Università della Svizzera italiana

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Università della Svizzera italiana
Ubicazione
StatoSvizzera Svizzera
CittàLugano-coat of arms.svg Lugano
Altre sediMendrisio-coat of arms.svg Mendrisio
Dati generali
SoprannomeUSI
Fondazione1996
TipoPubblica
Facoltà
RettoreBoas Erez
Studenti2 900
Affiliazionihttp://www.swissuniversities.ch
Mappa di localizzazione
Sito web

L'Università della Svizzera italiana (USI) nasce nel 1996, con sedi a Lugano e Mendrisio (in Canton Ticino). È l'unica università in lingua italiana della Svizzera, con circa 3 000 studenti. Comprende le facoltà di scienze della comunicazione, scienze economiche, scienze informatiche e scienze biomediche (con sede a Lugano) e l'Accademia di Architettura di Mendrisio. Il 60% della popolazione studentesca è straniera.

Storia[1][2][modifica | modifica wikitesto]

L'USI è nata nel 1996, ma già nel 1588 un documento conservato nell'archivio storico della Città di Lucerna testimonia i primi tentativi rispetto ad un progetto universitario a Lugano, a opera prima dei Padri Somaschi e poi dei Gesuiti. Tentativi entrambi falliti.

Nel 1844 il progetto di un'accademia ticinese di Stefano Franscini viene approvato dal Gran Consiglio, ma le difficoltà finanziarie in cui il Cantone si venne a trovare, e le rivalità tra Locarno, Bellinzona e Lugano, fecero cadere il progetto. Nel corso del '900 ci furono diverse discussioni e almeno tre nuovi tentativi, per una Scuola Superiore di cultura italiana, per una Scuola Superiore della Svizzera italiana e infine per un Istituto di Cultura della Svizzera italiana. Nessuna andò a buon fine.

Nel 1985 il Centro Universitario della Svizzera italiana (CUSI) viene approvato dal Gran Consiglio, ma il progetto viene respinto in votazione popolare nel 1986. Nel 1992 Mario Botta raccoglie lo spunto di Roland Crottaz (presidente del consiglio dei politecnici) per un'accademia di architettura e su mandato del governo ticinese imposta un progetto per la sua realizzazione, insieme al Consigliere di Stato Giuseppe Buffi. L'anno successivo la municipalità di Lugano, guidata da Giorgio Giudici, dà mandato a Mauro Baranzini, Sergio Cigada e Lanfranco Senn di preparare un progetto dettagliato per l'istituzione di due Facoltà a Lugano. A loro si uniscono due anni dopo Luigi Dadda e Remigio Ratti.

Nel marzo 1995 il consiglio comunale di Lugano approva il progetto per due facoltà di scienze economiche e della comunicazione. A ottobre il Gran Consiglio approva la legge sulla costituzione dell'Università della Svizzera italiana con le due facoltà luganesi e l'Accademia di architettura a Mendrisio. Infine nel 1996 il Consiglio Svizzero della Scienza si esprime favorevolmente sulla creazione dell'Università della Svizzera italiana che inizia i propri corsi il 21 ottobre dello stesso anno, alle prime lauree, nel 2000 essa otterrà il pieno riconoscimento del Consiglio Federale, che garantisce al Ticino lo status di cantone universitario. L'anno successivo l'USI si adeguerà per prima fra le università svizzere alla Dichiarazione di Bologna. Nel 2004 si aggiunge la facoltà di scienze informatiche. Nel 2010 viene affiliato l'Istituto di ricerca in biomedicina (IRB), il nucleo da cui nel 2014 è stata istituita la facoltà di scienze biomediche.

Organizzazione[3][modifica | modifica wikitesto]

  • Facoltà di scienze della comunicazione (decano: Andrea Rocci)
  • Facoltà di informatica (decano: Kai Hormann)
    • Istituto di Scienze Computazionali (direttore: Rolf Krause)
  • Facoltà di scienze economiche (decano: Patrick Gagliardini)
  • Facoltà di scienze biomediche (decano: Mario Bianchetti)
  • Accademia di architettura (direttore: Marc Collomb)

Nel campus universitario di Lugano ha sede anche la Facoltà di teologia, la quale però non fa parte dell'USI ed ha una sua propria struttura direzionale.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

L'USI adotta il sistema di studi derivanti dalla riforma di Bologna e prevede dunque lauree triennali e master di specializzazione di 2 anni. Offre inoltre programmi di dottorato e di master executive. Le lauree triennali sono: architettura, scienze della comunicazione, scienze economiche, informatica e lingua, letteratura e civiltà italiana.

A esse seguono diciannove master biennali e dottorati di ricerca in comunicazione, informatica, architettura, economia e in immunologia, biologia cellulare e biochimica (all'IRB di Bellinzona).

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

All'USI e negli istituti di ricerca ad essa affiliati (IDSIA, IRB, IOR) sono attivi complessivamente 817 fra docenti, ricercatori e assistenti[4] impegnati in programmi di ricerca nazionali e internazionali in diverse aree scientifiche, in particolare:

  • architettura
  • comunicazione
  • data science
  • economia
  • health studies
  • informatica
  • medicina e biomedicina
  • scienza computazionale
  • studi umanistici

Istituti affiliati o associati[modifica | modifica wikitesto]

IRB - Istituto di Ricerca in Biomedicina[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona è stato fondato nel 2000 con l'obiettivo di promuovere gli studi in immunologia umana, con speciale attenzione sui meccanismi della difesa immunitaria.

IOR - Istituto Oncologico di Ricerca (IOR)[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) è l’unità di ricerca di base e traslazionale dell'Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI).Questa struttura di ricerca ha iniziato la sua attività presso l'Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) a Bellinzona nell’aprile 2003 e attualmente impiega circa 50 ricercatori.

IRSOL - Istituto Ricerche Solari Locarno[modifica | modifica wikitesto]

L'IRSOL (Istituto Ricerche Solari Locarno) focalizza le sue attività di ricerca sulla fisica solare. Gli obiettivi della ricerca effettuata all'IRSOL sono di studiare le condizioni fisiche presenti nell'atmosfera solare, con attenzione in specifica sul suo magnetismo e i processi fisici coinvolti.

Docenti noti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia, su www.usi.ch. URL consultato il 13 dicembre 2016.
  2. ^ Magazine USI Square, su www.press.usi.ch. URL consultato il 13 dicembre 2016.
  3. ^ Organigramma, su usi.ch.
  4. ^ La ricerca USI: dati e cifre, su usi.ch.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN168354018 · ISNI: (EN0000 0001 2203 2861 · LCCN: (ENn98078461 · GND: (DE2178299-4 · BNF: (FRcb13560277t (data)