Utente:Fatt-1/Supplizio di Giuseppina Ghersi

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Il supplizio di Giuseppina Ghersi L'omicidio di Giuseppina Ghersi avvenne tra il 27 e 28 aprile 1945 (data incerta) a Savona:[1][2] fu stuprata,[3] seviziata e uccisa, secondo il padre gli autori furono alcuni partigiani rimasti impuniti. Come pretesto per tal delitto fu accusata di fascismo: aveva solo 13 anni.[1]

Ha suscitato scalpore tra chi la ritiene colpevole di «accanimento» fascista e chi la sostiene a prescindere in quanto bambina torturata e uccisa.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppina Ghersi (detta Pinuccia[5]) nacque e visse a Savona (in Via Tallone, oggi Via Donizzetti) con i genitori Giovanni Ghersi e Laura Mongolli, commercianti che gestivano un negozio di ortofrutta; frequentava la scuola magistrale Maria Giuseppa Rossello e venne definita una delle migliori studentesse della scuola. Nella sua stessa palazzina, al piano superiore, vivevano alcuni ragazzi del "San Marco" (Fanteria di Marina), con cui talvolta Giuseppina si fermava a giocare.[1]

Nel 1944 due individui armati e mascherati fecero irruzione a casa di Giuseppina; puntarono la pistola a sua madre, in quel momento sola a casa, chiedendole dove si trovasse la figlia. Lei si mise a urlare facendoli fuggire. Le venne più tardi riferito che girava la voce sul conto di Giuseppina che fosse una spia, perciò, per salvaguardarla, lei e il marito chiesero a due conoscenti di ospitarla a casa loro.[2]

I genitori non avevano la tessera fascista (aveva solo uno zio fascista, Luigi Mingolli, a sua volta giustiziato)[6] ma Giuseppina, nel periodo alla fine della dittatura, ricevette una menzione speciale dal segretario "particolare" di Mussolini con una sua lettera di apprezzamento (datata 18 gennaio 1945): «Il duce ha preso atto dei sentimenti espressi nella vostra lettera trasmessa dalla Reggente di codesto gruppo».

Secondo la testimonianza del padre, il 26 aprile 1945 (alla fine della guerra) lui e la madre di Giuseppina si recarono come sempre al lavoro accompagnati dal vetturino Meriggi (loro vicino di casa), alle 6 di mattina.

Arrivati a San Michele due partigiani armati di mitra li fermarono; uno di loro, De Benedetti Giuliano, decise di condurli sotto scorta armata al campo di prigionia di Leggino (ubicato presso l'edificio della scuola media Guidobono). Al padre venne confiscato il coltello di lavoro che portava abitualmente dietro. Arrivati a Leggino, Piovano (diventato operaio delle Ferrovie dello Stato) sequestrò al padre le chiavi di casa e del magazzino. Quindi anche la cognata, che lavorava con i genitori di Giuseppina, venne condotta al campo: in questo modo l'abitazione e il negozio vennero depredati, completamente svuotati con camion e carretti senza che ci fossero testimoni.

Alla famiglia Ghersi non fu rivolta nessuna imputazione atta a giustificare l'arresto.[1]

La mattina seguente, i partigiani con accanimento picchiarono la madre di Giuseppina per obbligarla a rivelare dove fosse nascosta la figlia. Terrorizzati dalle percosse e minacciati di morte, ma anche tranquillizzati adducendo di dover incontrare la loro figlia solo per semplici formalità, i genitori furono ingannati, accettando infine di accompagnare i partigiani nel luogo dove si trovava nascosta in quel momento la ragazzina:[1] sarebbero stati solo «accertamenti nei confronti della loro giovane figlia (..) che durante la dittatura era stata premiata con una lettera dell'allora segretario particolare di Mussolini, per i meriti conseguiti componendo un tema scritto per un concorso».[7]

Un «brutto ceffo, Francesco Guerci» (diventato poi operaio della ILVA), prese quindi Giuseppina e la portò al campo di Leggino.

