Tufo (Carsoli)

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Tufo di Carsoli
frazione
Tufo di Carsoli – Veduta
Panoramica di Tufo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaL'Aquila
ComuneCarsoli-Stemma.png Carsoli
Territorio
Coordinate42°09′24.4″N 13°06′44″E / 42.156778°N 13.112222°E42.156778; 13.112222 (Tufo di Carsoli)Coordinate: 42°09′24.4″N 13°06′44″E / 42.156778°N 13.112222°E42.156778; 13.112222 (Tufo di Carsoli)
Altitudine920, 830 e 806 m s.l.m.
Abitanti344[1][2][3] (2011)
Altre informazioni
Cod. postale67061
Prefisso0863
Fuso orarioUTC+1
TargaAQ
Nome abitantitufesi (localmente tufaroli)
Patronosanta Maria dell'Assunta
santo Stefano
Giorno festivo15 e 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tufo di Carsoli
Tufo di Carsoli

Tufo è una frazione di 344 abitanti[1][2][3] del comune italiano di Carsoli (AQ).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Le tre località che costituiscono gli agglomerati urbani sono Tufo Alto, Tufo Basso e Villetta (detta anche Villa) distanti poche centinaia di metri l'una dall'altra. Il territorio di Tufo è situato al confine dell'Abruzzo con il Lazio lungo la catena dei monti Carseolani ad un'altitudine che varia dai 920 m s.l.m. di Tufo Alto agli 806 del borgo di Villetta.

Dista circa 74 chilometri da Roma[4], 66 dall'Aquila[4], 37 da Avezzano[4] e circa otto chilometri dal capoluogo comunale[4].

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è attraversato dal torrente Rio Valle Mura. Nell'omonima località è stata realizzata una diga artificiale dotata di vasche di laminazione circondate da terreni in servitù di allagamento, onde evitare esondazioni a Carsoli dello stesso Rio e del fiume Turano[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tufo Alto circondato dai monti Carseolani

Il borgo costituito da sempre da tre vichi deve probabilmente il suo nome originario, forse "Tufos", al tipo di terreno tufaceo che caratterizza tutta l'area[6].

In origine il contemporaneo centro di Villetta fu un fundus appartenente all'ager della colonia romana di Carsioli. Tra il IX e il X secolo venne invece a formarsi l'abitato di Tufo Alto che fu edificato durante le invasioni dei saraceni che toccarono tutto il territorio della piana del Cavaliere e della Sabina lungo l'antica via Valeria[7]. Con la successiva fase di abbandono parziale dei luoghi più impervi si venne a formare il nucleo urbano di Tufo Basso e il recupero degli spazi territoriali a beneficio anche del paese di Villetta[8].

Il toponimo "Tupho" (o "Thuphi") appare per la prima volta con chiarezza nel 1032 nel registro dell'abbazia di Santa Maria di Farfa, situata nella contemporanea provincia di Rieti. In un documento ecclesiastico del 1074 è invece riportata la chiesa di Santo Stefano, unitamente a quella scomparsa dedicata a San Salvatore[9]. Nelle bolle di Papa Stefano IX del 1057[10] e di Papa Pasquale II del 1115[11] l'incastellamento costituito da un castello-recinto del XI-XII[12] secolo risultò tra i territori che segnarono i confini della diocesi dei Marsi. La bolla di Papa Clemente III del 1188 cita invece le chiese di Santo Stefano e San Lorenzo, quest'ultima scomparsa[13].

Nel medioevo il paese venne incluso per lunghi periodi alla baronia di Carsoli e quindi al ducato di Tagliacozzo sotto il dominio degli Orsini. Dal XV secolo in poi fu uno dei possedimenti dei baroni di Collalto, dei Savelli, dei Baldinotti e infine dei Coletti, già signori di Poggio Cinolfo[14].

In epoca contemporanea il paese che è stato una universitas autonoma ed era dotato dello stemma e del catasto venne unito al comune di Carsoli dal 1806, anno dell'eversione feudale[15][16]. Tufo fu attraversato dalle bande dei briganti che causarono alcune vittime tra la popolazione[7].

Il terremoto della Marsica del 1915 non fece registrare vittime nei suoi borghi ma numerosi danni al patrimonio architettonico[17]. Il paese subì durante la seconda guerra mondiale le violenze e le rappresaglie naziste[18].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Chiesa di San Giuseppe e palazzo Coletti

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Madonna delle Grazie, citata per la prima volta nella bolla di Clemente III del XII secolo, figura tra le chiese più antiche della piana del Cavaliere chiamata in origine Santa Maria de Tufo, quando dal 1573 assunse la contemporanea denominazione. A navata unica presenta una pianta a croce latina, l'altare è del XV secolo mentre gli affreschi, bisognosi di restauro, vennero realizzati nel secolo successivo[19][20].
  • Chiesa di San Giuseppe, edificata nel XVIII secolo a Tufo Basso[21].
  • Chiesa di Santo Stefano a Tufo Alto databile al XII secolo[22].
  • Chiesa della Madonna del Carmine edificata a Villetta nel 1740[23].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Coletti a Tufo Basso. L'edificio ottocentesco ha acquisito il nome della stessa famiglia che ha avuto proprietà anche nella vicina Poggio Cinolfo e a Castel Madama[6]. Situato nel borgo di Tufo Basso è affiancato dalla chiesa di San Giuseppe fino agli anni venti cappella privata della famiglia[24].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 e 16 agosto di ogni anno si svolgono le feste religiose e civili in onore dei compatroni di Tufo, santa Maria dell'Assunta e santo Stefano[25].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Gli artisti di "Intonaci"

