Unione di Centro (2002)

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Unione di Centro
Unione di Centro logo.png
Segretario Lorenzo Cesa
Presidente Gianpiero D'Alia
Vicesegretario Antonio De Poli
Giuseppe De Mita
Mauro Libè
Stato Italia Italia
Fondazione 6 dicembre 2002 (come UDC)
28 febbraio 2008 (come Unione di Centro)
Sede Via Due Macelli, 66 - Roma[1]
Ideologia Cristianesimo democratico[2]
Collocazione Centro
Coalizione Casa delle Libertà (2002-2007)
Nuovo Polo per l'Italia (2010-2012)
Con Monti per l'Italia (2013)
NCD-UdC (2014)
Area Popolare (2015)
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Popolare Europeo
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista
Seggi Camera
6 / 630

In Area Popolare

Seggi Senato
2 / 321

In Area Popolare

Seggi Europarlamento
1 / 73
Seggi Consiglio regionale
22 / 917
Organizzazione giovanile Giovani UDC
Iscritti 220.000[3] (2010)
Colori

__ Azzurro

Sito web www.udc-italia.it/

L'Unione di Centro (UdC) è un partito politico italiano, nato nel 2002 come Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC) dalla fusione fra il Centro Cristiano Democratico, i Cristiani Democratici Uniti e Democrazia Europea.

Nel 2008, dopo l'adesione della Rosa per l'Italia di Savino Pezzotta e di altri movimenti minori di ispirazione liberale e regionalista, ha assunto la denominazione attuale.

Fin dalla fondazione ha sempre aderito al Partito Popolare Europeo[4].

Un suo esponente, Gian Luca Galletti, è attualmente Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del Governo Renzi.

Indice

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Frammentazione della Democrazia Cristiana.
Pier Ferdinando Casini

Il tramonto della Balena Bianca e gli altri sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

Coinvolta pesantemente negli scandali di Tangentopoli, nel 1993 la Democrazia Cristiana è in preda ad una grave crisi di identità.

L'Assemblea programmatica costituente, che si svolge fra il 23 ed il 26 luglio, dà modo al segretario Mino Martinazzoli di progettare una terza fase storica della tradizione cattolico-democratica con un soggetto nazionale di programma, fondato sul valore cristiano della solidarietà.[5]

Il 18 gennaio 1994 nascono il Partito Popolare Italiano (al quale aderirà la maggioranza dei parlamentari)[6] e il Centro Cristiano Democratico, fondato da alcuni esponenti della vecchia corrente dorotea guidati da Pier Ferdinando Casini.

Alle successive consultazioni coloro i quali hanno mantenuto lo storico simbolo dello "scudocrociato" contribuiscono alla deludente performance del Patto per l'Italia, causata anche dalle complesse norme previste dal sistema maggioritario, mentre gli altri prendono parte con buoni risultati al centro-destra di Silvio Berlusconi.

Nel luglio del 1995 Rocco Buttiglione decide di fondare i Cristiani Democratici Uniti.

Il dialogo con il CCD è subito naturale e sfocia nella presentazione di liste comuni nella quota proporzionale della Camera alle elezioni anticipate del 1996. Esse raggiungono il 5,8% dei consensi e 12 seggi.

Alle elezioni del 2001 le liste del Biancofiore ottengono il 3,22%.

Quella competizione vede anche la partecipazione di Democrazia Europea, fondata da Sergio D'Antoni e sostenuta da Giulio Andreotti.

Nella primavera del 2002, complice il buon andamento del secondo Governo Berlusconi, CCD, CDU e DE avviano il procedimento di nascita dell'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC).

Primo congresso e debutto elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Durante il primo congresso nazionale del 6 dicembre 2002 Marco Follini viene eletto segretario, con Buttiglione che assume la presidenza.

Quest'ultimo continua a svolgere il ruolo di Ministro per le Politiche comunitarie; Carlo Giovanardi si occupa invece dei Rapporti con il Parlamento.

Nella medesima legislatura trova spazio anche Casini, il quale presiede la Camera dei deputati.

Il primo appuntamento elettorale riguarda le europee, superate agevolmente con il 5,89%.

Follini vicepresidente, la crisi di governo e il secondo congresso[modifica | modifica wikitesto]

Mario Baccini

Con la rimodulazione dei rapporti di forza nella coalizione Berlusconi acconsente ad aumentare la rappresentanza dell'UDC nell'ambito del Governo.

Il 2 dicembre 2004 il segretario Follini viene nominato Vicepresidente del Consiglio (accanto a Gianfranco Fini) e Mario Baccini viene nominato ministro della Funzione Pubblica.

Al governo, tuttavia, si prospetta una fase di crisi in seguito alle elezioni regionali del 2005, quando la CdL viene decisamente sconfitta dal centro-sinistra, nella veste de "L'Unione", che si aggiudica il governo di 12 regioni su 14 chiamate al voto. Scoppia, di conseguenza, una crisi di governo.

A porre i primi problemi è proprio l'UDC che, dopo un paio di settimane, chiede un rinnovamento dell'azione di governo ed annuncia il ritiro dei suoi ministri dall'esecutivo fin quando il premier non abbia elaborato una nuova piattaforma programmatica che prenda atto della sconfitta, individuando come strategia prioritaria una nuova politica per il Mezzogiorno. Poco dopo anche Alleanza Nazionale farà la stessa cosa. Così, Berlusconi è costretto a dimettersi per poi riuscire nell'intento di formare un nuovo governo (il Governo Berlusconi III), che ritrova l'unità della coalizione.

Il segretario Follini, nella nuova compagine di governo, rifiuta l'incarico di vicepresidente, preferendo dedicarsi alla guida del partito e diventando, in seguito, la cosiddetta anima critica della coalizione. Con il nuovo governo, Buttiglione viene promosso a ministro "col portafoglio", acquisendo la delega ai Beni Culturali; Giovanardi e Baccini restano al loro posto.

A luglio 2005 si svolge il secondo congresso nazionale, dove assistiamo ad una proposta finalizzata alla formazione di un partito unitario dei moderati.

Le dimissioni di Follini[modifica | modifica wikitesto]

Inaspettatamente, il 15 ottobre 2005, con un breve intervento alla direzione nazionale del partito, Marco Follini presenta le sue dimissioni dalla carica di segretario dell'UDC. L'episodio avviene all'indomani dell'approvazione alla Camera della nuova legge elettorale proporzionale, sollecitata dalla stessa UDC, ma non proprio nella misura in cui la richiedeva Follini, che non avrebbe voluto le liste bloccate ma la possibilità che gli elettori esprimessero la preferenza del candidato da eleggere.

« La mia opinione è che servisse un'altra legge, in un altro modo. Ritenevo che la possibilità per gli elettori di scegliere i candidati e di non subire troppo perentorie indicazioni dei partiti facesse parte di quel diritto in più e di quel potere in più che noi per primi avevamo evocato. In una parola, immaginavo una legge in cui la furbizia e la virtù si tenessero in equilibrio, e non una situazione in cui l'una schiacciasse l'altra. »
(Marco Follini)

Follini sostiene che con questa nuova legge si apre una stagione nuova per la politica italiana mentre "non esistono uomini per tutte le stagioni". Nel suo discorso, Follini cita un solo personaggio, Lorenzo Cesa, definendolo tra i principali artefici dei successi dell'UDC dalla sua nascita. Pochi giorni più tardi, lo stesso Cesa annuncia la sua candidatura alla segreteria del partito.

