Utente:Frieda/Appunti da Genova

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ZonzUbi a Genova[modifica | modifica wikitesto]

Foto di gruppo dei partecipanti dell'incontro di Genova
In piedi da sinistra: Ubi, Renato, (r)Enzo, Gac, Draco Roboter, Svante, Rinina25, Snowdog, Madaki, Twice25, Ettorre
In basso, da sinistra: X, Sbisolo, Jimbo !!!, Namazu, Almit39, Chopinhauer
Trovate altre foto sulla gallery di Chopinhauer.

I puntata: dal panico del venerdì alla pausa a metà conferenza[modifica | modifica wikitesto]

Ci vediamo domattina in stazione ad Arcore alle 7:30, ok?” Queste sono state l’ultima cosa normale.. (ed era venerdì 25 giugno, attorno alle 18). Ho finito, tanto per cambiare, di lavorare tardi.. sono corsa a casa in panico completo, perché non avevo ancora preparato la relazione. Avevo qualche idea in testa, ma continuavo a rimandare. Il tema mi sembrava troppo impegnativo e non avevo ancora deciso che taglio dargli. Verso le 23 sono rientrati i miei genitori, ed armata di carta, penna e titolo, sono andata a discutere con loro.. appena hanno iniziato a litigare io mi sono ritrovata a osservarli “da fuori” e ho pensato di usarli come parte della presentazione. Finalmente avevo qualche idea concreta, e più discutevo più idee raccoglievo e meglio si delineavano le slide. Attorno a mezzanotte ho iniziato a navigare in rete per cercare le immagini e un paio di precisazioni che faticavo a trovare sulla mia obsoleta enciclopedia cartacea.

Monta, smonta, allinea, ingrandisci, cambia colore.. ora che ho masterizzato il cd erano già le 2. E ancora ero in giro e non avevo nemmeno fatto lo zaino, pensato alle cose essenziali da portarmi.
2:30 vado a dormire, è troppo tardi!! Già, ma ormai non ho più sonno. Sono eccitata e tesa, brutto connubio. Sono sdraiata a pancia in giù, il gatto che ronfa sulla mia schiena e rileggo Masada. A un certo punto, per disperazione spengo la luce, convinta di non aver sonno. Ma mi addormento subito. La sveglia è puntata per le 5:57, ma mi sveglio 5 minuti prima, con la netta impressione che qualcuno mi stesse chiamando.

Doccia, zaino, biglietti del treno. Accendo il pc e faccio gli auguri di wikicompleanno al mio socio, copio l’indirizzo della biblioteca e quello dell’albergo, prendo gli stradari di Genova e inizio a girare a trottola per casa. Avrò preso tutti i numeri di cellulare? Speriamo di sì. Altrimenti spero che gli altri si siano segnati il mio. E Francesco si sarà svegliato? Speriamo bene.. Mia sorella non si vuole alzare. Chi è che mi porta alla stazione? Aiuto!

Uff! Finalmente arrivo in stazione, il mio co-viaggiatore c’è, i biglietti pure e i treni anche. Meglio di così.. Il viaggio inizia. Neanche un’ora e il cell inizia a suonare. Bag arriva in tempo per il "servizio ramazza", non per pranzo come aveva prospettato all’inizio. Il treno di Alberto e Giuliana ha un ritardo imprecisato. Enzo è già a Genova, ma non sa se arriverà in tempo in stazione. Io dovevo portare lo scotch e me lo sono dimenticata a casa, mando un sms a IB che mi rassicura, se l’è portato. Quanti fiumi si attraversano da Milano a Genova? E quante stazioni? Pare che io mi perda i pezzi.

