Utente:Andrew1317/Sandbox/Charles d'Orléans

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Charles d'Orléans
Henri d'Orléans, Duc D'Aumale, Studio of Franz-Xaver Winterhalter.jpg
Ritratto di Charles d'Orléans
Duca di Valois
Stemma
Predecessore Luigi Filippo di Francia
Successore Charles d'Orléans-Alaérien
Nome completo Charles Émile Louis Philippe
Nascita Palazzo d'Orléans, Palermo, Italia, 15 giugno 1811
Morte Bushy House, Londra, Regno Unito, 23 aprile 1869
Luogo di sepoltura Cappella Reale, Dreux, Francia
Dinastia Borbone-Orléans
Padre Luigi Filippo di Francia
Madre Maria Amalia di Borbone-Napoli
Consorte Carolina di Beauharnais
Figli Henri d'Orléans-Alaérien
Hélène d'Orléans-Alaérien

Charles d'Orléans, duca di Valois, I barone Alaérien (Charles Émile Louis Philippe; Palermo, 15 giugno 1811Londra, 23 aprile 1869) è stato un generale francese e Fils de France in quanto secondo figlio maschio del re Luigi Filippo di Francia.

Dopo le guerre in Algeria e Belgio, divenne ambasciatore francese a Londra nel 1845 e Maresciallo generale di Francia dal 1846 al 1847, l'anno successivo si rifugiò nel Regno Unito dopo la caduta della monarchia di luglio. Fu famoso anche per essere uno degli uomini più ricchi di Francia, nonché un appassionato collezionista di francobolli, dipinti e libri antichi. È considerato il capostipite della casa Orléans-Alaérien.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Charles nacque nel 1811 nel Palazzo d'Orléans di Palermo presso la corte di Ferdinando I delle Due Sicilie, dove la sua famiglia si era rifugiata in esilio dalla Francia durante l'età napoleonica. Era secondogenito di Luigi Filippo d'Orléans, all'epoca duca di Chartres e futuro re di Francia, e di sua moglie Maria Amalia di Borbone-Napoli.

Luigi Filippo era figlio di Luigi Filippo II di Borbone-Orléans, il noto Philippe Égalité ghigliottinato durante la rivoluzione francese, anche se ne era stato un fautore nei primi anni; e di Luisa Maria Adelaide di Borbone-Penthièvre, la più ricca ereditiera di Francia, ultimo membro dei Borbone-Penthiévre, linea legittimata discendente da Luigi XIV. Maria Amalia era figlia di Ferdinando I delle Due Sicilie e di Maria Carolina d'Asburgo; conobbe Luigi Filippo durante la sua fuga dalla Francia per chiedere ospitalità nel Regno di Sicilia.

Dopo l'abdicazione di Napoleone nel 1814, l'intera famiglia ritornò in Francia dove il nuovo monarca Luigi XVIII decretò la restituzione dei beni nazionali a Luigi Filippo, oltre ad alcuni possedimenti di altri aristocratici rimasti senza eredi. Dunque fu restituito loro l'immenso patrimonio comprendente anche la tradizionale abitazione degli Orléans, il Palais-Royal, che divenne la loro nuova dimora. Successivamente, nel 1825, suo padre fu il maggior beneficiario della legge del miliardo agli emigrati, un provvedimento volto a indennizzare gli émigré fuggiti a causa della rivoluzione francese che lo rese immensamente ricco.

L'anno successivo, rientrato Napoleone dall'Elba il 20 marzo 1815, i monarchici dovettero fuggire. Il padre decise di non seguire Luigi XVIII a Gand in Belgio, preferendo rifugiarsi in Inghilterra a Kew Palace, ospitato da Giorgio III. Trascorsi i cento giorni, la famiglia tornò a Parigi.

Istruzione e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1819 il padre lo iscrisse, come tutti gli altri fratelli, al Lycée Henri-IV, una grande istituzione aperta anche all'alta borghesia. Una decisione che seguiva la generale attitudine di Luigi Filippo a marcare un atteggiamento liberale, a far sembrare di essere condannato, contro i propri desideri, a vivere nei palazzi e che permise ai suoi aedi di sostenere che i principi ebbero una educazione più moderna e popolare. L'istruzione di Charles fu mirata comunque allo studio delle materie classiche: storia, letteratura, retorica e lingue; in poco tempo padroneggiò, oltre al francese, anche l'italiano, l'inglese e il tedesco.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Charles d'Orléans
NascitaPalermo, 15 giugno 1811
MorteLondra, 23 aprile 1869
Luogo di sepolturaCappella Reale di Dreux
Dati militari
Paese servitoPavillon royal de France.svg Regno di Francia
Francia Monarchia di Luglio
Forza armataArmée de terre
SpecialitàArtiglieria
Fanteria
Anni di servizio1924 - 1834
GradoColonnello
CampagneInvasione di Algeri
Campagna dei dieci giorni
BattaglieBattaglia di Staoueli
Battaglia di Sidi Khalaf
Bombardamento di Algeri

Battaglia di Loviano
Assedio di Anversa

Comandante di3° reggimento d'artiglieria
Armée du Nord
voci di militari presenti su Wikipedia

L'inserimento dinastico nell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

All'età di dodici anni entrò nell'esercito, tale scelta era perfettamente coerente con la tradizione dinastica e l'uso della alta aristocrazia. Aderì al 3° reggimento d'artiglieria, di cui fu nominato capitano da Carlo X nel 1924, da allora si esercitò costantemente soprattutto dopo il 1827 in vista dell'invasione di Algeri.

Conquista dell'Algeria[modifica | modifica wikitesto]

La grande occasione militare di Charles venne nel 1830 con la conquista dell'Algeria, iniziata da Carlo X con l'invasione di Algeri poco prima della rivoluzione di luglio che lo avrebbe deposto, infatti l'invasione nacque come tentativo di distrarre i sudditi dalla politica interna sempre più instabile. Luigi Filippo inviò, a più riprese, i propri figli a partecipare alle diverse campagne: teneva che essi apprendessero sul campo il mestiere della armi e voleva anche dimostrare all'esercito come essi sapessero condividere il pericolo e le fatiche dei normali soldati.

