Trimalcione

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Trimalcione
Pompei 2012 (8057031891).jpg
Trimalcione in un affresco di Pompei
Lingua orig.Latino
AutorePetronio Arbitro
1ª app. inSatyricon
Interpretato da
SessoMaschio
Etnialatina

Gaio Pompeo Trimalcione Mecenaziano, detto semplicemente Trimalcione o anche Trimalchione, è un personaggio immaginario della letteratura antica latina, creato da Petronio Arbitro per il suo Satyricon. Egli è uno dei personaggi principali dell'opera assieme ai giovani Encolpio, Ascilto e Gitone.

Il personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Fortunata, la moglie di Trimalcione, dipinto da Norman Lindsay

Trimalcione appare in un largo frammento dell'opera di Petronio, dato che oggi è giunta incompleta. Egli è un liberto arricchito, quasi come l'Arpagone di Molière ne L'avaro (ispirato all'opera plautina l'Aulularia). Inizialmente egli viveva in condizioni misere, come narrano alcuni suoi amici liberti arricchiti nel suo festino. Qualcuno dice che addirittura egli dovette sottostare in silenzio ai piaceri erotici del suo padrone. Con l'avvento al potere di Nerone, la situazione per i liberti cambiò drasticamente a Roma e così Petronio satireggia tale cambiamento di connotati descrivendo la cultura e i piaceri di Trimalcione.
Encolpio e il giovanissimo amante Gitone, entrati nella villa di Trimalcione con il maestro Agamennone, scoprono di trovarsi di fronte ad un lusso esagerato. Trimalcione, un uomo grasso e pelato, entra nella sala dei festini in abiti imperiali, adorno di anelli e di corone d'alloro, accerchiato da tanti giovinetti che danzano e suonano flauti.

Mario Romagnolo è Trimalcione in Fellini Satyricon
Petronio Arbitro

Dopo aver servito le sue pietanze ai vari ospiti amici che lodano e adulano qualsiasi cosa egli faccia, Trimalcione passa a descrivere la Girandola dei Segni Zodiacali. Egli ritiene di essere nato sotto il segno del Cancro, in quanto possiede molti poderi, ville, schiavi ricchezze e vini pregiati. Tutti ovviamente lo applaudono e lo lodano al massimo. Solo Agamennone ha qualcosa da ridire sul conto del padrone, ma non osa ancora rivelarsi. Intanto le portate vengono servite, sebbene con qualche intoppo o errore di qualche servitore. Trimalcione vorrebbe punire severamente gli sbagli degli inferiori come le vecchie regole romane comandano, ma l'intercessione continua degli amici effeminati lo ammansiscono subito.
Terminate le pietanze, Trimalcione, sebbene in presenza della moglie, si allontana per sollazzarsi con dei ragazzini nelle sue stanze, ma poi torna subito in sala, declamando alcuni versi. Qui dà segno di tutta la sua ignoranza, ammettendo fermamente che ad esempio Ulisse nella grotta di Polifemo, si sia fatto mutilare dal Ciclope con l'arrotino oppure che Cassandra, la profetessa di Troia, avesse brutalmente ucciso i suoi figli per amore di Paride. Lo scempio della cultura da parte di Trimalcione avviene quando egli dichiara di essere l'unico ad avere preziosi piatti d'oro di Corinto. Infatti secondo lui il condottiero cartaginese Annibale Barca, attaccata Troia durante l'assedio greco, avrebbe rubato tutti i sacrari e le statue d'oro degli Dei per fonderle e ricavarne a Corinto piattini e vasi.
Ovviamente tutti lo applaudono con clamore, lodandolo al pari dell'Imperatore. Agamennone però ha il coraggio di opporsi alle sciocchezze di Trimalcione quando egli inizia a declamare dei versi che giudica propri. Invece questi erano già stati scritti da poeti come Lucrezio o Virgilio. Nessuno tra i ricchi commensali ovviamente lo sapeva, visto che applaudono fragorosamente. Agamennone viene allontanato, ma poi perdonato subito da Trimalcione a patto che stia zitto.
Nel Fellini Satyricon di Federico Fellini tale episodio ha come protagonista Eumolpo, un vecchio poeta corrotto ma colto, che contesta pesantemente i versi di Trimalcione in quanto scritti da Lucrezio nel suo De rerum natura. Trimalcione, ingiuriandolo, lo fa castigare e rinchiudere nelle fucine, per poi cacciarlo a calci fuori dal palazzo.
Dopo che Trimalcione ha fatto l'ennesima figura becera fingendo un funerale della sua stessa persona per testare l'affetto dei suoi cari e dei suoi servi, che ovviamente si disperano, decide di fare testamento. Da una parte egli incarica dei costruttori di erigere una colossale tomba che raffiguri tutta la sua famiglia benedetta dagli Dei e i combattimenti del noto gladiatore Petraite, ammirato dal liberto arricchito[1], dall'altra offre molti suoi poderi che nemmeno conosce ai suoi servi, di cui alcuni trasforma da poveri liberti in ricchi signori.
Dopo aver fatto ciò Trimalcione agguanta un ragazzino molto carino e lo bacia in bocca avidamente, suscitando le ire della moglie Fortunata, che lo colpisce. Questi a sua volta le getta un bicchiere d'oro in faccia, facendola scoppiare in urla di dolore. Tuttavia la situazione triste viene subito dimenticata e Trimalcione perdona la moglie, offrendo poi ricchi doni a tutti i commensali. Questi per festeggiare l'avvenimento banchettano e bevono ancora, sebbene stia spuntando l'alba. Encolpio, Gitone e Agamennone, stufi di quel festino indecente, decidono di evadere dalla villa.

Il Satyricon nella cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Petronio, Satyricon 71
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