiede e fissa l'ordine del giorno delle riunioni della Giunta; vigila sull'attuazione delle deliberazioni della Giunta; assicura l´indirizzo politico amministrativo dell'esecutivo. Egli assomma in sé i poteri tipici negli ordimenti presidenziali. Infatti, indice le elezioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e i referendum regionali. Convoca la prima seduta del Consiglio regionale e può richiederne la convocazione in via straordinaria. Cura i rapporti con l´Assemblea legislativa e promulga le leggi regionali e i regolamenti. In qualità di presidente è componente della Conferenza Stato-Regioni, della Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali; convoca e presiede la Conferenza permanente Regione-Enti locali. In ambito internazionale sottoscrive accordi internazionali e transfrontalieri, con altri Stati e le intese con enti territoriali interni ad altri stati; fa parte della delegazione italiana chiamata a definire la posizione dell'Unione europea rispetto alle posizioni dell'Isola.

La Giunta regionale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giunta regionale della Sardegna.

La Giunta regionale è l'organo di governo della Regione. Essa è formata dal Presidente e da 12 Assessori, nominati dal Presidente. Dal 2004, cioè da quando il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini e non dal Consiglio regionale, sulla base della legge costituzionale n. 2/2001, dello Statuto Regionale e della Legge Statutaria n. 1/2008 (particolare legge rinforzata di attuazione dello Statuto Regionale), Presidente e Giunta non devono più ottenere il voto di fiducia dell'Assemblea per esercitare le proprie funzioni.

Il Consiglio regionale[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio regionale è l'organo legislativo della Regione Sardegna. Esso è in sostanza il Parlamento regionale: approva le leggi regionali e ha la facoltà di modificare lo Statuto della Regione. È eletto ogni 5 anni, ed è costituito da 85 consiglieri, che rappresentano, in maniera proporzionale alla popolazione, le 8 circoscrizioni provinciali in cui è ripartita la Sardegna. Oltre alla funzione più propriamente legislativa, il Consiglio ha il compito di indirizzare e controllare l´attività esecutiva della Giunta.

Le otto province sarde.

Attuale suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Istituzione di nuove province in Sardegna nel 2001.

La Sardegna è la regione italiana con più capoluoghi di provincia (12, a fronte di 8 province). In base ai dati del censimento del 2001 nell'isola c'è una provincia ogni 203.985 abitanti, e la media degli abitanti per capoluogo è di circa 42.493 residenti.

Partiti politici[modifica | modifica wikitesto]

Causa e testimonianza della forte identità sarda, per molti versi autonoma e diversa da quella italiana, nell'Isola sono presenti gruppi politici indipendentisti come Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, Sardigna Natzione e A Manca pro s'Indipendentzia, oltre ai principali due partiti autonomisti, Riformatori Sardi e Partito Sardo d'Azione, dal quale, in seguito alla svolta a destra dello stesso partito, è nato un nuovo movimento, Rosso Mori, che ha mantenuto la propria collocazione politica a sinistra. A questi si aggiungono le sezioni locali dei partiti nazionali italiani che godono di uno status particolare considerando fra i propri valori l'autonomismo e il federalismo. Secondo alcuni, questa tendenza si lega al più generale fenomeno della glocalizzazione per il quale, come reazione ai contemporanei processi d'unificazione transnazionali e coerentemente con le tendenze in atto in ambito continentale, si verificano spinte localistiche a forte componente identitaria.

La squadra italiana di Hockey su prato che vanta il più ricco palmarès, è la S. G. Amsicora, fondata nel 1897 a Cagliari.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sport in Sardegna.