Charles, grazie alle sue doti militari, fu il primo dei fratelli ad essere mandato in battaglia. Circa 40.000 uomini partiti da Tolone sbarcarono il 14 giugno 1830 presso la penisola di Sidi-Ferruch a 30 km a ovest di Algeri con l'obiettivo di conquistarla, nonostante fosse rinomata come fortezza inespugnabile. L'esercito di resistenza algerino fu colto impreparato e i francesi cominciarono a vincere diverse battaglie. Sotto il comando di Duperré e di Bourmont il coraggio di Charles si dimostrò decisivo nelle battaglie di Staoueli il 19 giugno e di Sidi Khalaf il 24 giugno. Il successivo 3 luglio il comandante d'artiglieria de La Hitte dovette far ritorno immediato a Parigi e il 3° reggimento d'artiglieria fu completamente affidato a un giovane e inesperto Charles che, a soli diciannove anni, si trovava a comandare un intero reparto bellico. Diventato improvvisamente il nuovo colonnello diede via ai bombardamenti contro la città di Algeri, distruggendo gran parte del Forte dell'Imperatore. il 5 luglio il governatore della Reggenza di Algeri Hussein Dey si arrese e firmò una capitolazione per salvaguardare i costumi locali e non essere ucciso.

La colonizzazione dell'Algeria sembrava conclusa ma dopo pochi anni scoppiarono di nuovo dei contrasti che durarono una quindicina d'anni. Nel 1835 fu proposto come comandante in capo, con il grado di generale, il più alto nell'esercito, per una nuova spedizione insieme al fratello Luigi, duca di Nemours, ma rinunciò per la nascita del primogenito Henri. Tuttavia l'incarico non fu affidato al fratello poiché ancora senza esperienze significative, preferendo invece Bertrand Clauzel, che si era messo in risalto già durante l'età napoleonica contro la restaurazione monarchica del ramo principale dei Borboni.

Esercito francese durante l'Assedio di Anversa

Campagna del Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 agosto 1831 Charles, insieme ai fratelli Ferdinando Filippo e Luigi, entrambi alla loro prima esperienza bellica, venne aggregato all'armata francese al comando del maresciallo Gérard che entrò in Belgio a fermare l'invasione olandese: non vi furono scontri poiché alla notizia dell'intervento francese, il comandante olandese il Principe d'Orange, futuro Guglielmo II dei Paesi Bassi, fermò immediatamente l'avanzata e, in circa 30 giorni, evacuò il Paese. Rappresentò un notevole episodio militare, e diede occasione ai tre fratelli di dar mostra di un notevole contegno e di perizia militare, qui visitarono anche a Mons dove loro padre vinse la battaglia di Jemappes nel 1792.

Tuttavia gli olandesi non abbandonarono la grande fortezza di Anversa e l'anno successivo i tre fratelli furono costretti a tornare in Belgio. Charles, con il titolo di generale d'armata, prese il comando dell'Armée du Nord. Dopo aver preso posizione nella trincea, il 30 novembre 1832 pose ufficialmente assedio ad Anversa. In uno degli attacchi più sanguinosi, Charles uscì fuori dalla trincea sotto una pioggia di proiettili per dirigere l'azione e stimolare il coraggio dei soldati. La città cadde il successivo 24 dicembre di fronte alle preponderanti forze francesi, all'efficacia del bombardamento e all'avanzamento delle opere d'assedio, che posero definitivamente fine alla rivoluzione belga. Subito dopo i tre fratelli compirono un giro d'onore nel dipartimento del Nord, fisicamente vicino al Belgio.

Nomina al comando dell'Armata Belga[modifica | modifica wikitesto]

Appena finita la guerra, all'inizio del 1833 Charles venne nominato come comandante supremo dell'Armata belga da Leopoldo I del Belgio, che era stato nominato 're dei Belgi' da Luigi Filippo grazie al matrimonio con la figlia Luisa d'Orléans, sorella di Charles. Tuttavia dovette rinunciare sotto pressione del padre, il quale temeva che tale azione avrebbe nuovamente scatenato una guerra europea per la troppa ingerenza che la Francia avrebbe dimostrato nell'area di influenza dei Paesi Bassi. Lo stesso era già accaduto nel febbraio 1831 quando il fratello Luigi, duca di Nemours venne eletto dal Congresso Nazionale del Belgio come "re dei Belgi", ma considerazioni internazionali indussero Luigi Filippo a rifiutare questo onere per il proprio figlio, sempre per gli stessi motivi.

L'attentato del Fieschi[modifica | modifica wikitesto]

L'attentato del Fieschi, 28 luglio 1835 di Eugène Lami, 1845, Reggia di Versailles

Il 28 luglio 1835 Charles era accanto al padre Luigi Filippo di Francia ad una parata di Francia, insieme ai fratelli Ferdinando, Luigi e Francesco, quando il corteo venne colpito dall'attentato ordito dal repubblicano corso Giuseppe Fieschi. Morirono circa una ventina di persone, tra cui il maresciallo Mortier, mentre il re e i suoi figli rimasero illesi come per miracolo. Lo stesso Fieschi rimase ferito nell'esplosione e tentò inutilmente di scappare: catturato, fu condannato alla pena capitale e ghigliottinato il 19 febbraio 1936, insieme ai suoi due complici principali. Di conseguenza, il Parlamento approvò una limitazione della libertà di stampa, analogamente come successe quindici anni prima, con l'assassinio del duca di Berry, ultimogenito di Carlo X.

La sparatoria di Alibaud[modifica | modifica wikitesto]

Solo un anno più tardi, nel pomeriggio del 25 giugno 1836, la vita del re fu nuovamente messa in pericolo. Il re Luigi Filippo e la regina Maria Amalia, insieme a Charles e Madame Adelaide, lasciarono il Palazzo delle Tuileries con la carrozza blindata "Saverne" della collezione di Napoleone. Un anarchico repubblicano, Louis Alibaud, sparò a distanza ravvicinata senza successo, il suo arresto fu immediato. Il 9 luglio fu condannato alla ghigliottina per alto tradimento. L'esecuzione fu fissata per l'11 luglio alle cinque del mattino, al fine di evitare un raduno repubblicano. Quando la folla arrivò a Place Saint-Jacques, protetta da 6.000 soldati, tutto era già finito.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

La grande questione matrimoniale degli Orléans[modifica | modifica wikitesto]

Tutta questa attività politica e militare non permise, tuttavia, di sopperire al principale problema degli Orléans sulla scena politica europea, che ancora si reggeva sugli esiti del Congresso di Vienna del 1815: l'essere considerati i responsabili della caduta di Carlo X e quindi degli usurpatori, adducendo a un sensato timore circa la stabilità degli Orléans sul trono di Francia.