Il padre fu costretto con la forza da cinque persone a guardare senza poter intervenire, picchiato con il calcio del moschetto sulla testa e sulla schiena: sotto i suoi occhi Giuseppina venne rasata a zero e la sua testa verniciata di rosso; venne picchiata e seviziata, la presero a calci come se giocassero «a pallone con lei». Giuseppina per le percosse perse troppo sangue e venne ridotta in uno stato comatoso.[1] Secondo Massimo Numa (giornalista de La Stampa[8]) le venne anche fratturato un dito e girato all'indietro sul dorso di una mano in modo simbolico.[9]

Ancora secondo la testimonianza del padre letta su Radio 24, «presero la bambina e le rasarono a zero i capelli e le cosparsero il capo di vernice rossa e poi ci giocarono a pallone (..) poi si sfogarono su mia moglie, malmenandola, percuotendola e facendole quello che lascio alla vostra immaginazione. Poi presero anche Pinuccia e lo fecero anche a lei».[10]

I genitori Ghersi vennero portati al comando partigiano, lì venne loro riferito che non fosse emerso niente a loro carico, ma vennero comunque condotti al carcere di Sant'Agostino. La madre uscì dopo 12 giorni; lei andò al comando dei partigiani dove le vennero restituite le chiavi, ma un vicino di casa, Francesco Peregallo, le sigillò le stanze tranne la cucina e una stanzetta. L'11 giugno venne scarcerato anche il padre, che così apprese della morte della figlia.

Gli venne riferito che l'assassino fosse Gatti Giuseppe, detto Pino di Bergeggi. Il cadavere di Giuseppina era stato gettato su una catasta di altri corpi ammassata al di fuori del muraglione del cimitero di Zinola, a Savona.[3][1]

L'ex fossore B. Bruno ha raccontato nel 2001 di aver visto il corpo di due ragazzine con la testa rasata all'esterno del cimitero, di cui una anche coperta di vernice (probabilmente Giuseppina, l'altra Amelia Piccone di anni 19, residente a Lavagnola).[2] Un ragazzo, Stelvio Murialdo, andò con il padre a cercare il figlio di alcuni conoscenti sparito da alcuni giorni. Vide una lunga fila di cadaveri tra cui il corpo in terribili condizioni di una ragazza, con un occhio tumefatto, che successivamente associò a Giuseppina dopo aver visto una foto di lei.[1]

Il negozio dei genitori Ghersi venne completamente raziato, anche la casa venne svuotata. Vennero parzialmente risarciti ma si videro costretti a fuggire dal paese perché continuamente perseguitati.[1][11]

Oggi Giuseppina è sepolta presso il cimitero di Zinola, a Savona.[12]

Esposto in procura[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 aprile 1949, il padre (che non è stato querelato per diffamazione[1]) presentò un esposto di sei pagine alla procura della Repubblica, presso la sezione di Savona. Nel 1951 si è svolto il processo unitamente a quello della strage dei Biamonti, durato 15 minuti con il seguente proscioglimento degli imputati, mettendo in dubbio le testimonianze. Alla giovane età di Giuseppina non venne dato peso, piuttosto venne dato risalto all'accusa nei suoi stessi confronti di essere una spia.[13][2]

In seguito ad una amnistia gli aggressori, stupratori e assassini non sono più imputabili.[1]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Oggetto di stupro[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Nicoletta Bourbaki (la cui opinione è appoggiata da Franco Astengo sulla rivista comunista online, Contropiano) il padre non avrebbe mosso anche accuse di stupro; al contrario la testimonianza del padre (esposta e registrata in procura) letta su Radio 24 confermerebbe tali accuse, secondo cui anche la moglie Laura sarebbe stata stuprata.[13][1]

Accuse e difese di fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppina fu accusata di aver agito da spia per fascisti o nazisti, ma non indossava la divisa nera né i genitori erano iscritti al Partito Nazionale Fascista.[14]

Secondo il partigiano Aldo Ferrari, la bambina sarebbe stata legata alle camicie nere girando armata. Sentendo qualcuno lamentarsi del regime, si sarebbe avvicinata minacciando di raccontarlo ai fascisti. Secondo lui avrebbe agito da spia, denunciando chi si opponeva al regime.