10:31 Genova Porta Principe. Io non sono capace di vedere le persone in mezzo a una folla. Se Gac non si fosse mosso, probabilmente sarei ancora lì a cercarli. E dire che erano in cerchio e non erano né pochi né piccoli!
Ci presentiamo, ci salutiamo, parliamo in otto in contemporanea (e intanto le rotelle registrano “quello è proprio come me lo aspettavo, lui invece sembrava diverso” diverso da cosa? Uguale a chi? Affascinante questa cosa delle immagini mentali). Tre o quattro false partenze (i parcheggi, le monetine,..) poi finalmente ci incamminiamo. Le chiacchiere si incrociano, ad ogni passo ho di fianco qualcuno di diverso, con ognuno affrontiamo un tema distinto.. mentre parlo penso che wiki è così bella perché è varia, perché ciascuno la vede in maniera diversa. E penso anche che se ci rinchiudessero da qualche parte a parlare, probabilmente avremmo wikicose da dirci per un tempo enormemente lungo.
Mentre camminiamo occhieggio Genova, ma non ho voglia di fare foto per quelle avrò tempo domani. Adesso voglio osservare i wikipediani, origliarne i discorsi, vedere i gruppetti che si formano.. L’appuntamento è in piazza De Ferrari: lì ci aspettano Bag, che ha deciso di tentare la sortita e cercare un parcheggio in giro, e Alberto e Giuliana, il cui treno è finalmente arrivato. Mentre ci ricomponiamo, Schop ci raggiunge. Scattiamo la prima di innumerevoli foto di gruppo.

Stiamo andando in biblioteca a prendere visione del territorio. Io telefono ad Ettorre e suo fratello viene a prenderci alla porta per condurci alla sala. Ho un attimo di soggezione, mentre entro, uno dei brevi attacchi di panico che mi aspettano fino a che non parlerò. La sala è bella, ampia e – soprattutto – fresca!
Gregorio è parimenti attrezzato e indaffarato. Noi, spronati da Gac, ci appropriamo di metà del tavolo e facciamo un breve riassunto del programma del pomeriggio, degli oratori, dei tempi.

Sembrano passati 5 minuti ed invece è già la una. Andiamo a mangiare mentre Gregorio, brillante comitiva di 13 rumorosi wikipediani. La giornata è un po’ afosa, ma c’è il sole e il nostro buon umore spazzerebbe via qualsiasi nuvola. A tavola si parla di tutto, delle categorie si parla già da ore.. appena scesi dal treno abbiamo avuto forse 10 minuti di tregua prima che lo scottante argomento venisse toccato!!

Già le due, torniamo in biblioteca che manca un’ora alla conferenza e ci sono ancora così tante cose da discutere, valutare.. scoprire. Già. Non mi viene risparmiato nessun colpo di grazia: mentre titubo all’idea che sarò praticamente la prima a parlare, Gac mi annuncia che farò da “mediatrice”. Io mi ribattezzo entrenouse e annuisco. Ho altra scelta? Pare di no. ;-D

Avanti, indietro, dentro e fuori. Ma arriverà qualcuno? Ad un certo punto ho un’illuminazione: se c’è così poca gente, sarà come parlare ai soliti wikipediani, dunque di cosa mi preoccupo? Il giornalista invitato da Gregorio prende la parola e inizia a introdurre. Io non riesco ad ascoltarlo, continuo a guardare quelli seduti in sala. Il pubblico è poco, oltre ai wikipediani ci saranno una decina di persone. Poche ma buone, spero.
Il giornalista termina, io guardo interrogativa Gregorio e lo invito a dire due parole. Dopo ben due introduzioni non posso più nicchiare è il mio turno.

Mi introduco schernendomi e avvisando che le mie sono solo riflessioni, spunti. Non sono una filosofa, a che titolo parlo di conoscenza? Parto spedita, ma alla seconda slide mi impappino a metà di una frase. Respiro. Termino la frase con qualcosa che non c’entra niente con l’inizio. Continuo il mio soliloquio guardando alternativamente il monitor e Giuliana, che è seduta in prima fila e che ho, inconsapevolmente, scelto come pubblico. Finisco, non so se ho parlato per 2 minuti o per 15, ma sembra che sia andata bene. Gac, seduto accanto a me, mi dice “Sei stata bravissima” poi aggiunge “Ma sei tutta rossa!”. Già, la solita maledizione. Lo rassicuro che è normale e introduco Enzo. Qualche problema col proiettore, che non vuol dialogare col pc di Enzo (ovviamente prima funzionava tutto). Il nostro inizia a parlare a braccio e io intanto recupero una vecchia versione delle sue slide dalla mailing-list. Finalmente c’è anche il video.
Poi ci presentiamo: siamo i wikipediani. Un microfono che passa in sala convince anche i più restii a dire due parole!
È il turno di IB con la parte tecnica.. Ogni tanto ci sono delle domande, scambi di opinione col pubblico. Gac ci parla dell’evoluzione dell’ipertesto.. mi ricordo solo che l’ipertesto è congeniale alle donne o qualcosa del genere.