L'isolamento dinastico degli Orléans era tale che nessuna corte volle concedere una delle sue eredi, nemmeno a beneficio di un accordo politico. Luigi Filippo, ossessionato dal problema della discendenza, almeno dopo i numerosi attentati, si rassegnò a sposare i propri figli a delle casate minori, soprattutto tedesche, di lignaggio decisamente inferiore sia ai Borbone-Orléans (discendenti di Luigi XIV, il famoso Re Sole), sia ai Borbone-Napoli (Maria Amalia era figlia di Maria Carolina, a sua volta figlia dell'Imperatrice Maria Teresa e sorella di Maria Antonietta, moglie del re ghigliottinato Luigi XVI, la cui morte segno la fine dell'Ancien Régime).

Diversa sorte toccò a Charles, che, a seguito di fortunate circostanze, si imparentò con la famiglia dei Bonaparte, dando via ad una discendenza piena di matrimoni internazionali. Infatti i suoi discendenti si imparentarono direttamente con le case regnanti di Brasile, Regno Unito, Lussemburgo, Austria e in modo indiretto con quelle di Italia, Monaco e Russia.

Primo incontro con Caroline di Beauharnais[modifica | modifica wikitesto]

Caroline Clotilde di Beauharnais, moglie di Charles, ritratta nel 1835.

Nell'ottobre 1825 Charles e il fratello Ferdinando Filippo accompagnarono il padre in Baviera, dove si era recato per conto di Carlo X, formalmente per rendere omaggio alla morte di Massimiliano I di Baviera, ma in realtà per siglare un patto d'alleanza con il nuovo re Ludovico I di Baviera. Inoltre Luigi Filippo aveva interessi personali, poiché voleva appacificarsi con i Paesi che erano stati alleati di Napoleone, tra cui proprio il Regno di Baviera.

Ricevuto nel castello di Nymphenburg di Monaco, non riuscì a raggiungere nessun accordo significativo ma, proprio mentre progettava il rientro in Francia, venne invitato assieme al figlio da Augusta di Baviera, sorella di Ludovico I e vedova di Eugenio di Beauharnais, viceré d'Italia durante l'Impero di Napoleone, di cui era figliastro poiché la madre, Giuseppina di Beauharnais, ne fu moglie dopo la morte del primo marito Alessandro di Beauharnais.

La vigilia di natale del 1825 Augusta organizzò un grande ricevimento al nuovo palazzo Leuchtenberg dove era presente la più alta nobiltà tedesca. Per l'occasione venne invitato anche il nipote di Augusta, Luigi Napoleone Bonaparte, futuro Napoleone III. Luigi Filippo non perse l'occasione per conoscere meglio il giovane Napoleone, ma non poté non fare caso alle simpatie del figlio quattordicenne Charles verso Caroline di Beauharnais, appena dodicenne, figlia di Eugenio e Augusta, con la quale passò il resto del soggiorno.

Dopo l'incontro natalizio del 1825 Charles e Caroline non ebbero più occasione di vedersi, ma iniziarono un'intensa corrispondenza incoraggiata da Luigi Filippo.

Fidanzamento ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 agosto 1829 nella cappella del palazzo Leuchtenberg venne celebrato il matrimonio per procura tra Pietro I del Brasile, rappresentato dal Marchese di Barbacena, e sua seconda moglie Amelia di Beauharnais (la figlia che nascerà, Maria Amelia, sposerà poi Henri, figlio di Charles). Al matrimonio la Francia fu rappresentata da Luigi Filippo, inviato ancora una volta da Carlo X che desiderava allontanarlo da Parigi a causa dell'aumento della sua popolarità tra la borghesia.

Charles colse l'occasione per partire con il padre e fare visita a Caroline. I due, rispettivamente di diciotto e sedici anni, decisero di annunciare il fidanzamento ufficiale il 5 agosto 1929, la notizia fu appresa con felicità sia dagli Orléans che dai Beauharnais. Tuttavia Carlo X fu contrariato poiché il fidanzamento costituiva un alleanza tra gli Orléans e i Bonaparte, entrambi in contrapposizione con la linea principale dei Borbone di Francia.

Proprio per non creare tensioni con Carlo X Caroline rimase a Monaco di Baviera, anche perché Charles era impegnato negli allenamenti militari, in vista all'invasione di Algeri che avvenne l'anno successivo. Poche settimane dopo il ritorno dall'Algeria scoppiò la rivoluzione di luglio che porto il padre sul trono con il nome di Luigi Filippo I di Francia. Charles, per volere del padre, non prese parte ai combattimenti dei tre giorni gloriosi poiché, in caso di fallimento, gli Orléans avrebbero dovuto avere un ancora di salvataggio, cosa che non sarebbe avvenuta se tutta la famiglia si fosse dichiarata ostile a Carlo X.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'instaurazione della monarchia di Luglio, nel Regno di Baviera la precedente politica liberale di Ludovico I, zio di Caroline, divenne molto più repressiva per timore che i disordini popolari scoppiati in Francia potessero dilagare nel resto d'Europa. Caroline non aveva più motivo di restare a Monaco, prima di tutto in Francia non c'era più pericolo e in Baviera il cambio di direzione dello zio avrebbe potuto minacciare i rapporti con gli Orléans.

Il 17 marzo 1931 Caroline si trasferì a Parigi e si stabilì momentaneamente nella periferia nord-ovest di Parigi, nel castello di Malmaison che aveva ereditato dalla nonna Giuseppina di Beauharnais, che ne fece la sua residenza definitiva dopo il divorzio da Napoleone. Alcuni testimoni vicini a Charles affermarono che il giovane principe percorresse a cavallo quasi tutti i giorni, sotto falsa identità, la strada che collegava il centro di Parigi con il castello di Malmaison per far visita alla fidanzata, che non poteva trasferirsi al Palais-Royal per i disordini ancora presenti in città.