Secondo i racconti della madre Brunilde Paris al figlio Sergio Pieroni (il cui nonno antifascista fu costretto al confino), Giuseppina avrebbe sentito tre persone denigrare due fascisti, visti in lontananza. Lei avrebbe raccontato quanto sentito e i fascisti avrebbero picchiato le tre persone, che, per vendetta, avrebbero indotto il sequestro della bambina causandone la morte.[15]

Secondo suo padre, Giuseppina si era al massimo intrattenuta con alcuni soldati fascisti poiché vicini di casa.[1]

Secondo il presidente provinciale ANPI, Samuele Rago, «lei fece la scelta di schierarsi con il fascismo» [16] e anche secondo il giornalista Andrea Bosio, Giuseppina Ghersi può e deve essere ricordata come vittima stessa del fascismo, ma ne nega l'innocenza a prescindere dall'età preadolescenziale.[17]

Secondo Enrico Ruggeri, non è ammissibile una tale accusa a prescindere nei confronti di una bambina di 13 anni.[1]

In memoria[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 Vito Cafueri (politico attivo del PDL, morto nel 2012) chiese senza successo al Comune di Savona, con una lettera aperta all'Assessore Francesco Lirosi, che Giuseppina Ghersi fosse ricordata con una lapide nel cimitero di Zinola, oppure che le venisse intitolata una strada o la Scuola Elementare di Legino.[18][19]

Robert Nicolik, allora consigliere in provincia di Savona, ha avanzato alla Chiesa Cattolica la proposta di beatificazione di Giuseppina Ghersi.[20]

Nel 2011 quattrocento studenti dei licei Chiabrera e Grassi di Savona hanno protestato contro la stessa Consulta Provinciale degli Studenti, che aveva indetto un concorso dedicato al ricordo di Giuseppina Ghersi; hanno sottoscritto un documento contro tale tema che amplificherebbe «la proporzione effettiva di tale fatto ed» occulterebbe «il valore universale della Libertà, espressione dalla sola Resistenza e Liberazione»;[21] hanno trovato l'appoggio della Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Savona.[22] Il segretario provinciale Gioventù Italiana di Savona con La Destra, Francesco Gandolfi, accusò l'ANPI di speculare tale protesta per le vicine elezioni.[23]

Nel 2014 a Roma, presso il Municipio XIV, venne bocciata la mozione per Giuseppina presentata al consiglio comunale dal Nuovo Centro Destra Oddo-Peri con l'appoggio di M5S: era stato proposto un minuto di silenzio il giorno dell'anniversario della sua morte.[24] Presso il Municipio XV, invece, venne proposta dal suo vicepresidente Stefano Erbaggi e quindi approvata.[25]

Nel 2015 un gruppo di cittadine e cittadini di Savona e provincia si è radunata al cimitero dove si trova sepolta Giuseppina, per ricordarla con una messa e uno striscione. Secondo loro, nonostante la notorietà della vicenda, Giuseppina non troverebbe giusta menzione da parte delle istituzioni locali.[12]

Nel 2017 Enrico Pollero, del centrodestra di Noli con padre partigiano, ha proposto di ricordare la ragazzina dedicandole una targa, da porre nella piazza dedicata ai fratelli Rosselli, attivisti e martiri antifascisti:[26] secondo Pollero è necessario «fare qualche cosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo».[27] Ha appoggiato la sua iniziativa il capogruppo di destra ligure, Angelo Vaccarezza,[28] che, nel 2016, aveva inviato una lettera a Papa Francesco suggerendo la beatificazione di Giuseppina.[29]

Il giorno seguente, a Noli, sono comparse scritte vandaliche e offensive nei confronti di Pollero (è stato chiamato «Ratto»), probabilmente fatte di notte al fine di opporsi alla sua proposta di commemorazione.[30]