Lo sport organizzato e praticato in senso moderno si diffuse in Sardegna nella seconda metà dell'Ottocento. Le varie discipline sportive, praticate inizialmente in modo elitario dalle classi agiate e da quelle militari, si affermarono di pari passo con quelle della Penisola. In seguito, con il diffondersi degli sport popolari, in particolar modo del ciclismo, anche le classi meno agiate iniziarono ad interessarsi alle differenti discipline sportive. Inizialmente praticate nelle città, si diffusero poi nelle periferie e nei centri minori. Le prime società sportive furono fondate a Cagliari, a Sassari e nel Sulcis dove era alta la concentrazione di operai che lavoravano nelle miniere. La diffusione capillare su tutti i centri isolani si ebbe dal secondo dopoguerra in poi. Attualmente lo sport coinvolge il 20% della popolazione con circa 300.000 praticanti, divenendo un fenomeno di massa, sostenuto anche da iniziative della Regione Sardegna (legge n. 17/1999), che favoriscono l'organizzazione di eventi sportivi anche a livello internazionale. L'Isola è rappresentata a livello nazionale con una o più squadre nelle massime serie, A o B, nell'hockey su prato maschile e femminile, nel calcio (maschile, femminile e calcio a 5), nella pallacanestro (maschile, femminile e in carrozzina), nella pallamano (maschile e femminile), nella pallanuoto (maschile e femminile), nella pallavolo (maschile e femminile), nel rugby, nel baseball e nel softball e nel tennis (maschile e femminile).

Sport di antica tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sa strumpa.

Uno sport in particolare, Sa strumpa, o lotta sarda, disciplina riconosciuta dal CONI e dalla Federazione Internazionale Lotte Celtiche (F.I.L.C), è una pratica sportiva tipica della Sardegna le cui origini sono antichissime. Rivalutata di recente e praticata soprattutto nella Sardegna centrale, i campioni sardi sono conosciuti a livello internazionale[51]. Altro sport di origine antiche e molto praticato è sa Murra, gioco noto anche agli antichi Egizi, ai Greci e Romani che lo chiamavano micatia.

Lo Stadio Sant'Elia a Cagliari

Cagliari calcio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cagliari Calcio e Gigi Riva.

Nel capoluogo dell'Isola ha sede il Cagliari Calcio, società fondata nel 1920 e che attualmente gioca nella Serie A del Campionato italiano. Gli incontri casalinghi si disputano nello Stadio Sant'Elia, costruito nel 1970 e ristrutturato prima del Campionato mondiale di Italia '90. Molto seguita dai tifosi isolani, è la squadra che vinse lo scudetto nella stagione 1969/70, la prima tra i club italiani non situati nell'area centro - settentrionale.

Manifestazioni sportive internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Soprattutto in campo velico, le competizioni internazionali che si disputano nell'Isola sono molteplici e di grande prestigio. Anche il rally ha lunga tradizione e il Giro di Sardegna di ciclismo è stato vinto da importanti campioni.

Porto Cervo è conosciuto anche per le sue regate

Vela[modifica | modifica wikitesto]

I centri velici e le scuole di vela sono molto numerosi e situati lungo tutta la costa sarda. Porto Cervo è una tra le più importanti mete dello yachting internazionale. Altri yacht club si trovano ad Alghero, Bosa, Cagliari, Carloforte, Stintino. I principali avvenimenti nautici sono: il Maxi Yacht Rolex Cup, nella prima settimana di settembre; la Veteran Boat rally, considerata una delle più grandi regate di barche d'epoca[52]; la Regata della Vela Latina a Stintino ad agosto; la Sardinia Rolex Cup, in settembre a Porto Cervo, considerata dagli appassionati come l'equivalente mediterranea dell'Admiral's Cup[53]; la Tiscali Cup; la Regata di mezz'agosto ad Alghero; la Vinetta Cup a Carloforte; la Città di Bosa; il Trofeo Formenton a Porto Raphael; la Settimana delle Bocche, per citarne alcune.

Windsurfing a Porto Pollo.

Windsurf[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Isola dei Gabbiani.

L'Isuledda, conosciuta come Isola dei Gabbiani, è un'area di circa 180.000 m² circondata dal mare, unita alla terraferma da un istmo di terreno sabbioso, nelle vicinanze delle località di Porto Pollo e Barrabisa, a nord di Palau. Questo suggestivo promontorio è universalmente riconosciuto come paradiso del windsurf e del kitesurf. La caratteristica che rende questa zona ideale per la pratica di questi sport è quella di offrire un'ottima esposizione ai venti provenienti dal quadrante Nord-Ovest (Tramontana, Maestrale e Ponente). Inoltre venendo dalla strada e guardando l'Isuledda, si hanno di fronte due grandi baie: quella a sinistra (baia di ponente, sopravvento) è solitamente caratterizzata da un leggero moto ondoso (nel gergo dei surfisti viene chiamato chop) e da vento costante (purché non ci si avvicini troppo alla costa), quella a destra (baia di levante, sottovento e prossima alla baia di Porto Pollo) invece presenta condizioni di acqua piatta e vento un po' più rafficato. Il fondale è in entrambe le parti sabbioso e l'acqua limpidissima. Nel 2005 Aglientu ha ospitato il Kitesurf World Cup nella spiaggia di Vignola.

