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Wangari Maathai

Wangari Muta Maathai (nata il 1 Aprile 1940 nel villaggio Ihithe, Distretto di Nyeri) è un'ambientalista ed un'attivista politica keniana. Nel 2004 riceve il Premio Nobel per la Pace per "il suo contributo allo Sviluppo sostenibile, alla Democrazia e alla Pace". E' la prima donna africana a ricevere tale premio. On. Dr.ssa Maathai è anche membro eletto del Parlamento ed ha lavorato come Viceministro dell'Ambiente e delle Risorse naturali nel Governo del Presidente Mwai Kibaki dal Gennaio 2003 al Novembre 2005.E' membro del gruppo etnico Kikuyu.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Maathai andò alla scuola elementare di Ihithe prima di trasferirsi a Limuru dove frequentò la scuola secondaria Convento di Loreto. Dopo aver finito gli studi in Kenya, Maathai studiò Biologia negli Stati Uniti e in Germania. Conseguì la laurea in Biologia presso la Mount St. Scholastica (oraBenedictine College) nel 1964, ed un master presso l'Università di Pittsburgh, prima di tornare a Nairobi, dove, all'Università, venne insignita del primo Ph.D. assegnato ad una donna dell' Africa orientale (in Medicina veterinaria). Nel 1971 divenne professoressa di Anatomia veterinaria all Università di Nairobi, e dopo un pò di tempo ricoprì l'incarico di Decano della stessa Facoltà. Nel 2002 Maathai accettò l'incarico di Ricercatore temporaneo presso il Global Institute for Sustainable Forestry (Istituto globale per la Silvicoltura sostenibile), all' Università di Yale.

Attivismo e vita politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1977, Maathai fondò il Green Belt Movement, un' organizzazione non governativa per l'ambiente, a livello generale, che al momento ha piantato più di 30 milioni di alberi attraverso il Paese, con lo scopo di prevenire l'erosione del suolo. Per questo è stata soprannominata "Donna albero". Da quel momento in poi è stata sempre più attiva, sia riguardo alla questione ambientale, che a quella delle donne.

Maathai è stata anche il primo Presidente del Maendeleo Ya Wanawake (il Consiglio nazionale delle donne del Kenya). Negli anni '80 divorziò dal marito, che apportò come motivazioni il fatto che lei fosse troppo intelligente per essere una donna e che lui non era in grado di controllarla. Il giudice della causa di divorzio diede ragione all'uomo.

Durante il regime del Presidente Daniel Arap Moi, fu imprigionata molte volte e violentemente attaccata per la sua richiesta di elezioni libere multipartitiche e di porre fine alla corruzione e alla politica tribale. Nel 1989 Maathai salvò il Parco Uhuru di Nairobi, bloccando la costruzione del complesso aziendale "60-story Kenya Times Media Trust", ad opera degli associati della Compagnia Moi.

Nel 1997, nelle seconde elezioni multipartitiche del Kenya sciupate dalla violenza etnica, si presentò come candidato alla Presidenza del Paese, ma il suo partito ritirò la sua candidatura. Tuttavia, rimase un candidato minore tra molti contendenti.

Nel 2002 Maathai fu eletta in Parlamento, dove la National Rainbow Coalition, che lei rappresentava, sconfisse la Kenya African National Union, partito governante. E' stata Viceministro dell'Ambiente, delle Risorse Naturali dal 2003. Fondò, sempre nel 2003, il Mazingira Green Party of Kenya.

Il 28 Marzo 2005, fu eletta primo Presidente dell' Economic, Social and Cultural Council della African Union.

Nel 2006 fu una degli otto portatori di bandiera alla Cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici invernali. Il 21 maggio, 2006 fu insignita di un Dottorato onorario datole dalConnecticut College, presso il quale tenne un discorso.

La sua autobiografia, Unbowed: One Woman’s Story, fu pubblicata il 30 Settembre 2006.

Premio Nobel per la Pace[modifica | modifica sorgente]

Maathai, holding a trophy awarded to her by the Kenya National Human Rights Commission

"Maathai si è opposta coraggiosamente al precedente Regime oppressivo in Kenia", queste sono le parole pronunciate dalla Commissione norvegese per l'assegnazione del Nobel durante il discorso in cui la si indicava come la vincitrice del Premio Nobel nel 2004. "Le sue particolari forme d'azione hanno contribuito ad attirare l'attenzione sull'oppressione politica, a livello nazionale ed internazionale. Lei è stata fonte d'ispirazione per molte delle lotte per i diritti democratici e, in modo particolare, il suo comportamento ha incoraggiato le donne a migliorare la loro condizione".

Controversia[modifica | modifica sorgente]

Maathai causò agitazione tra i media quando, durante la conferenza stampa che seguì l'annuncio della sua vittoria del premio, lei dichiarò che il virus dell'AIDS human immunodeficiency virus (HIV) era un prodotto di Bio-ingegneria, diffuso in Africa da Scienziati occidentali non meglio identificati, come arma di distruzione di massa, "per punire le persone di colore". Questa affermazione è supportata solo da una ristretta minoranza, ed è una delle molte teorie cospirative riguardanti questa malattia.

La donna cercò subito di chiarire la sua posizione, dicendo:

Ho messo in guardia le persone contro le false credenze e contro la disinformazione, come l'attribuire questa malattia ad una punizione inferta da Dio, o come il credere che il giacere con una donna illibata possa curare l'infezione. Queste idee nella mia regione hanno comportato un forte aumento degli stupri e della violenza contro i bambini. E' all'interno di questo contesto, reso ancor più complicato dalla prospettiva culturale e religiosa, che parlo. Sono perciò rimasta colpita dal dibattito corrente, generato da ciò che ho detto. E' quindi cruciale per me dire che non affermo e non credo che il virus sia stato sviluppato dalle persone bianche o dalle potenze occidentali, in modo da distruggere il popolo africano. Tali prospettive sono deboli e distruttive.

from the Green Belt Movement website- Wangari Maathai's "The Challenge of AIDS in Africa"

Personal life[modifica | modifica sorgente]

In 1969 Wangari Muta married Mwangi Mathai, a politician who divorced her after a few years. The court hearings were disgraceful to Wangari. She was put in jail for speaking out against the judge, who then decreed that she must drop her husband's surname. In defiance, Wangari chose to add an extra "a" instead.

(from "Conservation and Feminism: Africa's Greenheart." The Economist, 21 Sep 2006.)

Awards[modifica | modifica sorgente]

Bibliography[modifica | modifica sorgente]

See also[modifica | modifica sorgente]

External links and sources[modifica | modifica sorgente]




E25 completata la lettera D