Anche l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (sezione provinciale[9] di Savona) si è schierata contro la sua iniziativa indicando la tredicenne come una accanita fascista, «brigatista nera» avente la «responsabilità», a 13 anni, «di schierarsi e operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti»;[14] in particolare il presidente provinciale ANPI Samuele Rago ha affermato la volontà di protestare contro il comune di Noli e la prefettura:[31] «Siamo assolutamente contrari, anche se era una ragazzina, Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo con il Comune di Noli e credo anche con la Prefettura. Al di là dell’età, lei fece la scelta di schierarsi con il fascismo. Questa iniziativa è strumentale».[16] Inoltre il presidente dell'associazione partigiana Fischia il vento, Giuliano Arnaldi, ha esposto una denuncia di «opacità morale» presso i Carabinieri, riguardo l'esposizione della targa: secondo lui la ragazzina sarebbe solo una delle tante vittime della guerra. Indica l'intenzione di partecipare col proprio gruppo all'evento esponendo foto di altre piccole vittime.[32][33] L'ex sindaca di Savona, Ilaria Caprioglio (centrodestra), ha chiesto che l'assassinio di Giuseppina non venga strumentalizzato a fini politici.[28]

L'associazione ANPI nazionale si è discostata dalla sezione ANPI di Savona indicando l'assassinio di Giuseppina Ghersi «terribile e ingiustificabile»;[26] in particolare hanno intenzione di sostenere la sua memoria l'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani[5] e la sezione ANPI di Sestri Levante e Tigullio.[32][34] Roberto Molinaro, sindaco di Cosseria, ha appoggiato il riconoscimento dedicato a Giuseppina, poiché «inammissibile giustificare una tale violenza» nei confronti di una tredicenne.[35]

Secondo la senatrice PD, Erica D'Adda, Giuseppina è una vittima innocente a prescindere: «a 13 anni si è solo bambine. La violenza inaudita che ha subito non ha alcuna giustificazione»; perciò ne ha sostenuto il ricordo: «Dobbiamo ancora imparare a costruire una memoria condivisa».[36]

Su un editoriale del quotidiano Il Dubbio, Piero Sansonetti ha chiesto che l'ANPI provinciale venga chiusa, accusando Samuele Rago di usare una «dichiarazione demenziale» per giustificare uno stupro e un assassinio.[37][38] Secondo Mauro Del Bue si può essere antifascisti solo nel rispetto della dignità umana, condannando a priori l'omicidio di Giuseppina.[39]

Quasi alla vigilia dell'inaugurazione della lapide commemorativa dedicata a Giuseppina Ghersi, le associazioni ANPI, ANED e FIVL si sono presentate dal prefetto, Giorgio Manari, per segnalare la propria preoccupazione riguardo una possibile presenza di fascisti con conseguenti violazioni della legge. Queste associazioni hanno inoltre segnalato la propria volontà di non partecipare all'evento poiché lo reputano una strumentalizzazione politica.[40]

