Utente:Sannita/Sandbox 2

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Occidente (romanzo)[modifica | modifica wikitesto]

Occidente
Autore Mario Farneti
1ª ed. originale 2001
Genere romanzo
Sottogenere ucronia
Lingua originale italiano
Ambientazione mondo parallelo, Italia dei primi anni settanta
Protagonisti Romano Tebaldi, ufficiale fascista
Coprotagonisti
  • Fabio Cavan, ufficiale fascista
  • Dana Di Maggio, giornalista italo-statunitense
Antagonisti
  • Carlo Alberto II, re d'Italia
  • Leopoldo Del Borgo, imprenditore
Altri personaggi
  • Benito Mussolini, capo della MVSN
  • Galeazzo Ciano, Presidente del Consiglio e Duce del Fascismo
  • Valerio Ferri, caposquadra e poi capo delle guardie del corpo di Leopoldo del Borgo
  • Savelli, Bassico e Corbo, legionari fascisti
  • Leo Callaghan, giornalista italo-statunitense
Serie Trilogia di Occidente
Seguito da Attacco all'Occidente

Occidente è un romanzo di fantascienza ucronica scritto dallo scrittore e giornalista Mario Farneti.

È il primo libro della Trilogia di Occidente, raccolta di romanzi ambientata in un mondo ucronico, in cui il regime fascista scelse di non schierarsi con la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Dopo la sconfitta nazista, l'Italia fascista combattè al fianco degli Alleati nella Terza guerra mondiale contro l'Unione Sovietica, arrivando nei decenni a seguire a ricoprire lo status di superpotenza.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Capitolo 1[modifica | modifica wikitesto]

Vietnam, 1966: l'Italia fascista è impegnata nello sforzo bellico al fianco degli Stati Uniti d'America con un corpo di spedizione volontario, guidato dal generale Junio Valerio Borghese. Ne fanno parte, fra gli altri, il capomanipolo Romano Tebaldi, l'aiutante Fabio Cavan, il caposquadra Valerio Ferri e i legionari Savelli, Bassico e Corbo (questi ultimi soprannominati "i soliti quattro", perché sempre pronti a offrirsi volontari per missioni rischiose).

I sei vengono incaricati di recuperare un pilota italiano abbattuto ma, poco dopo averne ritrovato il cadavere, ricevono la comunicazione che il loro campo base è sotto attacco e l'ordine di recarsi alla base italiana più vicina. Dopo ore di cammino, incrociano un reparto della 101ª Divisione aviotrasportata, che rivela loro che l'esercito nordvietnamita e i Viet Cong hanno lanciato un'offensiva in grande stile e che Đà Nẵng (dove gli italiani hanno una base) è cinta d'assedio. Tebaldi e i suoi uomini decidono quindi di ricongiungersi alle forze italiane di stanza a Lệ Mỹ. Dopo un breve scambio di fuoco con i nordvietnamiti in prossimità di un ponte, i sei vengono tratti in salvo da un elicottero e trasportati alla base. Mentre Ferri viene portato in ospedale per le sue ferite, Tebaldi incontra una sua vecchia conoscenza: il capomanipolo Giulia Flaviani Morosini, rampolla di una famiglia nobile e unico ufficiale volontario donna in Vietnam.

Capitolo 2[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno dopo, Flaviani Morosini annuncia a Tebaldi l'arrivo degli Arditi della Decima Legio e la sua intenzione di prestare giuramento con loro. Tebaldi allora si dichiara a lei e le risponde che intende arruolarsi volontario nella Decima per non lasciarla da sola. All'arrivo del corpo guidato dal generale Massimo Duilio Gabrielli, anche Cavan, Savelli, Bassico, Corbo e Ferri (appositamente scappato dall'ospedale) si arroulano nella Decima. Gabrielli accetta il giuramento dei sette, ma tenta poco dopo di scoraggiare Flaviani Morosini dall'entrare nella X Legio. Non riuscendovi, ordina che venga consegnata nella sua tenda.