Non sembra ma sono passate quasi due ore. Jimbo non è ancora arrivato e ho il sospetto che a tutti, sebbene i relatori siano stati molto interessanti, stia venendo il sedere quadro. Facciamo una pausa e invito il pubblico a venire a smanettare sui nostri pc, per vedere wikipedia “dal vivo”.

II puntata: da un attimo prima della pausa fino alla fine della giornata[modifica | modifica wikitesto]

Tre minuti prima della pausa è entrato l’ennesimo visitatore nella sala. Ma questo è diverso: innanzitutto ha un’aria vagamente familiare e poi guarda insistentemente gli oratori come per chiedersi se è arrivato nel posto giusto. Sarà lui o non sarà lui? Sul foglietto tra me e IB scrivo “Jimbo?”. IB annuisce.

Pausa.

Ci alziamo e andiamo verso Jimbo. Il tempo di dire “Hi, I’m Frieda” e già arriva il blocco della lingua. Dove diamine è finito l’interruttore per switchare i pensieri dall’italiano all’inglese, in modo che anche parlare sia più facile? Perso via.
Per fortuna non tutti sono come me, il nostro traduttore ufficiale, Alberto, Giuliana, non si fanno problemi. Gli altri, intorno, ascoltano.

Intanto alcuni sono rimasti al tavolo a chiacchierare col pubblico e a mostrare Wikipedia. Siamo già in ritardo di mezz’ora sul programma previsto e Gregorio mi avvisa che alle sette in biblioteca mettono gli allarmi e se non siamo già fuori per quell’ora.. è un danno. Inizio a urlacciare che si riprende e borbotto a Jimbo qualcosa che vorrebbe essere un invito a dire due parole, lui sorride (stranamente ha capito) e si accomoda davanti al microfono. Cosa si dice quando si presenta qualcuno che ti ha regalato un sogno che nemmeno pensavi di avere? Non lo so, infatti non mi ricordo nemmeno cos’ho detto. Giuliana traduce l’intervento. Che è breve ma interessante.

Non so come mi aspettassi Jimbo ma.. è ok. Davvero. Come sempre quando qualcuno mi affascina, mi siederei ad ascoltarlo per ore. Senza fare domande, o senza chiedere niente di essenziale, ma solo ad ascoltare. Un po’ come un bambino che guarda affascinato il carillon e continua ad ascoltarlo e farlo suonare.

Qualche domanda la fa un giornalista e qualche altra la fa Gac, portavoce di interrogativi sorti a Piacenza. Poi è il turno di Alberto, che sul tema di “Wikipedia e la scuola” cattura l’attenzione del pubblico. Tra wikipediani e non, in sala ci sono tre insegnanti e tutti appaiono molto interessati e colpiti da wiki.

Il tempo scorre, veloce, troppo veloce. Ormai non è più una conferenza ma una chiacchierata tra amici e ci sarebbero tante di quelle cose da dire, raccontare, invece l’orologio mi ricorda che è il momento di passare la parola a qualcun altro.
È di nuovo IB, che stavolta fa vedere le Statistiche.. i numerelli che abbiamo citato per tutto il pomeriggio vengono illustrati in lungo e in largo. Ci sono altre persone che potrebbero parlare: Schop era stato coercizzato per un intervento sugli interwiki, per un raffronto tra un articolo nelle diverse wiki; Sbì spontaneamente avrebbe detto due parole su enciclopedia e attualità, Gac si sarebbe esibito in un tema a lui caro “Enciclopedia e democrazia”. Ma non c’è tempo.
Ringrazio chi è venuto, chi ha parlato, chi ha tradotto, chi ha organizzato, chi ci ospita in senso fisico e chi ci ospita in senso lato.. “Arrivederci su Wikipedia”.