È stata posta una lapide in sua memoria. Viene criticata in quanto non fa specifico riferimento agli autori del suo calvario.[41]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Il falco e il gabbiano con Enrico Ruggeri su Radio 24, puntata del 26/09/2017
  2. ^ a b c d Sessant’anni dopo Giuseppina uccisa ancora, Il Giornale
  3. ^ a b Savona, 13enne uccisa dai partigiani, e' caso, puntata di Agorà del 18/09/1917, Rai 3
  4. ^ Targa per Giuseppina Ghersi, la ragazzina violentata e uccisa dai partigiani: scoppia la polemica, Corriere
  5. ^ a b Giuseppina Ghersi, uccisa due volte, Il Giornale d'Italia
  6. ^ Giuseppina Ghersi, uccisa dai partigiani: fatale una lettera del Duce, Corriere
  7. ^ 1945: Il giorno dopo la Liberazione di Marco Gasparini e Claudio Razeto
  8. ^ Massimo Numa, La Stampa
  9. ^ a b Targa per Giuseppina Ghersi, Fiamma Tricolore: “Noi ci saremo, il segretario Anpi si deve vergognare”, IVG
  10. ^ Filmato video (IT) Enrico Ruggeri, Giuseppina Ghersi, la martire bambina, 26/09/2017, a 0 h 10 min 40 s.
  11. ^ Giuseppina Ghersi, seviziata e uccisa dai partigiani a 13 anni: aveva scritto un tema che era piaciuto al Duce, fanpage
  12. ^ a b [1]
  13. ^ a b Il caso Giuseppina Ghersi. Incongruenze, falsi e zone d’ombra, Contropiano
  14. ^ a b L'Anpi nega la targa alla bimba stuprata: "Era fascista", Il Giornale
  15. ^ Savona, nuovi testimoni riaccendono il caso Ghersi, la tredicenne uccisa dai partigiani, Il Secolo XIX
  16. ^ a b Un cippo per Giuseppina Ghersi la ragazzina uccisa dai partigiani, La Stampa
  17. ^ Giuseppina Ghersi, il dubbio e l’opportunità della memoria, Wakeupnews
  18. ^ Fornaci in lutto, è morto Vito Cafueri, La Stampa
  19. ^ Vito Cafueri: lettera sul 25 Aprile, IVG
  20. ^ «La piccola Ghersi ora sia fatta santa», Il Giornale
  21. ^ Studenti bocciano concorso scolastico: “Revisionista, equipara Resistenza e fascismo”, IGV
  22. ^ Il caso Ghersi decostentualizzato per riscrivere la storia, PRC Savona
  23. ^ Concorso Ghersi, Gioventù italiana: “Vicenda strumentalizzata”, IVG
  24. ^ La giunta Barletta non ricorderà Giuseppina Ghersi, Romait
  25. ^ Municipio XV, 30 Aprile il ricordo di Giuseppina Ghersi, Romait
  26. ^ a b Caso Ghersi, l’Anpi corregge il tiro: «Vicenda ingiustificabile». Forza Nuova alle celebrazioni, Il Secolo XIX
  27. ^ Targa in memoria di ragazzina uccisa dai partigiani, polemica a Noli. L'Anpi: era una fascista, Il Messaggero
  28. ^ a b Anpi divisa sulla targa alla bambina stuprata: "Non aveva colpe", Il Giornale
  29. ^ Beatificazione di Giuseppina Ghersi, lettera di Vaccarezza al Papa, IVG
  30. ^ Noli, targa per Giuseppina Ghersi: scritte contro il consigliere comunale Pollero, IVG
  31. ^ Noli, targa a 13enne violentata e uccisa dai partigiani. L’Anpi si divide. I vertici nazionali: “Noi sempre contro vendette”, Il Fatto Quotidiano
  32. ^ a b Il caso Ghersi divide anche il centrodestra: Caprioglio si sfila e non va a Noli, Il Secolo XIX
  33. ^ Associazione "Fischia il Vento": un esposto sul caso Giuseppina Ghersi, Savonanews
  34. ^ Una targa per Giuseppina Ghersi, la 13enne violentata e uccisa dai partigiani. L'Anpi protesta: "Era una fascista", The Huffington Post
  35. ^ Caso Giuseppina Ghersi, Molinaro: "Riconoscimento doveroso, non si può definire schierata una ragazzina di 13 anni", Savonanews
  36. ^ «Giuseppina era una bimba. Ammazzata da delinquenti», Laprovinciadivarese
  37. ^ Sansonetti: per favore chiudete l’Anpi di Savona, istiga all’odio, Secolo d'Italia
  38. ^ Per favore, chiudete l’Anpi di Savona!, Il Dubbio
  39. ^ A proposito di Giuseppina Ghersi, Avanti!
  40. ^ Targa per la Ghersi, l’Anpi dal prefetto: «In arrivo a Noli gruppi neofascisti», Il Secolo XIX
  41. ^ Sulla targa per Giuseppina Ghersi vince l'Anpi, Il Giornale
  42. ^ L'omicidio di Giuseppina Ghersi: il ricordo di Roberto Nicolick, Savonanews