Parco archeologico di Urbs Salvia
| Parco archeologico nazionale di Urbs Salvia Urbs Salvia | |
|---|---|
| Civiltà | Romana |
| Utilizzo | Città |
| Epoca | III secolo a.C. - VI secolo |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Urbisaglia |
| Dimensioni | |
| Superficie | 400 000 m² |
| Scavi | |
| Data scoperta | XIX secolo |
| Amministrazione | |
| Ente | MiC - Direzione regionale Musei Marche |
| Responsabile | Sofia Cingolani[1] |
| Visitabile | Si |
| Visitatori | 4 900 (2022) |
| Sito web | www.musei.marche.beniculturali.it/musei/?mid=206&nome=museo-archeologico-statale-di-urbisaglia |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Il Parco archeologico nazionale di Urbs Salvia, nel comune di Urbisaglia (MC), è il parco archeologico più esteso delle Marche. Da ottobre 2021 Ufficio periferico di Palazzo Ducale di Urbino-Direzione Regionale Musei Nazionali delle Marche, [2][3]. Il parco ospita annualmente eventi museali, musicali e artistici. Il museo archeologico, ubicato nella moderna cittadina di Urbisaglia e temporaneamente chiuso per lavori (2025), conserva numerosi reperti e testimonianze archeologiche dalla città romana e dal territorio contermine.
Origine del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il nome della colonia di età graccana, fondata su un precedente conciliabulum, ci è noto grazie a Plinio il Vecchio[4] che si riferisce ai suoi abitanti definendoli "Urbe Salvia Pollentini". In una fase successiva, l'antica colonia graccana di Pollentia prese il nome di Urbs Salvia, con ogni probabilità per sancire la stretta connessione con la costruzione del Santuario della Salus Augusta[5].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nascita e sviluppo di Urbs Salvia
[modifica | modifica wikitesto]La città si sviluppa in corrispondenza di un importante tracciato viario che, nel suo tratto urbano, costituiva il cardo maximus della città, la Via Salaria Gallica[6], una strada a carattere intervallivo e pedemontano che, distaccandosi dalla Via Salaria all'altezza di Asculum, conduceva sino a Fossombrone (Forum Sempronii).
La prima fase dell'insediamento è legata all'arrivo di coloni spontanei provenienti dall'area etrusco-laziale tra fine III e inizi II secolo a.C. In questa fase, lungo la Salaria Gallica, si forma un conciliabulum[7].
Nella seconda metà del I secolo a.C., in età graccana, con un successivo arrivo di coloni, la città si organizza urbanisticamente e acquisisce una sua fisionomia e il nome di Pollentia[7].
In età augustea (I sec. a.C. - I sec. d.C.), altri importanti interventi di ampliamento e monumentalizzazione ad opera di nuovi coloni, veterani e reduci congedati da Ottaviano e Antonio, modificano radicalmente il volto della città che - distrutte, livellate e talora riutilizzate le strutture tardo-repubblicane[8] - viene dotata di tutti quegli edifici che caratterizzano la panoplia urbana delle città romane[9]. Tra questi, il teatro e il complesso del tempio-criptoportico dedicato alla Salus Augusta. La monumentalizzazione della città ha il suo culmine in età Flavia, grazie soprattutto all'evergetismo di alcuni notabili locali che si erano arricchiti con i servizi prestati presso gli imperatori[10].
La fine della città
[modifica | modifica wikitesto]Il centro urbano di Urbs Salvia evidenzia segni di crisi già nel corso del IV secolo d.C. quando importanti edifici, pubblici e privati, subiscono evidenti danni legati anche ad eventi sismici, come nel caso del Criptoportico[11]. Segno di una crisi generalizzata l'incapacità di intervenire nelle ricostruzioni e pertanto l'avvio di una progressiva quanto inesorabile decadenza che - accelerata dal passaggio dei Visigoti di Alarico nel 408-409 - porterà allo spopolamento graduale dell'abitato in pianura e alla formazione, sul Colle di San Biagio, del primo nucleo abitativo della attuale Urbisaglia. Nel corso del VI secolo lo storico bizantino Procopio di Cesarea, di passaggio al seguito del generale Belisario, descriverà una città ridotta ad un misero stato ma, probabilmente, ancora abitata[12].

La progressiva decadenza della città romana, già evidente in epoca medievale, è suggellata da Dante Alighieri che, nel XVI canto del Paradiso, cita Urbisaglia come esempio emblematico della fine ineluttabile delle città e delle stirpi[13].
