Triscina

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Triscina
frazione
Triscina – Veduta
La spiaggia di Triscina al tramonto
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
ProvinciaProvincia di Trapani-Stemma.png Trapani
ComuneCastelvetrano-Stemma.png Castelvetrano
Territorio
Coordinate37°35′07″N 12°47′27″E / 37.585278°N 12.790833°E37.585278; 12.790833 (Triscina)Coordinate: 37°35′07″N 12°47′27″E / 37.585278°N 12.790833°E37.585278; 12.790833 (Triscina)
Altitudine31 m s.l.m.
Abitanti645[1] (2001)
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Triscina
Triscina

Trìscina, nota anche come Trìscina di Selinunte, è una frazione di 645 abitanti[1] di Castelvetrano, comune italiano della provincia di Trapani in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Assieme a Marinella di Selinunte è una delle due frazioni litoranee del comune di Castelvetrano. Dista circa 2 km dall'area archeologica di Selinunte con cui limita ad est, mentre ad ovest è contigua alla frazione di Tre Fontane del comune di Campobello di Mazara.

Nel giugno 2016 è stato inaugurato l'ingresso al parco archeologico di Selinunte anche dal lato ovest, ovvero da Triscina.

Trìscina vanta una spiaggia sabbiosa e un mare dai bassi fondali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è nata e cresciuta nella seconda metà del XX secolo attraverso l'edificazione di case abusive, priva di un impianto urbanistico pianificato. Trìscina, così come in minor misura, Marinella, viene spesso citata come esempio di abusivismo edilizio di massa[2]. Secondo alcuni studi urbanistici, a partire dagli anni settanta, sarebbero circa 5.500 le abitazioni edificate a Trìscina senza alcuna autorizzazione.[3]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Trìscina è collegata da autobus extraurbani con Castelvetrano e Marinella di Selinunte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dati Istat 2001, su dawinci.istat.it. URL consultato il 13 dicembre 2011.
  2. ^ Cinquemila edifici illegali sul lido degli abusi - Corriere della Sera del 23 settembre 2003
  3. ^ Dossier Salvalarte Mattone Selvaggio, Legambiente 2001, pagg. 46-52 (PDF)[collegamento interrotto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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