Facciata sud del castello di Fontainebleau, dipinto nel 1830

Il 2 agosto 1931, esattamente due anni dopo il fidanzamento, venne deciso come data del matrimonio che si tenne al castello di Fontainebleau celebrato da Talleyrand-Périgord, il noto diplomatico protagonista del Congresso di Vienna che, durante l'Ancien Régime aveva ricoperto la carica ecclesiastica di vescovo di Autun. Il matrimonio fu ratificato dall'arcivescovo di Parigi de Quélen, che non fu scelto come celebratore a causa della sua ostilità alle idee liberali di Luigi Filippo oltre al divieto di celebrare l'unione a Notre Dame usando il pretesto di differenze religiose. Inizialmente la cerimonia doveva svolgersi nel caratteristico théâtre de Fontainebleu ma alla fine venne scelta la chapelle de la Trinité poiché fisicamente più capiente, dato il gran numero di ospiti che, inaspettatamente, decisero di accettare l'invito di matrimonio. Oltre 2.000 persone, un numero più che considerevole per un matrimonio dell'epoca, parteciparono al ricevimento e al banchetto; sia fuori dal castello sia tra le vie di Parigi gli orleanisti organizzarono dei cortei in onore degli sposi, a cui prese parte una gran folla. Tra gli ospiti più intimi ci fu anche Luigi Napolone Bonaparte, che colse l'occasione per avvicinarsi maggiormente a Luigi Filippo.

La nuova residenza della coppia divenne proprio il castello di Fontainebleau, cinquanta chilometri da Parigi, dove Charles e Caroline pensavano di passare il resto della loro vita, cosa che naturalmente non avvenne. Dal matrimonio, seppur molto felice, nacquero solo due figli:

L'assenza di Charles per la campagna del Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Appena una settimana dopo il matrimonio, il 9 agosto 1831, Charles fu chiamato dal maresciallo Gérard per difendere il Belgio dall'invasione olandese; sperando in una vittoria rapida e decisiva, il principe accettò. Tuttavia la campagna del Belgio durò fino all'alba del 1833.

Il destino della coppia sembrava poco fortunato, dato che era la terza volta in poco più di cinque anni venivano separati. Quando la questione belga terminò, Charles promise che non avrebbe accettato nessun altro incarico che lo avrebbe allontanato dalla moglie per così tanto tempo. Due anni più tardi infatti rifiutò il comando supremo della spedizione in Algeria.

La baia del Navagio a Zante: la spiaggia preferita della coppia durante il viaggio di nozze

Viaggio di nozze[modifica | modifica wikitesto]

Finalmente uniti, Charles e Caroline decisero di partire nel 1833 per un viaggio di nozze, una moda nata da pochi anni tra le giovani coppie. Scelsero come destinazione la Grecia, dove era appena salito al trono Ottone I, nipote di Caroline e, ancora minorenne, sotto la tutela del padre Ludovico I di Baviera.

Il 16 maggio partirono per arrivare in carrozza a Venezia, dove si imbarcarono verso le isole greche. Fino alla fine di giugno soggiornarono nel protettorato britannico delle Isole Ionie (Corfù, Passo, Leucade, Itaca, Cefalonia, Zante, Cerigo). A luglio si spostarono nelle Cicladi (Andro, Delo, Milo, Nasso, Santorini). In agosto fecero visita alle rovine archeologiche dell'epoca bizantina e greco-antica, tra cui il labirinto di Cnosso a Creta. A settembre visitarono l'acropoli di Atene, tra cui il Partenone e il tempio di Atena Nike; colsero anche l'occasione per far visita ad Ottone I di Grecia. L'11 settembre partirono per fare ritorno in Francia, fermandosi prima nel golfo di Arta, dove fu combattuta la famosa battaglia di Azio nel 31 a.C., poi nuovamente a Venezia e infine a Parigi

La monarchia di Luglio[modifica | modifica wikitesto]

La vita a corte cominciò definitivamente il 23 settembre 1833 con l'insediamento di Charles e Caroline al Palais-Royal di Parigi, lasciato libero dopo che il re decise di trasferirsi al palazzo delle Tuileries.

Vita a corte[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1834 e il 1836 Charles si dedicò principalmente alla famiglia, ma non mise mai in secondo piano la vita pubblica.

Pur essendo solo secondo in linea di successione dietro al fratello maggiore Ferdinando Filippo, Charles era già sposato e aveva un figlio, oltre che ad avere buone capacità militari e intellettuali, questo fece di lui il primo candidato a sostituire il padre in caso di morte o inabilitazione, teoria sempre più concreta dopo i numerosi attentati; tanto da indurre il parlamento a proporre un documento ufficiale con il quale Charles avrebbe potuto scavalcare le pretese del fratello.

Tuttavia, l'annuncio del fidanzamento di Ferdinando con la principessa Elena di Meclemburgo-Schwerin (1814 - 1858) troncò ogni critica e discussione. Il matrimonio fu celebrato con gran fasto al castello di Fontainebleau il 30 maggio 1837. Tutto ciò mise in secondo piano Charles, soprattutto dall'anno successivo quando nacque l'erede Luigi Filippo Alberto d'Orléans.

Restauro di Versailles[modifica | modifica wikitesto]

Charles si allontanò dalla scena pubblica a favore del fratello e dedicò tutte le sue forze alla restauro della reggia di Versailles.

Durante la rivoluzione francese infatti, Luigi XVI abbandonò Versailles con la corte, svuotando definitivamente la reggia. Nel 1792, in seguito alla caduta della monarchia, fu anche saccheggiata da vandali. Charles, che voleva farla tornare al suo antico splendore, affidò al ministro Bachasson il compito di trasformare il castello in un museo.

Il 10 giugno 1839, Charles inaugurò la reggia di Versailles, restaurata per essere dedicata a tutte le glorie della Francia e dove, nel quadro di una politica di riconciliazione nazionale, le glorie militari della Rivoluzione, del Primo Impero e della Restaurazione affiancavano quelle dell'Ancien Régime.

