Trattato di Firenze

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Trattato di Firenze
Luogo Firenze, Granducato di Toscana
Condizioni Alla morte di Maria Luigia d'Austria, le clausole del Trattato prevedevano:
Parti Flag of the Grand Duchy of Tuscany (1840).svg Granducato di Toscana
Bandiera del ducato di Modena e Reggio.gif Ducato di Modena e Reggio
Flag of the Duchy of Parma (1851-1859).svg Ducato di Parma e Piacenza
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Il trattato di Firenze del 28 novembre 1844 fu un accordo segreto stipulato tra i governi del Granducato di Toscana, del Ducato di Modena e Reggio e del Ducato di Parma e Piacenza. Scopo del trattato era quello di attuare alcune disposizioni e compensazioni territoriali previste dal Congresso di Vienna del 1815 e razionalizzare i confini tra i tre stati nell'area della Lunigiana e della Garfagnana, dove erano ancora presenti confini contorti e varie enclavi.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Il Congresso di Vienna e quello parigino del 1817 stabilirono l'assegnazione in vitalizio del Ducato di Parma a Maria Luigia d'Austria, seconda moglie di Napoleone e zia di Francesco V, duca di Modena. Con la morte della duchessa, gli Stati parmensi sarebbero tornati ai legittimi sovrani: i Borbone di Parma, che nel frattempo erano stati nominati duchi di Lucca e avevano preso possesso del territorio della ex repubblica oligarchica, trasformata in Principato per volontà di Napoleone nel giugno 1805. Con la morte di Maria Luigia e il ritorno borbonico a Parma, il Ducato di Lucca sarebbe stato annesso dal Granducato di Toscana, anche se parti di esso sarebbero state cedute al modenese.

La firma del Trattato e i cambiamenti rispetto a Vienna e Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lunghe trattative a Firenze, il 28 novembre 1844, i rappresentanti dei governi toscano, modenese e parmense alla presenza dell'ambasciatore sabaudo e di quello asburgico decisero di apportare dei cambiamenti rispetto a quanto deciso a Vienna e Parigi quasi 30 anni prima. Se da un lato si ribadivano le cessioni che il Granducato di Toscana avrebbe dovuto fare a vantaggio del Ducato di Modena e Reggio al momento dell'annessione del Ducato di Lucca, ossia il Vicariato di Fivizzano e le enclavi lucchesi di Gallicano, Minucciano, Montignoso, del Lago di Porta e di Castiglione di Garfagnana (quest'ultima il Ducato di Lucca aveva già ceduta in affitto a Modena da qualche anno). Con la firma del Trattato i modenesi rinunciarono all'annessione dei Vicariati di Pietrasanta (comprendente anche Forte dei Marmi e di Barga, anch'esse prevista dal Congresso del 1815 (furono però annesse da Modena le valli transpennine di Barga). Sempre in Firenze, in cambio della rinuncia modenese a Pietrasanta e Barga, si decise che il Granducato di Toscana avrebbe dovuto cedere Pontremoli e l'alta Lunigiana agli Stati parmensi, che a loro volta avrebbero ceduto i territori dell'ex Ducato di Guastalla (Guastalla, Luzzara e Reggiolo) ai modenesi.

Carlo Lodovico di Borbone, fino al 1847 Duca di Lucca. Dopo la morte di Maria Luigia divenne Duca di Parma col nome di Carlo II.

Inoltre le clausole del trattato prevedevano che i due ducati emiliani, per razionalizzare le loro frontiere, si sarebbero scambiati vicendevolmente alcune fasce di territorio lungo il fiume Enza, futuro confine: parti del brescellese (Coenzo a Mane, Lentigione, Sorbolo a Mane), Poviglio, Gattatico, parte dell'attuale comune di Canossa (Ciano, Rossena, Borzano d'Enza, Compiano, Gombio, Roncaglio) e parte della Valle dei Cavalieri (Succiso, Miscoso, Cecciola, Lugolo, Castagneto, Poviglio, Storlo, Pieve S. Vincenzo, Temporia e Cereggio) andavano a Modena, mentre Scurano e Bazzano venivano annessi agli Stati parmensi.