«Se tu riguardi Luni e Urbisaglia come sono ite, e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nova cosa né forte, poscia che le città di termine hanno.»
Il parco archeologico e i suoi percorsi
[modifica | modifica wikitesto]In un contesto ambientale e naturalistico straordinario, nelle vicinanze della Riserva naturale dell'Abbadia di Fiastra, la monumentalità dei resti archeologici scandisce l'ampia estensione dell'antica città racchiusa dal circuito murario di età augustea. Questa particolare fisionomia del paesaggio, nel quale l'ambiente naturale si sovrappone, integrandosi, a quello antico rende il Parco archeologico uno spazio unico, per passare una piacevole giornata visitandolo tutto o scegliere uno dei percorsi più brevi.

Tra i percorsi consigliati, il "percorso rosso" conduce i visitatori dall'anfiteatro all'area del foro romano, costeggia il tempio tardo-repubblicano fino ad arrivare alla piazza dell' "edificio a nicchioni" e al teatro (al momento chiuso al pubblico) per poi proseguire, attraverso un sentiero immerso nel verde, fino al centro storico medievale dove è possibile visitare il serbatoio romano e la Rocca medievale.
Il "percorso blu" costeggia il lato nord delle mura romane e sale al teatro. Come il "percorso rosso" permette di arrivare al centro storico di Urbisaglia.
Il "percorso verde", più breve, conduce i visitatori al complesso tempio-criptoportico all'interno del quale è visitabile la galleria meridionale interamente affrescata, ai "quartieri delle strade basolate" dove è possibile camminare sugli antichi basoli romani perfettamente conservati e, infine, alla Porta Gemina.
Accessibilità e visite
[modifica | modifica wikitesto]Si accede all'area del parco dalla strada provinciale Picena 78, dove è presente la biglietteria, il punto informazioni ed un ampio parcheggio. Alcune aree attrezzate con panchine e tavoli in zone ombreggiate consentono piacevoli soste lungo i percorsi mentre, al momento, il percorso che collega l'area del parcheggio all'anfiteatro e alla galleria meridionale del Criptoportico è interamente accessibile su sedia a ruote con accompagnatore.
Collegamento con la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra
[modifica | modifica wikitesto]Il Parco Archeologico di Urbs Salvia e la vicina Riserva Naturale Abbadia di Fiastra costituiscono un polo integrato di eccezionale valore storico e paesaggistico. I due siti sono collegati da una rete di percorsi immersi nel verde, ideali per chi desidera unire la scoperta dell'archeologia romana alla natura incontaminata:
- A piedi: Esiste un suggestivo sentiero che permette di scendere dall'area dell'Anfiteatro romano verso la valle, attraversando boschi e campi coltivati, fino a raggiungere l'Abbazia Cistercense in circa 45-60 minuti di cammino (difficoltà turistica).
- In bicicletta: Il territorio è attraversato da percorsi cicloturistici segnalati che collegano il centro storico di Urbisaglia con l'area protetta della Riserva, offrendo scorci panoramici sulle colline maceratesi e sulla cinta muraria romana.

Il serbatoio
[modifica | modifica wikitesto]Sulla sommità del Colle di San Biagio, nel punto più elevato della città antica, è collocato il serbatoio[14], che serviva a raccogliere e far decantare l'acqua proveniente dall'acquedotto[15] prima che questa defluisse lungo il sistema di distribuzione della città. Il serbatoio, al quale si accede tramite uno stretto corridoio, è formato da due gallerie comunicanti, rivestite di cocciopesto idraulico, della capacità di 1000 m³.
Sono ancora visibili le bocchette di immissione e di erogazione dell'acqua, nonché i pozzetti di ispezione (lumina), utilizzati per il controllo del livello e della qualità dell'acqua e per il ricambio d'aria.
Per visitare il serbatoio, così come per la Rocca, è necessario contattare l'Ufficio turistico di Urbisaglia.[16]
Il teatro
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Situato in posizione dominante su uno dei terrazzamenti più elevati, il teatro è una delle emergenze archeologiche più monumentali: è infatti uno dei più grandi d'Italia e l'unico che conservi consistenti tracce di intonaco dipinto[17]. Fatto costruire negli anni precedenti il 23 d.C. da Gaio Fufio Gemino[18], è addossato al pendio collinare secondo modalità costruttive di derivazione greca. Fu realizzato in opera laterizia con nucleo cementizio, e subì dissesti già in epoca antica a causa di movimenti franosi.
