Umberto Bertozzi

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Umberto Bertozzi
NascitaColorno, 5 luglio 1905
MorteMilano, 18 ottobre 1964
Cause della mortemalattia
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataRegia Marina - Marina Nazionale Repubblicana
ArmaMarina
CorpoXª Flottiglia MAS
SpecialitàServizio Informazioni e Intelligence
UnitàComando X MAS (1943-1945)
RepartoUfficio Investigativo (1943-1945) - Compagnia Operativa "O" (1944-1944)
Anni di servizio1943-1945
GradoTenente di vascello (T.V.)
ComandantiJunio Valerio Borghese
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneGuerra civile in Italia (1943-1945)
Comandante diCompagnia "O"
Altre caricheChimico
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Umberto Bertozzi (Colorno, 5 luglio 1905Milano, 18 ottobre 1964) è stato un militare italiano, fu il comandante, col grado di Tenente di vascello, dell'Ufficio "I" e della Compagnia "O" della Xª Flottiglia MAS.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Membro di una agiata e borghese famiglia residente a Colorno, Umberto Bertozzi era figlio dell'imprenditore Abele Bertozzi (1867-1936), che fu tra i pionieri dell'industria conserviera e casearia di Parma; e di Gemma Bilzi (1873-1940). Settimo di dodici fratelli, nel 1911 all'età di 6 anni, lascerà Colorno per trasferirsi con la famiglia a Parma dove il padre Abele svilupperà la propria impresa. Furono poi i fratelli Carlo e Amilcare a portare avanti l'azienda di famiglia e fondare poi nel 1932 l'azienda Althea SpA.

Laureato come Ingegnere Chimico, si arruolò nella Regia Marina col grado di tenente nei reparti chimici, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si arruolò nella Marina Nazionale Repubblicana, dopo un incontro casuale, durante una gita nell'estate del 1943 a La Spezia, con Junio Valerio Borghese, amico dello stesso Bertozzi fin dai tempi dell'Università, che gli propose una Tenenza.[1] Venne impiegato come aiutante maggiore e ufficiale di disciplina a La Spezia, a capo dell’Ufficio "I" (Ufficio investigativo) presso il Comando Generale della Xª Flottiglia MAS agli ordini dello stesso Borghese.

La guerra civile in Italia (1943-1945)[modifica | modifica wikitesto]

Il primo coinvolgimento della Xª MAS nella guerra civile avvenne il 12 marzo 1944 quando dal treno sulla linea ferroviaria Parma-La Spezia, fermato dai partigiani nella stazione di Valmozzola, furono prelevati quattordici militari della Repubblica Sociale Italiana, tutti disarmati, che furono fucilati[2] [3]. Cinque giorni dopo per rappresaglia sette partigiani, catturati in un precedente rastrellamento, furono fucilati nei pressi della stazione da elementi del Bn. Lupo della Xª MAS[4].

Ed è proprio nella lotta contro i partigiani che i marò agli ordini di Bertozzi, comandante dell’Ufficio "I" della Xª MAS, reparto con un organico di 20-30 uomini con compiti investigativi e di raccolta informazioni specificamente indirizzato alla lotta anti-partigiana, si dimostrarono particolarmente spietati[5][6] e autori di dure rappresaglie nei luoghi dove, a seconda delle vicende belliche, vennero impiegati i reparti di terra della Xª Mas.[7]

Il 9 giugno 1944 i partigiani occuparono il paese di Forno contro l'espresso volere del CLN di Massa. Il 13 giugno i tedeschi, supportati da piccoli reparti della Xª MAS rioccuparono il paese. Bertozzi e i suoi uomini si distinsero per crudeltà e accanimento:[8][9] unitamente a reparti della 135ª Festung Brigade tedesca, presero parte all'uccisione di 68 persone avvenuta il 13 giugno, nota come strage di Forno. Bertozzi in particolare, secondo alcune testimonianze, si adoperò alla selezione di chi tra i catturati doveva essere giustiziato o deportato in campo di concentramento.[10][11][12] 51 civili furono avviati nei campi di concentramento in Germania, 10 morirono bruciati nella locale caserma dei carabinieri, 8 rimasero uccisi durante l'operazione di assalto al paese, 54 i fucilati tra i quali il Maresciallo ordinario dei Carabinieri della locale stazione, Ciro Siciliano, Medaglia d'oro al merito civile,[13][14] accusato dallo stesso Bertozzi di collaborazionismo con le bande partigiane[11] per aver consegnato ai partigiani la caserma dei carabinieri e avervi fraternizzato[15].