La crisi di Lucca e la guerra sfiorata tra Modena e Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Situazione confinaria dei tre Stati antecedente alla ratifica del Trattato

Nel settembre 1847 avvennero a Lucca alcuni tumulti per chiedere al duca Carlo Lodovico riforme liberali che nella confinante Toscana erano già state concesse; dopo un iniziale rifiuto il duca lucchese concesse la guardia civica e la libertà di stampa, ma poi non poté reggere alla pressione e partì per Modena, da dove trasformò il Consiglio di Stato in un Consiglio di Reggenza. Il 9 ottobre 1847 abdicò in favore del granduca di Toscana, il quale lo ricompensò con un'onerosa rendita annuale fino a che non avesse preso possesso del Ducato parmense. L'attuazione del Trattato non fu facile come i tre sovrani si aspettavano, data la reazione delle popolazioni interessate. A Lucca si gridò di essere stati oggetto di mercato ma le proteste si calmarono presto, grazie alla politica conciliante del granduca Leopoldo II e nella speranza di una prossima guerra per l'indipendenza italiana. Andarono diversamente le cose a Pontremoli e Fivizzano, dove non si accettò di buon grado il passaggio dal mite e bonario governo lorenese a quelli tirannici dei Borbone di Parma e degli Austro-Estensi. Il comune di Pontremoli protestò contro la cessione a Parma e mandò una delegazione al Granduca; la gente della città minacciò persino di dare fuoco all'abitato seguendo l'esempio dei moscoviti nel 1812. Nello stesso tempo, le truppe modenesi entrate a Fivizzano dovettero subito sedare un principio d'insurrezione guidata da ex soldati granducali. Il tentativo di rivolta si concluse con un morto e qualche ferito tra le file degli ex soldati toscani, che tuttavia ottennero dal Duca di Modena il permesso di restare a Fivizzano. Di fronte a questi eventi, in Toscana si arrivò persino a chiedere che il granduca dichiarasse guerra ai due stati vicini: Leopoldo II, per evitare un conflitto e cercare allo stesso di mantenere i territori, propose un forte compenso in denaro ai due sovrani affinché rinunciassero alle annessioni, proposta accettata dall'indebitato duca di Parma ma non da quello di Modena. Alla fine, l'esecuzione delle clausole del trattato fu effettuata grazie alle pressioni austriache, e le truppe parmensi e modenesi poterono finalmente occupare i territori ceduti dalla Toscana.

Conseguenze del trattato per il Ducato di Parma[modifica | modifica wikitesto]

Il confine tra i Ducati di Modena e Parma prima e dopo la firma del Trattato di Firenze

Il trattato fu senz'altro sfavorevole per lo stato parmigiano, che aumentava la propria superficie di quasi 13.000 ettari ma acquisiva un territorio (Pontremoli) scarsamente abitato ed economicamente poco redditizio mentre si privava dei fertili e densamente abitati territori della pianura a destra dell'Enza. La modalità con cui fu stipulato l'accordo da parte del contraente parmense non fu del tutto corretta, Carlo di Borbone lo siglò senza averne i titoli, all'insaputa dell'allora duchessa regnante su Parma. Carlo II di Borbone si insedierà infatti nel Ducato di Parma e Piacenza solo tre anni più tardi in seguito alla morte di Maria Luigia d'Austria avvenuta il 17 dicembre 1847[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Maria Goldoni. Atlante Estense. Mille anni nella storia d'Europa. Edizioni Artestampa, 2010.
  • Ubaldo Delsante, Come il Ducato "ereditò" la Lunigiana, Gazzetta di Parma, 1º luglio 2013.

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