Incoronazione e matrimonio della regina Vittoria del Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Filippo, preoccupato che l'allontanamento volontario del figlio dalla vita pubblica, tanto amato dall'alta società quanto dal popolo, avrebbe valso un deterioramento della casata d'Orléans, lo scelse, insieme al maresciallo Soult, per rappresentare la Francia all'incoronazione della regina Vittoria nel 1838. Durante la cerimonia conobbe anche il duca di Wellington con il quale cominciò un intenso rapporto di amicizia. Questa amicizia fu inizialmente osteggiata dalla moglie Caroline, poiché Wellington fu il principale fautore della caduta di Napoleone, tuttavia anch'essa ne diventò amica, dato che il duca si era opposto risolutamente a qualsiasi decisione di condanna a morte per l'imperatore francese durante il Congresso di Vienna.

Partecipò inoltre, il 10 febbraio 1840, al matrimonio tra Vittoria del Regno Unito e Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha.

La crisi degli zolfi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1838 venne sollevata la questione degli zolfi tra l'Impero britannico e il Regno delle due Sicilie.

Il re Ferdinando II tolse agli inglesi il monopolio del commercio dello zolfo e lo concesse ad una ditta di Marsiglia, la Taix & Ayacar, in cambio di una spropositata tassa di esportazione che però andava a colpire il consumatore finale. Il sostanzioso aumento del prezzo dello zolfo suscitò le rimostranze della Gran Bretagna, alle quali si aggiunsero quelle più moderate della Francia. L'allora responsabile della politica estera britannica era Lord Palmerston che, su pressione delle società inglesi in Sicilia, denunciò il governo borbonico e arrivò a minacciare l'uso della flotta militare. Nel 1840, Lord Palmerston diede il via libera alla marina britannica di bloccare i porti napoletani e di impadronirsi di qualsiasi nave napoletana o siciliana incontrata in alto mare. Il 17 aprile alcune navi battenti bandiera dell Due Sicilie furono condotte a Malta. Dall'altra parte, Ferdinando II ordinò l'embargo contro tutti i legni mercantili britannici presenti nei porti del regno o lungo le sue coste.

La situazione sembrava allora precipitare. Tempestivamente, però, arrivò l'interessata proposta di mediazione della Francia. Maria Amalia di Borbone-Napoli, moglie di Luigi Filippo di Francia e zia di Ferdinando II, essendo la Francia alleata sia del Regno Unito che del Regno delle Due Sicilie, non volle deteriorare ulteriormente i rapporti tra le parti. La regina dei Francesi mandò Charles, il membro della famiglia più vicino alla corte inglese, a Malta, dove grazie al suo intervento le navi sequestrate vennero liberate. Charles fece revocare il monopolio alla Taix e accordò le parti sulle indennità da pagare alla Gran Bretagna, per l'aumento di prezzo dello zolfo, ed alla stessa società Taix, per i mancati introiti derivati dalla prematura rescissione del contratto col governo napoletano. La Francia ottenne, in virtù della propria opera di mediazione, un rimborso per il rincaro dello zolfo analogo a quello accordata alla Gran Bretagna.

La pericolosa ricerca di gloria[modifica | modifica wikitesto]

Le Transfert des cendres de Napoléon à bord de La Belle Poule, 15 octobre 1840, Eugène Isabey.

Dopo tre anni di allontanamento dalla scena politica, Charles cercò di ritrovare la gloria di un tempo. La sua personale vittoria diplomatica durante la crisi degli zolfi lo convinse a tornare in campo. Il 12 maggio 1840 annunciò al Parlamento la sua decisione di inumare i resti mortali di Napoleone all'Hôtel des Invalides. Con l'approvazione di Luigi Filippo - convinto a fatica ad accettare un'operazione del genere, di cui era conscio dei rischi - Charles tentò di catturare a proprio vantaggio un po' della gloria imperiale, e si appropriò dell'eredità simbolica dell'Imperatore come già si era appropriato di quella della monarchia di Versailles. Dopo aver ottenuto il permesso dei britannici, Charles cominciò a organizzare una spedizione per riportare in patria il corpo di Napoleone.

L'annuncio suscitò un effetto immenso sull'opinione pubblica, che si infiammò di entusiasmo patriottico. Volendo approfittare del movimento di fervore bonapartista, Luigi Napoleone sbarcò a Boulogne-sur-Mer il 6 agosto 1840, in compagnia di alcuni fedelissimi fra cui un compagno di esilio di Napoleone, il generale de Montholon. Lo scopo era quello di sollevare il 42° reggimento di fanteria, ma l'operazione si risolse in un fallimento totale: Luigi Napoleone e i suoi complici furono arrestati e incarcerati nella fortezza di Ham. Furono processati davanti alla Camera dei Pari dal 28 settembre al 6 ottobre, nell'indifferenza generale (l'opinione pubblica si appassionò invece al meno importante ma più intrigante affaire Lafarge, un processo a carico di una donna accusata di aver avvelenato il marito con dell'arsenico). Luigi Napoleone fu portato davanti a Luigi Filippo per un colloquio privato, per l'ennesima volta si trovarono faccia a faccia, ma la natura dell'incontro era completamente diversa dalle altre volte. Il re si sentiva tradito e ordinò la sua esecuzione. Per volere di Caroline, con il quale era imparentato, non fu condannato alla pena di morte, ma all'ergastolo. Tuttavia, dopo sei anni ne evase, nei panni di un pittore, col nome di Badinguet.

L'arrivée de La Dorade à Courbevoie, 14 dicembre 1840, Henri Philippoteaux.

Charles e il il fratello Francesco, nonostante l'episodio, decisero di partire per Sant'Elena sulla fregata La Belle-Poule. Il 15 ottobre, per opera di una commissione - di cui fecero parte anche il maresciallo Bertrand, i generali Gourgaud e Marchand, lo storico de Las Cases e alcuni ex domestici di Napoleone - venne riesumata la salma che si rivelò intatta, vestita nell'uniforme di colonnello dei Cacciatori della Guardia. Ricomposto il corpo in una bara di ebano, l'Imperatore cominciò il suo viaggio di ritorno in Francia, dove arrivò a Cherbourg il 2 dicembre, salutato dalle salve di cannone del forte e della navi militari presenti. Ad accogliere la salma di Napoleone a Parigi, vi era il maresciallo Soult, presidente del consiglio, che durante la cerimonia si commosse e pianse davanti al feretro.

