Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano

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Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano
Leader Aldo Brandirali
Stato Italia Italia
Fondazione 1968
Dissoluzione 1978
Ideologia Comunismo
marxismo-leninismo
maoismo
Collocazione Estrema sinistra
Testata Servire il Popolo
La Voce Operaia
Organizzazione giovanile Lega della gioventù comunista
Colori rosso

Il Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano è stato un partito politico italiano che prese tale dominazione nel 1972 dal precedente raggruppamento fondato nell'ottobre 1968, con la denominazione di Unione dei Comunisti Italiani (Marxisti-Leninisti), su iniziativa di militanti di provenienza eterogenea tra i quali Aldo Brandirali, Enzo Lo Giudice proveniente dal PSIUP, Claudio Meldolesi. Altri dirigenti provenivano dal Movimento Studentesco romano e dal collettivo milanese "Falce e martello", inizialmente legato alla Quarta Internazionale trockista e passato al marxismo-leninismo con l'inizio della rivoluzione culturale cinese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione dei Comunisti Italiani (Marxisti-Leninisti) si presentava come partito d'avanguardia nei confronti delle masse popolari e del proletariato:

« Il partito marxista-leninista è al servizio del popolo, è il partito del proletariato che porta al popolo le proposte rivoluzionarie del proletariato per la soluzione dei suoi problemi. La direzione della lotta rivoluzionaria è nelle mani della classe proletaria, ma la causa per cui si combatte è la causa di tutto il popolo, escluso il pugno di ricchi sfruttatori del popolo e la schiera dei suoi servitori [...]. È compito del partito marxista-leninista far sì che la linea rivoluzionaria proletaria sia applicata correttamente, in modo che corrisponda agli interessi generali della causa del popolo [...]. Servire il popolo, cioè portare ai suoi elementi coscienti la linea di massa, fatta di idee giuste, giuste forme organizzative, giuste incitazioni alla lotta, perché venga trasmessa in tutto il popolo, affinché sia il popolo stesso, nella sua immensa creatività, a realizzare la trasformazione della società nel modo indicato dalla linea rivoluzionaria proletaria[1]. »

Il partito impone ai membri una disciplina particolarmente rigida, anche nella vita privata, chiede agli iscritti un'offerta di parte del loro reddito, costituisce "organizzazioni settoriali" che si occupano dei giovani, delle donne, dei lavoratori, degli ex partigiani, della propaganda[2]. Disponeva anche di un'organizzazione giovanile, la Lega della gioventù comunista, una riservata alle donne, la Lega delle donne comuniste e una federazione di lavoratori emigrati nella Repubblica Federale Tedesca, la Federazione italiani lavoratori emigrati.

All'inizio del 1969 la coesione interna comincia a venire meno: Luca Meldolesi, dirigente romano, viene accusato di deviazionismo da Brandirali, escluso dalla direzione e infine espulso[2].

La trasformazione e il declino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972, ormai isolata dai movimenti dell'autonomia operaia, l'UCI(M-L) assume la denominazione di Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano. Si presenta quindi alle elezioni politiche del 1972 con il simbolo Servire il Popolo: il risultato si rivela complessivamente modesto con 86.000 voti (0,28%)[3] ma con alcuni interessanti risultati locali, quali il 1,25% raccolto nel collegio di Monza e Brianza dalla partigiana Rosetta Villa. Nel 1974, dopo una lunga serie di scissioni ed epurazioni, Brandirali viene espulso da ciò che restava del suo stesso partito (si avvicinerà in seguito a Comunione e liberazione, alla Democrazia Cristiana e infine a Forza Italia). Per qualche anno il partito è diretto dal poeta Francesco Leonetti, che fonda il nuovo organo ufficiale, il periodico La Voce Operaia. Il PC(M-L)I si scioglie nel 1978, dopo ulteriori scissioni che avevano ridotto la formazione a poche decine di militanti.

Tra le figure di maggiore spicco che sono appartenute a questo gruppo dell'estrema sinistra italiana, oltre al leader Aldo Brandirali, vi sono Angelo Arvati, Marco Bellocchio, Pierangelo Bertoli, Renato Mannheimer, Antonio Pennacchi, Fulvio Abbate, Antonio Polito, Barbara Pollastrini, Michele Santoro, Linda Lanzillotta e Nicola Latorre.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezione Voti  % Seggi
Politiche 1972 Camera 86 038 0,26 -

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Brandirali, Editoriale, "Servire il Popolo", n. 1, ottobre 1968.
  2. ^ a b Nanni Balestrini, Primo Moroni, L'orda d'oro 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, Milano, Feltrinelli, 2005, pp. 380-381.
  3. ^ Archivio storico delle elezioni

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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