Il corridoio anulare che circonda la cavea era utilizzato dagli spettatori per distribuirsi nei tre ordini di gradinate, ma aveva anche lo scopo di reggere la spinta esercitata dalla collina retrostante e di drenare le infiltrazioni d'acqua. Alla sommità delle gradinate, ripartite in sei cunei, è stata identificata la pianta di un tempietto che sovrastava il teatro.
La scena del teatro, della quale rimangono le fondazioni, presenta al centro l'esedra semicircolare che inquadrava la Porta regia (cioè l'entrata in scena riservata agli attori protagonisti) e le Portae hospitales ai lati; si notano inoltre le complesse canalizzazioni e gli alloggiamenti per i macchinari di servizio. L'ampio terrazzo retrostante il palcoscenico, sostenuto su tre lati da un poderoso muraglione, ospitava un ampio porticato quadrangolare, la cosiddetta Porticus post scaenam, di cui scavi recenti, ora coperti, hanno rimesso in luce i plinti delle colonne in laterizio[19].
Durante le campagne di scavo,nel corso del XVIII secolo e, successivamente, tra gli anni 50' e 60' del secolo scorso, il teatro restituì numerosi elementi di statuaria che ornavano, in particolare, la frons scaenae tra cui una testa di Dioniso, una testa-ritratto delll'Imperatore Tiberio, due togati e una statua femminile panneggiata di splendida fattura[20], ad oggi conservate presso il museo archeologico statale di Urbisaglia.
L'edificio a nicchioni
[modifica | modifica wikitesto]L'edificio a nicchioni[21], situato tra il sovrastante pianoro del teatro ed il foro, è una struttura di contenimento che fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città.
L'edificio è formato da un muro con sei ampie nicchie aventi funzione di controspinta al terreno retrostante, ed era nascosto alla vista dalla presenza di un criptoportico - forse costituito da tre gallerie su due navate, due delle quali ancora visibili e decorate da affreschi parietali oggi scarsamente leggibili - che abbracciava la piazza antistante, terrazzata ad est e affacciata verso il foro.
Resti romani di quest'area sono stati adoperati in epoca moderna per la costruzione delle vicine case coloniche, oggi utilizzate dalla Direzione Regionale Musei Nazionali delle Marche come uffici, laboratori e depositi.
Il complesso tempio-criptoportico della Salus Augusta
[modifica | modifica wikitesto]Del tempio, prostilo esastilo, si conservano parte del podio e tracce dei muri divisori interni che mostrano la sua suddivisione in pronao e cella dotata di parete di fondo semicircolare in cui probabilmente era ospitato il simulacro della divinità. Esso si erige al di sopra di un terrapieno realizzato grazie alla costruzione di un Criptoportico ad U che circonda ed esalta il monumento. Si tratta di una struttura semisotterranea, formata da quattro gallerie (tre di esse divise in due navate da pilastri centrali, la quarta avente funzione di corridoio di accesso) che circondano il tempio.
All'interno delle gallerie, è possibile ammirare uno dei complessi pittorici più estesi e conservati dell'Italia centrale. Le pareti sono, infatti, decorate con pannelli di Terzo stile pompeiano[22] divise in tre fasce orizzontali: lo zoccolo di colore bruno; la fascia centrale è occupata da una serie di pannelli raffiguranti trofei militari; la fascia superiore con scene di caccia e raffigurazioni naturalistiche con animali esotici, nonché maschere lunari. I motivi iconografici scelti fanno riferimento alla propaganda augustea ed imperiale[23].
La costruzione del complesso si deve, con ogni probabilità allo stesso promotore del teatro, Gaio Fufio Gemino. Nel 22 d.C., infatti, la grave malattia di Livia Drusilla, madre di Augusto, e moglie di Tiberio, aveva spinto Fufio Gemino a promuovere la costruzione del complesso quale Santuario nazionale della Salus, trasformando il suo culto in un culto eminentemente politico, quello della Salus Augusta. Il complesso, con la sua imponenza e la fronte esposta ad Ovest, sovrasta per dimensioni il foro cittadino[9].