Il 15 dicembre ebbe luogo il funerale solenne a Parigi celebrato con tutti gli onori del rango imperiale. Disposto il feretro su di un carro trainato da 16 cavalli, scortato dai marescialli Oudinot e Molitor ai lati, il corteo funebre passò sotto l'arco di trionfo, tra due file di insegne con l'aquila imperiale, salutato dalle salve di cannone e accolto dalla famiglia regnante in nome della Francia. Il maresciallo Bertrand, che aveva fedelmente accompagnato Napoleone all'Elba e a Sant'Elena, venne incaricato da Luigi Filippo di porre la spada e il copricapo dell'imperatore sulla bara, ma non vi riuscì per l'emozione.

La morte dell'erede al trono[modifica | modifica wikitesto]

L'accidentale morte del fratello maggiore, Ferdinando Filippo, a soli trentadue anni il 13 luglio 1842, aumentò gradualmente il ruolo di Charles a corte, facendone il naturale reggente del figlio primogenito del fratello, Luigi Filippo Alberto.

Il parlamento, appena dissolto, venne riconvocato ed approvò, a grandissima maggioranza, una legge di reggenza che nominava Charles reggente in caso di morte o abdicazione di Luigi Filippo a favore del suo legittimo erede, l'allora giovanissimo Luigi Filippo Alberto, figlio del defunto.

Un accresciuto ruolo politico[modifica | modifica wikitesto]

L'evento fece di lui una delle persone più importanti della monarchia di Luglio, soprattutto per i rapporti con il Regno Unito durante gli anni 1840. Egli era stato già impiegato in periodiche visite di cortesie a Londra, la più importante nel 1838 durante l'incoronazione della regina Vittoria, che si ripeterono ogni anno dal 1842 al 1847. Nel 1840 inoltre era intervenuto per risolvere la crisi degli zolfi tra Regno Unito e Regno delle due Sicilie.

Il 3 aprile 1845 fu nominato ambasciatore francese a Londra, carica che mantenne fino al 14 settembre 1846. Fu il fautore, insieme al governo Guizot di una prima entente cordiale con il Regno Unito, concretizzata con i soggiorni della regina Vittoria nel 1843 e 1845 al castello d'Eu in Normandia.

Nel giugno 1846, accompagnato dai fratelli Luigi e Antonio, partecipò all'inaugurazione a Lilla della Compagnie des chemins de fer du Nord, creata dal banchiere James Mayer de Rothschild.

Per quanto riguarda la politica interna, il 22 settembre 1846 fu nominato maresciallo generale degli accampamenti e della armate del re, la massima carica che un militare potesse avere. Secondo Luigi Filippo, questa nomina era un pretesto per far rimanere suo figlio all'interno della Francia. Charles infatti aveva tutte le capacità per affrontare la grave crisi economica e sociale che colpì il paese. Tuttavia il declino della monarchia orleanista era cominciato, Charles si dimise il 26 settembre 1847 lasciando l'incarico al maresciallo Soult, tuttavia non si poté fare nulla e l'anno successivo scoppiò la rivoluzione del 1848.

La fine della monarchia di Luglio[modifica | modifica wikitesto]

La rivoluzione del 1848[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 febbraio 1848 ebbe inizio la rivoluzione, con una manifestazione che chiedeva la defenestrazione del primo ministro Guizot, a causa del tentativo di opporsi alla campagna dei banchetti. Già il 24 febbraio la folla minacciava le Tuilereies: Luigi Filippo si astenne da assumere misure energiche per reprimere la folla suggerite dal maresciallo Bugeaud, che stimava di poter ancora schiacciare la rivolta. Charles si dimise dalla carica di maresciallo generale di Francia e Luigi Filippo preferì abdicare in favore del nipote, Luigi Filippo Alberto, di appena nove anni.

Rinuncia alla reggenza[modifica | modifica wikitesto]

Per diritto la reggenza venne affidata a Charles che decise di rifiutare in favore del fratello Luigi, ma questi, cosciente della propria impopolarità e personalmente disinteressato, sfortunatamente cedette tale onere alla vedova del defunto, la duchessa Elena di Meclemburgo-Schwerin. Dopodiché l'ex-sovrano partì per l'esilio, mentre Charles tenne il palazzo abbastanza a lungo da permetterne la fuga.

Il Palazzo Borbone, sede della Camera dei Deputati, dove gli Orléans furono ufficialmente cacciati dalla Francia.

Il colpo di stato repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del pomeriggio, la duchessa prese la rischiosa decisione di recarsi, con i due figli, al Palazzo Borbone, sede della Camera dei Deputati, per farvi investire il figlio e farsi proclamare ufficialmente reggente. Charles e Luigi ebbero la pessima idea di consentirlo e seguirla. Lì, la maggioranza dei parlamentari, moderata e orleanista, acclamò la reggente, ma i deputati dell'estrema sinistra, i rivoltosi repubblicani, invasero la sala che, d'accordo con i loro eletti, imposero di respingere ogni soluzione monarchica e di nominare un governo provvisorio: insediato l'indomani, il 25 febbraio, segnando la fine della monarchia di Luglio.

Ne seguì una colluttazione in Parlamento, durante la quale i due fratelli ed Elena vennero separati dai figli di quest'ultima, ci vollero tre giorni per individuare il piccoli principi, che erano stati messi in salvo da un panettiere di Parigi. Successivamente tutti gli Orléans andarono in esilio e al tempo stesso venne proclamata la Seconda Repubblica, con presidente Luigi Napoleone, divenuto poi imperatore come Napoleone III.