Cesa è il nuovo segretario[modifica | modifica wikitesto]

La direzione nazionale del partito si riunisce il 27 ottobre 2005 per eleggere il nuovo segretario nazionale: nel corso dei lavori emerge la candidatura, già preannunciata, di Cesa (che segna una continuità rispetto a Follini e con l'appoggio del leader Casini), accanto a quelle di Mario Tassone ed Erminia Mazzoni. Dopo la discussione e prima di andare al voto, queste ultime vengono ritirate in nome dell'unità del partito e per conferire l'immagine della convergenza sulla figura politica del segretario. Cesa viene proclamato, dunque, all'unanimità.

Nel suo discorso di insediamento, Cesa ribadisce i successi dell'UDC:

« Dal 1994 ad oggi siamo riusciti a riunire porzioni significative della diaspora democristiana. Grazie a Marco Follini il partito è passato dal 3 al 6%, esprime una classe dirigente di governo di tutto rispetto, nonché la terza carica dello Stato, l'amico Pier Ferdinando Casini. »
(Lorenzo Cesa)

La linea politica seguita è quella tracciata dall'ultimo congresso. Il neo-segretario pone infine un obiettivo sostanziale: che l'UDC diventi "il caposaldo dei moderati".

La leadership di Casini e le elezioni 2006[modifica | modifica wikitesto]

Ad un passo dalle nuove elezioni politiche del 2006, la CdL avanza la necessità di rilanciare lo schieramento. Dopo aver ipotizzato il ricorso ad eventuali consultazioni primarie per la scelta del candidato premier (ipotesi sfumata dopo l'approvazione della legge proporzionale), si ricorre all'ipotesi del "gioco a tre punte" che coinvolge i leader dei tre principali partiti della coalizione.

Si stabilisce, infatti, che la nomina del premier - in caso di vittoria elettorale - spetti al partito che raccoglierà il maggior numero di voti. Pier Ferdinando Casini, leader dell'UDC, insieme a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini (sostenuti da FI e AN), è in lizza. Il partito, infatti, il 24 gennaio 2006 delibera che, nel simbolo da presentare alle elezioni, sia presente il nome di Casini (in colore bianco su sfondo rosso) marcando anche la presenza dello scudo crociato con scritta "Libertas". Gli slogan dell'UDC per la campagna elettorale prevedono l'immagine di Casini con l'iscrizione "Un'idea diversa" e "Io c'entro" (giocando sull'omofonia che richiama il centro come collocazione politica).

In seguito ad una campagna pressante, la Casa delle Libertà riesce a riconquistare la fiducia di molti elettori, ottenendo un risultato in ascesa rispetto alle previsioni, ma comunque non sufficiente a evitare la sconfitta elettorale. Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, la situazione è ribaltata: la CdL ottiene più voti (il 49,78% contro il 49,42% dell'Unione), ma con l'apporto dei voti della circoscrizione Estero, l'Unione conquista comunque due seggi in più.

L'UDC è in aumento, attestandosi su una media nazionale del 6,8%: le liste guidate da Casini ottengono 2,5 milioni di voti alla Camera e 2,3 milioni al Senato, eleggendo 39 deputati e 21 senatori. Al Senato la presidenza del gruppo viene affidata a Francesco D'Onofrio; alla Camera alla guida del gruppo viene eletto Luca Volontè.

La voglia di cambiare la CdL e l'abbandono di Follini[modifica | modifica wikitesto]

Il centro-destra, all'indomani delle elezioni, però, è accomunato soltanto dall'opposizione nei confronti del Governo Prodi II: soprattutto in estate, infatti, l'UDC promuove la necessità di un cambiamento interno alla coalizione, rimettendo anche in discussione la leadership di Berlusconi.

Da una parte vi è la posizione netta di Marco Follini, che chiede insistentemente di concludere questa esperienza ; dall'altra emerge l'intenzione di non rprovocare rotture traumatiche[7] Uno schieramento che considerano dotato di due anime diverse, una, quella di Berlusconi, populista, l'altra, quella dell'UDC, moderata; secondo Cesa gli italiani percepiscono questa posizione alternativa interna nella coalizione, e premiano di conseguenza il partito che si pone in contrasto con atteggiamenti più moderati. Volendo favorire questa tendenza, l'UDC rifiuta la proposta di Berlusconi di costituire un partito unico della CdL.

Durante questa fase di incomprensioni, Follini, che già in precedenza aveva fondato dei circoli culturali denominati , ad ottobre 2006 decide di abbandonare l'UDC dando autonomia alla sua Italia di Mezzo, con il dichiarato obiettivo di accogliere quegli elettori che non si sentono rappresentati nell'attuale bipolarismo e creare dunque un nuovo centro. In seguito confluirà Partito Democratico.

2007: le distanze dalla Casa delle Libertà[modifica | modifica wikitesto]

L'UDC, intanto, avvia un cammino autonomo e punta a differenziarsi dalla Casa delle Libertà, che giudica ormai come un'esperienza conclusa e punta, piuttosto, alla nascita di un nuovo soggetto spiccatamente di centro ma pur sempre alternativo alla sinistra, continuando a dichiarare la sua opposizione al Governo Prodi.

I principali strappi consumati nei confronti della CdL sono due:

  • il 2 dicembre 2006 l'UDC decide di non partecipare alla manifestazione di piazza organizzata a Roma dal centrodestra contro la Legge Finanziaria del Governo e, piuttosto, organizza una manifestazione parallela e contemporanea, a Palermo, dove viene sancito che "esistono due opposizioni al centro-sinistra": una, quella dei moderati, rappresentata appunto dall'UDC; l'altra, quella delle forze di destra, rappresentata da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord che si avviano - seppur con dei distinguo - alla costituzione di un partito unitario, definito da Berlusconi come il Partito della Libertà. In questa circostanza, Casini afferma che "la Casa delle Libertà non ha più senso. Il suo ritualismo fa parte del passato e non di una prospettiva politica del presente";
  • il 27 marzo 2007, distinguendosi dal resto della CdL ma coerentemente con quanto votato nella precedente legislatura dall'intero centrodestra, l'UDC vota a favore del rifinanziamento delle missioni umanitarie italiane all'estero, in primis quella in Afghanistan, mentre gli altri esponenti della CdL, con in testa Berlusconi, pur favorevoli al rifinanziamento delle missioni, si astengono con l'annunciato motivo di voler mettere alla prova il centrosinistra, che al Senato rischiava di non avere la maggioranza a causa di paventate defezioni di esponenti della sinistra radicale.

Il terzo congresso[modifica | modifica wikitesto]

Il III Congresso dell'UDC si svolge a Roma dal 13 al 15 aprile 2007 e denota una contrapposizione interna:

Cesa viene riconfermato segretario con l'86% dei delegati, mentre Giovanardi riceve il 14%. Nelle conclusioni, Casini definisce l'UDC il mezzo per la costruzione di un orgoglioso riferimento dei moderati.

In occasione della crisi di governo che si consuma in Senato con la caduta del Governo Prodi II, nelle consultazioni con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l'UDC si esprime a favore della costituzione di un governo di pacificazione nazionale, finalizzato alla realizzazione di alcune riforme, discosta dunque dalla altre forze di centro-destra che chiedono il ritorno immediato alle urne. Quando il Capo dello Stato affida un incarico esplorativo al Presidente del Senato Franco Marini, l'UDC si ritiene quindi indisponibile a partecipare al governo qualora l'esecutivo non comprenda anche altri esponenti del centrodestra.

