TurboGrafx-16

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TurboGrafx-16
console
PCEngine Logo.png
TurboGrafx16-Console-Set.jpg
Produttore NEC
Tipo Console a 8 bit
Generazione Quarta
In vendita PC Engine:
Giappone 30 ottobre 1987

TurboGrafx-16:
Flags of Canada and the United States.svg 29 agosto 1989

Dismissione Giappone 1994
Supporto di
memorizzazione
HuCard, compact disc
Dispositivi
di controllo
Gamepad
Unità vendute 5,8 milioni[1]
Gioco più diffuso Bonk's Adventure[senza fonte]
Successore PC-FX

Il TurboGrafx-16 è una console a 8 bit prodotta da NEC in collaborazione con Hudson Soft. Distribuita nel Regno Unito e in Spagna come TurboGrafx, la piattaforma era una riedizione del PC Engine, commercializzata in Giappone due anni prima del lancio della console in America settentrionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

PC Engine

La collaborazione nacque perché la Hudson stava cercando una grande società con cui dividere gli elevati costi di sviluppo, produzione e marketing di una nuova console mentre la NEC stava cercando un partner per entrare nel lucroso mondo dei giochi elettronici.

Oltre che negli USA la console venne venduta, seppur in numero molto ridotto di pezzi, in Europa, in versione compatibile con lo standard PAL ed anche nel Regno Unito nel 1990 con il nome di TurboGrafx (senza il 16 finale).

Nel 1992 venne annunciato che la distribuzione del TG16 sarebbe stata curata da una nuova società, la TTI (Turbo Technologies Inc.). In ottobre venne lanciato nel mercato americano anche il TurboDuo: la seconda versione occidentale del TurboGrafx-16 con lettore CD integrato. Tuttavia il TurboDuo non riuscì a competere né con il Super Nintendo Entertainment System né con il Sega Mega Drive a causa della poca pubblicità e l'altissimo prezzo.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Essa fu praticamente una versione USA della console PC Engine, la quale presentava dimensioni differenti (era più piccola, e nella sua versione originale di colore bianco). Il TurboGrafx-16 è un sistema a 8 bit con dei chip grafici a 16 bit (dai quali deriva il 16 finale nel nome) in grado di visualizzare fino a 482 colori sullo schermo contemporaneamente. La console utilizzava come supporto di memorizzazione le cartucce HuCard, delle cartucce molto sottili e piccole sviluppate dalla Hudson, il co-sviluppatore della console. Le cartucce avevano la dimensione di una carta di credito più spessa. Come dimensione assomigliavano alle cartucce utilizzate dal Sega Master System per alcuni tipi di giochi, ma a differenza di questo la TurboGrafx-16 accettava esclusivamente questo tipo di cartucce.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Robert Ciesla, Knowing Your Old-School Games, in Mostly Codeless Game Development: New School Game Engines, Apress, 2017, p. 172, ISBN 978-1-4842-2969-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Leonard Herman, Phoenix: The Fall & Rise of Videogames, 3ª ed., Rolenta Press, giugno 2001, ISBN 0-9643848-5-X.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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