Prima che Gregorio inizi a smontare tutto alla velocità della luce, c’è tempo per due foto di gruppo, raccattare i nostri zaini e trovarci fuori.
Tutto finito?

Neanche per sogno. Mentre giro con il quaderno di Jimbo da firmare a raccattare wiki-autografi, si decide per la cena. Perché tutti mi chiedono dove andare a mangiare se nemmeno conosco Genova?
Finalmente Tullio sceglie un posto e armati di armi, bagagli e recenti impressioni, ci avviamo verso il Porto Antico chiacchierando a gruppetti.

Finalmente ispirata (e anche sobillata da IB che vuole le foto di almeno uno dei suoi manifesti, ignaro che finirà in numerose foto anche lui!!) tiro fuori la macchina fotografica e mi concedo qualche sosta qua e là per fotografare la città e lo scomposto gruppo di wikipediani che la sta attraversando.
È anche il momento per parlare un po’ col nostro ospite, che in questi mesi ho sentito qualche volta per telefono e qualche volta via mail, ma che conosco poco. Ma è anche il momento di tenere a bada gli Ubi-dettrattori, a cui non pare vero potermi prendermi in giro in real life (o mi sbaglio?)..

Se a pranzo eravamo in 13, a cena siamo in 17. Troppi per riuscire a parlare tutti insieme. Io sono divisa a metà tra una conversazione in inglese con Jimbo, Snow e Giuliana, alla mia sinistra e i frizzi e lazzi che si alzano alla mia destra (Sbì, IB, Tullio e Rina).. ogni tanto mi alzo per fare le foto e mi accorgo che all’altro capo del tavolo i cospiratori sono già al lavoro: Gac, brandendo un coltello, si assicura la collaborazione di chi gli sta intorno.
Approfittando della pausa-nicotina di un paio di “tossici”, rubo il posto a Francesco e mi tuffo nel covo. Niente da fare, presi da improvvisa divaghite, mica mi raccontano cosa bolle in pentola. Ci si limita a commenti sulla giornata.
Nel locale fa caldo, siamo tutti un po’ stanchi e alla maggior parte aspetta un discreto viaggio di ritorno. Jimbo se ne è andato, stanco del viaggio ha raggiunto la sua famiglia in albergo, promettendo di tornare a trovarci chissà magari anche già a Settembre.

Di cosa possono parlare dei wikipediani, ormai rilassati e ben pasciuti? Ma di categorie ovviamente. E così ostruiamo il traffico, con i gruppetti che dilagano per la via (per altro stretta), mentre un ingegnere a caso disegna in aria gli schemi categorici che lui ha ben chiari in mente. Tenerlo a freno è dura.. sono quasi preoccupata: io mi fermo a dormire a Genova, non vedrò wiki fino a domenica sera (forse addirittura lunedì mattina) cosa troverò al mio rientro?!?
La stanchezza avanza, non c’è categoria che tenga. Il mio scopo è salutare tutti e recuperare Francesco, Tullio e Rina, e Schop. Non so perché ma questa operazione mi costa almeno tre giri di saluti… ;-P

“E così è finito il raduno di Genova” penso. Sull’autobus parlo poco, ho tante cose a cui pensare (tra cui “Troveremo mai l’albergo?”, ma questa è un’altra storia), cose che sono state dette, tante che andavano dette, persone con cui avrei voluto parlare .. ma ci saranno altre giornate così, vero?

III puntata: domenica. Da sola alla scoperta di Genova[modifica | modifica wikitesto]