Rally[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rally Costa Smeralda, Rally d'Italia e Rally di Sardegna.

Il Rally d'Italia che si svolge in Sardegna è una manifestazione inserita nel calendario del Campionato Mondiale Rally in sostituzione dal 2004 del Rally di Sanremo. La manifestazione si svolge su strade strette e tortuose della Gallura. L'appuntamento rappresenta un evento sportivo molto atteso e richiama un gran numero di appassionati. La prima edizione del Rally Costa Smeralda risale invece al 1978; nella sua storia ha visto competere i più grandi campioni che hanno dato vita spesso a duelli memorabili, come quello tra Attilio Bettega e Luigi Battistolli nel 1979, o quello tra Miki Biason e Fabrizio Tabaton del 1983. Da ricordare le vittorie di Bernard Darniche nel 1980, di Markku Alen nel 1981 e nel 1988, la vittoria di Henry Toivonen nel 1984 e nel 1986, il successo di Juha Kankkunen nel 1987 e di Didier Auriol nel 1988[54].

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giro di Sardegna e Transardinia.

La gara ciclistica Sassari-Cagliari, già dal lontano 1948, richiamava sull'Isola i grandi campioni del ciclismo professionistico mondiale. Nell'albo d'oro di questa corsa isolana appaiono nomi importanti come Fiorenzo Magni, Hugo Koblet, Fred De Bruyne, Miguel Poblet, Rik Van Looy, Franco Bitossi, Vittorio Adorni, Patrick Sercu, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Dieci anni dopo, per merito di Franco Petri e Rik Van Looy nacque il Giro di Sardegna.

Trofeo Alasport[modifica | modifica wikitesto]

Il Trofeo Alasport è considerato un appuntamento di prestigio mondiale per gli appassionati di Cross maschile e femminile, vi partecipano infatti i campioni più conosciuti della specialità. La manifestazione è nata nel 1973 ad Alà dei Sardi per iniziativa della giunta comunale. Da gara di corsa campestre negli anni è divenuto un appuntamento crossistico prima a livello nazionale, ospitando atleti come Gabriella Dorio, Gelindo Bordin, Agnese Possamai, Venanzio Ortis, Salvatore Antibo, Francesco Panetta, poi diventando importante appuntamento internazionale, con la partecipazione di nomi prestigiosi come i campioni olimpici Kenenisa Bekele, Bronislaw Malinowski (atleta), e primatiste del mondo come Tegla Loroupe, Paul Tergat[55].

Golf[modifica | modifica wikitesto]

In Sardegna di trovano alcuni dei percorsi da golf a 18 buche considerati tra i migliori a livello mondiale. Complessivamente i campi da golf sono 13 e tra questi il Pevero Golf Club, Is Arenas Golf & Country Club, Is Molas Golf Club, il Golf Club Puntaldìa, per citarne alcuni. Il calendario delle gare è molto fitto con tornei di grande prestigio come l'UBS Golf Trophy.

Personaggi famosi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sardi.

