Tutankhamon offerente (EA75)

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Tutankhamon offerente (EA75)
British Museum Egypt 093.jpg
Autoresconosciuto
Dataca. 1325 a.C.
Materialegranito nero
Dimensioni167,7×48×72 cm
UbicazioneBritish Museum, Londra

La statua di Tutankhamon offerente (EA75), in granito nero, è una antica statua egizia, frammentaria, raffigurante il faraone Tutankhamon (13321323 a.C.) della XVIII dinastia egizia, poi usurpata da re Horemheb (13191292 a.C.)[1][2].

Statua di Hapy che presenta primizie naturali. British Museum, Londra.

Proveniente da Karnak ma al British Museum di Londra sin dal 1823, questa figura del sovrano adolescente si è preservata solamente nella parte superiore: indossante i consueti attributi faraonici (copricapo nemes, barba posticcia, sofisticato gonnellino), Tutankhamon è immortalato nell'atto di presentare un pilastrino alto fino al suo petto e terminante, un tempo, alla base della statua, oggi scomparsa[1]. Oltre a iscrizioni geroglifiche, le facce del pilastro presentano, in rilievo, i tipi d'offerte elargiti dal re: uva, fiori di loto, melagrane, spighe di grano, pollame (un frammento della parte inferiore mostra anche piante di papiro): è una iconografia tipica del generoso dio Hapy, personificazione del fiume Nilo[2], cui Tutankhamon potrebbe essere qui assimilato[1]. L'abbondanza dei frutti della terra era garantita, secondo gli Egizi, dal faraone stesso[2].

I due cartigli nelle iscrizioni presenti sul pilastrino recano i nomi regali di Horemheb e sembrano incisioni originali (cioè senza previa raschiatura di un nome già inscritto): ciò portò alla conclusione che la statua raffigurasse Horemheb e che fosse un monumento realizzato durante il suo regno[1].

«Qui vive il dio perfetto che compie ciò che è benefico per suo padre Amon-Ra: il Re dell'Alto e Basso Egitto Djeserkheperura-Setepenra, il figlio di Ra Horemheb, amato da Amon

Nonostante l'originalità dei cartigli, i tratti somatici del sovrano raffigurato sono quelli di Tutankhamon, del tutto simili ad altri sicuri ritratti di quest'ultimo sovrano[1]. È probabile che il pilastro sia rimasto privo di iscrizioni durante il regno di Tutankhamon e quello, breve, del suo immediato successore Ay: Horemheb avrebbe provveduto a commissionare il testo una volta salito al trono[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Scheda del reperto - British Museum, su britishmuseum.org.
  2. ^ a b c Schulz, Seidel 2004, p. 423.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Regine Schulz, Matthias Seidel (a cura di), Egitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann, 2004, ISBN 9-783833-111075.