A seguito di quest'ultima posizione, il 30 gennaio 2008, Bruno Tabacci e Mario Baccini lasciano il partito, ipotizzando un'alternativa di centro denominata Rosa per l'Italia.

Il 4 febbraio 2008, Carlo Giovanardi e una parte dell'area che aveva sostenuto la mozione di minoranza all'ultimo congresso, riunita nei circoli dei Popolari Liberali, lascia il partito per aderire al nuovo progetto di Silvio Berlusconi, il Popolo della Libertà.

Il nuovo nome e le elezioni politiche del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 febbraio 2008 il gruppo dirigente del partito rifiuta la proposta di confluire nel Popolo della Libertà, a causa di divergenze insormontabili con i vecchi alleati.[8]

Il successivo 28 febbraio viene invece raggiunto un accordo con la Rosa per l'Italia[9], con Pier Ferdinando Casini candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In quell'occasione viene adottata la denominazione di Unione di Centro.

Al Quirinale: Pier Ferdinando Casini (al centro), Lorenzo Cesa (a sinistra) e Michele Vietti (a destra)

Al termine delle elezioni del 2008 il risultato dell'UDC è molto simile a quello ottenuto nel 2006, con 2 milioni di voti e un risultato del 5,62%, conquistando 36 deputati e superando lo sbarramento regionale dell'8% in Sicilia che gli consente di eleggere anche 3 senatori (obiettivo mancato per pochi voti in Calabria e Puglia dove si ferma al 7,9%).

Il risultato è ritenuto positivo, in quanto l'UDC è l'unica forza politica, presentatasi al di fuori dei poli, che riesce ad entrare in Parlamento, confermando la propria consistenza al contrario di altre formazioni che, in situazioni analoghe, ottengono risultati molto modesti (come le forze della sinistra radicale, riunite ne "La Sinistra l'Arcobaleno").

Il leader Casini sottolinea che, coerentemente col risultato delle urne, il suo partito farà opposizione al Governo Berlusconi IV e alla maggioranza PdL - Lega Nord, rimarcando nelle sue politiche una forte insofferenza proprio verso il partito di Umberto Bossi tant'è che decide di votare (unica forza parlamentare) contro la riforma del federalismo fiscale.

Le elezioni regionali del 2008 e del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali in Trentino-Alto Adige del 2008.

In occasione delle elezioni regionali in Abruzzo del 2008 viene siglata un'alleanza con i Popolari UDEUR, al fine di sostenere Rodolfo de Laurentiis alla carica di Presidente.[10] La lista ottiene il 5,6% dei consensi.

Per quanto riguarda le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale Trentino il gruppo dirigente locale ufficializza l'appoggio a Lorenzo Dellai, candidato Presidente della coalizione di centro-sinistra[11].

Alcuni vizi di forma, avvalorati dai pronunciamenti del TAR di Trento e del Consiglio di Stato, impediscono però l'ammissibilità della lista[12], ma i suoi dirigenti – il leader nazionale Pier Ferdinando Casini e i politici locali – confermarono l'appoggio a Dellai invitando i propri elettori a votare l'Unione per il Trentino[13].

Il partito consegue invece il 9,4% dei consensi alle elezioni regionali in Sardegna del 2009, vinte da Ugo Cappellacci.

Le Europee 2009[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni europee del 2009, l'UDC presenta tra i candidati il giornalista ed ex vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, di recente conversione al Cristianesimo, il nobile e personaggio televisivo Emanuele Filiberto di Savoia, l'ex calciatore Gianni Rivera (europarlamentare uscente che aveva aderito alla Rosa per l'Italia) e l'anziano esponente democristiano Ciriaco De Mita.

Viene confermato il bacino elettorale di circa 2 milioni di consensi (6,51%) con l'elezione di 5 eurodeputati (Magdi Allam nel nord-ovest, Tiziano Motti nel nord-est, Carlo Casini al centro, Ciriaco De Mita al sud e Antonello Antinoro nelle isole). La ratifica del trattato di Lisbona permetterà poi, il 1º dicembre 2011, l'elezione del sesto europarlamentare (Gino Trematerra).

Il 29 luglio 2009 Gabriella Mondello lascia il Popolo della Libertà per aderire al gruppo dell'Udc; quattro mesi dopo l'europarlamentare Magdi Allam lascia fonda il movimento Io Amo l'Italia.

La festa di Chianciano Terme del 2009 e le nuove adesioni[modifica | modifica wikitesto]

Dall'11 al 13 settembre 2009 Chianciano Terme ha ospitato gli Stati Generali del Centro, che hanno visto la partecipazione dell'intero gruppo dirigente, del presidente della Camera Gianfranco Fini e del senatore del PD Francesco Rutelli che, intervistato dai giornalisti, non ha escluso un progetto comune[14]

A seguito della riuscita dell'assemblea, il deputato Lorenzo Ria, eletto nel PD e passato successivamente nel PdL, ha scelto di aderire all'Unione di Centro.[15][16][17]

Il 24 novembre aderisce Alberto Tomassini, che lascia la carica di presidente del PSDI per assumere quella di responsabile lavoro del nuovo partito.[18]

Il 27 ottobre 2009, in alla vittoria di Pier Luigi Bersani, Rutelli abbandona ufficialmente il Partito Democratico, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini.

Il 6 dicembre 2009 la senatrice del PD Dorina Bianchi, appartenente al gruppo Teodem, in un'intervista al Corriere della Sera annuncia l'abbandono del Partito Democratico per ritornare nell'Unione di Centro[19][20] Il 10 dicembre aderisce anche Antonio Satta (ex Udeur) e presidente dell'Unione Popolare Cristiana.

Il 12 dicembre 2009 viene inoltre proposta un'alleanza con il Partito Democratico e l'Italia dei Valori per creare un'alternativa nei confronti del governo di Silvio Berlusconi raccogliendo le adesioni del segretario democratico Pier Luigi Bersani[21].

Il 5 gennaio 2010 abbiamo anche l'adesione anche il consigliere regionale campano Pasquale Sommesse[22][23][24], che alle ultime elezioni europee aveva totalizzato 96 000 preferenze: primo dei non eletti, grazie a un ricorso alla Corte Europea dovrebbe vedersi assegnato il seggio.

Elezioni regionali 2010[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni regionali del marzo 2010, il 23 dicembre 2009 il deputato di Alleanza per l'Italia Marco Calgaro lancia l'idea della costruzione di un polo centrista insieme all'Unione di Centro da presentare nelle regioni chiamate al voto.[25] In Piemonte l'idea viene subito accolta e il 30 dicembre i deputati Michele Vietti e Gianni Vernetti annunciano una lista unica a sostegno della ricandidatura di Mercedes Bresso.[26][27][28] Diversamente dalla Puglia, dove, invece, il deputato ApI Pino Pisicchio ha invitato il proprio partito a partecipare alle primarie senza l'UdC,[29] prospettiva questa poi accantonata in nome dell'unità del Centro.[30] Una lista unica ApI e UdC sarà presentata anche in Veneto, dove i rutelliani, guidati da Massimo Calearo, hanno annunciato il loro pieno sostegno al candidato Antonio De Poli.[31] Durante i primi giorni di gennaio, attraverso due articoli pubblicati sul sito ufficiale del PLI[32][33], il segretario liberale Stefano De Luca apre a una collaborazione con l'UdC e a un possibile ingresso del suo partito nel progetto della Costituente di Centro.

