Ugo Gheduzzi

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Ugo Gheduzzi (Crespellano, 1853Torino, 1925) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ugo Gheduzzi entra in contatto con l'ambiente artistico bolognese frequentando l'Accademia di Bologna, affascinato dall'attività di pittore e decoratore del nonno materno Gaetano Lodi di Crevalcore. Frequenta con profitto i corsi di pittura, di ornato e di scenografia della locale Accademia di Belle Arti ed è questo ultimo interesse che lo porta, a soli dodici anni, ad entrare come aiutante nel laboratorio di scenografia annesso al teatro Comunale di Bologna, per proseguire la sua carriera a Torino dove, in collaborazione con Augusto Ferri, realizza le scene del Teatro Regio (Torino), negli anni che vedono l'illuminata direzione del Maestro Carlo Pedrotti, primo e vivace sostenitore della musica di Wagner in Italia.

Si specializzò nella pittura di interni e di paesaggi accogliendo suggerimenti dal gruppo di pittori della scuola di Rivara. Il suo esordio ufficiale avviene alla Promotrice di Torino (1875) con il dipinto Memorie dal vero dei dintorni di Vergato, che prova l'allontanamento dai modi accademici per una pittura en plen air ed un manifesto amore per la sua terra lontana e così diversa da quella Torino, piuttosto raffinata e metropolitana. In seguito la sua partecipazione alla mostra Internazionale di Roma, nel 1883, con Dintorni di Belluno, alla Triennale di Milano, nel 1894, con Il ritorno dal lavoro e alla rassegna di Bologna, nel 1888, con Campagna bolognese, che viene acquistato dal re Umberto I per le collezioni reali e sempre nello stesso anno, la medaglia d'oro vinta con Pietra di paragone all'Esposizione di Palermo lo consacrano definitivamente nel panorama artistico italiano. Nel 1900 si trasferisce definitivamente a Torino dove svolgono la loro attività di pittori anche i figli Cesare, Giuseppe, Augusto e Mario, e Cesare.

In seguito l'artista si sente sempre più estraneo alla poetica del paesaggio ripreso dal vero, nel suo festoso riprendere con fedeltà i cambiamenti meteorologici: elegge così suo unico eroe la figura del contadino, stimato nelle vesti dell'autentico salvatore dalla corruzione del mondo contemporaneo, emblema della fuga dalla condizione inumana della vita cittadina. Decide di aggiornare il suo linguaggio e ne è una magnifica prova il quadro "L'aratura" (1920 ca., Milano, Museo dei Cappuccini), dove si percepisce il profondo legame non tanto con i dipinti quanto con il pensiero dell'artista Jean François Millet: il suo Angelus è considerato dal Gheduzzi in qualità di incunabolo. Nel dipinto, l'autore non distrae dal rispetto per la dura e quotidiana fatica del lavoro nei campi e si avverte una sorta di pudico timore che impedisce di cogliere i lineamenti delle persone: non sono ritratti di singoli microcosmi, ma simboli di un mondo che non deve andare perduto.

Muore l'8 novembre 1925 a Torino.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a Ugo anche i quattro figli Augusto (Crespellano, 1883 - Piossasco (Torino), 1969), Giuseppe (Crespellano, 1889 - Torino, 1957), Mario (Crespellano, 1891 - Torino, 1970) e Cesare (Crespellano, 1894 - Torino, 1944), tutti pittori, nacquero a Crespellano e si trasferirono a Torino, dove vissero e operarono.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori ed incisori italiani dal XI al XX secolo, Torino 1972
  • A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori ed incisori italiani moderni, Milano 1962
  • A. Montalbetti in R. Giorgi (a cura di), Sacro e Liberty. 1908-2008: un secolo di storia, arte e devozione, Milano 2008
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