Tullio Farabola

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Autoritratto di Tullio Farabola
Tullio Farabola e Renata Tebaldi
Tullio Farabola in sala di posa
Tullio Farabola e Maria Gabriella di Savoia
Tullio Farabola in camera oscura in C.so Ticinese a Milano (1953)
Tullio Farabola con la Rolleiflex (1953)
Tullio Farabola con la Hasselblad alla funivia del Monte Bianco
Tullio Farabola e Claudio Villa
Tullio Farabola in azione

Tullio Farabola (Milano, 8 ottobre 1920Milano, 11 dicembre 1983) è stato un fotografo italiano.

Tullio Farabola fotografo in Milano[modifica | modifica wikitesto]

Tullio Farabola è stato uno dei più noti fotogiornalisti italiani del secondo dopoguerra[1]. Si è dedicato al fotogiornalismo alla fine della seconda guerra mondiale e ha documentato gli ultimi atti della guerra, l'ingresso a Milano delle forze Alleate e dei Partigiani il 25 aprile 1945, i primi passi del nuovo Stato italiano, la ricostruzione e il miracolo economico italiano degli anni '60.

Era figlio d'arte. Il padre Alessandro, detto Giuseppe, nato il 12 dicembre 1885 a Milano, frequentò l'Accademia di belle arti di Brera e la scuola d'arte applicata del Castello Sforzesco. Si diplomò ritoccatore specializzato, pratica utile nel suo lavoro di fotografo, data la consuetudine, a quell'epoca, specialmente nel ritratto, di procedere a pesanti interventi di ritocco manuale, sia sulle lastre sia sui positivi. Nel 1896 iniziò l'attività di fotografo a Milano. Nel 1911 aprì con un socio (A. Bressani) uno studio in corso Ticinese 87. Pochi mesi dopo la società si sciolse ed egli rimase l'unico titolare dello studio. Per molti anni fu detentore del "Brevetto Arcivescovile", cioè fu il fotografo ufficiale della Curia Arcivescovile di Milano. Si dedicò alla fotografia sportiva, (che allora consisteva nel fotografare i protagonisti degli sport in studio), oltre che alle cerimonie, alle foto di gruppo e alle foto-tessera. Si sposò il 22 aprile 1909 con Ambrogina Zanardi; dal matrimonio nacquero i figli Ada nel 1910 e Tullio. Smise l'attività di fotografo nel 1954 e morì a Rapallo il 13 aprile 1967.[2]

Tullio inizia a lavorare con il padre nel 1939, durante la guerra segue un corso di tecnica cinematografica di guerra presso l'istituto LUCE a Roma, dove conosce Adolfo Porry Pastorel, creatore dell'agenzia VEDO, che diventerà per lui un modello sul piano personale ed esistenziale. Nel 1943 torna a Milano e documenta i fatti storici del periodo 1943 - 45: i festeggiamenti dopo la caduta del fascismo 25 luglio del 1943, l'occupazione tedesca, il discorso di Mussolini da un balcone della sede della Muti in via Rovello nel 1944, i bombardamenti alleati di Milano e le loro vittime (è famosa la drammatica foto dei bambini morti della scuola di Gorla nel 1944), la liberazione con i tedeschi che abbandonano la città e il corteo dei vertici del CVL e dei partigiani che sfilano per le vie del centro il 25 aprile del 1945. Dopo la guerra torna a lavorare con il padre imboccando una strada del tutto originale e nuova, per l'epoca, dedicandosi al reportage fotogiornalistico anziché alla classica foto in studio, creando l'agenzia fotografica per la stampa "Farabola" con sede in C.so Ticinese 60. Nei primi anni del dopoguerra racconta le difficoltà della città stremata dai bombardamenti e dalla fame, la povertà, la borsa nera, le Cucine Economiche, i dormitori, i ragazzi reclusi nel carcere minorile Beccaria, la rivolta nel carcere di S.Vittore capeggiata da Ezio Barbieri, le retate di prostitute, le bische clandestine, l'attentato a Togliatti, poi finalmente la ricostruzione della città, dalla Scala alla Galleria Vittorio Emanuele, il ritorno alla vita dei cittadini, il ritorno di Toscanini, i primi balli all'aperto, la gente che fa il bagno nei navigli, i primi segni del boom economico, lo spettacolo, lo sport, la moda.