Le mura
[modifica | modifica wikitesto]Le mura[24] di Urbs Salvia sono tra gli esempi di fortificazioni meglio conservati delle Marche. Realizzata più per volontà di autorappresentazione e autoaffermazione della comunità che per reali esigenze di difesa, la cinta muraria si estende per circa 2500 metri, delimitando un'area di circa 40 ettari; di essa si conservano quasi integralmente il lato nord e in gran parte quelli sud e est, mentre quello ovest è andato perduto. La cortina, in opera cementizia con paramento in laterizio, è scandita da torri di guardia a pianta poligonale.
Due delle quattro porte che si aprivano lungo il percorso delle mura sono conservate: la Porta Nord (in corrispondenza della via Salaria Gallica), detta anche porta a mesopirgo per via dello spiazzo trapezoidale antistante, e la porta orientale (in corrispondenza della strada che conduceva a Firmum), detta anche Porta Gemina poiché caratterizzata da due fornici. Della Porta Gemina sono oggi visibili i resti, inglobati in una casa colonica del XIX secolo.
Monumenti funerari a torre
[modifica | modifica wikitesto]A pochi metri fuori dalla Porta Nord sono visibili due monumenti funerari a torre[25], di cui rimane solo il nucleo cementizio interno. Originariamente questi monumenti, utilizzati per il rito dell'incinerazione (contenevano infatti l'urna sacra con le ceneri del defunto), erano ricoperti di lastre di calcare bianco ed erano dotati di un'epigrafe commemorativa del defunto.
L'anfiteatro
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Collocato in area extraurbana, per facilitare l'afflusso e il deflusso del pubblico, ma anche per non occupare spazi estesi all'interno della città, è uno degli anfiteatri romani meglio conservati nelle Marche.
Come si legge nelle due iscrizioni conservate nel Museo archeologico statale di Urbisaglia, fu fatto erigere intorno all'81 d.C. da Lucio Flavio Silva Nonio Basso. Egli ne fece dono alla sua città di origine all'indomani della presa di Masada della quale si era reso protagonista in qualità di luogotenente dell'imperatore Tito.

L'anfiteatro ha forma ellittica e poteva contenere fino a 5150 spettatori: l'arena è lunga 59 m e larga 35 m. Realizzato in opera cementizia rivestita di laterizi, con alternanza di specchiature in opus reticolatum mixtum, si conserva per tutto il suo perimetro fino all'altezza del primo ordine di gradini, comprendendo il primo ordine di vomitoria (ingressi per il pubblico).
I due ingressi all'arena riservati ai gladiatori, in origine coperti a volta, sono disposti lungo l'asse maggiore nord-sud. Quello a sud è fiancheggiato da uno stretto corridoio nel quale si può riconoscere la Porta Libitinensis, porta dedicata a Libitina (dea della morte), utilizzata per lo sgombero dei caduti dall'arena al termine dei combattimenti.
Il muro esterno, caratterizzato con una certa frequenza da mancanza del rivestimento lapideo, che rende visibile il nucleo cementizio interno (gran parte dei mattoni fu prelevata durante il Medioevo per la costruzione del borgo di Urbisaglia e della vicina Abbazia di Chiaravalle di Fiastra), presenta grosse nicchie, alcune delle quali probabilmente ospitavano statue, mentre altre erano occupate da scalinate di accesso al piano superiore. All'esterno sono ancora visibili in fondazione le basi dei pilastri sui quali poggiavano le strutture dei piani superiori a costituire un ampio porticato esterno all'edificio scenico.
Oggi l'anfiteatro ospita, nei mesi di giugno e luglio, un'importante stagione teatrale[26].
Scavi archeologici
[modifica | modifica wikitesto]Dal 1995 la città è oggetto delle annuali campagne di scavo da parte del Dipartimento di archeologia dell'Università di Macerata su concessione del Ministero della cultura. Negli ultimi anni i lavori hanno interessato l'area del Foro della città con il tempietto di età repubblicana mentre nel settore settentrionale gli scavi, tuttora in corso, hanno riportato in luce le strutture di una forgia di età romana repubblicana (III-II secolo a.C.) per la lavorazione del ferro. Nell'area a Sud del complesso Tempio-criptoportico sono invece stati rinvenuti tratti di due strade basolate In particolare i lavori si sono concentrati nell'area a sud del complesso tempio-criptoportico, dove sono stati rinvenuti tratti di strade basolate e due complessi edilizi[27]. Quest'ultima area, aperta al pubblico per la prima volta nel 2025 grazie ad un progetto realizzato, con finanziamento della Direzione Generale Musei del MIC, in collaborazione tra Direzione Regionale Musei Marche e Università di Macerata, è ad oggi in corso di indagine.
Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Villamagna
[modifica | modifica wikitesto]Nelle vicinanze dell'abbadia di Fiastra è in corso di scavo archeologico la villa romana di Villamagna. Le indagini finora eseguite dall'Università di Macerata hanno portato alla luce strutture monumentali e attestato l'esistenza di un birrificio e la produzione di birra caso unico fino ad ora scoperto nell'Italia centrale.[28]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Lucia Gentili, Sofia Cingolani direttrice di "Urbs Salvia", su Il Resto del Carlino, 8 novembre 2022. URL consultato il 27 novembre 2022.
- ↑ DM 380 del 27/10/2021
- ↑ Sai quali sono i musei della Direzione Regionale Musei Marche? Scoprili qui., su www.musei.marche.beniculturali.it, 8 novembre 2022. URL consultato il 16 febbraio 2026.
- ↑ Naturalis Historia, III, 13, 111.
- ↑ G.M. Fabrini, “Le origini di Urbs Salvia: il contributo delle più recenti indagini archeologiche, in Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell’antichità 23: 109-137, 2003; G. Paci, Ancora sul nome di Urbs Salvia, Picus XXXVI, 2016, pp. 23-44.
- ↑ Alfieri-Gasperini-Paci 1985, pp. 7-50.
- 1 2 Roberto Perna, Culti a Pollentia-Urbs Salvia tra età repubblicana ed imperiale, Munera amicitiae. Miscellanea di studi archeologici per Enzo Catani, 2020.
- ↑ Fabrini 2003, pp. 116-131.
- 1 2 Pollentia-Urbs Salvia. Tutta la magia di una città romana, in Archeologia Viva n. 230, Marzo/aprile 2025.
- ↑ Delplace 1995, p. 35.
- ↑ Sofia Cingolani e Valeria Tubaldi, Testimonianze ceramiche dalle stratigrafice del Criptoportico di Urbs Salvia:per un'analisi preliminare delle fasi tarde del complesso, in Giovanna Maria Fabrini (a cura di), Ichnia, vol. 7.
- ↑ Procopio di Cesarea, La Guerra Gotica (VI, 16)
- ↑ Paradiso, XVI, 73-78.
- ↑ Fabrini 2004, pp. 113-114.
- ↑ Perna 2006, pp. 94-99.
- ↑ comune.urbisaglia.mc.it, https://www.comune.urbisaglia.mc.it/.
- ↑ Perna 2006, pp. 135-149.
- ↑ Gasperini 1995, pp. 1-9.
- ↑ Ch.Delplace, La romanisationduPicenum; l’exemple d’Urbs Salvia (=CEFR, 177), Roma..
- ↑ Sofia Cingolani, Il teatro romano di Pollentia-Urbs Salvia, Tesi di Dottorato Università degli studi di Macerata 2017/2018.
- ↑ Perna 2006, pp. 77-82.
- ↑ Delplace 1981, pp. 25-48.
- ↑ Fabrini 2004, pp. 116-118; G.M. Fabrini (a cura di), Urbs Salvia I. Scavi e ricerche nell’area del tempio della Salus Augusta, Macerata.
- ↑ Perna 2010, pp. 86-90.
- ↑ Catani 1990, pp. 126-130.
- ↑ Museo archeologico statale e Parco archeologico di Urbs Salvia, su cultura.gov.it, 12 novembre 2024. URL consultato il 24 marzo 2025.
- ↑ Fabrini 2007, pp. 1-3.
- ↑ Dalla ceramica alla birra,le produzioni di Urbs Salvia ai tempi dei romani, su cronachemaceratesi.it, 3 luglio 2024. URL consultato il 25 marzo 2025.
Bibliografia
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su musei.marche.beniculturali.it.
- Parco archeologico di Urbs Salvia - Pagina Facebook, su facebook.com.
- Urbs Salvia - Treccani.it, su treccani.it.
- Un viaggio in epoca romana nel sito Urbisaglia Turismo, su urbisaglia.com.
- Urbs Salvia - nel sito www.romanoimpero.com, su romanoimpero.com.
- Beni archeologici della provincia di Macerata - Valle del Chienti Urbs Salvia, su archeologiamacerata.it. URL consultato l'8 ottobre 2023 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2008).
- Pollentia-Urbs Salvia: la città - Archeologia Marche, su archeologiamarche.it. URL consultato il 30 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2016).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 2449152821999601040003 |
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