Esilio[modifica | modifica wikitesto]

La fuga verso l'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

La moglie Caroline di Beauharnais partì per l'Inghilterra con i due figli, Henri, di quattordici anni, e Hélène, di soli tre mesi, già il 22 febbraio,quando la rivoluzione francese del 1848 era appena scoppiata. Charles, per permettere la fuga al resto della famiglia e allo stesso tempo assolvere i suoi doveri dinastici, partì il 24 febbraio, travestendosi con una uniforme della guardia nazionale. Charles prese residenza con i genitori e gli altri fratelli, a Claremont House, nel Surrey, nella immediata periferia sud-occidentale di Londra.

L'appoggio della corte inglese[modifica | modifica wikitesto]

Il fratello Luigi si occupò, invano, di riconciliare i due rami della famiglia dei Borboni: il proprio e quello che discendeva da Carlo X, deposto dalla rivoluzione di Luglio del 1830, per consentire la restaurazione della monarchia di Francia. Charles invece preferì tessere una fitta rete di rapporti con la famiglia reale britannica, soprattutto dopo la morte del padre Luigi Filippo il 26 agosto 1850.

Alla fine del 1850 Charles abbandonò Claremont House per trasferirsi più in centro, nel borgo londinese di Richmond upon Thames. La regina Vittoria offrì la Bushy House, una tra le più prestigiose residenze reali. Da allora i rapporti tra Charles e la famiglia reale inglese si intensificarono fino a diventare quotidiani.

Il 15 giugno 1851, giorno del suo quarantesimo compleanno, ricevette dalla regina Vittoria il titolo di barone Whittyer of Bushy (of Richmond in the county of London), entrando così a far parte della parìa del Regno Unito.

Attentato a Napoleone III[modifica | modifica wikitesto]

La guerra di Crimea che contrapponeva da un lato l'Impero russo e dall'altro un'alleanza composta, oltre che dall'Impero ottomano e dal Regno di Sardegna, da Francia e Regno Unito, permise alla monarchia inglese di rinsaldare i rapporti con la Francia di Napoleone III. Questi decise di visitare Londra nell'aprile del 1855.

In questa occasione, Charles e l'ormai ventunenne figlio Henri, insieme ad altri membri della famiglia, decisero di organizzare un attentato contro l'imperatore francese, tuttavia il piano non fu messo in atto poiché, una volta accertato il loro coinvolgimento, avrebbe significato la cacciata degli Orléans dal Regno Unito, se non addirittura la loro esecuzione.

Nel 1856, l'estremista italiano Felice Orsini decise di trasferirsi a Londra, dove pare che abbia incontrato segretamente gli Orléans per organizzare un'altro attentato e chiedere finanziamenti, anche se non vi è nessuna notizia certa a riguardo. L'anno successivo, nel 1857, cominciò a preparare l'assassinio di Napoleone III con l'obiettivo di innescare una rivoluzione che potesse propagarsi anche fuori i confini francesi. Per l'occorrenza progettò e confezionò cinque bombe con innesco a fulminato di mercurio, riempite di chiodi e pezzi di ferro, poi divenute una delle armi più usate negli attentati anarchici, col nome di "Bombe all'Orsini".

L'attentato fallito di Felice Orsini a Napoleone III di Francia, 1858.

Raggiunta Parigi dopo aver reclutato altri congiurati, tra i quali Giovanni Pieri, Carlo Di Rudio e Antonio Gomez, la sera del 14 gennaio 1858 verso le ore 20:30 il commando riuscì a scagliare tre bombe contro la carrozza dell'imperatore, giunta tra ali di folla all'ingresso dell'Opéra per assistere alla rappresentazione di Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini. L'attentato provocò una carneficina, con 12 morti e 156 feriti, ma Napoleone III fu protetto dalla carrozza, blindata provvidenzialmente dal costruttore con placche di acciaio e perciò rimase illeso, così come l'imperatrice Eugenia, anche se fu sbalzata sul marciapiede completamente coperta dal sangue delle vittime. Orsini e i suoi complici, favoriti dal panico scatenatosi e dal buio, riuscirono a fuggire, ma vennero arrestati dalla polizia poche ore dopo e condotti in una cella della Conciergerie. Pur non avendo raggiunto l'obiettivo prefissato, l'attentato di Orsini suscitò un'enorme impressione nell'opinione pubblica, offrendo all'imperatore l'occasione per attuare una fortissima azione repressiva, che portò all'arresto di moltissimi esponenti repubblicani francesi, stroncando così l'opposizione politica al proprio regie.

Nel breve processo in Corte d'Assise che seguì, in cui furono difesi durante le udienze del 25 e 26 febbraio dal celebre avvocato Jules Favre, Orsini e Pieri vennero condannati a morte in quanto colpevoli di tentato regicidio, e ghigliottinati, mentre agli altri due cospiratori fu irrogato l'ergastolo da scontare attraverso lavori forzati nell'infernale prigione tropicale della Cayenne. Di Rudo riuscì a scampare alla pena capitale in quanto di famiglia nobile e influente, mentre a Gomez fu risparmiata la vita perché una volta scoperto aveva reso piena confessione permettendo la cattura dei suoi compagni, anche se non fece parola di una qualsiasi collaborazione degli Orléans.

Charles d'Orléans nel 1866.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1860 il suo stato di salute precipitò apparentemente senza motivo. Si ritirò a vita privata a Bushy House, sua dimora londinese, e lasciò gli incarichi pubblici al figlio Henri. Diverse lettere dimostrano inoltre la sua caduta nella depressione, alleviata solo dalla nascita dei nipotini.

Charles morì nel 1869, a 57 anni, per embolia polmonare. Nel 1871 il suo corpo fu riportato in Francia e sepolto, insieme al resto della famiglia, nella Cappella Reale di Dreux.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca, fu uno degli uomini più ricchi di Francia grazie anche alle cospicue eredità ricevute fin dalla giovane età. Fu infatti designato erede dell'ultimo principe di Condé, morto senza discendenza, da cui ereditò a diciannove anni tutti i titoli delle case di Borbone-Condé e Borbone-Conti, il capitale di 80 milioni di franchi e diverse proprietà nella Val-d'Oise (Saint-Leu, Taverny, Enghien, Montmorency, Mortefontaine, Écouen), più un padiglione del Palazzo Borbone e infine il castello di Chantilly, che lo fece ricostruire e vi accolse la sua collezione di libri e dipinti antichi, in costante crescita.