Flaviani Morosini, tuttavia, disubbidisce agli ordini e prende comunque parte all'operazione militare che ha come obbiettivo la vicina Collina 108. La missione si conclude con la distruzione completa della collina, a opera di un'azione molto ardita dei sette neo-arruolati e, in particolare, di Flaviani Morosini. Quest'ultima riceve dal generale Gabrielli in persona le scuse, la proposta per una medaglia d'oro al valor militare e la promozione sul campo a centurione. Dopo la battaglia, Tebaldi si dichiara nuovamente a Flaviani Morosini, ma lei è costretta a rifiutarlo in nome di un vecchio voto fatto a un antico culto romano, aggiungendo in modo sibillino che «il Fato vuole che domani sia l'ultima battaglia» per lei.

Il giorno successivo, infatti, il generale Gabrielli assegna a Flaviani Morosini la guida della divisione Adua e il compito di far saltare il ponte sul fiume Tourane, per rallentare l'afflusso di truppe nordvietnamite verso Lệ Mỹ. Tebaldi prova a offrirsi volontario, ma Flaviani Morosini gli nega il permesso e si congeda da lui donandogli una medaglia. La missione fallisce presto e l'intera divisione viene falcidiata. Tebaldi e i suoi uomini raggiungono il ponte e cercano di salvare Flaviani Morosini, ma anche loro vengono presto sopraffatti. La giovane ufficiale, per evitare di venire meno al suo voto, si suicida conficcandosi la baionetta in pieno petto. Tebaldi, gravemente ferito, si risveglia all'Ospedale americano di Saigon, dove il suo amico Fabio Cavan gli annuncia che la loro avventura vietnamita è giunta al termine.

Capitolo 3[modifica | modifica wikitesto]

Roma, 1972: la giornalista italo-americana Dana Di Maggio arriva in Italia per curare la telecronaca in diretta dell'inaugurazione di Caput Mundi, un gigantesco faro costruito per celebrare il 50º anniversario della Marcia su Roma, per conto dell'emittente televisiva newyorchese Global TV Network. Tuttavia, Di Maggio sta anche indagando su un misterioso incidente, avvenuto circa quattro mesi prima, al volo Trans Continental 022. Dopo aver preso visione di alcune fotografie fattele pervenire da un suo informatore, un certo Stame, la giornalista prende appuntamento con lui a piazza Barberini. Qui viene raggiunta da una bambina (che dice essere la nipote di Stame) e condotta via metro a Cinecittà. Una volta giunta a casa di Stame, l'informatore rivela alla giornalista che le foto sono state scattate da un satellite sotto il controllo dell'OVRA e collega l'incidente aereo a una strana operazione effettuata, tre giorni dopo, dalla Regia Polizia e dall'Esercito (vicini al re Carlo Alberto II) sui monti Simbruini. Stame poi congeda Di Maggio promettendole di ricontattarla appena avrà maggiori notizie.

Capitolo 4[modifica | modifica wikitesto]

Due uomini si accordano in segreto per un furto a Villa Torlonia, residenza dell'ex-Duce Benito Mussolini. Il commando viene però scoperto quasi subito dalla Forza "D" (la forza di sicurezza personale di Mussolini), comandata da Fabio Cavan. Il capo del commando, un magrebino di nome Mehmet, penetra in una sala segreta della villa, ma la sua missione fallisce. Rimasto l'unico sopravvissuto del commando, Mehmet si arrende dopo aver avuto la garanzia da Mussolini che non gli sarebbe stato fatto del male. L'ex-Duce dispone tutte le misure necessarie a mantenere il massimo riserbo su quanto avvenuto e si fa accompagnare nella sala segreta, dove si assicura che una valigetta dal contenuto misterioso (oggetto del blitz) fosse ancora al suo posto.

Il mattino dopo, Dana Di Maggio viene svegliata da Stame, che le suggerisce di recarsi al quartiere Nomentano per indagare su quanto successo la notte prima a Villa Torlonia. Una volta raggiunta la zona grazie a un altro nipote di Stame, Oreste, la giornalista riesce a notare un uomo sulla sessantina che viene prelevato e portato via da agenti dell'OVRA. Andati via gli agenti, Di Maggio si infila in una rimessa vicina alla palazzina da cui è stato trasportato fuori l'uomo e scopre lo stesso accesso che ha portato Mehmet e i suoi uomini a penetrare in Villa Torlonia. Tuttavia, la giornalista viene sorpresa dagli uomini dell'OVRA e colpita alla nuca.

