Trionfo della Morte (Palermo)

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Trionfo della Morte
Trionfo della morte, già a palazzo sclafani, galleria regionale di Palazzo Abbatellis, palermo (1446) , affresco staccato.jpg
Autoresconosciuto
Datasconosciuta
TecnicaAffresco staccato
Dimensioni600×642 cm
UbicazioneGalleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo

Il Trionfo della Morte è un affresco staccato (600×642 cm) conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Oltre ad essere uno dei migliori dipinti su questo tema, è l'opera più rappresentativa della stagione "internazionale" in Sicilia, culminata durante i regni di Ferdinando I (1412) e di Alfonso V d'Aragona (che nel 1416 fece di Palermo la sua base per la conquista del Regno di Napoli). Non si conosce il nome dell'autore (indicato come un generico Maestro del Trionfo della Morte) e viene datato al 1446 circa.[1], anche se lo storiografo, Gioacchino Di Marzo attribuì ad Antonio Crescenzio un Trionfo della morte che potrebbe essere quello al momento di autore ignoto. [2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'affresco danneggiato (parte centrale)

L'opera proviene dal cortile di palazzo Sclafani a Palermo e, per l'elevato livello artistico, senza precedenti nell'area, si pensa sia frutto di una diretta commissione reale, magari di un artista straniero, probabilmente catalano o provenzale, chiamato appositamente sull'isola. Probabilmente si trattò di una commissione da parte dei rettori dell'ospedale.

Il tema del trionfo della Morte si era già diffuso nel Trecento, ma qui viene rappresentato con una particolare insistenza ossessiva sui temi macabri e grotteschi di crudele espressività, una caratteristica rara in Italia che ha fatto pensare alla mano di un maestro transalpino. Tra i nomi proposti c'è quello del borgognone Guillaume Spicre.

L'affresco venne strappato in quattro parti per essere conservato nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis e attualmente si trova nell'ex-cappella dello stesso, su un'alta parete visibile anche da una terrazza interna. Sebbene l'opera fosse in uno stato di conservazione molto buono, nel corso del XX secolo la pellicola pittorica si è gradualmente staccata dai punti più vicini al bordo dello strappo, compromettendo gravemente l'integrità della scena.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'affresco è composto come una gigantesca pagina miniata, dove in un lussureggiante giardino incantato, bordato da una siepe, irrompe la Morte su uno spettrale cavallo scheletrito. Essa inizia a lanciare frecce letali che colpiscono personaggi di tutte le fasce sociali, uccidendoli. Il cavallo, di prorompente vitalità, occupa il centro della scena, con le sue costole e la macabra anatomia della testa scarnificata, che mostra denti e lingua. La Morte è raffigurata efficacemente nell'attimo in cui ha appena scoccato una freccia, che è andata a colpire il collo di un giovane nell'angolo destro in basso; essa ha legata sul fianco la falce e reca con sé una faretra, suoi attributi iconografici tipici.

A destra si trova il gruppo degli aristocratici, disinteressati all'avvenimento, che imperterriti continuano le loro attività, tranne i personaggi immediatamente più vicini ai cadaveri. Vi si riconoscono diversi musici, dame riccamente abbigliate e cavalieri vestiti di pellicce, come quelli che chiacchierano amabilmente ai bordi della fontana, simbolo di vita e di giovinezza. Qui e più in alto, a sinistra, si trovano due richiami a uno degli svaghi più amati dall'aristocrazia, la caccia, con un uomo che tiene un falcone sul braccio e un altro che regge al guinzaglio due cani da caccia trepidanti, tra i quali il levriero disegna una linea sinuosa col corpo sull'attenti. Nonostante la ricchezza e la complessità del soggetto, la scena è composta in maniera unitaria, grazie a un'efficace stilizzazione lineare e alle pennellate corpose che riescono a trasmettere la consistenza materica del colore.

Riferimenti nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • Si pensa che quest'opera sia valsa da ispirazione per la realizzazione della Guernica di Picasso.[3]
  • Nel film Palermo Shooting di Wim Wenders il quadro viene ripreso spesso ed è una parte importante su cui si sviluppa la trama (di fantasia).
  • L'immagine è presente all'interno della custodia in cartonato dell'album Egomostro di Colapesce.
  • Si ritiene che l'opera abbia dato ispirazione al pittore fiammingo Pietr Bruegel per il suo Trionfo della Morte, dopo la visita del pittore a Palermo avvenuta nel 1552 circa.
  • Il dipinto viene citato nel libro Rinascimento privato, scritto da Maria Bellonci nel 1985.
  • Al trionfo della morte è ispirato il cortometraggio “Che cos’è la notte” interpretato da Iaia Forte e scritto e diretto da Marco Savatteri, girato al Palazzo Abatellis per Art rethinks trasformation 2020.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Trionfo della morte di Palermo: un capolavoro avvolto nel mistero da più di cinque secoli, su palermoviva.it, 14 febbraio 2020. URL consultato il 19 febbraio 2020.
  2. ^ Delle belle arti in Sicilia, Volume 3, di Gioacchino Di Marzo, (1862) pp. 110-114.
  3. ^ Sebastiano Grasso, Picasso a Guttuso: ho visto il "Trionfo" di Palermo, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 13 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
  4. ^ Iaia Forte: «Sono orgogliosa di essere l’incarnazione di una visione di Marco Savatteri», su video.corriere.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Caterina Napoleone, Il Trionfo della Morte a Palermo, FMR, n. 129, agosto-settem. 1998, pagg. 83-106, Franco Maria Ricci Editore
  • Ernst Gombrich, Dizionario della pittura e dei pittori (voce Maestro del Trionfo della Morte - Einaudi Editore, 1997
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano, 1999
  • Michele Cometa, Il Trionfo della morte di Palermo. Un’allegoria della modernità, Quodlibet, Macerata, 2017
  • Mariasole Garacci, Modernità del Trionfo della Morte, MicroMega online, 7 giugno 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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