Sua moglie, Caroline di Beauharnais, è ricordata per essere entrata in possesso dei gioielli della corona: i gioielli francesi sopravvissero, seppur a fatica, alla Rivoluzione francese, alla Prima Repubblica, al Direttorio, al Primo Impero, alla Restaurazione, alla Monarchia di Luglio, alla Seconda Repubblica e al Secondo Impero; divennero beni statali dal 1871 dopo che Enrico d'Artois, ultimo pretendente unionista, decise di non accettare i gioielli della corona francese cancellando ogni prospettiva di restaurazione monarchica. A partire dal 1885 la Repubblica Francese decise di venderli. Caroline, in cambio dei gioielli, lasciò all'Institut de France il castello di Chantilly e l'eccezionale collezione d'arte che aveva riunito insieme al marito, con l'obbligo per l'istituzione di trasformare il castello nel Musée Condé per poter esporre al pubblico l'intera raccolta, che divenne poi la seconda collezione di Francia dopo il Museo del Louvre.

Inoltre, negli ultimi anni si appassionò alla filatelia, arrivando in poco tempo a completare una delle collezioni più grandi del mondo, possedendo alcuni pezzi rari come il Penny Black, il British Guiana e il Gronchi rosa. Alla fine del 1868 acquistò per $650.000 il noto francobollo statunitense Z Grill, per motivi burocratici arrivò in ritardo e Charles non fece mai in tempo a vederlo. Dopo la sua morte fu la figlia Hélène a mantenere intatti i francobolli, che ancora oggi fanno parte di una delle collezioni private più vaste al mondo.

Titoli, trattamento e stemma[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 giugno 1811 - 9 agosto 1830: Sua Altezza Serenissima il principe Charles di Chartres
  • 9 agosto 1830 - 24 febbraio 1848: Sua Altezza Reale il duca di Valois
  • 24 febbraio 1848 - 23 aprile 1869: Sua Grazia il principe Charles, duca di Valois

Nel Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 giugno 1851 - 23 aprile 1869: The Right Honourable Charles d'Orléans, I barone Whittyer

Onoreficenze[modifica | modifica wikitesto]

Onoreficenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
Cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo

Onoreficenze inglesi[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
Cavaliere compagno dell'Ordine del Cardo (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere compagno dell'Ordine del Cardo (Regno Unito)
Cavaliere compagno dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere compagno dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)

Onoreficenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
«per la capacità diplomatica dimostrata nella risoluzione della controversia tra Regno Unito e Regno delle Due Sicilie riguardo il monopolio degli zolfi.»
— Malta, 3 maggio 1840
Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover)
Gran Croce dell'Ordine della corona del Württemberg (Regno del Württemberg) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della corona del Württemberg (Regno del Württemberg)
Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Regno di Spagna)
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Regno del Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Regno del Belgio)
Gran Croce dell'Ordine della Croce del Sud (Impero del Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Croce del Sud (Impero del Brasile)
Cavaliere dell'Ordine dei tre ordini (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei tre ordini (Regno del Portogallo)
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Regno del Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Regno del Portogallo)

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Henri d'Orléans, Duc D'Aumale, Studio of Franz-Xaver Winterhalter.jpg
Charles d'Orléans
Padre:
Louis-Philippe, roi des Français.jpg
Luigi Filippo I di Francia
Nonno paterno:
Louis Philippe d'Orléans Reynolds Chantilly.jpg
Luigi Filippo II di Borbone-Orléans
Bisnonno paterno:
Louis Philippe d'Orléans (1725-1785) as Duke of Orléans by Alexander Roslin, Stockholm.png
Luigi Filippo I di Borbone-Orléans
Trisnonno paterno:
Luigi di Borbone-Orléans
Trisnonna paterna:
Augusta di Baden-Baden
Bisnonna paterna:
Jean marc nattier - duquesa de orleans como hebe (copia) 03.jpg
Luisa Enrichetta di Borbone-Conti
Trisnonno paterno:
Luigi Armando II di Borbone-Conti
Trisnonna paterna:
Luisa Elisabetta di Borbone-Condé
Nonna paterna:
Rioult after Lepeintre - Louise Marie Adélaïde de Bourbon, Versailles.png
Luisa Maria Adelaide di Borbone-Penthièvre
Bisnonno paterno:
Nattier L J M de Bourbon duc de Penthievre.jpg
Luigi Giovanni Maria di Borbone-Penthièvre
Trisnonno paterno:
Luigi Alessandro di Borbone
Trisnonna paterna:
Marie Victoire de Noailles
Bisnonna paterna:
Madame la duchesse de Penthièvre par Daniel Klein, Collection du musée de l'Ile-de-France, Sceaux.png
Maria Teresa d'Este
Trisnonno paterno:
Francesco III d'Este
Trisnonna paterna:
Carlotta Aglae di Borbone-Orléans
Madre:
Franz Xaver Winterhalter Queen Marie Amelie.jpg
Maria Amalia di Borbone-Napoli
Nonno materno:
Ferdinand IV by San Gennaro.jpg
Ferdinando I delle Due Sicilie
Bisnonno materno:
Retrato de Carlos III de España.jpg
Carlo III di Spagna
Trisnonno materno:
Filippo V di Spagna
Trisnonna materna:
Elisabetta Farnese
Bisnonna materna:
Maria Amalia of Saxony as Queen of Naples overlooking the Neapolitan crown by Giuseppe Bonito held at the Prado.png
Maria Amalia di Sassonia
Trisnonno materno:
Augusto III di Polonia
Trisnonna materna:
Maria Giuseppa d'Austria
Nonna materna:
Marsigli - Maria Carolina of Austria - Palace of Caserta.jpg
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena
Bisnonno materno:
Workshop of Martin van Meytens Kaiser Franz Stephan 02.jpg
Francesco I di Lorena
Trisnonno materno:
Leopoldo di Lorena
Trisnonna materna:
Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans
Bisnonna materna:
Kaiserin Maria Theresia (HRR).jpg
Maria Teresa d'Austria
Trisnonno materno:
Carlo VI d'Asburgo
Trisnonna materna:
Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel