Utente:Jayro79/Socialism in Hong Kong

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Bandiera di Hong Kong

Il socialismo a Hong Kong è un'ideologia politica che affonda le radici nel marxismo e nel leninismo che furono importati a Hong Kong e nella Cina continentale tra la fine degli anni '10 e l'inizio dei '20 del Novecento. I movimenti socialisti hanno assunto varie forme, inclusi il marxismo-leninismo, il maoismo, il trotskismo, il socialismo democratico ed il socialismo liberale, con la frazione marxista-leninista che è diventata dominante a causa dell'influenza del Partito Comunista Cinese. Nei decenni del dopoguerra, la sinistra tradizionale è diventata la principale forza del fronte Pro-Pechino, che ha avuto relazioni difficili con le autorità coloniali. Dal 1978, quando il Partito Comunista Cinese ha adottato una riforma economica in senso capitalista, la fazione Pro-Pechino si è fatta più conservatrice, e il programma socialista è lentamente passato nelle mani della frazione liberale Pro-Democrazia.

Anni 1920: movimenti operai a Hong Kong[modifica | modifica wikitesto]

Il marxismo fu importato in Cina all'inizio del 1900 e la sua letteratura fu tradotta dal tedesco, dal russo e dal giapponese in cantonese e mandarino. A seguito della Rivoluzione d'ottobre capeggiata dai bolscevichi, un gruppo di intellettuali cinesi si staccò dal Movimento del 4 Maggio, vedendo nel comunismo la soluzione per salvare la Cina dalla presente situazione. La prima organizzazione socialista a Hong Kong fu il Gruppo di Ricerca Marxista, fondato nel 1920 da Lin Junwei, un ispettore scolastico del ministero dell'istruzione, Zhang Rendao, un diplomato del Queen's College di Hong Kong, e Li Yibao, un insegnante di scuola elementare.[1]

Nel luglio del 1921 a Shangai fu formalmente fondato il partito comunista cinese (PCC).[2] Il PCC era modellato sulle teorie di Lenin del partito d'avanguardia ed era guidato dal Comintern.[3] Il Gruppo di Ricerca Marxista creò una connessione con il PCC nel Guangdong e più tardi diede vita al Nuovo Club degli Studenti Cinesi - sezione di Hong Kong e successivamente alla Lega dei Giovani Socialisti - sezione speciale di Hong Kong affiliata alla Lega dei Giovani Socialisti del Guangdong. Verso la metà del 1924 il CCP fondò una sezione locale a Hong Kong.

Lo sciopero dei marinai del 1922[modifica | modifica wikitesto]

Su Zhaozheng (1885-1929), capo del movimento operaio di Hong Kong, successivemnte divenne uno dei leader del Partito Comunista Cinese.

Lo sciopero dei marinai del 1922 divenne il più importante episodio del movimento operaio in Cina ed a Hong Kong. Il 13 gennaio, mentre i prezzi salivano alle stelle, i marinai di Hong Kong lanciarono uno sciopero ben organizzato che durò 56 giorni e che al suo apice coinvolse circa centoventimila marinai.[4] Avendo ricevuto anche l'appoggio finanziario e organizzativo del governo del Kuomintang di Sun Yat-sen di Guangzhou (Canton), l'Unione dei Marinai Cinesi portò gli scioperanti alla vittoria. Sebbene i comunisti non avessero avuto nessun ruolo di rilievo nello sciopero, alcuni di loro parteciparono e altri nel vicino Guangzhou tennero discorsi a sostegno e pubblicarono il manifesto degli scioperanti. Su Zhaozheng e Lin Weimin, i due capi dello sciopero, si sarebbero poi uniti al partito comunista. Henk Sneevliet, rappresentante del Comintern in Cina, fu molto impressionato dalla vittoria e concluse che lo sciopero era "indubbiamente l'evento più importante nella giovane storia del movimento operaio cinese".[4] Sneevliet aveva tenuto anche un colloquio con Sun Yat-sen tra il 23 e il 25 dicembre 1921 a Guilin sulla possibile cooperazione tra il Kuomintang e i comunisti. L'agente del Comintern divenne più attivamente coinvolto nell'organizzazione del Primo Fronte Unito tra i due partiti dopo aver visto il supporto dato dal Kuomintang nello sciopero dei marinai di Hong Kong.