Dopo numerose consultazioni con i vari leader politici, il comitato organizzativo dell'UdC ha dichiarato il seguente piano di alleanze, andando da sola in 6 regioni, con la destra in 3 e con la sinistra in 4:

Nel frattempo, i deputati Enzo Carra, appartenente alla corrente del PD teodem, e Renzo Lusetti, a lungo considerato come un fedelissimo di Francesco Rutelli, scelgono di aderire all'UdC dopo aver abbandonato il PD, in quanto entrambi delusi dal progetto politico.[41][42] Scelgono di aderire anche i Liberaldemocratici per il rinnovamento di Daniela Melchiorre, movimento centrista e liberale[43][44], insieme al MAIE di Ricardo Antonio Merlo.

Il 14 febbraio, invece, annuncia la sua adesione all'UdC la deputata teodem Paola Binetti, che ha spiegato di "credere nella rinascita di una nuova Dc, un partito-pensatoio da 15-20%".[45][46][47][48][49]

Nella stessa tornata elettorale che coinvolgerà 462 amministrazioni comunali, l'Udc si presenterà principalmente in autonomia, stringendo però alleanze particolari con il PD, come per il Comune di Venezia. Curiose le alleanze strette con la Federazione dei Verdi al Comune di Corsico (Milano) e in Puglia ad Andria con l'Italia dei Valori e Io Sud.

Alle urne, nonostante il forte dato dell'astensionismo, l'UdC ottiene il 5.57% su base nazionale confermando il risultato delle elezioni regionali precedenti. Nelle 6 regioni dove si è presentata da sola, l'UdC riesce a entrare in tutti i consigli regionali, superando le singole soglie di sbarramento; invece su 7 regioni dove l'Udc si era alleata (Liguria, Marche, Lazio, Basilicata, Campania e Calabria), risulta determinante solo nel Lazio, ma riesce a far parte delle giunte di queste regioni, tranne che in Piemonte, dove la coalizione di Roberto Cota batte la coalizione della Mercedes Bresso. Il 28 aprile al Senato aderisce al gruppo UDC-SVP-Autonomie anche la senatrice Luciana Sbarbati, del Movimento Repubblicani Europei e ex Pd.[50][51][52]. In seguito all'elezioni, è seguito un lungo silenzio stampa da parte del leader Pier Ferdinando Casini, che si è esentato dal commentare la spaccatura fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nel PdL, alimentando così le voci di un possibile riavvicinamento al centro destra. Tuttavia il 4 aprile in un'intervista al TG1 Casini conferma la sua distanza da entrambe le parti e confermando la nascita del nuovo "Partito della Nazione" entro la fine dell'anno.

Seminario di Todi: verso il Partito della Nazione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 20 al 22 maggio del 2010 a Todi si è tenuto un seminario organizzato dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, in cui si è deciso l'azzeramento delle cariche dirigenziali dell'Udc e il lancio del nuovo Partito moderato.[53][54][55] Al seminario prendono parte il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, che ha annunciato di essere interessata a questo progetto, il repubblicano Giorgio La Malfa, che ha assicurato la partecipazione del Partito Repubblicano Italiano alla Costituente di Centro[56], l'ex Pdl Giuseppe Gargani[57], il presidente di "Rete Italia", Gian Carlo Sangalli e la leader di Io Sud, Adriana Poli Bortone, che ha scelto di aderire al progetto dell'Udc di costruire un più largo 'Partito della Nazione' ma ha invitato i centristi a rinunciare al simbolo dello Scudo Crociato. Il comitato promotore della Costituente di Centro, si è poi riunito la mattina del 25 maggio per prendere le prime concrete decisioni per avviare il processo che, in linea con quando definito nel seminario di Todi, avrebbe dovuto portare l'Udc al congresso nazionale inizialmente previsto per gennaio 2011. È stato istituito un Comitato dei garanti del processo di adesione, aperto a movimenti, associazioni, liste civiche e singole persone, che sarà presieduto dal portavoce nazionale dell'Udc Antonio De Poli. L'onorevole Paola Binetti è stata invece nominata presidente del Comitato etico, che avrà il compito di stilare un codice etico per gli aderenti al nuovo partito.[58] Il 25 giugno, il Coordinamento nazionale della Costituente di Centro ha approvato il regolamento per le adesioni al nuovo soggetto politico verso il Partito della Nazione e ha varato le prime nomine di riorganizzazione del territorio, per sette regioni.[59]

Elezioni amministrative Sardegna e Sicilia 30 - 31 maggio 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nella tornata elettorale del 30 e 31 maggio 2010 si è votato in Sicilia e in Sardegna per il rinnovo di molti sindaci, consigli comunali e presidenti di provincia. In Sardegna, l'UdC supera quasi ovunque il 10%, con una punta massima del 24% nella città di Iglesias. Parallelamente, insieme all'aumento dell'UdC si assiste al crollo del PdL (dal 30% delle regionali precedenti all'attuale 16%) e al ritorno del PD come primo partito della regione, anche se pure esso in calo rispetto alle ultime regionali. In Sicilia, l'UdC riesce a fare eleggere molti suoi sindaci, raggiungendo nella provincia di Agrigento risultati del 20-25%.

L'elezione di Michele Vietti a vicepresidente del CSM[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione di Centro ottiene un ottimo risultato centrando l'elezione di Michele Vietti a vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, eletto con 24 voti su 26. Vietti, insediandosi, ha detto che il Csm dovrà «recuperare prestigio e consenso» dopo «i recenti scandali» legati all'inchiesta sulla P3. Ha sottolineato che in particolare servirà attenzione «alle regole deontologiche, non solo per i magistrati ma anche per i membri del Csm, cercando di recuperare uno stile di rigore e serietà». Nel suo discorso di insediamento ha anche evidenziato che occorre «liberarsi dalle astratte contrapposizioni polemiche tra politica e giustizia avendo di mira il funzionamento del sistema con particolare riguardo alla durata dei processi».[60][61][62]

Il Fronte Moderato[modifica | modifica wikitesto]

In occasione della mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il neonato gruppo dei finiani Futuro e Libertà. Per l'Italia, l'Unione di Centro, l'Alleanza per l'Italia e il Movimento per le Autonomie scelgono di astenersi.[63] Pier Ferdinando Casini ha definito questa alleanza "un'area di responsabilità nazionale"[64]; Francesco Rutelli ha parlato della necessità di "unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità"[65]; dello stesso avviso anche il capogruppo di FLI, Italo Bocchino, che in un editoriale su Il Secolo d'Italia ha scritto che si tratta di una "responsabilità - aggiunge - spesso messa sotto i piedi da un violento spirito di parte, da una faziosità senza limiti e da una partigianeria che non possiamo condividere".[66] Gli astenuti totali sono stati 75[67]. Sono stati molti, tra giornali e intellettuali, a definire questa alleanza tra moderati, un possibile embrione di Terzo Polo.[68][69][70]

Il convegno di Chianciano Terme 2010[modifica | modifica wikitesto]