Foto di gruppo: Riconoscibili Borghese, Bardelli, Bertozzi con i militi della decima mas.

A esacerbare la situazione fu l'uccisione in un agguato partigiano del comandante del battaglione "Barbarigo" Umberto Bardelli caduto a Ozegna l'8 luglio 1944. La morte di Bardelli convinse Borghese che la speranza di mantenere i propri uomini al di fuori della guerra civile era tramontata[10].

A seguito delle crescenti attività di guerriglia partigiana dei ripetuti attacchi subiti[10][16], dal mese di luglio 1944[17], Bertozzi assunse il comando della neocostituita Compagnia "O" (Compagnia operativa) avente un organico di 120 uomini[17]; autocarrata, estremamente mobile, strutturata su tre plotoni fucilieri ed un plotone comando, destinata in un primo tempo ad operare esclusivamente nell'entroterra spezzino[17]. Poiché il Bertozzi continuava a comandara anche l’Ufficio "I", l'ufficiale in questo modo aveva il controllo di una parte molto significativa dell'apparato repressivo della Flottiglia.

Dall'autunno del 1944, la Compagnia "O" di Bertozzi, fu massicciamente coinvolta nella guerra civile contro i partigiani italiani, dispiegando tutta la propria forza; in seguito ad uccisioni di soldati della RSI o di attentati partigiani si resero autori di numerosi rastrellamenti, arresti, esecuzioni e torture nei territori di La Spezia, Apuania, in Lunigiana[18], l'appennino parmense, le zone di Ivrea e di Cuorgnè in Piemonte, le zone di Spilimbergo, a Maniago[19], a Gorizia in Venezia Giulia, a Conegliano Veneto e, infine, nella zona di Thiene nel vicentino,[20] interrogando i prigionieri, strappando unghie ed incidendo la X della Decima, sui petti e schiene di donne e uomini catturati.[11]

La compagnia "O", maltollerata dallo stesso Borghese[10], fu da lui stesso sciolta nel mese di dicembre 1944 e i suoi membri incorporati nel Distaccamento Milano in cui rimasero fino alla resa avvenuta il 26 aprile 1945.

Nel dicembre 1944 il comando della Xª MAS venne trasferito da La Spezia a Milano, e con esso anche l'Ufficio "I". Nella seconda metà di marzo 1945 lo stesso comandante Borghese fu costretto a intervenire disciplinariamente, perché troppe erano le denunce che piovevano sul suo tavolo (e su quello del comandante della Divisione Decima generale di Brigata Giuseppe Corrado) circa le malefatte compiute da Bertozzi. Alcune di queste denunce erano firmate da amministratori fascisti e dagli stessi colleghi di Bertozzi.

Bertozzi fu quindi arrestato alla fine di marzo 1945 su ordine dell'autorità giudiziaria militare repubblicana, dopo le denunce di Alietto Randi e dal sottotenente della Xª Lorenzo Scardovi, addetto al servizio amministrativo dell'ufficio I. Randi era stato arrestato a Maniago da elementi della Xª Mas comandati da Bertozzi: quando Randi fece presente di aver prestato servizio in Albania alle dipendenze del fratello di Bertozzi, il Tenente Lino Bertozzi[21], Bertozzi, risentìto del fatto che Randi non accettasse di arruolarsi nella Xª, lo fece torturare da un sergente mantovano, dandogli del traditore. Non essendoci prove della sua appartenenza al movimento partigiano, Randi non fu giustiziato. Il Ten.Scardovi, venuto a conoscenza dei fatti e di altri abusi nei metodi repressivi usati dal Bertozzi, nell'inverno 1944-45 si recò con altri ufficiali presso il generale di brigata Giuseppe Corrado, nuovo comandante della X Mas, e denunciò Bertozzi.[22]

Nella relazione redatta dal generale Giuseppe Corrado che porterà l'arresto di Bertozzi, si apprende che questi venne denunciato dallo Stato Maggiore della Xª MAS al Tribunale militare per «atti di violenza e di sadismo nonché di vergognose accuse di natura morale». Inoltre il reparto da lui comandato, l’Ufficio I, veniva descritto nella relazione come un «reparto autonomo con tutti i caratteri di una banda irregolare».