Ecco alcuni personaggi famosi nella storia della Sardegna: Papa Ilario, Gonario II di Torres, Mariano IV d'Arborea, Eleonora d'Arborea, Giovanni del Giglio, Giovanni Maria Angioy, Domenico Alberto Azuni, Giuseppe Manno, Emilio Lussu, Francesco Ciusa, Salvatore Satta, Grazia Deledda, Antonio Gramsci, Giuseppe Biasi, Antonio Segni, Giovanni Lilliu, Antonio Pigliaru, Costantino Nivola, Francesco Cossiga, Enrico Berlinguer, Maria Carta.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Video documentario sulla civiltà nuragica.
  2. ^ Articolo di giornale tratto dal Secolo XIX del 15 febbraio 2009, p. 12. Dal Sito ufficiale della Fondazione Fabrizio De André.
  3. ^ G.F. Chiai, Il nome della Sardegna e della Sicilia sulle rotte dei Fenici e dei Greci in età arcaica. Analisi di una tradizione storico-letteraria, Rivista di Studi Fenici, 30.2 (2002), pp. 125-146
  4. ^ Per l'archeologo G.Ugas il toponimo Sardegna è da attribuire agli antichi Shardana, una delle popolazioni che facevano parte dei Popoli del Mare.[1]
  5. ^ Video-documentario sui monti del Gennargentu
  6. ^ Storia e immagini sulle montagne sarde
  7. ^ Video-documentario sulle coste della Sardegna
  8. ^ Filmato RAI sulle isole che circondano la Sardegna.[2]
  9. ^ Secondo lo storico F.C. Casula :....I confini dei territori tribali (Cantoni) erano protetti da piccoli nuraghi d'avvistamento del nemico collocati in punti strategici alti. Oggi si contano in Sardegna circa 7000 nuraghi i quali contraddistinguono zone agricole e pastorali non molto dissimili, per vastità e forma, da quelle che saranno, nel Medioevo, le curatorìe medioevali....F.C Casula - Breve storia di Sardegna, pag 25
  10. ^ Protezione Civile - Classificazione sismica dell'Italia
  11. ^ Protezione Civile - Elenco comuni italiani con relativa classificazione sismica
  12. ^ [3] Esaustivo documento sulle gole e sulle cascate dell'Isola
  13. ^ Documento sui monumenti naturali della Sardegna
  14. ^ Guida alla flora della Sardegna
  15. ^ Filmato Rai sui cavallini della Giara di Gesturi
  16. ^ Filmato sulla nidificazione dei fenicotteri rosa nello stagno di Molentargius [4]
  17. ^ Sardegna prima per superficie forestale e assorbimento di Co2, Ente Foreste Sardegna. URL consultato il 23-10-2008.
  18. ^ Video sulle testimonianze archeologiche e culturali.
  19. ^ Importanti approfondimenti sulla Costante resistenziale sarda - versione Pdf
  20. ^ Sito Unesco con motivazione della scelta di inserire il nuraghe come patrimonio mondiale dell'umanità (in En.)[5]
  21. ^ http://www.gatc.it/biblioteca/letture/pittau-parentelasardietruschi.htm
  22. ^ http://www.pittau.it/Sardo/indoeuropeo.html
  23. ^ http://www.nature.com/ejhg/journal/v11/n10/full/5201040a.html
  24. ^ [6] Inferring Genealogical Processes from Patterns of Bronze-Age and Modern DNA variation in Sardinia. Guido Barbujani, Dipartimento di Biologia ed Evoluzione, Università di Ferrara. 02-12-2009
  25. ^ http://arheologija.ff.uni-lj.si/documenta/pdf33/rootsi33.pdf
  26. ^ (EN) World's 'oldest man' dies, BBC News, 5 gennaio 2002.
  27. ^ centenari di Orroli
  28. ^ Pone mihi tres panes in bertula: citazione di Manlio Brigaglia, tratta dal suo libro Sardegna isola del silenzio[7]
  29. ^ Ricerca sociolinguistica sulle lingue dei sardi
  30. ^ Michelangelo Pira, da Radio Sardegna, sulla lingua sarda:[8]
  31. ^ Statuto comunale di Alghero, articolo 9, comma 1, 2, 3 e 4
  32. ^ In questo documento a pagina 35 si può vedere il vaso risalente alla Cultura Ozieri con la scena del ballo [9]
  33. ^ Altre notizie sul canto a tenore
  34. ^ Documento audio sul canto alla corsicana
  35. ^ In questo opuscolo in PDF si possono trovare informazioni e immagini sui costumi tradizionali sardi [10]
  36. ^ Filmato sulla Sardegna degli anni '50 http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=190987
  37. ^ Video sulle sagre sarde
  38. ^ Ardias e Parillas in Sardegna
