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Eccidio di Malga Bala
Il sacrario dei martiri di Malga Bala nell'antica cinta della chiesa madre di Tarvisio
Stato  Repubblica Sociale Italiana
Obiettivo Militi della R.S.I.
Data 23 marzo - 25 marzo 1944
Morti 12
Responsabili controverso
Motivazione Guerra della Resistenza jugoslava contro l'occupazione delle Potenze dell'Asse
Manuale

L'eccidio di Malga Bala è un episodio controverso avvenuto in danno di militari italiani aderenti alla Repubblica Sociale Italiana nel 1944, nell'ambito degli eventi finali della seconda guerra mondiale. Esistono due versioni antitetiche dell'evento: una la considera una strage perpetrata da una formazione di partigiani sloveni [1], l'altra ritiene che i militi siano rimasti uccisi durante uno scontro a fuoco tra un reparto tedesco e i partigiani che li avevano catturati [2].

Indice[modifica | modifica wikitesto]

Inquadramento storico[modifica | modifica wikitesto]

L'eccidio ebbe luogo nell'alta valle dell'Isonzo, a ridosso della Valcanale, territorio quest'ultimo annesso al Regno d'Italia solo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, a seguito del trattato di Saint Germain del 1919.

Qui le vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale avevano acuito, tra gli appartenenti ai tre gruppi linguistici locali (italiano, sloveno e tedesco), tensioni derivanti dalle politiche di italianizzazione forzata e di discriminazione degli allogeni, tensioni per ulteriormente accresciute dall'applicazione in Valcanale dalla politica delle opzioni che allontanò dalla valle la maggior parte dei residenti di lingua non italiana [3], [4] e [5] .

In questo contesto, la notte tra l'8 ed il 9 settembre 1943, a seguito dell' armistizio di Cassibile si verificò a Tarvisio uno dei primi e più importanti episodi di resistenza all'invasione tedesca, attuato dal XVII Guardie alla Frontiera che fronteggiò invano per ore con pochi uomini male armati una divisione meccanizzata delle SS, sino ad essere sopraffatto riportando 29 caduti e dovendo affrontare la deportazione e la detenzione in campo di concentramento [6] .

La zona venne quindi inglobata nell' Adriatisches Küstenland (comprendente i territori delle province di Trieste, di Gorizia e di Lubiana) che fu annesso al Reich fino al 1945 unitamente all'Alpenvorland (Prealpi) con le Province di Bolzano, di Trento e di Belluno.

Nei mesi successivi le strutture statuali finirono con l'essere sempre più direttamente controllate dall'apparato militare ed amministrativo tedesco, e tra queste, pur tra reciproche diffidenze e riluttanze e malgrado gli ordini di combattere contro i Tedeschi occupanti impartiti dai comandi dell’Arma nel novembre 1943, ciò avvenne anche per i Carabinieri, inquadrati prima nella Guardia Nazionale Repubblicana, poi nella Milizia di Difesa Territoriale.

Dall’altro lato i partigiani (sia italiani, sia slavi) progressivamente acquisirono maggior operatività sul territorio, attaccando le installazioni civili e militari, occupando intere aree e paesi, provocando operazioni di repressione dell'attività partigiana e rappresaglie anche cruente da parte dei nazifascisti: tra queste è da notare per vicinanza di tempi e luoghi quella che l'11 ottobre 1943 distrusse Bretto di Sopra e portò all'uccisione di 16 civili [7] da parte di soldati del SS Karstwehr Bataillon, reparto che arruolava numerosi volontari di nazionalità diverse.

Alla fine del 1943 il Comando militare tedesco di Tarvisio istituì, all'interno di un sistema di difesa e controllo del territorio più ampio ed articolato, il Campo trincerato di Tarvisio – Cave del Predil, un distaccamento fisso di militi-Carabinieri a protezione della centrale idroelettrica di valle a Bretto di Sotto, frazione del comune di Plezzo in Slovenia) posta al servizio delle sovrastanti miniere di Cave del Predil. Il distaccamento doveva essere costituito da 16 militari (ex Carabinieri Reali divenuti militi della Guardia Nazionale Repubblicana / Milizia di Difesa Territoriale) agli ordini del vice brigadiere Dino Perpignano, cui era stata destinata una dotazione d'armi aggiuntiva alla normale dotazione personale consistente in una mitragliatrice Breda 30, due mitragliatori Breda 37 e un numero imprecisato di bombe a mano [8].

