Ubaldo Comandini

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Ubaldo Comandini
Ubaldo Comandini.jpg

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXI, XXII, XXIII, XXIV del Regno d'Italia
Gruppo
parlamentare
Repubblicano
Circoscrizione Forlì/Cesena
Collegio Cesena
Incarichi parlamentari
Membro della Giunta per le elezioni (1904-1909)

Dati generali
Partito politico Partito Repubblicano Italiano
Professione Avvocato e pubblicista

Ubaldo Comandini (Cesena, 25 marzo 1869Roma, 1º marzo 1925) è stato un avvocato, pubblicista e politico italiano, più volte deputato e ministro per il Partito Repubblicano Italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ubaldo Comandini nacque in una famiglia di tradizioni risorgimentali. Un suo zio, Federico Comandini (1815-1893), aveva partecipato ai moti rivoluzionari in Romagna nel 1831, combattuto nel 1849 contro gli austriaci in difesa della Repubblica romana, preso parte ai moti mazziniani nel 1853 e fu poi arrestato, torturato e condannato a prigione perpetua, prima di esser liberato, nel 1865[1].

Cresciuto alla fede repubblicana, Ubaldo Comandini si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna e si dedicò allo studio delle questioni sociali; scrisse su giornali e riviste. Fu Sindaco di Cesena per lunghi anni e consigliere provinciale. Curò in modo particolare gli istituti di cultura, per i quali la sua città fu citata a modello[2]. La sua figura ha segnato la storia di Cesena nel primo novecento[3].

Massone, fu tra coloro che diedero vita alla loggia "Rubicone" di Cesena nel 1899. I documenti della loggia stessa attestano che ne fece parte sicuramente fino al 1911[4].

Nel 1900, Comandini venne eletto deputato nella XXI legislatura, nel collegio di Cesena, nelle liste dell'Estrema sinistra storica e si iscrisse al gruppo parlamentare del Partito Repubblicano Italiano; venne confermato per altre tre legislature, sino al 1921[5].

Interventista convinto, si arruolò volontario nella Prima guerra mondiale, insieme ai figli Giacomo e Federico, pur essendo ormai quarantaseienne.

Dal giugno 1916 all'ottobre 1917 fece parte del Governo Boselli, come ministro senza portafogli e, dal febbraio 1918 all'aprile 1919 fu Commissario generale nel Governo Orlando, occupandosi, in entrambi i casi, di opere di propaganda e di assistenza di guerra[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Federico Comandini, patriota.
  2. ^ Dizionario Biografico Treccani. Ubaldo Comandini
  3. ^ Sigfrido Sozzi, Breve storia della città di Cesena, Cesena, Circolo culturale "Rodolfo Morandi", 1973, p. 281
  4. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo Editore-Mimesis, 2005, p. 79, ISBN 978-88-8483-362-4.
  5. ^ a b Francesco Bartolotta, Parlamenti e governi d'Italia. Voll. I-II, Vito Editore, Roma, 1971

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ubaldo Comandini, Note aggiunte per il Comune di Santeramo contro i Possessori delle terre alle Matine, Fratelli Pansini fu S., Bari, 1909.
  • Ubaldo Comandini, Il problema della scuola in Italia. Istruzione primaria e popolare, Bontempelli e Invernizzi editori, Roma, 1912.
  • Ubaldo Comandini, Politica ecclesiastica e politica scolastica, Bontempelli e Invernizzi,

Roma, 1913.

  • Ubaldo Comandini, Il problema della scuola, Unione editrice, Roma, 1914.
  • Ubaldo Comandini, La nouvelle Italie à la nouvelle France, Comité parisien de la Dante Alighieri, Parigi, 1916.
  • Ubaldo Comandini, Lo sforzo nemico deve fallire, Tip. cartiere centrali, Roma, 1917.
  • Giovanni Spadolini, I repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1972

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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