In data 10-11-12 settembre 2010 si è tenuto il convegno annuale del Partito. Sono intervenuti, oltre a esponenti di spicco di maggioranza e opposizione come Dario Franceschini, Fabrizio Cicchitto, Italo Bocchino, Roberto Formigoni e Giuseppe Fioroni, anche Raffaele Bonanni, segretario della CISL, Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia e Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia. Durante il convegno, si è discusso della possibile futura nascita del Partito della Nazione, il cui primo congresso sarebbe dovuto tenersi nel marzo 2011, e si sono raccolte le adesioni di molti dirigenti locali ed esponenti politici presenti in Parlamento, tra i quali il deputato letto da PD nella circoscrizione estero Ricardo Antonio Merlo, il senatore e leader dell'ApI Francesco Rutelli (che ha auspicato la nascita di un "terzo polo" alternativo al bipolarismo) e l'Onorevole Giorgio La Malfa del Partito Repubblicano Italiano (entrato in contrasto col collega Francesco Nucara, intento invece ad aderire al cosiddetto "Gruppo di Responsabilità Nazionale", il gruppo di 20 deputati ideato da Berlusconi che dovrebbero permettere al governo di avere una maggioranza alla Camera, anche senza finiani usciti dal PdL). Alla fine del convegno, Pier Ferdinando Casini, intervistato da Enrico Mentana, conferma la decisione del suo partito di continuare ad andare da solo e di non allearsi con i due partiti maggiori PdL e PD, a suo parere continuamente ricattati rispettivamente dalla Lega Nord e dall'IdV e chiede a Silvio Berlusconi di dimettersi e di dichiarare la crisi della sua maggioranza, così da poter formare un "Governo Tecnico" a tempo determinato con le forze responsabili del Parlamento, al fine di modificare l'attuale legge elettorale. L'invito è rivolto principalmente ai delusi del PdL, ai finiani in rotta con la maggioranza e al Partito Democratico.

La scissione dei Popolari di Italia Domani[modifica | modifica wikitesto]

Durante il convegno di Chianciano Terme emerge l'insoddisfazione di alcuni esponenti siciliani, capeggiati del segretario regionale Saverio Romano, il quale contesta un atteggiamento eccessivamente critico nei riguardi di Berlusconi, soprattutto senza aver preso atto dei cinque punti su cui il Governo intende chiedere la fiducia in Parlamento. La spaccatura si concretizza con il sostegno al quarto Governo Lombardo. Dopo giorni di trattative e discussioni, in data 28 settembre, a lasciare il gruppo alla Camera sono cinque deputati, Giuseppe Drago, Calogero Mannino, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo e lo stesso Saverio Romano, che fondano immediatamente I Popolari di Italia Domani, con il beneplacito di Salvatore Cuffaro, impegnato con i suoi problemi giudiziari.

Il 25 ottobre, a Palermo viene presentato il nuovo gruppo all'Assemblea regionale siciliana, nel quale figurano otto componenti[71]), Giulia Adamo e Raffaele Nicotra (entrambi prima nel PdL, poi transitati nel PdL-Sicilia di Gianfranco Micciché)[72][73].

Gli altri membri sono Giovanni Ardizzone, Marco Forzese, Salvatore Giuffrida, Mario Parlavecchio e Orazio Ragusa[74][75]), che già facevano parte del gruppo scudocrociato prima della scissione del Pid. "Noi qui lavoreremo per aiutare - ha aggiunto Casini - credendo però che la stagione delle polemiche, anche in Sicilia, è finita. Per cui anche quei partiti che stanno all'opposizione e non hanno condiviso la giunta di Lombardo, credo che farebbero bene a dare una mano alla Sicilia".[76][77]. In seguito all'arresto del deputato Fausto Fagone, passato con il PID, verrà nominato in sostituzione Salvatore Giuffrida, rimasto nell'UdC e che quindi si unirà al neo gruppo all'ARS.

Il 25 novembre Buttiglione annuncia l'adesione dei liberali Giuseppe Basini (ex aennino) e Giancarlo Morandi.[78]

La mozione di sfiducia del Terzo Polo[modifica | modifica wikitesto]

In vista del voto di fiducia al Governo fissato per il 14 dicembre 2010, l'Unione di Centro presenta una mozione di sfiducia alla Camera in comune accordo con Futuro e Libertà per l'Italia e Alleanza per l'Italia. A dare l'annuncio in conferenza stampa il 3 dicembre 2010 sono i rispettivi leader Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, i quali comunicano che, oltre alle firme dei deputati dei propri gruppi parlamentari, hanno firmato anche i deputati del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo (in precedenza usciti dalla maggioranza insieme agli esponenti di FLI), dei Liberal Democratici di Daniela Melchiorre e i singoli deputati Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti (i giornali hanno raccontato di questo evento come la nascita del Terzo Polo). La mozione raggiunge così un totale di 85 firme che se si vanno a sommare alle 232 firme raccolte nella mozione di sfiducia del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori si raggiunge un totale di 317 firme, che sancirebbe di fatto al momento del voto la caduta del Governo.

Tuttavia, successivamente in Parlamento si assiste a uno spostamento di deputati dall'opposizione alla maggioranza, tanto che Antonio Di Pietro, in seguito all'uscita improvvisa dal gruppo di due deputati del suo partito a favore del Governo, chiede alla Magistratura di aprire un'inchiesta sulla presunta "Compravendita di Parlamentari". Inoltre 4 parlamentari che avevano firmato la mozione di sfiducia del Terzo Polo votano, invece, contro la stessa: il Liberal Democratico Maurizio Grassano (da sempre vicino alla Lega e al tema del Federalismo), e tre deputati di FLI, Silvano Moffa, Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini (il primo, che fino all'ultimo ha cercato una mediazione col PdL, alla fine si è astenuto, le altre due invece votano contro la sfiducia). Così il Governo ottiene la fiducia con 314 voti favorevoli e 311 contrari. Una maggioranza di 3 voti "non migliora la situazione del Governo" sostengono gli esponenti del Terzo Polo dato che tra loro molti sono Ministri, vice-ministri, sotto-segretari o sindaci, i quali non possono garantire una costante presenza in Parlamento, mettendo a rischio la maggioranza nel corso delle votazioni. Berlusconi, pertanto, dichiara di volere allargare la maggioranza all'UdC, poiché ormai il rapporto con FLI è irrecuperabile, altrimenti sarà costretto ad andare dal Presidente della Repubblica per chiedere le elezioni anticipate. Casini, però, nega la sua disponibilità a sostenere il Governo.

Il Nuovo Polo per l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Logo del Nuovo Polo per l'Italia

Il 15 dicembre 2010 si tiene una riunione di tutti i rappresentanti del Terzo Polo nella quale, in comune accordo, viene comunicato che tutte queste forze parlamentari (UdC, FLI, ApI, MpA, LD e vari) agiranno d'ora in poi in completa sintonia all'interno del Parlamento, prendendo decisioni comuni sui singoli provvedimenti del Governo. L'iniziativa, che è stata battezzata «Polo della Nazione» da Pier Ferdinando Casini, raccoglie l'adesione di più di 100 Parlamentari fra Camera e Senato. Ad aderire al gruppo UdC-SVP e Autonomie sono in seguito i senatori Vincenzo Galioto, passato dal PdL all'UdC, mentre Maurizio Fistarol aderisce a Verso Nord. Nel 2011 entrano a far parte dell'alleanza: il senatore Enrico Musso, in quota Partito Liberale Italiano (25 febbraio)[79][80] e Giuseppe Gargani, ex PdL (2 marzo) che è entrato nell'UdC. L'8 marzo hanno poi annunciato la loro adesione al partito Marisa Raciti, vedova di Filippo, il poliziotto ucciso quattro anni fa negli scontri dopo la partita Catania-Palermo, e Azar Karimi, presidente dei giovani iraniani in Italia[81]. Il 22 marzo annuncia la sua adesione al partito anche il deputato (già ex teodem) dell'Alleanza per l'Italia, Marco Calgaro. Il 19 maggio 2011 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato nella primavera 2009, dopo le elezioni europee, da due candidati, Giuseppe Gargani (all'epoca nel PdL) e Pasquale Sommese (al tempo eletto col PD, oggi assessore regionale campano con l'UdC). L'Unione di Centro guadagna così due europarlamentari.

Elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni amministrative italiane del 2011.

Per le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio 2011, l'Unione di Centro presenta candidati unici con gli altri Partiti del Nuovo Polo nelle quattro città città più importanti chiamate al voto (Milano, Torino, Bologna, Napoli) e in 62 su 134 comuni superiori ai 15.000 abitanti. In tutti gli altri comuni l'UdC opta scelte diverse, per via delle diverse realtà locali. I risultati differiscono in ogni città: a Milano e Napoli (rispettivamente 5,5%[82] e 11,5%[83]) le percentuali del Terzo Polo non permettono a nessuna delle due principali coalizioni di prendere il 50%+1 dei voti, arrivando così al ballottaggio e facendo pesare il proprio elettorato. A Torino si ottengono risultati più modesti (5,1%[84]) e a Bologna risultati più deludenti (4,7%[85]). Risulta invece che il nuovo schieramento ottiene risultati più che soddisfacenti e a due cifre nelle altre città più piccole e ottiene una media che supera il 10%.

Per quanto riguarda le undici province chiamate alle urne, l'Unione di Centro si presenta ovunque ottenendo il peggior risultato a Treviso (dove aveva creato una lista in comune con FLI ed ApI) con il 3,09%[86] ed il migliore a Macerata con il 7,64% e l'elezione di due consiglieri[87]. In totale, l'UdC ha raccolto 85.106 voti, pari al 4,97% e alla nomina di otto consiglieri provinciali.

Inoltre, secondo uno studio de Il sole 24 ore l'UdC risulta l'unico partito ad avere ottenuto un aumento sensibile dei voti, intorno al 5%.

Elezioni amministrative in Sicilia 28 e 29 maggio 2011[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni del 28 e 29 maggio sono il primo test elettorale dell'Unione di Centro in seguito alla scissione dei PID del Ministro Francesco Saverio Romano. Contrariamente alle aspettative che vedevano il partito calare drasticamente nei consensi, l'UdC, a guida del senatore Gianpiero D'Alia, dimostra una buona tenuta con una media del 7,12% perdendo solo 3 punti rispetto al passato[88][89] e riuscendo a eleggere sindaci e diversi consiglieri comunali. Inoltre risulta evidente l'importanza dell'UdC all'interno del Terzo Polo siciliano, che riesce a eleggere due sindaci nei comuni di Bagheria e Noto[90].

L'Unione di Centro al primo convegno nazionale del Terzo Polo[modifica | modifica wikitesto]

In data 22 luglio 2011 si è tenuto il primo convegno nazionale del Nuovo Polo a Roma, Io cambio l'Italia, all'Auditorium Conciliazione. Esso è stato organizzato dagli esponenti di UdC, FLI, ApI e MpA. Dei 2000 posti dell'Auditorium, settecento sono spettati all'Unione di Centro, altrettanti per Futuro e Libertà, cinquecento per Alleanza per l'Italia e i restanti cento al Movimento per le Autonomie.

Dopo l'introduzione del coordinatore nazionale Ferdinando Adornato, a parlare sono stati molti giovani (tra cui il diciottenne sindaco di Bonea Salvatore Paradiso), studenti e parlamentari, senza dimenticare i quattro esponenti nazionali Casini, Fini, Rutelli, Lombardo : tra questi, il leader dell'UdC ha più volte ribadito la possibile nascita di una Terza Repubblica. È stato inoltre presentato il manifesto del convegno stesso[91].

Il convegno di Chianciano Terme 2011[modifica | modifica wikitesto]

Dall'8 all'11 settembre 2011 si è tenuto l'annuale convegno a Chianciano Terme. Durante la riunione, sono intervenute personalità come Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Raffaele Bonanni, segretario nazionale della CISL, e Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Hanno accettato l'invito anche numerosi esponenti della maggioranza e delle opposizioni, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha messo in evidenza le problematiche all'interno del PdL e i rapporti difficili con la Lega[92], il presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia Giuseppe Pisanu, che in seguito al voto di fiducia sulla manovra economica del Governo al Senato aveva dichiarato che sarebbero state opportune le dimissioni del Premier, e Giuseppe Fioroni, che ha espresso il malumore delle componente cattolica all'interno del PD.

Anche il presidente dell'ApI Francesco Rutelli è intervenuto, rimarcando ancora una volta l'importanza del Terzo Polo, affermando che la sua nascita è imminente ma richiede tempo, poiché deve radicarsi sul territorio e rispettare le rispettive realtà locali dei partiti della coalizione[93].

Si è svolta anche l'Assemblea Nazionale del partito, in cui si è deciso di partire il prima possibile con i Congressi nei vari livelli di amministrazione (comuni, provincie, regioni).

Durante il suo intervento, Pier Ferdinando Casini ha condannato duramente l'operato del Governo e rinnovato l'invito alle forze responsabili di maggioranza e opposizioni di formare con l'UdC e il Terzo Polo un governo di unità nazionale, al fine di fronteggiare la grave crisi economica[94].

Infine, Lorenzo Cesa, durante il discorso conclusivo del convegno, ha rimarcato l'equidistanza dell'Unione di Centro da entrambi gli schieramenti di Destra e Sinistra e l'intenzione di rimanere all'opposizione di questo Governo[95].

In data 23 settembre il deputato Deodato Scanderebech lascia nuovamente il gruppo dell'UdC alla Camera per aderire al gruppo di Futuro e Libertà[96].

Elezioni regionali in Molise del 2011[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali in Molise del 2011.

Per le elezioni regionali in Molise del 16 e 17 ottobre, l'UdC decide di schierarsi col presidente uscente del centrodestra Angelo Michele Iorio, nonostante si sia tentato di trovare in precedenza un candidato comune per il Terzo Polo (tentativo vano poiché l'MpA era quasi assente in regione; FLI, per via della diversità di opinioni all'interno del partito regionale, decide di non presentare nessuna lista e lasciare libertà di scelta ai suoi singoli rappresentati; l'ApI invece decide di sostenere il candidato del centrosinistra Paolo Di Laura Frattura).

Ad urne chiuse, l'UdC ottiene il 6,78%[97], risultando determinante per la vittoria risicata di Michele Iorio (46,94%) sul centrosinistra (46,15%). Nonostante il calo di consensi rispetto alle precedenti consultazioni regionali (9,99%), causato dal 6,73% conseguito dall'AdC di Francesco Pionati, l'UdC locale guadagna consensi rispetto alle Politiche del 2008 (5,6%) e le Europee del 2009 (6,5%) ed è il terzo partito di una coalizione di centrodestra che registra un calo molto più evidente rispetto al passato, passando dal 54,14% del 2006 al 46,94% del 2011.

Il 24 ottobre il deputato dell'ARS Nino Dina annuncia l'abbandono dei Popolari di Italia Domani[98] (il marzo scorso si era dimesso da coordinatore regionale in Sicilia), poiché contrario al sostegno al Governo Berlusconi e considerando il PID un partito mai nato[99]. Due giorni dopo, il 26 ottobre, ufficializza il suo ritorno nella file dell'UdC alla presenza del coordinatore nazionale Lorenzo Cesa, del coordinatore regionale Giampiero D'Alia e di altri esponenti del partito.