Agli atti risulta anche che il comandante Junio Valerio Borghese tentò di sottrarre alle indagini il Bertozzi, e affidarlo ad incarichi politici, ma la manovra fu stroncata per ordine del Ministero della Marina, in seguito a espresso comando partito da Benito Mussolini.[22]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo dopoguerra Bertozzi venne processato dalla Corte d’Assise – Sezione Speciale di Vicenza assieme ai suoi collaboratori Franco Banchieri e Ranunzio Benedetti, e ritenuto colpevole di oltre cento «omicidi volontari», fra cui il concorso nella strage di Forno di Massa e di numerose sevizie particolarmente efferate perpetrate tra il 1944-1945 con episodi di violenza (rastrellamenti, stragi, torture), venendo condannato con sentenza del 4 giugno 1947 alla pena di morte con fucilazione alla schiena per collaborazionismo e omicidio volontario continuato aggravato per crudeltà per tutti i capi d’imputazione (11 episodi di omicidio di quali Forno ne rappresentava uno), oltre ad una condanna all'ergastolo assorbita dalla pena capitale.[23]. La condanna verrà poi commutata in ergastolo dalla Corte di Cassazione in data 09/04/1948, pena ridotta sempre dalla Cassazione a 30 anni in data 21/07/1950 e successivamente a 19 anni, in applicazione di condoni nel frattempo intervenuti. In data 25/01/1952 la Cassazione decise la revisione del processo con rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia e la scarcerazione del condannato in attesa del nuovo processo. Al nuovo processo Bertozzi, presente all’udienza, chiese l’applicazione del beneficio dell’amnistia impropria, che gli fu accordata. Con sentenza del 25/02/1963 la corte di Venezia dichiarò estinti i reati ai sensi dell'amnistia Togliatti, e cessata l’esecuzione della sentenza del 1947.[20][22][24]

Durante il processo, il teste Gino Signori, medico di Mareno di Piave che fu arrestato nel suo ambulatorio il 19 novembre 1944 da uomini della Compagnia "O" perché accusato di appartenente al movimento partigiano, e successivamente liberato per l'intercessione di un amico di vecchia data già maggiore delle Brigate Nere, riferì che già dal settembre del 1944, tutte le formazioni partigiane avevano avuto l'ordine di uccidere Bertozzi, perché condannato a morte da tutti i tribunali partigiani.[22]

Ferruccio Buonaprole, un ex ufficiale del Battaglione Freccia della Decima dichiarò non aver mai capito come mai i partigiani che lo prelevarono dal carcere a Liberazione avvenuta non lo avessero fucilato nei giorni della "resa dei conti".[22]