Lo sciopero di Canton e Hong Kong del 1925-26[modifica | modifica wikitesto]

Lo sciopero di Canton e Hong Kong del 1925-26 fu un altro evento chiave nella storia del movimento operaio di Hong Kong. Fu causato, nel febbraio 1925, dall'uccisione di Gu Zhenghong, un operaio membro del partito comunista che lavorava in una fabbrica giapponese. I comunisti organizzarono una manifestazione antiimperialista nella Concessione internazionale di Shanghai il 30 maggio, da cui prese il nome di Movimento del 30 maggio. La polizia del comando britannico aprì il fuoco sulla folla di dimostranti, uccidendone nove e ferendone molti altri. L'incidente alimentò ancor di più il sentimento antibritannico in tutta la Cina. Il Kuomintang fornì i fondi ai comunisti per organizzare lo sciopero del 18 giugno, che iniziò con la marcia di oltre l'80% degli studenti del Queen's College. La marcia fu guidata dai marinai, alcuni tipografi, tranvieri e studenti che poi partirono per Guangzhou. Il 23 giugno, le truppe francesi e britanniche aprirono il fuoco sugli scioperanti nelle loro concessioni sull'isola di Shamian, uccidendo 52 persone e ferendone altre 170; il principale risultato fu che molti lavoratori delle multinazionali straniere a Hong Kong si unirono allo sciopero.[5]

Diversi sindacati che rappresentavano i lavoratori di Hong Kong e della terraferma convocarono una conferenza a Guangzhou e crearono il Comitato dello Sciopero di Guangzhou-Hong Kong, presieduto da Su Zhaozheng, sotto la direzione del PCC. Il Comitato decise il boicottaggio di tutte le merci inglesi e il divieto a tutte le navi straniere di utilizzare il porto di Hong Kong. Lo sciopero paralizzò l'economia di Hong Kong: con i prezzi dei beni alimentari che crescevano, il gettito fiscale diminuì velocemente e il sistema bancario iniziò a collassare.[5]

Lo sciopero entrò in crisi dopo la morte di Sun Yat-sen nel marzo del 1925 e l'assassinio di Liao Zhongkai, il leader dell'ala sinistra del Kuomintang, nell'agosto 1925. Dopo, il comandante in capo dell'esercito rivoluzionario nazionale Chiang Kai-shek prese il potere e confiscò le armi al Comitato dello Sciopero. Lo sciopero ricevette meno aiuto quando Chiang iniziò la Spedizione del Nord a metà del 1926. il 10 ottobre 1926 il boicottaggio si concluse con un accordo di compromesso con gli inglesi dopo 16 mesi di sciopero.[5] Diversi sindacati operai di sinistra, tra cui il sindacato dei marinai cinesi, furono perseguitati e i loro leader arrestati. Furono inoltre promulgate nuove leggi per vietare ai sindacati di affiliarsi a organizzazioni al di fuori della colonia e mettere fuori leggere gli scioperi a sfondo politico.[5]

Anni 1930 e 1940: dalle purghe anti-comuniste alla resistenza anti-giapponese[modifica | modifica wikitesto]

Repressione coloniale[modifica | modifica wikitesto]

Il massacro

Guerriglia anti-giapponese[modifica | modifica wikitesto]

Guerra civile cinese[modifica | modifica wikitesto]

Comunismo a Hong Kong dopo il 1949[modifica | modifica wikitesto]

Incidente del 1 marzo 1952[modifica | modifica wikitesto]

Rivolte di sinistra del 1967[modifica | modifica wikitesto]

Anni 1960: movimento per l'autonomia e la sovranità[modifica | modifica wikitesto]

Anni 1970: movimenti giovanili[modifica | modifica wikitesto]

Fazioni dell'azione sociale[modifica | modifica wikitesto]

Fazione maoista[modifica | modifica wikitesto]

Trotskisti e anarchici[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni 1980 al 1997: l'ascesa del neoliberismo[modifica | modifica wikitesto]

Pro-Democrazia[modifica | modifica wikitesto]

Pro-Pechino conservatori di sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1997[modifica | modifica wikitesto]

I Giovani Turchi[modifica | modifica wikitesto]

Lega dei socialisti democratici[modifica | modifica wikitesto]

Left 21[modifica | modifica wikitesto]

Partito Laburista[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Christine Loh, Underground Front: The Chinese Communist Party in Hong Kong, Hong Kong University Press, 2010, p. 43, ISBN 978-9888028948.
  2. ^ (EN) Arif Dirlik, Revolution and History: Origins of Marxist Historiography in China, 1919-1937, University of California Press, 1989, p. 58, ISBN 978-0520067578.
  3. ^ (EN) Hans J. van de Ven, From Friend to Comrade: The Founding of the Chinese Communist Party, 1920-1927, University of California Press, 1992, pp. 34-38, ISBN 978-0520910874.
  4. ^ a b (EN) Stephen Anthony Smith, A Road Is Made: Communism in Shanghai, 1920-1927, University of Hawaii Press, 2000, pp. 37-38, ISBN 978-0824823146.
  5. ^ a b c d (EN) Christine Loh, Underground Front: The Chinese Communist Party in Hong Kong, Hong Kong University Press, 2010, pp. 48-52, ISBN 978-9888028948.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]