Le dimissioni di Berlusconi e l'appoggio al Governo Monti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Monti.

Nei giorni in cui si consuma lo sfaldamento della maggioranza, il 3 novembre i deputati Alessio Bonciani e Ida D'Ippolito lasciano il Popolo della Libertà per aderire al partito[100], mentre il 6 novembre è la volta di un'altra deputata PdL, Gabriella Carlucci[101].

Il passaggio di questi parlamentari contribuisce a far perdere la maggioranza numerica al governo. In conseguenza di ciò, Silvio Berlusconi decide di rassegnare le dimissioni (anche se non è mai andato sotto con un voto di sfiducia)[102]. In seguito alle dimissioni di Berlusconi, Giorgio Napolitano avvia le consultazioni e una delegazione del Terzo Polo, composta da esponenti di Camera e Senato di UdC, Futuro e Libertà ed Alleanza per l'Italia guidata da Pier Ferdinando Casini, afferma di essere disposta a sostenere un esecutivo guidato da Mario Monti (ritenuta la persona più quotata a condurre un governo tecnico) e di dare a quest'ultimo carta bianca sulla composizione del governo, accettando quindi che sia interamente composto da ministri che non provengono dai partiti.

In data 1º dicembre, Gino Trematerra si vede assegnato il seggio al Parlamento europeo: gli eurodeputati dell'Unione di Centro salgono così a 5[103][104].

Lorenzo Cesa viene confermato segretario, mentre Gianpiero D'Alia è il nuovo presidente.

Elezioni amministrative italiane del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Per le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, l'Unione di Centro si presenta col Nuovo Polo per l'Italia solo in poche città (Genova e Trapani le più importanti) e lo stesso fanno anche Futuro e Libertà, Alleanza per l'Italia e Movimento per le Autonomie. Opta principalmente per alleanze di centro, con liste civiche equidistanti dagli altri poli. Nelle altre città più importanti al voto fa alleanze variabili (col PdL a Palermo e Verona, col PD a Taranto, da sola ad Agrigento, Asti[105], Parma, Cuneo, l'Aquila, Monza, Piacenza e Lecce). All'indomani del voto, secondo uno studio del Sole 24 Ore, l'UdC risulta uno dei pochi Partiti ad aumentare i propri voti, aumenta il numero di sindaci e di consiglieri comunali e conquista in solitaria 2 comuni Capoluogo di Provincia, ovvero Cuneo ed Agrigento. In seguito all'analisi del voto, il leader Pier Ferdinando Casini, nonostante l'aumento numerico dei voti, denuncia preoccupato l'alto numero degli italiani che non hanno votato e "archivia il Terzo Polo" per la formazione di un nuovo progetto politico che sappia intercettare quei voti degli italiani che si sono astenuti durante la tornata elettorale. Nell'Ottobre 2012 il senatore Riccardo Milana aderisce all'UdC.

Elezioni regionali in Sicilia del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali in Sicilia del 2012.

Quando nell'estate del 2012 Raffaele Lombardo rassegna le proprie dimissioni, certamente riconducibili a vicissitudini giudiziarie, le elezioni regionali vengono anticipate al 28 ottobre dello stesso anno.

I dirigenti del partito scelgono di sostenere l'ex sindaco di Gela e parlamentare europeo del Partito Democratico Rosario Crocetta.

Questi costruisce una coalizione comprendente anche Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli e il Partito Socialista di Riccardo Nencini.

Tale candidatura segna anche una frattura con gli storici alleati del centro-destra dal momento che Il Popolo della Libertà, PID di Saverio Romano e la Destra di Francesco Storace appoggiano la candidatura di Nello Musumeci, ex Presidente della Provincia di Catania.

La frammentazione causata da innumerevoli liste rende problematico ipotizzare che lo schieramento vincente possa pervenire alla maggioranza dell'ARS.

Il 28 ottobre si vota e il primo dato rilevante è quella della pesante astensione, pari al 52,58%, e i voti della lista del Movimento 5 Stelle, che prende il 14,90%, diventando la prima lista della Regione, anche se il candidato Giancarlo Cancelleri non è il candidato più votato. Invece risulta eletto Presidente Rosario Crocetta, con il 30,50% delle preferenze, staccando di quasi 5 punti Musumeci, mentre la coalizione di PD, UdC e Crocetta Presidente (ApI, PSI e movimenti civici) prende 30,40% dei voti. Nonostante le polemiche sull'alleanza tra l'UdC e il PD, l'Unione di Centro sfiora l'11% (10,8%) , perdendo solo un punto e mezzo rispetto alla precedente tornata elettorale; diventa la quarta forza della Regione (dietro al M5S, PD e PdL) e riesce a far eleggere 11 deputati regionali più 2 all'interno del listino del Presidente Crocetta, per un totale di 13 rappresentati all'ARS (2 in più rispetto all'ultima elezione regionale).

La partecipazione al governo Monti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Monti.

L'UdC sostiene il governo Monti, nato nel novembre 2011, dopo le dimissioni di Berlusconi. Il 29 dicembre 2012 il Presidente del Consiglio dei Ministri in carica Mario Monti annuncia la sua candidatura alla guida dell'esecutivo per le elezioni politiche italiane del 2013 come capo della coalizione Con Monti per l'Italia.

Le elezioni politiche del 2013[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle Elezioni politiche italiane del 2013 la nota "Agenda Monti" viene sostenuta dall'Unione di Centro[106], da Futuro e Libertà per l'Italia e da una serie di associazioni, tra le quali Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo che creano la lista Scelta Civica, in una coalizione denominata "Con Monti per l'Italia" . Al Senato l'UdC ha invece preso parte alla lista unica Con Monti per l'Italia. Sono stati eletti due senatori.

I risultati non sono confortanti, con l'1,74% alla Camera e solamente 8 seggi. Nella XVII legislatura vengono costituiti gruppi unici alla Camera e al Senato denominati Scelta Civica per l'Italia.

Il sostegno al Governo Letta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Letta.

A seguito del fatto che nessuna forza politica è uscita dalle elezioni in grado di formare un governo autonomo, dopo lunghe consultazioni il neo-rieletto presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incaricherà l'esponente del Partito Democratico Enrico Letta, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel secondo governo Prodi e più volte ministro, di trovare una maggioranza in grado di sostenerlo a capo del governo. La maggioranza che sosterrà la formazione del Governo Letta[107] è composta da Scelta Civica, Unione di Centro, Popolo della Libertà e Partito Democratico. La carica di Presidente del Consiglio dei ministri, viene affidata da Napolitano ad Enrico Letta[107], vice segretario del PD. Il governo Letta si configura come il primo esecutivo di grande coalizione della storia della Repubblica Italiana, in quanto comprende esponenti di entrambe le principali coalizioni che si contrapponevano prima delle elezioni.

L'UdC ha ottenuto la nomina di Gianpiero D'Alia a ministro della Pubblica amministrazione e semplificazione.

Il 15 novembre 2013 il presidente di Scelta Civica Alberto Bombassei pone fine all'alleanza con l'Unione di Centro. Il 27 novembre e il 10 dicembre l'UdC aderisce ai nuovi gruppi ribattezzati Per l'Italia.

Il quarto congresso e il sostegno al Governo Renzi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Renzi.

Il quarto congresso nazionale del febbraio 2014 coincide con l'avvento del Governo Renzi.