Nel 1964 si sposò a Milano con Antonietta Luisa Cattaneo e pochi mesi dopo, il 18 ottobre, muore a 59 anni di cancro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Fruzzetti - A. Grossi - M. Michelucci - “Forno 13 giugno 1944 - Storia di un eccidio”, Ceccotti, Massa, 1994, Intersvista a Antonietta Luisa Cattaneo
  2. ^ Sgt.Umberto Bertuccelli della 631ª Cp. della GNR, Sgt.Magg. Riziero Biancardi del 1° Deposito Artiglieria Contraerea dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, Capo 1ª Giulio Caniersi del Bn. Lupo della Xª MAS, STV Gastone Armando Carlotti del Bn. Lupo della Xª MAS, Milite Dante Ciardi della 631ª Cp. della GNR, Sgt. Luigi Comelli della 631ª Cp. della GNR, S.Capo Alfredo Marchetto del Bn.Lupo della Xª MAS, Milite Milziade Mariani della 631ª Cp. della GNR, Sgt. Raimondo Parelli del Bn. NP della Xª MAS, Marò Pietro Picconcelli del Bn. Freccia della Xª MAS, GM Domenico Pietropan del Bn. Lupo della Xª MAS, Caporalmaggiore Armando Ranzini della 631ª Cp. della GNR, Sgt.Magg. Umberto Tarantini della VI Legione della GNR Ferroviaria, Sgt.Magg. Tito Venezia della 628ª Cp. della GNR
  3. ^ Roberto Roggero, p. 59.
  4. ^ Gino Parenti, Angelo Trogu, Dino Girini, Ubaldo Chierasco, Giuseppe Tendola ed i due sovietici Vassili Belacoski e Mikhail Tartufian. Vedi http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4655
  5. ^ Valeria Galimi, Simone Duranti, Roger Neil Lewis Absalom - Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-45: Guida archivistica alla memoria, gli archivi tedeschi, Carocci Editore, Roma, 2003, pag.111-112
  6. ^ studiober.com - Decima, marinai! (PDF), su studiober.com. URL consultato il 27 aprile 2012.
  7. ^ varesenews.it - Grande successo di pubblico per "Mai Morti", su www3.varesenews.it. URL consultato il 2 maggio 2012.
  8. ^ comune.massa.ms.it - La strage di Forno ed il suo contesto storico (PDF), su comune.massa.ms.it. URL consultato il 2 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).
  9. ^ Gianluca Fulvetti, Francesca Pelini - La politica del massacro:per un atlante delle stragi naziste in Toscana, L'Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2006, pag.63
  10. ^ a b c d Roberto Roggero, p. 60.
  11. ^ a b c Aldo Cazzullo, Viva l'Italia - Risorgimento e Resistenza: ecco perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione, Mondadori Editore, Milano, 2010, pag.114
  12. ^ cerca.unita.it - Sotto processo le stragi naziste. Presto il rinvio a giudizio per Sant'Anna, su cerca.unita.it. URL consultato il 28 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).
  13. ^ quirinale.it - Siciliano Ciro, Medaglia d'oro al merito civile, su quirinale.it. URL consultato il 28 aprile 2012.
  14. ^ memoria.comune.massa.ms.it - Strage di Forno, su memoria.comune.massa.ms.it. URL consultato il 27 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2012).
  15. ^ Copia archiviata (PDF), su comune.massa.ms.it. URL consultato il 21 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).
  16. ^ Lorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza - Saggi di storici esordienti sul 1943-45, Carocci Editore, Roma, 2006, pag.118-119
  17. ^ a b c Guido Bonvicini, p. 34.
  18. ^ Lorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza - Saggi di storici esordienti sul 1943-45, Carocci Editore, Roma, 2006, pag.119
  19. ^ Lorenzo Bertucelli e Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza - Saggi di storici esordienti sul 1943-45, Carocci Editore, Roma, 2006, pag.121
  20. ^ a b istrevi.it - 2. La giustizia offesa, su istrevi.it. URL consultato il 2 maggio 2012.
  21. ^ caduto a Malj Trebescines (Albania) il 14 aprile 1941
  22. ^ a b c d e Tribunale Militare di Vicenza, R.S.P.C.A.S., n.20/47, 13/47 contro Banchieri Franco, Bertozzi Umberto, Benedetti Rinunzio del 4 giugno 1947.
  23. ^ static.repubblica.it - Documento Tribunale Militare di La Spezia in pdf (PDF), su static.repubblica.it. URL consultato il 27 aprile 2012. pagina 3 foglio 19
  24. ^ http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4636

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jack Greene, Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008.
  • Ricciotti Lazzero, La Decima Mas, Rizzoli Editore, 1984.
  • Giorgio Cavalleri, La Gladio del lago: il gruppo Vega fra Junio Valerio Borghese, RSI, servizi segreti americani e l'Italia del dopoguerra, Edizioni Arterigere, 2006.
  • Aldo Cazzullo, Viva l'Italia, Mondadori, 2010.
  • Andrea Rossi, Fascisti toscani nella Repubblica di Salò, 1943-1945, BFS, 2006.
  • Lorenzo Bertuccelli, Valerio Romitelli, Cominciare con la Resistenza: saggi di storici esordienti sul 1943-45, Carocci, 2006.
  • Valeria Galimi, Simone Duranti, Roger Neil Lewis Absalom , Valerio Romitelli, Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-45: Guida archivistica alla memoria, gli archivi tedeschi, Carocci, 2003.
  • Gianluca Fulvetti, Francesca Pelini, La politica del massacro:per un atlante delle stragi naziste in Toscana, L'Ancora del Mediterraneo, 2006.
  • Roberto Roggero, X MAS, gli assaltatori del mare, Delta editrice, febbraio 2014.
  • Guido Bonvicini, Decima marinai! Decima comandante!, Mursia, 1988.
  • Massimiliano Capra Casadio, Storia della Xª Flottiglia MAS 1943-1945, Mursia, Milano, 2016
  • R. Fruzzetti - A. Grossi - M. Michelucci, Forno 13 giugno 1944 - Storia di un eccidio, Ceccotti, 1994.
  • Federico Maistrello, La X Mas e l'Ufficio «I». Violenza tra le province di Treviso e Pordenone (1944-1945), ISTRESCO, 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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