Trentemøller

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Trentemøller
Trentemoeller.jpg
Trentemøller in concerto al Summer Spirit Festival 2006
NazionalitàDanimarca Danimarca
GenereMinimal techno
Techno
Electro house
Intelligent dance music
Periodo di attività musicale1997 – in attività
Album pubblicati11
Studio5
Live1
Raccolte5
Sito ufficiale

Anders Trentemøller, noto semplicemente come Trentemøller (Vordingborg, 16 ottobre 1974), è un musicista danese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Trentemøller ha esordito in campo discografico nel 2003 con l'EP omonimo, caratterizzato da sonorità deep house e contenente i brani In Progress e Le Champagne e pubblicato da Naked Music.[1] In seguito il DJ è stato supportato dal britannico Pete Tong all'interno del suo celeberrimo programma Essential mix sulla radio di stato inglese BBC Radio 1. Seguono altri lavori molto apprezzati come Rykketid o il remix di Du What U Du di Yoshimoto.

Dopo, approda sull'etichetta tedesca Poker Flat Recordings di proprietà del DJ Steve Bug, uno dei massimi sostenitori del movimento microhouse ovvero un impoverimento e una semplificazione delle strutture tipiche del genere house, uno stile compositivo che proviene da una certa branca della scuola techno maturata negli anni novanta. Il suo primo singolo per l'etichetta, intitolato Polar Shift, segue proprio questa strada, pur mantenendo il suo stile e suoi tipici suoni mutuati dal mondo glitch che lo hanno reso famoso e distinguibile, accendono le luci della ribalta per questo nuovo genere che negli ultimi anni ha conosciuto una vera esplosione.

Seguono altri lavori come Nam Nam E.P. , Sunstroke o il remix di What Else Is There? dei Röyksopp che lo hanno reso uno dei DJ producer più famosi e richiesti al mondo, nonché premiato come nuova promessa dell'anno ai DJ Award. Nell'ottobre 2006, inoltre, esce il suo primo album The Last Resort, nel quale segna una linea di distacco con le sue ultime produzioni, dedicandosi a sonorità che vanno dalla musica d'ambiente alla techno passando per trip hop e downtempo; all'interno del disco figurano i singoli Moan e Miss You, il primo dei quali riscuote un buon successo, grazie anche al remix di Radio Slave. Sempre nello stesso anno Trentemøller ha vinto il concorso "miglior essential mix del 2006".

Nel 2010 ha pubblicato il secondo album Into the Great Wide Yonder,[2] nel quale vengono impiegati maggiormente chitarre e batteria acustica, pur senza tralasciare le sonorità elettroniche.[3][4] L'anno seguente ha collaborato con l'etichetta LateNightTales per la realizzazione dell'omonima raccolta, uscita a fine maggio.[5]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Trentemøller è uno dei DJ più influenti della scena elettronica dei primi anni 2000, noto per essere stato uno dei primi a portare alla massa lo stile minimal ed essersi così affermato nel 2005. In seguito ha cambiato le sue sonorità spostandole verso l'elettronica non senza grandi influenze rock. A tal proposito indicativo della svolta è stato il passaggio dai DJ set ai live set, con la presenza sul suo palco di chitarre, batteria e sintetizzatori, oltre a un consolidato numero di musicisti.

Durante i concerti, Trentemøller fa uso del sequencer Ableton Live, il sintetizzatore Microkorg e il Korg Kaoss Pad 2/3, quest'ultimo per i delay, reverb e reverse più pungenti. In studio di registrazione non tralascia come VST gli strumenti di casa Arturia e tantomeno il Reaktor5 della Native Instruments.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album di remix[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Remix[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edoardo Bridda, Trentemøller, "Lost (And Found) Highways", sentireascoltare.com, 1º settembre 2017.
  2. ^ (EN) Trentemøller: Into The Great Wide Yonder, In My Room. URL consultato l'11 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2010).
  3. ^ (EN) William Grant, Trentemøller - Into the Great Wide Yonder, Drowned in Sound, 3 giugno 2010. URL consultato l'11 gennaio 2020.
  4. ^ (EN) Mike Orme, Trentemøller - Into the Great Wide Yonder, Pitchfork, 8 giugno 2010. URL consultato l'11 gennaio 2020.
  5. ^ (EN) Trentemøller tells Late Night Tales, Resident Advisor, 11 aprile 2011. URL consultato il 12 gennaio 2020.

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Controllo di autoritàVIAF (EN90515624 · ISNI (EN0000 0001 1774 2762 · Europeana agent/base/54434 · LCCN (ENno2009086940 · GND (DE135470161 · BNF (FRcb155918392 (data) · WorldCat Identities (ENlccn-no2009086940