Il progetto denominato Intonaci ha permesso di realizzare pitture murali lungo i vicoli dei borghi di Tufo Basso, Tufo Alto e Villetta. Ogni anno viene organizzato un evento estivo con la presenza degli artisti della Valle del Cavaliere e degli allievi delle accademie delle belle arti che realizzano murales, mosaici, vetrate artistiche e sculture in legno e ferro[26][27].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada provinciale 96 della Valle di Tufo, collega i borghi di Tufo Basso e Tufo Alto ai centri di Pietrasecca e Carsoli[28].
  • Strada provinciale 29b, collega il territorio a Nespolo (RI).
  • Strada provinciale 25 collega Villetta a Leofreni in val de' Varri e alla località di Santa Lucia di Gioverotondo (nota anche come Santa Lucia delle Castagne) nel territorio comunale di Pescorocchiano.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Frazione di Tufo Basso, portaleabruzzo.com. URL consultato il 5 marzo 2019.
  2. ^ a b Frazione di Tufo Alto, portaleabruzzo.com. URL consultato il 5 marzo 2019.
  3. ^ a b Frazione di Villetta, portaleabruzzo.com. URL consultato il 5 marzo 2019.
  4. ^ a b c d Distanza fornita da Google Maps: Percorso più veloce.
  5. ^ Ecco il fiume Rio Valle Mura e il nuovo deflusso, Confine Live. URL consultato il 4 febbraio 2019.
  6. ^ a b Angelo Melchiorre e Edward Lear, Riflessioni di un viaggiatore inglese a metà Ottocento, Il Foglio di Lumen. URL consultato il 28 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2016).
  7. ^ a b Fulvio Amici, Tufo Basso, Terre Marsicane. URL consultato il 28 settembre 2016.
  8. ^ Michele Sciò, L'incastellamento nel carsolano, Terre Marsicane. URL consultato il 28 settembre 2016.
  9. ^ Burri, 2002, p. 94.
  10. ^ Giuseppe Grossi (a cura di), Bolla di Papa Stefano IX, Pereto.info. URL consultato il 28 settembre 2016.
  11. ^ Giuseppe Grossi (a cura di), Bolla di Papa Pasquale II, Pereto.info. URL consultato il 28 settembre 2016.
  12. ^ Grossi, 2002, p. 156.
  13. ^ Di Pietro, 1869, pp. 311-320.
  14. ^ Burri, 2002, p. 95.
  15. ^ Antonio Sciarretta, Geo-storia amministrativa d'Abruzzo. Provincia di Abruzzo Ulteriore II o dell'Aquila. Area Marsicana, Antonio Sciarretta's Toponymy. URL consultato il 22 luglio 2017.
  16. ^ Storia dei borghi, Terre Marsicane, Aprile 2009. URL consultato il 2 novembre 2016.
  17. ^ Michele Sciò, Dal terremoto a un quartiere (PDF), pereto.info. URL consultato il 28 settembre 2016.
  18. ^ Fulvio Amici, Quella strana guerra…1943-1945, lumenassociazione.it, dicembre 2003, 8-11. URL consultato il 2 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2016).
  19. ^ Burri, 2002, p. 97.
  20. ^ Fulvio Amici, Cenni storici, prolocoditufo.it. URL consultato il 28 settembre 2016.
  21. ^ Chiesa di San Giuseppe, BeWeB. URL consultato il 28 settembre 2016.
  22. ^ Chiesa di Santo Stefano, BeWeB. URL consultato il 28 settembre 2016.
  23. ^ Chiesa della Madonna del Carmine, BeWeB. URL consultato il 28 settembre 2016.
  24. ^ Burri, 2002, p. 99.
  25. ^ Feste fiere e sagre, Terre Marsicane, 16 ottobre 2011. URL consultato il 28 settembre 2016.
  26. ^ "Intonaci" vuole far di Tufo una piccola galleria d'arte a cielo aperto (PDF), primastampa.it, 28 maggio 2016, p. 7. URL consultato il 29 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2016).
  27. ^ "Intonaci!" - La bellezza salverà il mondo, borghiautenticiditalia.it. URL consultato il 2 novembre 2016.
  28. ^ Grotte di Val de' Varri, grottevaldevarri.it. URL consultato il 28 settembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ezio Burri, La Riserva Naturale delle Grotte di Pietrasecca e il territorio di Carsoli tra storia e arte, Pescara, Carsa, 2002, SBN IT\ICCU\AQ1\0062997.
  • Federico Del Gusto, Marsica : Viaggio nel tempo, Avezzano, 1988, SBN IT\ICCU\PBE\0039777.
  • Andrea Di Pietro, Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi, Avezzano, Tipografia marsicana, 1869, SBN IT\ICCU\SBL\0110716.
  • Giuseppe Grossi, Marsica: guida storico-archeologica, Luco dei Marsi, Aleph, 2002, SBN IT\ICCU\RMS\1890083.
  • Paola Nardecchia, Pittori di frontiera: l'affresco quattro-cinquecentesco tra Lazio e Abruzzo, Pietrasecca, Associazione culturale Lumen, 2001, SBN IT\ICCU\BVE\0235769.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Tufo Alto, Tufo Basso e Villa, su terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 28 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 17 giugno 2016).
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