Svegliarsi una domenica a Genova, dopo una giornata intensa come quella di ieri, col sole che batte, l’aria profumata e il mare è indubbiamente strano. Mi fossi risvegliata nel mio letto, probabilmente il raduno sarebbe già finito nella dimensione mitica. Invece è lì e tornerà in ogni angolo che giro, in ogni posto dove siamo passati ieri.
Stamattina vado a zonzo per Genova da sola: Francesco ha un impegno e ci rivedremo a pranzo. Zaini in spalla, raggiungiamo il lungo mare e poi ci salutiamo: io a destra verso il centro e lui a sinistra verso “fuori”.
C’è un lunghissimo mercato che da dove sono raggiunge la Fiera di Genova; tolgo la macchina fotografica dallo zaino e sono pronta ad affrontarlo. Non so ancora cosa fotograferò: la gente? O i colori? O ancora qualcosa che può tornare utile per wiki? (alla fine ho fotografato tutte queste cose!)
Il mercato è coloratissimo, pieno di gente.. il sole non è ancora troppo caldo. Sulla sinistra un enorme lucertolone peluche incornicia uno stand, a destra mi soffermo a ritrarre un maiale trasformato in porchetta.. poi c’è il banco delle stoffe che ha un che di orientale, sebbene la signora che lo gestisce non indossi il turbante. Un po’ più avanti mi fermo a comprare dei regalini da portare a casa.
La gente è allegra, sorridente. Sarà che è domenica, è bel tempo? O sarà l’aria di Genova? Sentire i venditori urlare le loro offerte mi fa ridere sotto i baffi.. non ci posso fare niente, mi ricordano il Gabibbo!

Dietro una bancarella di scarpe si snoda un sentiero che porta verso la spiaggia. Non mi tolgo nemmeno lo zaino, semplicemente sfilo le scarpe e arrotolo i jeans: il mareeeeeeeeeeeee! Come posso resistere?
Ho davanti un cartello di divieto di balneazione per l’acqua inquinata e accanto dei genovesi che lo sfidano impunemente sguazzando.. con le scarpe in mano mi avvio verso il pontile (oddio, sembrerò un’ambulante con tutte ‘ste cose in mano, in spalla..?) a guardare cosa fanno i pescatori.
Mi fermo a chiacchierare con loro: io non so nulla di pesca, di esche.. solo infantili ricordi sul palamito, ma non mi sembra questo il caso. Uno usa i granchietti come esche, un altro dei vermi di mare.. uno dei vecchietti, che come me curiosa, mi avvisa: alle mie spalle hanno pescato un pesce. Il fortunato pescatore non si fa pregare per farsi fotografare con la sua preda (si lamenta solo perché non c’ero quando ha preso il sarago da 4 kg!!). Stacca il pesce dall’amo e lo butta in un sacchetto; ma una volta non li stordivano i pesci?
Vado a curiosare nel sacchetto e immortalo la mia prima “natura morente”: il sarago mi guarda e ogni tanto si dibatte.
Saluto i pescatori e riparto, ho ancora tanto da vedere.

Il mercato è tutto al sole, così attraverso e mi metto a camminare sotto i portici. Ho solo attraversato la strada e già la prospettiva è diversa: qui sono in città, di là ero al mare. Il mercato è un lento serpentone che si cuoce al sole, un tocco di colore nel biancore della Fiera a cui mi sto avvicinando.
“Scusi, se vado sempre dritto arrivo in via del molo?” il vigile mi sembra perplesso ma annuisce.

Davanti alla fiera non c’è niente.
Piloni con le bandiere di Genova 2004 (Genova è tutta colorata di rosso, manco fossimo a una festa de L’Unità!), una cabina telefonica molto hi-tech in ferro e vetro, dietro si intravede un padiglione aperto molto bello.
E adesso dove vado? Sono arrivata alla sopraelevata. Alla mia destra c’è il vialone che abbiamo percorso ieri notte in autobus, a sinistra la fiera e davanti o la sopraelevata o la stradina che passa sotto.
Scelgo quest’ultima. Il paesaggio cambia subito: una palazzina sporca, con una baracca abbandonata di fianco, infiniti parcheggi. Per strada non c’è nessuno, ma sono sicura? Continuo ad andare avanti. Se fossimo a Milano direi che sono finita nella zona industriale, qui come si chiameranno “cantieri navali”? Anche se non ci sono barche in riparazione?
Dietro la curva c’è la Marconi.. una foto al loghino non me la toglie nessuno. Poi vedo due roulotte distrutte e penso che forse è meglio mettere via la macchina fotografica. Vado avanti e vedo un po’ di persone. Però non sembra più una via ma una specie di “posto residenziale”. Una specie.
Dalla mia destra arriva un uomo. “Scusi, per via del molo va bene di qui?” “Non so dov’è via del molo” “Il porto antico” “Ah, sì. Più avanti ci sono le scalette, puoi salire di lì. Ma devi stare attenta al portafoglio, perché ci sono i ragazzini..” “Allora è meglio se torno indietro?” “Eh, sì”
Ringrazio lo zingaro gentile e ritorno sui miei passi. Di nuovo la fiera. E mo’? Com’è che l’antenato Sioux mi tradisce? Non è possibile. Imbocco il vialone di ieri sera e guardando bene trovo delle scalette a sinistra che mi portano giusto sulla strada che sto cercando.