Dopo un acceso dibattito riguardante le mozioni di candidati alla segreteria D'Alia e De Poli, quest'ultimo si ritira in favore di Cesa, che viene dunque confermato in ragione del suo ruolo di garante fra le varie anime del partito.

Elezioni europee 2014[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle consultazioni europee si è deciso per una lista unitaria con il Nuovo Centrodestra[108]. I Popolari per l'Italia di Mario Mauro inizialmente scelgono di partecipare[109], salvo rinunciare il 10 aprile 2014[110]. Il cartello ottiene il 4,38% dei voti e 3 eletti al Parlamento Europeo.

Le regionali del 2015 e la nuova fase[modifica | modifica wikitesto]

In vista delle elezioni regionali del 31 maggio l'UDC confluisce col Nuovo Centrodestra nella lista di Area Popolare in Veneto, Liguria, Toscana, Umbria. Invece nella Marche, in Campania e Puglia l'UDC appoggia i candidati di centrosinistra, mentre il NCD appoggia quelli del centrodestra.

L'UdC in vista delle regionali del 31 maggio si allea in Toscana con Nuovo Centrodestra, con il quale forma una lista comune; nelle Marche forma un'alleanza col PD a sostengo di Luca Ceriscioli; in Veneto con NCD, Partito Pensionati e varie liste civiche appoggia il sindaco di Verona Flavio Tosi; in Puglia candida il democratico Michele Emiliano sostenuto anche da Sinistra Ecologia Libertà; in Campania appoggia Vincenzo De Luca unitamente al PD e partiti minori; in Umbria con NCD forma una lista unica e sostiene il sindaco di Assisi Ricci assieme a tutto il centrodestra e infine in Liguria rompe l'alleanza col centrosinistra e schiera Giovanni Toti (Forza Italia) assieme alla Lega Nord, Fratelli d'Italia e NCD con cui forma una lista comune. In generale il partito entra nella coalizione di centro-sinistra in 3 regioni, di centro in 2 e di centrodestra in altre 2. I risultati finali sono:

  • In Toscana la lista Passione per la Toscana con l'1,2% non riesce ad ottenere seggi.
  • Nelle Marche l'Unione di Centro col 3,7% riesce a far eleggere un consigliere regionale.
  • In Veneto Area Popolare col 2% dei voti ottiene un seggio, in quota NCD.
  • In Puglia la lista dei Popolari (UdC, Centro Democratico, Realtà Italia) ottiene il 5,9% e l'elezione di tre consiglieri (tutti esponenti del primo partito).
  • In Campania l'Unione di Centro guidata da Ciriaco De Mita col 2,3% conquista due seggi al consiglio campano.
  • In Umbria la lista dei popolari ottiene il 2,5%.
  • In Liguria la lista AP ottiene solo l'1,7% e nessun seggio. Tuttavia, siccome Giovanni Toti è risultato vincitore, nel listino del candidato è stato eletto un esponente del Nuovo Centrodestra.

Alle amministrative di Agrigento diventa sindaco un esponente del partito, Calogero Firetto.

L'intesa con Angelino Alfano, che si concretizza nella costituzione di gruppi parlamentari unitari, sembra inizialmente condurre alla nascita di una nuova formazione unitaria; sarà tuttavia Cesa, intervenendo alla Direzione nazionale, ad annunciare l'avvio di una stagione caratterizzata da congressi e tesseramento[111].

Rapporti con il mondo dell'associazionismo cattolico[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione di Centro ha intessuto rapporti con il mondo dell'associazionismo cattolico e del volontariato.

Abbiamo associazioni come il Movimento per la Vita (il cui presidente, Carlo Casini, è un europarlamentare del partito), il Forum delle Associazioni Familiari (Luisa Capitanio Santolini, parlamentare Udc, è un ex presidente), Scienza e Vita (di cui Paola Binetti è presidente) e le associazioni cattoliche che hanno preso parte al Family Day.

Possiamo annoverare anche una porzione del sindacato CISL e dell'associazione Persone e Reti.

Le altre interlocuzioni sono con (area RnS) e con Alessandra Borghese, vicina alla Croce Rossa.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

I suoi riferimenti valoriali sono riconducibili al Cristianesimo democratico, al Conservatorismo sociale e alle figure di Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Amintore Fanfani e Mariano Rumor [2].

Una minoranza guidata da Adornato si attesta infine su posizioni tipicamente liberali.

Altri soggetti aderenti[modifica | modifica wikitesto]

Scissioni[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Organi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Segretario[modifica | modifica wikitesto]

Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti dei gruppi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati[modifica | modifica wikitesto]
Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]
Parlamento europeo[modifica | modifica wikitesto]

Coordinatori regionali[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione giovanile[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione giovanile dell'Unione di centro è costituita dal movimento Giovani Popolari Europei - Giovani Unione di Centro.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Voti % Seggi
Europee 2004 1 914 726 5,89 5
Politiche 2006 Camera 2 580 190 6,76 39
Senato 2 309 442 6,76 21
Politiche 2008 Camera 2 050 229 5,62 36
Senato 1 866 356 5,69 3
Europee 2009 1 996 021 6,51 5
Politiche 2013 Camera 608 210 1,79 8
Senato nella lista Con Monti per l'Italia 2
Europee 2014 nella lista Nuovo Centrodestra - Unione di Centro 1

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso - Roma, 6 dicembre 2002
  • II Congresso - Roma, 1-3 luglio 2005
  • III Congresso - Roma, 13-15 aprile 2007
  • IV Congresso - Roma, 21-23 febbraio 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Inaugurazione sede Udc Roma con Lorenzo Cesa, udc-italia.it.
  2. ^ a b (EN) Wolfram Nordsieck, Italy, su Parties and Elections in Europe, 2013. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  3. ^ Cattolici. Cesa: l'Udc ha 42 mila giovani iscritti su 220 mila; puntiamoci, udc-italia.it.
  4. ^ Centristi, oggi nasce l'Udc. Congresso senza Pera e Bossi, repubblica.it. URL consultato il 6 dicembre 2002.
  5. ^ "Per l'Italia una nuova presenza popolare" Assemblea programmatica costituente della DC (23/7/1993)
  6. ^ PPI, primo giorno con la lite sull'eredità
  7. ^ La Repubblica.it, «Cdl, gli alleati contro Casini. Da Follini ultimatum al partito», 7 settembre 2006
  8. ^ Casini rompe gli indugi: Udc da sola, repubblica.it, 16 febbraio 2008.
  9. ^ Accordo tra Rosa Bianca e Udc,Udc e Rosa Bianca trovano l'accordo
  10. ^ L'Udc ha ufficializza la candidatura di Rodolfo De Laurentiis, PrimaDaNoi, 22 ottobre 2008.
  11. ^ Dellai-Divina è già diventato un test nazionale, Trentino, 26 settembre 2008.
  12. ^ Esclusione dell'Udc, ecco le motivazioni, Trentino, 17 ottobre 2008.
  13. ^ Casini con Dellai porta i voti UdC all'Upt, l'Adige, 22 ottobre 2008.
  14. ^ Ultime Notizie Online | Agenzia Giornalistica Italia | AGI
  15. ^ UDC Parabita
  16. ^ http://www.portadimare.it/index.php?option=com_content&task=view&id=9694&Itemid=1
  17. ^ UDC Italia | Unione dei Democratici Cristiani e di Centro
  18. ^ UDC Italia | Unione dei Democratici Cristiani e di Centro
  19. ^ "È necessario un tragitto differente''. Rutelli dice addio al Pd targato Bersani - Adnkronos Politica
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