  39. ^ Video sulla gastronomia sarda
  40. ^ Il pane in Sardegna
  41. ^ Video sulla preparazione del pane carasau
  42. ^ Video sulla preparazione de sas cogones
  43. ^ Vari esempi di pani votivi
  44. ^ Alcune varietà di dolci nel portale della Regione Sardegna
  45. ^ Video sulla produzione e lavorazione dei formaggi sardi
  46. ^ (EN) Le origini del vino Cannonau secondo i risultati delle più recenti scoperte, descritte nel libro di Robinson Jancis, The Oxford Companion to Wine, third edition, Oxford University Press, 2006, ISBN 0-19-860990-6, pag. 333, dalla en.wiki: en:Grenache
  47. ^ Video Rai: il Presidente della Sardegna Efisio Corrias ritorna da Roma dopo l'approvazione del Piano di Rinascita
  48. ^ Audio di Radio Sardegna e interventi di Manlio Brigaglia con Francesco Pigliaru sul Piano di Rinascita dell'Isola.
  49. ^ a b Dati Istat - Tavole regionali
  50. ^ Si tratta del Veneto, che a livello di Statuto regionale, approvato con legge ordinaria nel 1971, ha al suo interno la dicitura Popolo veneto.
  51. ^ Video con una gara di Strumpa a Villagrande Strisaili
  52. ^ In questo documento immagini e notizie sulle maggiori regate isolane
  53. ^ In questo documento notizie sulla Sardinia Rolex Cup
  54. ^ Albo d'oro del Rally Costa Smeralda
  55. ^ In questa pagina i protagonisti nazionali e internazionali del Trofeo Alasport [11]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Italo Birocchi e Antonello Mattone (a cura di), La Carta de logu d'Arborea nella storia del diritto medievale e moderno, Roma-Bari, 2004. ISBN 88-420-7328-8
  • Maria Lepori, Dalla Spagna ai Savoia: ceti e corona nella Sardegna del Settecento Edizioni Carocci, 2003. ISBN 88-430-2557-0
  • Luigi Berlinguer, Antonello Mattone, (a cura di) La Sardegna, in Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi. Giulio Einaudi Editore, Torino, 1998.
  • Alberto Moravetti, Carlo Tozzi, Sardegna, Edizioni A.B.A.C.O., 1995. ISBN 88-86712-01-4
  • Francesco Cesare Casula La storia di Sardegna Delfino Editore, Sassari, 1994. ISBN 88-7138-063-0
  • Sebastiano Dessanay, Identità e autonomia in Sardegna: scritti e discorsi (1937- 1985) EDES, 1991.
  • AA.VV., Storia dei sardi e della Sardegna, IV Vol., Milano, 1987-89.
  • Franco Tassi, Fulco Pratesi,Guida alla natura della Sardegna, Mondadori Editore, Roma, 1985.
  • Gianni Bagioli, Anna Ferrari Bravo Sardegna Touring club italiano Editore, 1984. ISBN 88-365-0023-4
  • Alberto Boscolo, Luigi Bulfaretti, Lorenzo Del Piano, Profilo storico-economico della Sardegna, Padova, 1972.
  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna, 1971-77, Milano.
  • Giovanni Lilliu, La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi, Torino, Edizioni ERI, 1967.
  • Max Leopold Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, Carl Winter Universitätsverlag, Heidelberg 1960.
  • Antonio Dessì, Raccolta di usi e consuetudini della provincia di Cagliari, Cagliari, 1957.
  • Francesco Alziator, Folclore Sardo, Cagliari, 1957.
  • Ernst Junger, Am Sarazenturm, 1956 (trad. it. in Terra sarda, Nuoro, 1999)
  • Raffaello Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, 1953, ristampa anastatica, Sassari, 1992.
  • Maurice Le Lannou, Pâtres et paysans de la Sardaigne, Tours, 1941 e Cagliari, 1971 (it. trad. Pastori e contadini di Sardegna, Cagliari, 1979).
  • Pasquale Tola, Codice diplomatico della Sardegna, Cagliari, ristampa 1986.
  • Ferruccio Barreca, La Sardegna fenicia e punica Edizioni Chiarella, 1974.
  • Margherita Pinna, Il Mediterraneo e la Sardegna nella cartografia musulmana (dall'VIII al XVI secolo) 2 vv., Nuoro, 1996
  • Ettore Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano Edizioni Ilisso, Nuoro.
  • Alberto Boscolo, Manlio Brigaglia, Lorenzo Del Piano, La Sardegna Contemporanea, Edizione Della Torre, Cagliari.

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