Di Maggio si risveglia in albergo e scopre che tutte le prove raccolte sul caso del volo TC 022 sono sparite. In quella, si presenta il suo collega di ABC News Leo Callahan, anche lui impegnato a far luce sull'incidente aereo. I due giornalisti si accordano per lavorare insieme sul caso e provano a contattare Stame, solo per scoprire che l'informatore è scomparso nel nulla e che il suo appartamento è stato completamente svuotato. Di Maggio, tuttavia, si ricorda di avere ancora una prova che l'OVRA non ha sequestrato: un proiettile trovato nei pressi di Villa Torlonia.

Capitolo 5[modifica | modifica wikitesto]

Mussolini e il generale Ludovici discutono del tentativo di furto avvenuto a Villa Torlonia, concordando una versione ufficiale da diffondere alla stampa. Chiarito il punto, Mussolini comunica la sua decisione di restituire «quello che mi fu concesso più di quarant'anni fa» nuovamente alla sua «naturale sede». La notizia dell'incidente a Villa Torlonia raggiunge Di Maggio e Callahan, che prendono parte alla conferenza stampa alla Mediateca dell'EUR. Qui la giornalista italo-americana inizia a incalzare il console Ramovecchi con una serie di domande molto precise sull'arresto condotto dall'OVRA il giorno dopo l'incidente di Villa Torlonia, costringendo Ramovecchi a interrompere la conferenza stampa. Scappati alle domande dei colleghi, vengono raggiunti da Oreste nel parcheggio della Mediateca: nel bigliettino c'è indicato un nuovo numero di telefono da chiamare quella sera intorno alle 23:30. I due attendono l'ora convenuta e ricevono un nuovo appuntamento per mezzanotte all'Aventino, davanti alla villa dell'Ordine di Malta.

Capitolo 6[modifica | modifica wikitesto]

Stame accoglie all'interno della villa i due giornalisti, rivelando loro un potenziale legame fra l'incidente del DC8 e degli esperimenti che riguardano il "raggio della morte" di Guglielmo Marconi, i cui progetti (custoditi in Vaticano) sono caduti in mano a uno scienziato nazista, Helmut Von Dechend, sfuggito al Tribunale di Norimberga e ora clandestinamente in Italia, coperto dalla protezione del re Carlo Alberto II e del SIFAR. Anche il tentativo di furto avvenuto qualche sera prima a Villa Torlonia sarebbe collegato agli esperimenti.

Stame si offre di aiutare i due giornalisti a tenere un profilo più basso, dopo l'incidente della Mediateca, ma Di Maggio rifiuta, temendo che Stame volesse approfittarsi di loro per condurre il proprio gioco. Al ritorno in albergo, Callahan riceve informazioni sul proiettile rinvenuto vicino Villa Torlonia e Di Maggio una convocazione dall'Ambasciata statunitense a Roma, dove viene costretta da un funzionario a sottoscrivere una lettera precompilata di scuse al Console Ramovecchi e le viene intimato di sospendere ogni indagine sul DC8 della Trans Continental o sui fatti di Villa Torlonia.

Tornata in albergo, Di Maggio scopre che il suo collega Leo è precipitato giù dal balcone ed è in gravi condizioni, ma soprattutto che è piantonato in ospedale dalla polizia, in seguito al ritrovamento di una tabacchiera colma di cocaina. Dopo un breve interrogatorio, la giornalista viene accompagnata al Policlinico dove osserva impotente il proprio amico e collega in una sala d'ospedale, scoppiando a piangere a dirotto.

Capitolo 7[modifica | modifica wikitesto]

Al largo della costa della Malesia, il Tribuno Romano Tebaldi sbarca su un vascello in incognito della Marina Militare di stanza nel Sud-est asiatico: la sua missione è intercettare il terrorista italo-albanese Enver Kucar, ricercato per una serie di attentati contro installazioni militari e civili italiane.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo fu accolto con recensioni perlopiù positive. Stefano Bucci sul Corriere della Sera lo definì un romanzo di «fantapolitica che miscela realtà e fantasia, [...] con un tono satirico e grottesco che riesce a evitare il pericolo più frequente in materia di «fantasy-storia», quello del ridicolo».[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Bucci, Se Mussolini si fosse impadronito dell'Asia, in Corriere della Sera, 18 aprile 2001, p. 36. URL consultato il 7 luglio 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]