Le ricostruzioni dei fatti[modifica | modifica wikitesto]

La prima scarna ricostruzione dei fatti prodotta agli inizi degli anni ‘80 dal giornalista Antonio Russo, basandosi soprattutto sulla raccolta di testimonianze locali da lui esposta nel 1982 ai margini di un testo riguardante i fatti dell'8 settembre in Valcanale, Come foglie al vento (A), non attirò particolare attenzione, benchè inquadrasse già allora quanto avvenuto come un efferato crimine di guerra.

Diversa è la risonanza che avrà oltre dieci anni dopo il libro frutto del prosieguo della ricerca, Planina Bala (B), dedicato esclusivamente a questo evento, in cui, Russo sostiene che il 23 marzo 1943 un manipolo di 22 partigiani appartenenti al IX Corpus al comando di Franç Ursic (nome di battaglia Josko) e Lojs Hrovat (commissario politico), comprendente Silvo Gianfrate e Ivan Likar (Socian), coadiuvati da Lojs Kravanja e Bepi Flais avrebbe catturato senza necessità di alcuno scontro armato i dodici Carabinieri presenti nella casermetta ricorrendo ad uno stratagemma per “vendetta atroce contro il nemico di sempre, l'Italia.”.

Esemplare e simbolica sarebbe stata in tal senso, secondo Russo, sia la scelta, tra militari diversi, proprio dei Carabinieri, sia quella della data della spedizione punitiva, il 23 marzo, che in Italia coincideva con la festa nazionale dell’anniversario della fondazione dei fasci da combattimento.

Una volta catturati i Carabinieri i partigiani avrebbero minato e fatto saltare in aria la casermetta e le turbine della centrale idroelettrica bloccando in questo modo la produzione della miniera sovrastante e avrebbero costretto i prigionieri a un lungo cammino, almeno in parte di notte e nel clima rigido della stagione, sotto il peso di tutto quanto sottratto nella caserma, prima sulla cima del monte Izgora, poi in val Bausiza, quindi al pianoro di Logje.

Qui sarebbero stati avvelenati con soda caustica e purgante ad uso veterinario e, dopo un ulteriore spostamento a Malga Bala, il 25 marzo, uno alla volta, “accaprettati con filo di ferro, ... affrontati col piccone... sistema in uso nel mondo comunista in segno di estremo dispregio verso il nemico … sventrati, evirati, maciullati”

Sorte peggiore sarebbe stata riservata al comandante che sarebbe per di più stato costretto anche ad assistere alle esecuzioni dei sottoposti: “uncinato a testa in giù a una trave della stanza e preso continuamente a calci nella testa, con le formiche attratte dal sangue che cercavano un pasto finalmente appagante”.

I cadaveri, nascosti nella neve sotto un masso dopo la strage in modo da non essere facilmente ritrovati, sarebbero quindi stati ritrovati da militari tedeschi solo il 31 marzo: congelati, ancora legati col fil di ferro, in mutande e camicia, avrebbero presentato evidenti segni delle sevizie subite.

Trasportati a valle e ricomposti, sarebbero quindi stati esposti al pubblico, ed onorati con funerali solenni a Tarvisio, alla presenza di reparti militari italiani e tedeschi, mentre la strage veniva con modalità diverse esibita come prova evidente della bestiale ferocia dei partigiani comunisti.

Questa ricostruzione dei fatti, unitamente alle bobine delle relative interviste ai presunti testimoni e protagonisti furono utilizzate anni dopo dalla magistratura militare italiana per procedere, a partire dal 1998, contro quelli che Russo aveva additato come responsabili, ma la magistratura stessa finì col chiedere l'archiviazione del caso, non rilevando materiale probatorio sufficiente, né la asserita presenza di chiare ammisioni di responsabilità nelle interviste [9].

Questa versione dei fatti è inoltre stata ripresa, replicata e spesso arricchita di ulteriori particolari truculenti (peraltro spesso non fondati su riscontri documentali) da alcuni storici e pubblicisti di stampo nazionalista e neo irredentista ed accostata dagli stessi al fenomeno dei massacri delle foibe nell'interpretazione più ampia ed estesa che ne viene data, oltre a divenire motivo dell'attribuzione a ciascuna delle vittime di una medaglia d'oro al valor civile (D).