È quasi mezzogiorno, il sole picchia.. che faccio, aspetto l’autobus? Ci penso un attimo e poi decido che mi piace di più così, fa caldo sì, ma posso guardare tutto quello che voglio. Fotografo il tetto della Fiera, poi i cantieri navali, qualche bella casa che sorge alla mia destra, anche qualche brutta casa (mica si fotografano solo le cose belle!).. addirittura i cartelli con i nomi delle strade, se no come faccio a ricordarmi dove sono passata?
Inizio a pensare alla meta della mia camminata. Sto tornando dove abbiamo cenato ieri sera: lì di fianco c’è una mostra che promette bene. Niente Rubens come mi hanno consigliato tutti (Rubens ci sarà sempre), bensì il “Cubo”. Il nome mi fa ridere e mi fa pensare a Gac, ma non mi lascio scoraggiare ;-P

Calata Mandraccio è bellissima. Forse perché ci sono le panchine un po’ ombreggiate e io sono un po’ stanca? Anche.
Il Cubo si riconosce immediatamente perché è.. un cubo. Breve giro di ispezione, due foto a testimonianza della sua cubosità e poi mi avvicino all’ingresso. Non ho fretta, quindi leggo e fotografo tutti i manifesti appesi. Poi vado alla biglietteria dove lascio lo zaino e mi raccontano cosa mi aspetta. Mi benderanno e dovrò andare in giro per il Cubo usando gli altri sensi: per trovare l’ingresso una delle ragazze “cicerone” mi guida con la voce e mi ricorda di tenere sempre il muro alla mia destra e di non attraversare il tendone quando lo incontrerò, ma di seguirlo come se fosse un muro.
Mano destra, poi la sinistra.. all’inizio le mani camminano simulando i passi, poi mi accorgo che non va bene. Le dita diventano come zampe di millepiedi, un po’ camminano e un po’ strisciano.. sento il legno ruvido, poi la parete ricoperta di .. ? non lo so, non lo riconosco. Poi qualcosa di liscio, caldo.. trovo delle caramelle ‘nascoste’ che mi invitano ad usare anche il gusto. Di sottofondo una musica suggerisce delle immagini, davanti a me sento un profumo..intanto le mie mani avanzano inesorabili, adesso è la volta di qualcosa di morbido come telato, immenso. Alzo le mani in alto, sopra la testa, ma non trovo la fine.. non riesco a rendermi conto delle dimensioni. Mi sto avvicinando a un angolo, almeno credo. Sento le pareti incombere su di me, ma magari è solo una sensazione dovuta alla benda.
Il giro è lento, almeno credo, i materiali che tocco sono tanti, diversi. L’unica cosa che so è che non riesco a capire cosa sto toccando. Una volta riguadagnata l’uscita mi sbendano e mi invitano a rientrare. Oh. Davvero. Ho due pensieri che cozzano: “sono bellissimi” e “non avevo capito niente”. Fotografo tutto.

Quando torno alla luce del sole, mi sembra di essere uno zoppo che cammina senza bastone.. sento le mani quasi prudere.. ho la sensazione che mi manchi qualcosa.

(to be continued..)

IV puntata: Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Commenti[modifica | modifica wikitesto]

Grazie mille, Frieda, per questo racconto! Credo che nel nome di tutti che non sono riusciti a venire ti devo lasciare questo commento:

Grazie dal quore! :-) Fantasy 10:33, Lug 3, 2004 (UTC)


Ad Arcore?? sarai mica.. >:( --Enzo 13:41, Giu 30, 2004 (UTC)

Ti sembro? Cmq avrai modo di verificare al prossimo wikiraduno... Frieda 14:14, Giu 30, 2004 (UTC)