Il fotogiornalismo in quegli anni crebbe enormemente soprattutto per la riacquistata libertà di informazione dopo 20 anni di dittatura. Alcuni fatti di cronaca, che oggi apparirebbero insignificanti, diventavano oggetto di servizi su quotidiani e settimanali, nonché di discussioni nei bar e nelle famiglie, e tenevano banco per mesi. In occasione di uno di questi fatti avvenuto a Milano nel 1946, l'omicidio della moglie e dei figli dell'amante da parte di Rina Fort, la foto dell'assassina che dormiva su un divano in questura venne pubblicata sui principali quotidiani e settimanali facendo scalpore e dando notorietà a Tullio Farabola. Ciò è stato possibile, oltre che per le sue capacità e spirito di iniziativa, anche per l'introduzione sul mercato italiano di più moderne apparecchiature fotografiche, come le macchine formato 4” x 5” portatili tipo Speed Graphic, le Rolleiflex e Hasselblad formato 6x6 cm e, successivamente, delle Leica formato 24x36 mm, accoppiate al flash elettronico, che costituivano una dotazione in grado di operare all'aperto e al chiuso, di giorno e di notte, senza troppe preoccupazioni per le condizioni di luce.

A questa richiesta di immagini da parte dell'editoria rispose la creazione di una fitta reta di agenzie fotografiche nell principali città italiane. A Milano operavano le tre principali agenzie italiane: Publifoto, Farabola e Giancolombo. La ricostruzione della città, le novità nel mondo dello spettacolo, le prime foto di moda e di pubblicità costituirono ulteriore sviluppo dell'attività fotografica dell'agenzia “Foto Farabola”.

I modelli a cui si è ispirato Tullio Farabola per quanto riguarda le foto di attualità e la cronaca nera sono stati Adolfo Porry Pastorel, come ha scritto nella prefazione al libro “Farabola, un archivio italiano”, e i fotoreporter americani.

Le fotografie del periodo 1943 - 1960 sono le più drammatiche ed efficaci di Tullio Farabola e quelle che meglio rappresentano il suo stile.[3]

Presto Tullio Farabola privilegia lo sviluppo dell'agenzia fotografica rispetto all'attività personale di fotoreporter, svolgendo un'intensa attività fotografica in sala di posa, realizzando copertine per i più diffusi settimanali popolari dell'epoca (Oggi, Gente, Radiocorriere TV), copertine per dischi (Renato Carosone, Fred Buscaglione) e ritratti in bianco e nero di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo (Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Riccardo Bacchelli, Indro Montanelli, Giorgio De Chirico, Juliette Gréco). Si può dire che negli anni '50 e '60 per un personaggio del mondo dello spettacolo, dell'arte o dello sport passare da Farabola per un servizio fotografico era una conferma di successo. L'agenzia fotogiornalistica si avvale di validi collaboratori: Franco Gremignani, Lucio Berzioli, Sergio Del Grande, Sergio Bersani, Alberto Guarnerio, Eros Biavati, Settimio Garritano, Angelo Cozzi, Pietro Pascuttini.[4] Sicuramente per i ritratti in bianco e nero si era ispirato a Yousuf Karsh, il fotografo canadese, mentre l'idea delle copertine a colori dei grandi settimanali popolari venne dalle foto realizzate dal fotografo Slim Aarons e da altri grandi fotografi pubblicitari americani, che realizzavano su diapositive di grande formato (18 x 24), cosa inusuale in Italia. Le foto di studio erano frutto di un lavoro di squadra. Lucio Berzioli faceva il trovarobe e aveva estro nel trovare mobili, capi di abbigliamento e altri oggetti che servivano per ambientare le immagini. In particolare le canzonette sceneggiate. Anche per queste realizzazioni l'idea proveniva dalle foto americane di grande formato. Da queste foto è nata l'idea di Domenico Porzio e di Emilio Radius, (direttore di “Oggi” dal 1956 al 1962), di fare la serie dei ritratti in bianco e nero di personaggi del mondo dell'arte e dello spettacolo e l'idea di Buttafava, direttore di Novella 2000, di fare la serie delle canzonette sceneggiate. Sono state fatte delle prove, con risultato soddisfacente, e poi si sono realizzate foto di canzonette del Quartetto Cetra, di Mina, di Jonny Dorelli, di Buscaglione, di Celentano.

Contemporaneamente prendeva forma l'archivio fotografico storico, uno dei più completi e meglio organizzati del paese[5]. L'archivio storico ha preso spunto, inizialmente, dell'esigenza di ordinare le foto che rimanevano in agenzia perché invendute. Poi qualche giornale ha cominciato a richiedere foto di personaggi o eventi realizzati in precedenza, quindi si è visto che era utile avere le foto in ordine per poterle ritrovare facilmente. In occasione del ventesimo anniversario dell'inizio della seconda guerra mondiale, nel 1960, è iniziato l'interesse della stampa per le immagini del fascismo e della guerra. In seguito, visto l'interesse del mercato, l'archivio è stato integrato da acquisizioni di materiale proveniente da altri archivi. Prima acquisizione importante è stata l'archivio dell'Agenzia VEDO di Adolfo Porry Pastorel[6], avvenuta a metà degli anni '50. In seguito sono stati acquisiti gli archivi di Mario Agosto, fotografo della Società Italia di Navigazione, dei ritrattisti Artuto Ermini e Attilio Badodi, dei Felice, fotografi accreditati presso la Santa Sede dal 1920 al 1970. Nel 1960, in occasione del 20º anniversario della dichiarazione di guerra, sono state acquisite foto della seconda guerra mondiale da agenzie straniere e sono stati realizzati servizi fotografici che sono stati pubblicati sui principali settimanali italiani. L'iniziativa ottenne molto successo e spinse ad arricchire l'archivio storico. Sono state acquistate immagini delle due guerre mondiali dall'archivio dell'Imperal War Museum di Londra. Era il primo materiale fotografico della seconda guerra mondiale a essere importato in Italia. Comprendeva le riprese aeree della RAF con le città bombardate. A Berlino è stato realizzato invece uno scambio fra foto italiane del fascismo e foto tedesche del nazismo. Così sono state acquisite le foto di Hitler scattate da Heinrich Hoffmann, alcune foto di Manfred von Richthofen (il "Barone Rosso"), di Göring, la storia dell'inflazione della repubblica di Weimar e altre foto di grande interesse storico. La creazione, lo sviluppo e la gestione dell'archivio storico è stata in gran parte curata da Alberto Crivelli, collaboratore dell'agenzia dal 1948 e direttore della stessa dalla morte di Tullio Farabola sino al 1990.

L'attività di Tullio Farabola è stata documentata da numerose pubblicazioni che vertono soprattutto sulle foto di cronaca[7] e sull'archivio storico[8], ma manca una pubblicazione che tratti l'attività svolta in studio.

Alcune immagini del suo archivio sono tuttora visibili sul sito A.F. Archivi Farabola, la cui attività è rivolta al recupero, alla conservazione ed alla digitalizzazione delle sue immagini.

Note biografiche[modifica | modifica wikitesto]

Si diploma in ragioneria nel 1939 all'Istituto Carlo Cattaneo di Milano.

Apprende la tecnica fotografica dal padre, titolare dal 1911 di un noto studio fotografico in corso Ticinese 87 a Milano.

Svolge il servizio militare dal 1940 al 1943: frequenta la Scuola Allievi Ufficiali dell'Esercito Italiano a Salerno, successivamente è arruolato presso il corpo delle “Guardie alla Frontiera” (GAF) e presta servizio a Domodossola e a Tirano. Nel 1942 viene trasferito a Roma all'istituto Luce (L'Unione Cinematografica Educativa), dove segue un corso di tecnica cinematografica di guerra. Viene poi trasferito a Milano dove si trova il 25 luglio 1943.

Nel periodo 1943 – 1945 effettua servizi fotografici sia per la Wehrmacht che per le forze Partigiane, riguardanti azioni di combattimento e documentazione degli effetti dei bombardamenti a Milano. L'unica testimonianza rimasta di questo lavoro sono le foto dei bambini uccisi nella scuola di Gorla durante un bombardamento alleato nel 1944.

Durante un bombardamento alleato dell'agosto 1943 lo studio fotografico Farabola viene distrutto. Con esso vengono distrutti i negativi e gran parte delle attrezzature.

Documenta l'entrata in Milano delle forze del CVL e alcuni degli avvenimenti immediatamente successivi (esposizione dei cadaveri in Piazzale Loreto, fucilazione di Buffarini Guidi)[9].

Inizia l'attività di fotoreporter e nel 1945 con il padre apre l'agenzia fotogiornalistica “Foto Farabola” con sede in corso Ticinese 60 a Milano.

Il 31 agosto 1946 sposa Paolina Siboni. Il 29 marzo 1954 nasce il figlio Mario.

In breve l'agenzia fotografica diventa una delle più note del Paese e collabora con i principali quotidiani e settimanali italiani. Molti giovani fotografi si formano alla “Foto Farabola”.

All'inizio degli anni '60 Tullio Farabola inizia l'organizzazione dell'archivio fotografico che, dotato di materiale proprio e integrato dall'acquisizione di immagini dall'Italia e dall'estero, diviene uno dei maggiori d'Italia e sicuramente il meglio organizzato.

Tullio Farabola muore a Milano l'11 dicembre 1983

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Dizionario Biografico degli Italiani. 1996. Vol. 46, pp. 761-762. Ed. Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani. Roma
  2. ^ Fonte: Dizionario Biografico degli Italiani. 1996. Vol. 46, p. 761. ed. Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani. Roma
  3. ^ Fonte: Uliano Lucas, Tatiana Agliani: La realtà e lo sguardo. 2015. Einaudi, Torino. pp=220
  4. ^ Fonte: Uliano Lucas, Tatiana Agliani: La realtà e lo sguardo. 2015. Einaudi, Torino. pp=210, 219 - 222
  5. ^ Fonte: «Io credo di aver creato uno degli archivi fra i più ricchi e meglio organizzati in Italia» Tullio Farabola. (in: Tullio Farabola: Farabola, un archivio italiano 1980. Mazzotta Milano p.9)
  6. ^ Fonte: Scatto matto. 2013, Gli Specchi Marsilio, Venezia pp=93 - 94
  7. ^ Fonte: Gaetano Afeltra (a cura di): Farabola fotografo d'assalto. Cronaca di Milano negli anni Quaranta. 1982. Rusconi Libri S.p.A. Milano - Storia d'Italia. Annali 20. L'immagine fotografica 1945-2000. 2004. A cura di Euliano Lucas. Giulio Einaudi Editore Venezia - Neorealismo, la nuova immagine in Italia. 2006. A cura di Enrica Viganò Admira Edizioni Milano
  8. ^ Fonte: Tullio Farabola: Farabola, un archivio italiano. 1980. Mazzotta. Milano. - R. Prinzhofer: Le città galleggianti navi e crociere negli anni '30 1978 Longanesi & C Milano
  9. ^ Significativa è la comparsa in questa fase (la fase finale della Liberazione) di una singolare categoria di fotografi professionisti: i fotoreporter. La liberazione di Milano, ad esempio, vede scendere in campo Vincenzo Carrese, ma soprattutto Fedele Toscani e Peppino Giovi per la Publifoto, Tullio Farabola e Frattini. Sono, in un certo senso, i migliori fotografi di attualità in campo nazionale»» da: Adolfo Mignemi. Storia fotografica della Resistenza. 2003. Bollati Boringhieri. Torino p.40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'occhio di Milano (catal.), Milano, 1977, pp. 12-19.
  • Italo Zannier, 70 anni di fotografia in Italia, Modena, 1978, punto e virgola, pp. 82-85.
  • Il logo dell'Agenzia Farabola negli anni '60
    R. Prinzhofer, Le città galleggianti. Navi e crociere negli anni '30, Milano, Longanesi & C, 1978, p. 8.
  • G.P. Ormezzano, Storia del Calcio, Milano, 1978, p. 12.
  • C. Brogi, Come eravamo. 30 anni di vita milanese, Milano, 1980, p. 10.
  • Tullio Farabola, Farabola, un archivio italiano, Milano, Mazzotta, 1980.
  • Gaetano Afeltra (a cura di), Farabola fotografo d'assalto. Cronaca di Milano negli anni Quaranta, Milano, Rusconi Libri S.p.A., 1982.
  • Italo Zannier, Storia della fotografia italiana, Bari, Editori Laterza, 1986.
  • SICOF 1989. Sezione culturale (catal.), Milano, 1989, p. 27.
  • M. Andriani, P. Fusar, "Farabola ieri, Farabola oggi", in Milano ‘90, Milano, 1992, pp. 4-12.
  • Scimé Giuliana (catalogo a cura di), Fotografia della libertà e delle dittature. Da Sander a Cartier-Bresson 1922-1946, Milano, Mazzotta, 1995.
  • Vol. 46,, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Ed. Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 1996, pp. 761-762.
  • Il logo dell'Agenzia Farabola nel 1975
    Adolfo Mignemi, Storia fotografica della Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 40.
  • Giovanna Calvenzi, Italia. Ritratto di un paese in sessant'anni di fotografia, Roma, Contrasto, 2003, p. 181.
  • Uliano Lucas (a cura di), Storia d'Italia. Annali 20. L'immagine fotografica 1945-2000, Venezia, Giulio Einaudi Editore, 2004.
  • Enrica Viganò (a cura di), Neorealismo, la nuova immagine in Italia, Milano, Admira Edizioni, 2006, pp. 77, 95, 98, 103, 218, 257.
  • Eric Gobetti (a cura di), 1943 - 1945, la lunga liberazione, Milano, Franco Angeli Editore, 2007, p. 122.
  • Ursula Salwa, Attilio Wanderlingh (a cura di), Storia fotografica di Milano, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2010, p. 128, 129, 134, 135, 136, 139, 141, 142, 143, 153, 155, 161, 165, 171, 178.
  • Antonella Russo, Storia culturale della fotografia italiana, Torino, Einaudi, 2011, pp. 57, 59, 70, fig. 25.
  • Gabriele d'Autilia, Storia della fotografia in Italia Torino, Einaudi, 2012, pp. 223, 224, 249, 276, 324, 337.
  • Uliano Lucas (a cura di), Jamaica. Arte e vita nel cuore di Brera., Milano, Rizzoli, 2012, pp. 4, 8, 10, 15, 16, 18.
  • Vania Colasanti, Scatto Matto, Venezia, Gli Specchi Marsilio, 2013, pp. 93 - 94.
  • Sabrina Zaghini, Il patrimonio fotografico di Adolfo Porry-Pastorel. Storia e trattamento, Il Mondo degli Archivi - STUDI, Roma 2014
  • Stefano Mannucci, Luce sulla guerra. La fotografia di guerra tra propaganda e realtà. Italia 1940 - 45, Streetlib Write, 2014.
  • Neorealismo. Die Neue Fotografie in Italien 1932 - 1960. Exibition 30 Jan - 19 Apr 2015, Duesseldorf, NRW-FORUM, 2015.
  • Uliano Lucas, Tatiana Agliani, La realtà e lo sguardo, Torino, Einaudi, 2015, pp. 86, 88, 92, 134, 155, 161, 164, 165, 169, 171, 210, 219-222, 226.
  • Stefano Galli (a cura di), Milano città d'acqua. Palazzo Morando 12/11/2015 - 14/2/2016, Milano, Spirale d'idee, 2015, pp. 46, 62, 66, 67, 127, 132, 136, 138, 178, 206, 207, 219, 249, 250, 252, 253, 254, 255, 267.
  • Andrea Busto, Realismo, Neorealismo e realtà. Fotografia in Italia 1932 - 1968. Collezione Guido Bertero, Torino, Museo Ettore Fico, 2016.
  • Stefano Galli (a cura di), Milano storia di una rinascita. Palazzo Morando 10/11/2016 - 12/2/2017, Milano, Spirale d'idee, 2016, pp. 50, 69, 93, 111, 112, 146 - 151, 157, 159, 161, 163, 185, 187, 189, 200 - 204, 212 - 223, 225, 251, 274 - 277, 280 -283, 288, 289,291, 293, 295.
  • Stefano Galli (a cura di), Milano e la mala. Palazzo Morando 9/11/2017 - 11/2/2018, Milano, Spirale d'idee, 2017, pp. 19, 49, 55, 58, 66, 67, 87, 88, 90, 92, 93, 109, 113-117, 118- 120, 121, 127, 130, 137, 156, 181, 205, 220, 223, 233, 237, 260, 261.
  • Neorealismo. The New Image in Italy 1932 - 1960. september 6 - december 8, 2018, New York, Grey Art Gallery - NYU, 2018.
  • Stefano Galli (a cura di), Milano e il cinema. Palazzo Morando 8/11/2017 - 10/2/2018, Milano, Spirale d'idee, 2018, pp. 155, 62, 64, 66, 69, 90, 104, 106, 114, 119, 130, 145, 146, 159, 166, 167, 175, 181, 276, 303, 314.
  • Paolo Grassi, Senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell'organizzazione (a cura di Fabio Francione), Milano, Skira, 2019, pp. 120,121.
  • “Fine campionato”. Esposizione fotografica Archivi Farabola. Giugno 2019, Galleria Il Sole, via Nomentana 125 Roma.
  • Stefano Galli (a cura di), Milano anni '60. Palazzo Morando 6/11/2019 - 9/2/2020, Milano, Milano in Mostra, 2019, pp. 32, 36, 44, 62, 134, 171, 192, 205, 207, 213, 224, 244, 249.

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