La seconda ricostruzione dei fatti è di pubblicazione pressochè contemporanea a Planina Bala, è contenuta in Na zahodnih mejah 1944 dello storico ed ex partigiano sloveno Franc Črnugelj-Zorko e viene ripresa invece da storici e pubblicisti di area vicina alle associazioni partigiane (C): questa seconda risostruzione, pur concordando sostanzialmente sulle modalità con cui i partigiani catturarono i Carabinieri, differirebbe dalla precedente almeno per quanto riguarda le motivazioni (si sarebbe trattato secondo Črnugelj di una delle tante azioni militari condotte dai partigiani con l’obiettivo di sabotare l'attività della miniera di Cave del Predil), e su modalità e responsabilità delle uccisioni (che Črnugelj attribuirebbe al fuoco incrociato tra partigiani e nazifascisti lanciati alla loro caccia originatosi nel corso di una accesa sparatoria che avrebbe avuto luogo quando la colonna partigiana sarebbe stata raggiunta dagli inseguitori ed i Carabinieri prigionieri avrebbero conseguentemente tentato di salvarsi dandosi alla fuga).

Elenco dei caduti ed onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

La lapide che commemora l'eccidio nella cinta medioevale di Tarvisio

Questo è l'elenco delle vittime:

  1. Primo Amenici, carabiniere nato a Crespino il 5 settembre 1905;
  2. Lino Bertogli, carabiniere nato a Casola di Montefiorino il 19 marzo 1921;
  3. Ridolfo Colsi, carabiniere nato a Signa il 3 febbraio 1920;
  4. Michele Castellano, carabiniere ausiliario nato a Rocchetta Sant'Antonio l'11 novembre 1910;
  5. Domenico Dal Vecchio, carabiniere nato a Refrontolo il 18 ottobre 1924;
  6. Fernando Ferretti, carabiniere nato a San Martino in Rio il 4 luglio 1920;
  7. Antonio Ferro, carabiniere nato a Rosolina il 16 febbraio 1923;
  8. Attilio Franzan, carabiniere nato a Isola Vicentina il 9 ottobre 1913;
  9. Dino Perpignano, vice brigadiere nato a Sommacampagna il 17 agosto 1921;
  10. Pasquale Ruggero, carabiniere nato a Airola l'11 febbraio 1924;
  11. Pietro Tognazzo, carabiniere ausiliario nato a Pontevigodarzere il 30 giugno 1912;
  12. Adelmino Zilio, carabiniere nato a Prozolo di Camponogara il 15 giugno 1921.

Il 27 marzo 2009 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito a ciascun militare la medaglia d'oro al merito civile.

Medaglia d'oro al merito civile
«"Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, in servizio presso il posto fisso di Bretto Inferiore, unitamente ad altri commilitoni, veniva catturato da truppe irregolari di partigiani slavi, che, a tappe forzate, lo conducevano sull'altopiano di Malga Bala. Imprigionato all'interno di un casolare, subiva disumane torture che sopportava con stoica dignità di soldato, fino a quando, dopo aver patito atroci sofferenze, veniva barbaramente trucidato.

Preclaro esempio di amor patrio, di senso dell'onore e del dovere, spinto fino all'estremo sacrificio."»

— Malga Bala (SLO), 23-25 marzo 1944

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. La vera storia di Malga Bala, vocedellamontagna.it
  2. Il caso dei Carabinieri di Malga Bala, nuovaalabarda.org
  3. Le opzioni in Valcanale/Kanaltal nel 1939, Lara Magri
  4. Dall'aquila bicipite alla croce uncinata, Mauro Scroccaro
  5. Chiesa e Fascismo nella Slavia Friulana, Faustino Nazzi (E)
  6. L'alba della Resistenza: quei 300 eroi della Guardie di frontiera a Tarvisio, ana.it
  7. Strage di Bretto di Sopra, straginazifasciste.it
  8. Il campo trincerato di Tarvisio – Cave del Predil, Acta n.49
  9. Malga Bala, Archiviazione, MessageroVeneto, 27 aprile 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(A) Antonio Russo, Come foglie al vento, Ribis, 1983

(B) Antonio Russo, Planina Bala, Cantro Culturale d'Informazione Sociale "Voce della Montagna" - Aviani & Aviani Editori, Pontebba-Udine 2011

(C) Franc Črnugelj-Zorko, Na zahodnih mejah 1944, GRB Partizanski knjižni klub, Ljubljana 1993 (ripreso da 2.)

(D) Atti del convegno "Malga Bala 1943 - 1946 Storie di Carabinieri Scomparsi dalla Storia"

(E) Faustino Nazzi, Chiesa e fascismo nella Slavia friulana, ed. Proposta, 2000

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